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Letteratura inaspettata #13. L’Animale notturno di Andrea Piva

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Nella scrittura incessante e incalzante, eccessiva e intossicata come quella che esaspera i dialoghi di alcuni polizieschi americani, dove il doppiaggio italiano si trova a disagio senza un vero slang da ricalcare, Andrea Piva sembra trovarsi bene per raccontare la rinuncia alla creatività di un giovane scrittore.

Nel suo ultimo libro L’animale notturno sbalza e incarna personaggi che si sobbarcano a prove di disinteresse, apatia, ironia, provincialismo, idealismi e all’uso di tanta cocaina, quella che basta e avanza per delineare ultime spiagge, punti di non ritorno, deliri esistenziali.

D’improvviso, però, come in una partitura teatrale, Piva muta la direzione e la narrazione di sfiga, rabbia e festini si scioglie in un nuovo mondo appassionato. È quello del gioco d’azzardo, soprattutto on line, che – nonostante i risvolti etico-psicologici – qui viene raccontato come un luogo in cui la fortuna, la matematica, le probabilità e le prodezze riescono a far cambiare l’energia e il futuro dei protagonisti.

La storia quasi s’ammorbidisce, s’umanizza, acquista sfaccettature filosofiche e diventa gustosa. Giocare d’azzardo, essere un giocatore professionista fa assumere una sorta di rispettabilità, fangosa e incondivisibile, ma quasi capace di  competere con la genialità. Anche se il prezzo da pagare è quello di essere un animale notturno, solo, ma

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