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MIA Photo Art Fair 2017. Mediamente bella ma non balla così tanto

La milanese MIA, la Fiera di Fotografia e Immagine in movimento ha chiuso i battenti registrando moltissima affluenza: non solo di collezionisti, addetti ai lavori e competenti ma anche di curiosi, appassionati dell’arte e della raffigurazione, di fruitori desiderosi di guardare e scoprire una vastissima produzione specifica, spesso accattivante, dato che il linguaggio fotografico, rispetto ad altre configurazioni visive, arriva apparentemente molto di più anche a livello generale e generalista…

Ciò considerato, e acquisendo i dati di un ampio gradimento di pubblico, la kermesse non ha toccato gli alti picchi valutativi della primissima edizione né di quelle successive, seppure alcune gallerie e proposte espositive siano state eccellenti, ripagando della visita i palati fini, e nonostante i tanti Premi e gli eventi culturali che hanno fatto come sempre da corollario.

Mente gli hastag si sprecavano – #miaphotofair #miaphotofair2017 #miafair2017 #miafair –, insieme ai selfie e ai super-paparazzati (modelle e modelli di belle speranze, vip come Martina Colombari e il consorte Costacurta, Ilaria D’Amico,  Maurisa Laurito che, capelli blu come l’antesignana Lucia Bosè, esponeva, ebbene sì, da Paola Colombari), il Sindaco di Milano Sala non ha mancato il suo appoggio e più di una conversazione tra gli stand, accompagnato dal fondatore e direttore del MIA Photo Fair, Fabio Castelli, che lo ha indirizzato – molto accuratamente! – tra alcune  gallerie espositrici: perché, evidentemente, anche Castelli sapeva e sa che lì nella sua creatura, nonostante una formale equivalenza, uno non valeva uno

Tra le gallerie più interessanti segnaliamo la We Gallery di Berlino (wegallery.de), solidamente capitanata da Davide Di Maggio che, alla sua prima esperienza con il MIA, ha proposto un solo show di Claudio Gobbi (di Ancona, classe 1971, vive a Berlino) da asso piglia tutto: il suo lavoro, parte della serie Neither Europe nor Asia sorta di mappatura sulle chiese armene come erano e come sono, realizzato negli Urali, area della Russia considerata confine geografico e culturale tra Europa e Asia – oltre ad avere avuto un articolo da doppio paginone nazionale sul quotidiano “La Repubblica”, ha anche vinto il Premio BNL Gruppo BNP Paribas con l’opera Ural Studi #2. Motivazione:  “per la straordinaria potenza visiva e conoscitiva di un viaggio ai confini dell’Europa che è insieme fotografico e narrativo. In un mondo nel quale i confini tornano a suonare le loro sinistre campane, le immagini di Gobbi ci sembrano un magnifico ammonimento, stratificato nella tradizione italiana e insieme proiettato verso un orizzonte di linguaggi complessi, cross disciplinari, il cui scopo fondamentale è la produzione di conoscenza pubblica”. “. Gobbi ha reso incantevoli fotografie dai toni morbidi e intensamente pittoriche (pittoriche: non pittorialiste!) che recano una poetica complessa e problematica; in esse è riuscito ad allargare la specifica meditazione su quella specificità geopolitica a una più globale riflessione sulla memoria collettiva e sui confini culturali anche considerando in essi il peso e il valore sociale ed ideologico del paesaggio naturale e architettonico.

Il Premio ha avuto ramificazioni anche in Menzioni Speciali: alle due sofisticate foto della sudcoreana Jee Young Lee (classe 1985) alla Opiom Gallery (di Opio, Francia: www.opiomgallery.com)  e alla giovanissima sudafricana Bronwyn Katz (classe 1993) ad Officine dell’Immagine (di Milano: www.officinedellimmagine.it).

