Libri Come #11. Franco Arminio e Paolo Cognetti auspicano un nuovo Umanesimo della Montagna

Un titolo del genere pare scritto da un folle, ma alla fine forse riuscirò a spiegarmi. Sono andata a questo incontro per Libri Come convinta di sentir parlare di montagne e di solitudine. Sarà che ultimamente mi capita di leggere molti testi con ambientazioni simili (uno fra tutti lo stupendo Neve, Cane, Piede), dove il concetto straniante dell’isolamento è molto presente, ero convinta che i due autori avrebbero trascinato tutti noi in una sorta di elegìa deprimente.
Avevo “lasciato” Paolo Cognetti con Sofia, una ragazza molto difficile e sicuramente sola, incapace di vivere rapporti appaganti e normali, e lo ritrovo a Libri Come a dialogare con un poeta “paesologo” irpino, Franco Arminio, sul potere taumaturgico delle montagne. “L’Italia guarirà certamente dai suoi mali, e questo avverrà quando tornerà alle “posture” delle montagne.” E per posture si intendono gli usi, le tradizioni, la legna, il formaggio, il ritmo, il rispetto, tutto ciò che è rimasto sui nostri monti perché nessuno è riuscito a contaminarlo.

È un dialogo a volte surreale quello tra i due autori. Cognetti, milanese di nascita e montanaro per scelta (vive in Val d’Aosta, in un luogo chiamato Stalla) ci racconta di come questi luoghi, spesso disabitati, possono ispirare un romanzo in cui due bambini ridanno vita ai ruderi attraverso il gioco. Arminio invece ci trasporta nelle vie deserte di Bisaccia, dove solo sopravvive l’eco delle voci del calzolaio, del fornaio, della merciaia e ancora si sente il profumo del grano in quello che oggi è diventato un garage. La memoria rende tutto vivo, ma i paesi non si salvano con le poche persone che li abitano: vanno vissuti e raccontati.

Si parla di movimento delle montagne. Arminio dice che l’Appennino è come una costola dell’Africa, rimasto indietro mentre questa scappava via. Chi lo abita ha questa sensazione di movimento perenne, come se ancora questa “coda” sgusciasse, sensazione fisica se si pensa alle continue scosse di terremoto con cui si convive e al vento che spira di continuo. Chi abita in montagna, inoltre, è più percettivo perché ha la possibilità di guardare il resto del mondo dall’alto e percepire le differenze.
Cognetti ci racconta di come il movimento sulle Alpi sia dato dall’acqua e dalla neve, dai ghiacciai e dai torrenti e i fiumi femmina (per i montanari delle Alpi i fiumi sono femmine), con le acque che cambiano a seconda delle stagioni e la montagna che si impregna e le rigurgita da ogni dove in primavera. La neve invece muta i paesaggi, i punti di riferimento, i sentieri. Le strade dell’inverno sono diverse da quelle dell’estate, e si avverte sempre un senso di pericolo costante perché è impossibile evitare ogni costone, ogni possibile valanga.

La montagna, per chi la vive, è intimità e distanza, la distanza dell’alpinista romantico che la scala e si innamora delle cime, e l’intimità del montanaro che sulle cime non ci è mai salito, che magari non si emoziona guardando un paesaggio, ma che dà i nomi a ogni singolo luogo in cui si sposta, nomi che non esistono sulle mappe ma che sono utili per la quotidianità. Sarebbe bello, dice Arminio, se ognuno di noi rinominasse ogni singola cosa, luogo, oggetto, per portare un po’ di quello sguardo intimo dei montanari nelle nostre città, nelle pianure, al mare. Potremmo riappropriarci del tutto e imparare ad averne più cura, come una cosa solo nostra.

Si avverte, ascoltando i due autori, un profondo amore che li lega a questi monti così diversi, nati in modo diverso, ma che hanno in comune questa purezza antica che deriva proprio dall’isolamento. Un tempo quei luoghi erano raggiungibili solo da mulattiere, poi sono arrivate le strade, strade che sono servite alla maggior parte delle persone per fuggire via. Ma oggi possono servire per tornare, andare là dove ancora esiste l’umanità rurale coi suoi ricordi e la memoria storica incontaminata, dove le persone si riuniscono e cantano in coro, dove il formaggio si fa nelle stalle, dove l’identità non scompare dietro la tecnologia. Questo è l’Umanesimo della Montagna che ci salverà.

Cetta De Luca

Cetta De Luca

Cetta De Luca, scrittrice, editor e blogger vive a Roma. Ha al suo attivo sei pubblicazioni tra romanzi e raccolte poetiche. Lavora nel campo dell'editing come free lance per la narrativa e collabora alla revisione di pubblicazioni di didattica nell'ambito letterario. Cura un blog personale http://www.cettadeluca.wordpress.com e spesso è ospite dei blog Inoltre e Svolgimento.
Nel poco tempo libero che le rimane tra lavoro e figli si impegna nell'organizzazione di eventi per il mondo letterario e, nello specifico, per gli scrittori.

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