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Metafora. Se il linguaggio va oltre ogni significato delle parole.

Champ harmonique, Pierre Sauvageot

Che cos’è una metafora non è certo un grande problema filosofico: qualsiasi dizionario può spiegarlo in maniera esauriente, e dai tempi di Aristotele questa definizione sembra fissata in eterno.
Il problema estetico nasce quando si scorge nella metafora non solo un dispositivo linguistico per intendere qualcosa al di là del significato proprio delle parole, ma appunto la capacità rappresentativa del linguaggio per andare al di là di ogni possibile significato delle parole. La metafora cioè può essere intesa come la capacità che ha il linguaggio stesso di produrre una immagine della realtà molto più duttile e usabile della realtà stessa – tanto che, grazie al linguaggio, noi possiamo parlare di realtà che non esistono più (il passato) e realtà che non esistono ancora (il futuro) o immaginare realtà impossibili da realizzare.

La metafora è quindi precisamente l’esempio di quella capacità analogica del linguaggio di riuscire a “parlare di” qualcosa che non è linguaggio (sentimenti, percezioni, desideri, indicazioni ostensive) e che pure permette di intendersi su cose che non sono presenti agli interlocutori o che non hanno un corrispondente oggettivo.
La metafora quindi non sarebbe affatto una figura retorica, ma la capacità retorica stessa, la possibilità di “parlare di” qualcosa per analogia in quanto, letteralmente, trasferimento di significato. La possibilità di una comprensione reciproca, e la possibilità di estendere nella storia personale e sociale questa comprensione, sta appunto nella capacità metaforica: sappiamo trasferire una esperienza di vita nell’esperienza di vita di un’altra persona, organizzandola in maniera comprensibile affinché l’altro non debba ripetere le nostre esperienze, ma possa “concettualmente” (metaforicamente) fare le stesse esperienze.
Ed ecco la questione estetica: un romanzo, una barzelletta, un quadro, un’aneddoto, una scultura e un “com’è andata oggi?” esistono come esperienze condivisibili perché sono, anche, metafore.

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