Davvero considerevole il Solo Show proposto dalla Shazar Gallery di Napoli: quello di Monica Biancardi con una sua nuova serie di lavori, Punti di vista, composti da dittici o trittici fotografici in terso bianco e nero che raccontano, in alcuni casi in modo persino commovente e in altri più netto, singole piccole vicende di semplici, differenti punti di vista. Una donna dietro la retina di un burqa guarda un’altra donna seduta davanti a lei che a sua volta la guarda con un’altra inquadratura: abbiamo, così, sia le immagini delle due visioni dirimpettaie, sia della terza, ovvero di noi che  osserviamo la scena di un rito del te a un tavolino che appare normale, piacevole consuetudine; in un altro gruppo compare una persona ritta in piedi che guarda, dall’alto della sua linea d’orizzonte, il palazzo dell’EUR di Roma: ci caliamo, così, nel suo sguardo… e in quello di chi gli sta accanto: un diversamente abile, seduto su una sedia a rotelle, cha ha quello stesso soggetto, nello stesso momento, occultato e osservato da un’altra realtà, quella della scalinata che gli si para davanti perché il suo punto di osservazione è inevitabilmente più in basso… La composizione e il meccanismo della narrazione è simile in ogni immagine, impostata su un registro concettualistico, che in realtà non parla solo di storie e di memorie ma più totalmente della visione e della percezione, della parzialità del punto di vista e dunque, in sintesi, tratta del linguaggio fotografico…

La romana Spazio Nuovo (www.spazionuovo.it) ha allestito il suo vasto, disciplinatissimo stand con le fotografie di Riccardo Ajossa, Olivier Roller, Marco Maria Zanin: simili per essenzialità, potere evocativo e scelta concettualistica in cui, molto diversamente ma per tutti puntutamente, il passato, la memoria, il preesistente e, soprattutto, il concetto dell’antico, sono elementi in emersione.

Proposte resistenti sono state rilevate alla milanese Glenda Cinquegrana Art Consulting (www.glendacinquegrana.com) con gli autori Gabriele Croppi – campionatura di singoli oggetti, talvolta appena ombre, grati alla sperimentazione fotografica anni Dieci e Venti –, Mario Cucchi –  metafisiche urbane – e Ivano Zanchetta – vedute suggestive ed evocative riconoscenti alla Storia della Fotografia di paesaggio –, tutti affidati al bianco e nero.

Consolidate le presenze di Contrasto di Milano (www.contrasto.it), con una serie di must (Berengo Gardin, Branzi, Giacomelli, W. Klein, Irene Kung, H. List, Salgado, Scianna), e Photo&C di Torino (Basilico, Gastel, Angela La Priore Arno Raphael Minnikinen, Francesco Bosso etc.).

Meno Nobuyoshi Araki ovunque: solo alla Galleria 13-Arte Moderna e Contemporanea di Reggio Emilia (www.galleria13.com, che esponeva anche l’inglese Michael Kenna, un’autorità in fatto di armoniosi paesaggi silenti. Più Mustafa Sabbagh (Traffic Gallery di Bergamo, www.trafficgallery.org; e da MLB Maria Livia Brunelli di Ferrara, www.mlbgallery.com, con una Natura morta floreale a sorpresa) il ricercatore a infrarossi, con i suoi neri-neri che rivelano l’accenno di ciò che si nasconde alla luce – il corpo (anche sociale) dell’essere umano con le sue imperfezioni e contraddittorietà che possono rivelarsi bellezza.

Una conferma convincente Marina Paris) avvolgente allo stand della Galleria Pack (Milano  www.galleriapack.com), con una parte del progetto Under Deconstruction (2014-2015) sviluppato all’interno di un antico e fatiscente casale romano di cui l’autrice svela, piuttosto, il potere evocativo e la forza primordiale nascosta sotto il concetto e la forma del rudere in cui la Natura acconcia ciò che l’Uomo ha manipolato e lasciato.

Due promesse mantenute perché ormai in fase di stabile ascesa come Anna Di Prospero e Silvia Camporesi sono state ben rappresentate da MLB Maria Livia Brunelli. L’una (classe 1987) emerge con la sua ricerca, apparentemente delicata, in verità straniante e problematica, sul corpo – il suo, che è poi lo stesso nostro – e le sue relazioni; l’altra (Forlì, 1973), con una poetica, malinconica mappatura di luoghi abbandonati che, nella loro fragilità e decadenza, recano una persistenza emozionale e degli echi della memorie e delle proprie storie.

