Gli occhi dei bambini a Napoli. Basilica dell’Annunziata, la Scuola e la bellezza

Abito non lontano da piazza Garibaldi, nel quartiere di Forcella, a Napoli. Da quasi un lustro via Vincenzo Niutta segna la mia nuova residenza ed anche la carta di identità ne porta traccia. Eppure conosco davvero poco la storia ed i luoghi del mio quartiere, preso come sono dal fare sempre gli stessi itinerari o dal comportarmi da turista della domenica in esplorazione di quanto si trova lontano da me senza avere idea alcuna di cosa mi circonda.

Il Succorpo Vanvitellian dell’Annunziata, Napoli

Sabato sono sceso  di casa per fare un po’ di spesa, tanto per evitare ogni volta la ricerca di quello che serve. Cambio strada ed evito via Pietro Colletta; devo comprare roba di informatica e provo a servirmi dei tanti e diversi negozi di proprietà cinese che hanno sempre tutto – meno che quello che mi serviva, scoprirò più tardi. Ad ogni modo, all’altezza della basilica dell’Annunziata, alcuni ragazzini mi fermano per invitarmi alla loro mostra. Rapito dal fuoriprogromma, accetto di buon grado e guadagno il titolo di turista – non facendo nessuna  beffa dell’etimo grazie all’adesione al tour organizzato. Ci sono una decina di studenti che mi scortano nel “foyer” della basilica dove sono accolto  dal sorriso della loro prof. di arte – la prof.ssa D’Aniello – la quale inizia a spiegarci di cosa facciamo parte, ora.

Con gli occhi dei bambini: uno sguardo al passato, con l’obiettivo rivolto al futuro è il progetto animato dagli studenti della classe IB della scuola media Bovio-Colletta grazie al quale scopro che la basilica dietro casa testimonia la presenza di Vanvitelli a Napoli. In maniera distratta, confusa, sapevo della ruota degli esposti, ma non molto altro. Grazie a Vincenzo ora posso dire di essere uno di quei visitatori che il comune di Napoli numera certosinamente aggiornando la cartella “i numeri dell’annunziata” sulla pagina del sito – dove sono riportate proprio quelle informazioni che gli studenti hanno saputo regalarmi col sorriso.

Prima di lasciarci alle attenzioni di queste provette guide, la prof. ricorda quale sia la tematica che anima l’azione proposta: Con gli occhi dei bambini affronta la questione dei diritti dei bambini, dei loro desideri e proiezioni future registrando quei vissuti che lasciano trasparire preoccupazioni che non avrebbero mai dovuto pesare su vite così acerbe grazie all’integrazione di fotografia e narrazione.

Così, abbiamo modo di confrontarci con la giovane fotografa Carlotta Varrella  che ci informa dell’operazione realizzata tra i sorrisi e le  intuizioni dei giovani partecipanti. L’esigenza – avvertita come una urgenza – di tradurre pensieri in immagini ha motivato l’azione fotografica la cui resa ha avuto un impatto emotivo molto forte sui giovani partecipanti. Ho apprezzato molto le scelte cromatiche tese a dare valore al colore solo in alcuni, delicati momenti scavalcando l’atemporalità e la sospensione del bianco e nero. Poi, in cerchio, ognuno recita il suo pensiero e con questo piccolo ma importante gesto vocale si chiude la prima parte di questo progetto così delicato.

Nella seconda parte succede quello che, appena concretizzatosi dinanzi ai miei occhi, diventa uno dei gesti più importanti che abbia mai conosciuto nel veder democraticizzato, finalmente, il bene culturale: fuori dal circuito delle guide in grado di sapere dire tutto senza trasmetterti effettivamente niente, ricordo ogni parola spesa da Maria, Vincenzo, Ulisses (cuore multietnico della  città, a piazza garibaldi succede che anche il turista straniero possa essere istruito per bene da un ragazzo di 11 anni) e gli altri studenti della IB della scuola media Bovio-Collettadi via Carbonara. Visitiamo il succorpo dove più evidente è la mano di Vanvitelli, in grado di inventarsi un modo di portare la luce nel basso che è alla base, ad esempio, del progetto della galleria ipogea disegnata da Perrault per il restyling di piazza Garibaldi. E poi visitiamo la basilica dell’annunziata dove troviamo la così detta madonna grassa, scolpita per sottrazione nel tronco di una pianta e gentilmente paffuta. Infine proprio Vincenzo mi porta a visitare la ruota degli esposti, raccontandomi tutta la sua storia fino alla cessazione dell’attività del 22 giugno 1875.

L’oretta passata insieme scorre davvero veloce e sono davvero contagiato dall’entusiasmo di questa allegra combriccola di studenti che, come tutti, non vede l’ora di tornare a casa, dopo una intensa mattinata di lavoro. Saluto e ringrazio la prof. D’Aniello per la bellissima iniziativa che ha ideato, in grado di dare peso alla pratica laboratoriale quale foriera di compito di realtà che non sfugga ad esigenze pratiche. Me ne vado contento perché per la prima volta sento tutelato quel bel principio costituzionale che vuole il bene culturale appannaggio di tutti. Stavolta, ho pensato, non devo dire grazie ad un dottore se ho imparato qualcosa.

Antonio Mastrogiacomo

Antonio Mastrogiacomo

Antonio Mastrogiacomo è uno studente di vario corso: laurea triennale in lettere classiche e magistrale in scienze filosofiche presso la Federico II, studia didattica dell'arte presso l'Accademia di Belle Arti di Napoli. Dopo il diploma v.o. in sassofono presso il Conservatorio Nicola Sala di Benevento, si diploma al triennio di musica elettronica presso il San Pietro a Majella di Napoli. Perfezionatosi in teoria critica della società alla Bicocca di Milano, sviluppa la sua ricerca attraverso la pratica del montaggio.

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