Donna Franca Florio, la nobildonna. Da Pietro Canonica a Giovanni Boldini alla Targa Florio

E’ finissimo il ritratto che Pietro Canonica, artista di Moncalieri (classe 1869) ma di stanza a Roma, fece all’affascinante baronessa siciliana Franca Paola Jacona di San Giuliano, figlia del barone Pietro Jacona e di Costanza Notarbartolo e meglio nota come Donna Florio.

Donna Franca Florio, 1900-1904, P. Canonica, Museo P. canonica, Rm

Allora considerata un po’ la Regina di Palermo, era molto bella, con capelli corvini lucidissimi, lunghe gambe, occhi verdi, bocca piccola e carnosa, carnagione olivastra. Arguta e brillante, era anche piuttosto moderna per i tempi. Tutto ciò rese inevitabile che s’invaghissero di lei principi e nobili di mezzo mondo, dal Kaiser Guglielmo II che la ribattezza Stella d’Italia, a Vittorio Emanuele di Savoia; la corteggiano anche scrittori e poeti, il vate D’Annunzio le scrive lettere d’amore, invano; musicisti e artisti sospirano sperando di farne almeno protagonista delle loro opere. Tra i tanti, l’osannato Giovanni  Boldini riesce a ritrarla a figura intera, vestita da sera, quasi regale. Ecco: meno conosciuta rispetto a quel più famoso grande dipinto di  Boldini – oggetto di un’importante asta e del quale si sono scoperte varianti e una precedente sensuale resa sotto l’opera finita, un po’ meno vezzosa – la scultura del Canonica, più sobria ma ugualmente ammantata di allure, ci restituisce la fisicità flessuosa della dama e la sua fisionomia altera e un po’ misteriosa grazie a una resa dal vero, a grandezza naturale, e alla capacità di Canonica, grande ritrattista. Egli realizzò il capolavoro nel 1904, in marmo bianco patinato, riuscendo a cogliere anche una più generale amosfera: di un’epoca innovativa e dinamica come la Belle Époque.

Fu l’importante marito della donna, il brillante imprenditore Ignazio Florio, colto erede dell’ingente fortuna della sua casata, a volere immortalata l’avvenente moglie.  I due, sposati nel 1893, innamorati pur se avvezzi a qualche leggerezza di coppia – tradimenti, sfuriate e paci continue -, segnati da atroci lutti – la morte degli amati figli – animarono la vita mondana del periodo ma contribuirono anche a sprovincializzare Palermo, a immetterla tra le più vivaci città europee nei primi anni del secolo scorso e ad attrarre capitali esteri in Sicilia, oltre che nelle proprie aziende. Funzionò, fino alla caduta, che Roma – dove avevano un appartamento, in via Piemonte, e un ritiro in un alberghetto di Porta Pinciana, nel 1935 – vide via via diventare sempe più rovinosa. L’amore tra i due, però, non sarà scalfito: né dalla vendita delle proprietà, dei gioielli con cui Ignazio aveva letteralmente ricoperto Donna Franca, né dalla sparizione di soci, sodali e nobiltà amica… Mentre lui resta nella Capitale, ormai mutata, la situazione è sempre più critica, tra debiti, svendite all’asta e pignoramenti. Franca si trasferisce a Firenze: quando morirà, nel 1950 a Migliarino Pisano, il dramma sarà compiuto. Lui, malato, tornerà in Sicilia dove perirà a Palermo sette anni dopo, nel settembre del 1957.

Il bellissimo busto di Franca Florio rappresenta, dunque, non solo un segno di un’artista dotato, non esclusivamente un desiderio privato dei Florio di eternare bellezza e amore, o di esibire potere e ricchezza della casata, ma la conferma di un momento dorato per la famiglia, la Sicilia e per un’epoca fermato grazie al linguaggio dell’arte. L’opera è stata selezionata dalla Fondazione Paola Droghetti onlus per il primo dei due consueti appuntamenti annuali che la struttura indirizza a interventi di restauro di opere conservate in musei statali e comunali della città di Roma. La scelta è caduta ancora una volta su un’opera conservata in un piccolo museo del sistema Musei in Comune, il Museo Pietro Canonica, straordinario esempio di casa d’artista. Il cantiere è stato aperto il 10 marzo e ha evidenziato uno strato di polvere grassa adesa alla superficie e alcune colature, localizzate sia sulle porzioni lisce dell’incarnato che sulle aree meno levigate dell’abito e della capigliatura, sotto le quali si intravvede la patinatura originale policroma. Per conoscere la natura di tale patinatura sono state effettuate accurate indagini diagnostiche. La pulitura della scultura, eseguita con prodotti innovativi a minor impatto ambientale nel rispetto dell’opera, dell’operatore e dell’ambiente, consentirà il recupero delle migliori condizioni di conservazione e di fruizione estetica della scultura.
L’intervento di restauro è eseguito da Maria Gigliola Patrizi e Maria Brancati sotto la Direzione di Bianca Maria Santese, responsabile del Museo Pietro Canonica.