Singolare il lavoro olografico, analogico e con emulsioni simili a quelle della fotografia dei primi del ‘900 dell’americano August Muth e dell’italiana Dora Tass (Immaru Gallery di Santa Fe); toccante quello di Andrea Tesauri (Galleria 1 Stile di Mara Pasetti, Mantova, www.1stile.com) che, accanto alle foto delle colleghe Camilla Biella e Marta Primavera, espone una serie di piccole immagini astratte che si scoprono superfici in dettaglio, materiche e corrose, di calzature recuperate ed eternate dallo scatto, con tutto il loro intimo, vissuto.

Intensi, chiari e commoventi i ritratti dal carcere di Margherita Lazzari, accanto ai lavori di Alfred Drago Rens (L’affiche, Milano, www.spaziofarini6.com); caratteristico il lavoro di Studio Pace10, Liquid Cities, stampato in camera oscura sperimentando le antiche tecniche analogiche ai sali d’argento e considerando i concetti di metamorfosi e di forma; era esibito nello stand della milanese Spaziofarini6 (www.spaziofarini6.com) dove Marco Rigamonti aveva predisposto una serie di foto molto eleganti dove la sospensione spaziotemporale è solo uno degli elementi fondanti dell’immagine, che contiene invisibili evidenze che si rivelano come punctum.

E ancora: Diaframma (Milano e New York: www.lattuadastudio.it) con un estetizzante Dario Mainetti, un coloratissimo Pino Settanni e, soprattutto, con gli autorevoli lavori di Orlan e di Saudek; Raffaella De Chirico (Torino, www.dechiricogalleriadarte.com) con Bio Bucciarelli,  Alejandro Cartagena, Paola Favoino, Nico Mingozzi, Börje Tobiasson, Liu Xia; Noema Gallery (www.noemagallery.com) con un inconsueto Roberto Cotroneo uno e trino: scrittore, intellettuale e anche fotografo (e pure bravo!); Carlo D’Orta (insieme a Nicola Bertellotti,  Cesare Di Liborio, Marco Siracusano) bissa da Alidem-L’arte della Fotografia (Milano, www.alidem.com) e alla Honos Art (Roma, www.honosart.com). Grandi classici da Admira (Edward Burtynsky, Mario De Biasi, Elger Esser, Chema Madoz, Duane Michals, Nino Migliori, Charlotte Perriand, Fulvio Roiter) e dalla raffinata Suite 59 Gallery (Amsterdam, www.suite59.nl: Mart Engelen, Edward Quinn, Ernst Scheidegger, Andre Villers). La berlinese Podbielski Contemporary (www.podbielskicontemporary.com) ha proposto la vivacità cromatica nelle diverse formalizzazioni di Andréas Lang, Ljubodrag Andric, Beatrice Minda, Jovana Popic, Noga Shtainer; la romana Galleria Gallerati (www.galleriagallerati.it) ha organizzato due stand con un Solo Show di Claudio Orlandi, con i suoi rarefatti paesaggi-astrazioni, paesaggi-segni della serie Timeless, e una collettiva con  Fabrizio Loiacono, Vincenzo Monticelli Cuggiò e lo stesso Carlo Gallerati; da Still Fotografia di Denis Curti, Milano (www.stillfotografia.it) c’erano i lavori di Maria Vittoria Backhaus, Settimio Benedusi, Carlo Borlenghi, Piero Gemelli ma spiccavano su tutte le bianche distese della Groenlandia – cani da slitta in corsa compresi –, e corredate da un ricco catalogo Electa, di Paolo Solari Bozzi; Glauco Cavaciuti di Milano (www.glaucocavaciuti.com) ha portato i raffinati corpi e i volti surrealistici di Giuseppe Mastromatteo (classe 1970), le foto di Micol Sabbadini, Massimo Sestini e i Gentlemen of Bacongo di Daniele Tamagni; da FABBRICA EOS, Milano (www.fabbricaeos.it) erano esposti Davide Bramante eRoafer & Shaokun); la Bag Gallery di Parma ha portato Silvano Bacciardi, Raffaella Benetti, Massimiliano Camellini, Giovanni Marinelli, Gianni Pezzani, Filippo Zonta e una serie di tersi, potenti evidenziamenti di Daniele Cametti Aspri (Roma, 1968). Boxart di Verona (www.boxartgallery.com)  ha esposto, tra gli altri, il  cinese Liu Bolin (classe 1973) con i suoi giochi di camouflage tanto, ma tanto dopo quelli della modella e icona fashion Veruschka (Vera Lehndorff) fotografata da Holger Trülzsch. A100 GALLERY + ART AND ARS GALLERY di Galatina (www.art-project.it) ha approntato le belle opere di Daniele Coricciati, Angelo Marinelli, Alessia Rollo, Delfina Todisco nel suo stand incorniciato con stralci di luminarie a richiamare la gioiosa, conviviale atmosfera delle feste popolari nelle masserie pugliesi.

