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Il secondo giorno di IT. Un filo prezioso che può andar lontano.

Indipendenza significa anche rifiuto dei confini. Desiderio di tracciarli a secondo la propria esigenza, mettere in discussione quelli che già esistono, interrogarsi, arrivare a sovvertirli o eliminarli se occorre. Su questo confine assente si muove IT, anche nella sua seconda giornata. Che inizia all’insegna di un altro dei capisaldi irrinunciabili che ha caratterizzato questa edizione: l’impegno sociale. E in particolare la violenza contro le donne. Di questo si occupa anche Valeria Perdonò in Amorosi assassini che sceglie però uno sguardo originale. Nei suoi venti minuti c’è spazio per ogni forma, dalla prosa alla canzone al confronto col pubblico e per ogni fonte. È dalla cronaca che muove la storia che richiama, per riportarla da dove arriva: in teatro. È infatti un teatrante il responsabile della violenza di cui parla. Un uomo che pretende di far cadere anche il confine tra palco e realtà, che aver lasciato una donna in un sacco possa essere una forma di finzione. La violenza è invece reale, concreta, e alla messa in scena bastano le luci a sottolineare dove termina l’interpretazione, intensa e originale, di una storia che si deve raccontare, ma per cui mancano altre parole.

Gli autentici sovvertitori sono coloro che prima di tutti si accorgono dell’inesistenza dei confini. In anticipo sui tempi e impossibilitati ad avere uno spazio dove esistere, sono destinati al dimenticatoio. Questa la sorte toccata a Mario Mieli, che come un «mago» trasformava se stesso, mostrando che ciò in cui ci definiamo non fa che ingabbiarci. Con Abracadabra Irene Serini richiama alla vita il poliedrico intellettuale, perché «neanche il confine tra vita e morte esiste». L’attrice dà voce alle teorie ancora attuali di Mieli, ne rievoca la provocatorietà in una performance che è come lui. Folle, dissacrante, contraria a ogni schema e ogni forma precostituita, intenzionata a fare cerchi del banale quadrato quotidiano.

Un più tradizionale teatro di parola non deve però significare meno forza evocativa. A dimostrarlo la compagnia  Leche de tigre che, in Birra economica  tratteggia un ritorno di un fratello fattosi estraneo alla propria stessa famiglia. Un reciproco disagio vividamente reso fa da padrone in questo spettacolo. E la risposta ad esso è la fantasia: quella che un padre eroico debba combattere come un eroe. Il mondo fantastico è però destinato a diventare un incubo. Un incubo cui per essere reso bastano pochi gesti accorti e misurati, ben scelti, che raccontano qualcosa più vicino alla vita di ciascuno di quanto non si ami ammettere: l’incapacità di perdonare a chi ci cresce di non essere un supereroe.

I racconti, le favole, le immagini raccontano ciò che siamo o ciò che sogniamo di essere: lo dimostra anche Tiffanys, della compagnia Coperte strette. Il pretesto lo dichiara il titolo, con tanto di marchio registrato. Una giovane copia immagina si immagina nella New York zuccherosa e magica di Holly Golithly, e Giorgio e Adriana si trasfigurano in Audrey e George, in un continuo scivolare tra la recitazione e una vita che delle star ha preso anche modi e idiosincrasie, alcool compreso. Un pretesto che sarebbe valido con pressoché ogni film, e che i due mettono in campo ogni anno, per il loro anniversario, sognando di dar vita a un amore ormai consunto. Nella «fenomenologia di una scena d’amore» di questo lavoro le relazioni si intrecciano con la professione dell’attore, e sembrano suggerire che ogni amante sia anche interprete, ma nelle cadute e la quotidianità niente è falso, anche quando tutto è finto. E quando finisce la recita, fuori resta una vita non vissuta.

Una vita che avrebbe potuto essere e non è stata è anche quella di molti giovani che l’hanno persa in Russia, morendo in guerra Sotto i girasoli. La compagnia Puntoteatrostudio dà loro corpo e voce, vivificando quella di un nonno a cui un bimbo di oggi chiede «una favola che fa svegliare». E sembrano bambini quelli che in pesanti pastrani color terra giocano alla guerra in una lunga scena muta. Sembra un gioco anche quello di Mario, il giovane salto che riattacca le corolle ai girasoli, durante una guerra che si trasforma in un ballo, e la morte è il bacio della più bella, Katiuscia: Giovinetta e non più missile sovietico. Sono sogni estremamente poetici quelli attribuiti ai bambini di vent’anni morti al fronte, in un’originale lettura che per non lasciar dimenticare la storia trasforma una strage in una lenta danza.
Un nuovo volto della Storia è anche quello che conclude il ricco programma di ITFestival. Dalla Russia siamo in uno dei molti Paesi feriti da una dittatura, costretti a confrontarsi con un taglio impossibile con il passato, da un buio da cui è impossibile riemergere, e non basta circondarsi di una casa bianca. La verità rende liberi di Spazio verticale dice quando sia sottile la distanza fra le vittime e i carnefici quando tutto ricomincia. L’unico modo per liberarsi davvero ? affrontarli, perché chi ha torturato può essere lo stesso che ricostruisce in tempo di pace. È facendo i conti con sè stessi che si costruisce. Un tempo breve penalizza un testo ricco e complesso, che coi lavori presentati a IT ha in comune possibilità pronte ad esplodere. Una peculiarità che fa di IT un festival vitale per la città e in se stesso, e che permette al festival di chiudere i suoi conti da vincente.

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