L’evento di presentazione del restauro della scultura Donna Franca Florio e del relativo catalogo è integrato da una piccola ma preziosa mostra al sulla storia della Targa Florio, Memorabilia della Targa Florio – a cura di Marco Ancora e Cornelia Bujin – può essere considerata un omaggio a Donna Franca e alla sua passione per l’automobilismo. Infatti, nel 1906, fu la madrina della prima edizione della Targa Florio, la leggendaria gara automobilistica ideata dal cognato Vincenzo. In quell’anno il vincitore oltre a un premio in denaro ricevette proprio dalle sue mani una targa in oro eseguita da René Lalique. Pregiata e meravigliosamente cesellata, questa targa sarà presentata in mostra insieme a quella in bronzo, ugualmente magnifica, ideata da Duilio Cambellotti per l’edizione del 1923. Si potranno anche ammirare sei dipinti che rappresentano momenti della storia della gara. Questo interessante materiale sono parte della collezione della Fondazione Targa Florio che li ha gentilmente concessi in prestito.

Dopo la mostra Memorabilia della Targa Florio, il ritratto sarà affiancato a quello di Boldini, dal 29 maggio fino 16 luglio, nella mostra Govanni Boldini. Il genio della pittura, al Complesso del Vittoriano con un’operazione portata avanti con grande intelligenza dalla Fondazione Paola Droghetti e dall’Assessorato alla Crescita culturale – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali.

SCHEDA INFO

  • Museo Pietro Canonica, Viale Pietro Canonica (Piazza di Siena) 2, Villa Borghese, Roma
  • Apertura al pubblico mostra 17 – 21 maggio 2017
  • Presentazione restauro, volume e inaugurazione mostra martedì 16 maggio 2017 ore 18.30
  • Info Tel 060608 (tutti i giorni ore 9.00 – 19.00) – www.museocanonica.itwww.museiincomune.it, www.zetema.it
  • Cura della mostra Marco Ancora e Cornelia Bujin
  • Promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale -Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali
  • Servizi museali Zètema Progetto Cultura
  • Sponsor tecnico Fondazione Ludovico degli Uberti; Sponsor Sistema Musei Civici; con la collaborazione di MasterCard Priceless Rome; Con il contributo tecnico di Ferrovie dello Stato Italiane; Media Partner Il Messaggero
  • Orario Dal martedì alla domenica – Ottobre – maggio ore 10.00 – 16.00 / Giugno – settembre ore 13.00 – 19.00 (la biglietteria chiude mezz’ora prima)
  • INGRESSO GRATUITO
Barbara Martusciello

Barbara Martusciello

Barbara Martusciello è Storico e Critico d’arte, curatore di mostre, organizzatrice di eventi culturali e docente. Ha collaborato con riviste di settore, con i quotidiani "Paese Sera", "Liberazione", il settimanale "Liberazione della Domenica", più saltuariamente con altri quotidiani ("Il Manifesto", "Gli Altri") e periodici ("Time Out" - Italia"); è stata parte attiva nel progetto che ha dato vita, a metà anni '90, della prima rivista via fax di Arte ("Artel") e di Architettura ("Architel") e scrive regolarmente di Arti visive e cultura. Ha avuto la direzione artistica di spazi privati e gallerie; ha curato centinaia di cataloghi e di mostre in spazi pubblici e privati, attività che svolge tutt’ora. Docente di Storia dell’Arte e di Storia della Fotografia in diversi Istituti Superiori, è titolare del modulo didattico di Storia delle Arti Visive all'Università del Design Istituto Quasar. E' stata ed è divulgatrice anche attraverso Master, convegni, seminari, workshop, conversazioni. Tra questi, per Zetema Progetto Cultura con Roma Capitale nell’ambito di Racconti di Storia dell'Arte; per il FAI nell’ambito di Visti da Vicino; per la GNAM _ Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma nell'ambito di L'artista, L'Opera, Il Museo; per Roma Design Lab (Creatività e Rigenerazione urbana: scenari nazionali e internazionali, casi di studio - Riconoscimento 3 C. F. dall'Ordine degli Architetti di Roma). Ha scritto alcuni libri e suoi saggi sono nei più recenti volumi "Guerra e Architettura" di Lebbeus Wood e "Ricostruire la moda italiana" di Nicola White (entrambi di Deleyva edit.); suoi testi critici aprono i libri fotografici "Sogni d'Acqua. Lungo il Mekong", Electa-Mondadori ediz., 2014 e “Finding Homer”, PostCart 2015. Ha ideato e curato la prima edizione del Concorso e della Residenza fotografica in Murgia nell'ambito di MurgiAMO (2014) e ha collaborato con Roma Design Lab 2014, piattaforma tra istituzioni e privati dedicata al Design, all'Architettura, alla Creatività e alla rigenerazione urbana: per entrambe, art a part of cult(ure) è stata Mediapartner. Collabora con vari webmagazine e piattaforme culturali (MyWhere; Rotarian Gourmet), cura attività didattiche e culturali all’interno di artapartEvents ed è cofondatrice e Caporedattore del webmagazine "art a part of cult(ure)". Membro della Commissione DIVAG-Divulgazione e Valorizzazione Arte Giovane per conto della Soprintendenza Speciale PSAE e Polo Museale Romano, ora in rimodulazione, attualmente ha un incarico nel MUSAP - Museo e Fondazione Arazzeria di Penne (Pescara) per cui segue l'area dell'Arte Visiva Contemporanea.

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