Da non sottovalutare l’area Editoria dove accanto a Archipelago, Danilo Montanari Editore, Gente Di Fotografia, Edizioni Henry Beyle, Libreria Martincigh, LO.FT, MB arte e libri SNC,  MFD – Massimo&Fiameni Design, Obiettivolibri, Origini Edizioni, Vittorio Scanferla e Witty Kiwi – Jest si è distinto per titoli e infaticabile lavoro Postcart Edizioni di Claudio Corrivetti e si è differenziato S.T., la foto libreria galleria di Matteo Di Castro con le tante cartelle di foto e soprattutto i preziosissimi manifesti e cataloghi di settore.

La Fiera ha fatto esperienza, dal suo esordio, nel 2011, a oggi, ma forse ha peccato di ottimismo o presunzione poiché certe note stridono e sono e restano dolenti.

La prima stonatura è nell’orribile collocazione, nell’area Talk, e nello sciatto allestimento della Mostra dei Collezionisti che, per generosità dei prestatori e qualità delle opere – ma anche per rispetto nei confronti del pubblico dei visitatori – avrebbe meritato ben altro trattamento e riguardo. Le fotografie di Olivo Barbieri, Thomas Struth, Nan Goldin, Carlo Mollino, Shirin Neshat, Julian Opie, Cindy Sherman, tra le tante, apparivano decisamente mortificate, anche a causa di una illuminazione davvero rozza. Tant’è. Nondimeno, resta solidamente confermata la bellezza e importanza di quelle opere a conferma, semmai ce ne fosse bisogno, che la qualità può sopportare inciampi e accidenti.

Una seconda nota stonata è l’area degli autori autocandidati per avere un proprio stand e selezionati da una Commissione della Milan Image Art Fair stessa. Attributi medi, molto medi: che senso ha abbassare, nella maggior parte dei casi, i requisiti delle ricerche prescelte? Solo per fare cassa? E se, invece, valesse l’affermazione – più volte sentita, in Fiera – sulla democraticità di tale apertura, obiettiamo e rilanciamo: lasciate entrare per merito e gratuitamente autori che, fuori dal mainstream, si ritengono validi e non trinceratevi dietro presunte pretese di liberalità che nascondono lapalissiane necessità commerciali, lecite quando non debordanti: che, infatti, hanno fatto desistere molte altre realtà espositive rilevanti, a detrimento di una maggiore, globale, migliore Fiera possibile…

Ad ogni modo, nelle Proposta MIA si sono contraddistinti positivamente il maturo reportage e i ritratti di Roberto Polillo che in Jazz Icons, omaggiando il centenario del primo disco Jazz della storia (quel Livery Stable Blues di Nick La Rocca e dalla sua Original Dixieland Jass Band uscito il 26 febbraio 1917), ha immortalato, tra gli altri, Louis Armstrong, John Coltrane, Ella Fitzgerald. Altra presenza notevole per qualità, empatia con i soggetti ritratti ma allo stesso tempo riassunta con una essenzialità della visione, è quella del giovane calabrese Raffaele Montepaone (anche vincitore della prima edizione del Premio RaM Sarteano, con un collega, Marshall Vernet) che con Life ha ritratto anziane donne di Calabria in cui nei piccoli gesti consueti, nelle mani vissute, nelle rughe del volto, nei capelli acconciati e in un palesamento di realtà quotidiana traspaiono nobiltà senza tempo, fierezza e bellezza ancestrali.

Tornando a casa, anche solo con questo negli occhi, possiamo essere soddisfatti dell’esperienza fatta. I galleristi, forse, rispetto alle aspettative e alle vendite, un po’ meno. O forse no…

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