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Elsa Martinelli e la nuova donna tra Moda, Cinema, Dolce Vita, Jet-Set e il sogno italiano

Elsa Martinelli è stata attrice e modella dalla carriera lunga e sfavillante: ha lavorato con registi come Orson Welles, Howard Hawks, Bolognini, Monicelli, Elio Petri, De Sica, Luciano Salce, Alberto Lattuada, recitato con Marcello Mastroianni, Aldo Fabrizi, Alberto Sordi, Ursula Andress, Robert Mitchum, John Wayne, Anthony Perkins, Charlton Heston, Richard Burton, Gerard Philiphe, Jean Marais e altre star del Cinema, posando per celebri fotografi tra i quali Irving Penn, David Bailey, Bert Stern, Pierluigi Praturlon e Richard Avedon e indossando capi per i grandi dell’haute couture. La sua vita, i suoi tanti incontri e la sua professione sono stati narrati nel suo libro Sono come sono. Dalla dolce vita e ritorno (Rusconi, 1995) la cui lettura, agile e piacevole, conferma le informazioni e le storie che sostengono questo articolo.

Attraente, con quegli occhi da cerbiatta e un’alterigia strana, che mescolava femminilità a durezza da monello, era magrissima e di altezza rara per un’italiana (mt. 1.76). Aveva origini semplici e una formazione scolatica interrotta molto presto, come succedeva alla maggior parte delle donne nel dopoguerra soprattutto se provenienti, come lei, da una famiglia umile e numerosa: un fratello e sei sorelle, madre casalinga, Santina, e padre che dalla Maremma aveva lasciato la terra che coltivava per andare a Roma a lavorare come usciere delle Ferrovie. Un usciere appassionato di libri e di Dante Aligheri. Lei aveva solo nove anni (era nata a Grosseto nel gennaio del 1935) e la Capitale le consentì un riscatto soco-economico che accomunò moltissimi venuti in città dalla campagna o da piccoli paesi a quel tempo di povertà, ricostruzione e belle speranze.

Iniziò, quindi, subito a lavorare: in un negozio di cappelli, in un bar a Via del Tritone, poi come cassiera in un bar dalle parti di Piazza Quadrata. Ma fu in una boutique di via Frattina che cambiò la sua vita, quando, mentre giocava alla gran signora, provando gonne e vestiti che non si poteva permettere, la notò lo stilista Roberto Capucci: l’assoldò immediatamente per sfilare nell’Alta Moda. Quel suo fisico androgino e flessuoso si affiancò e si contrappose a quelli allora in voga, delle cosiddette “maggiorate”: si distinse subito anche per questo, un po’ come avvenne per Audrey Hepburn che contribuì, come Elsa, ad aprire le porte a un nuovo modello di donna, dinamica ma sempre sofisticata seppure nella sua apparente naturalezza, sexy senza bustini, curve e merletti, autonoma e in tutti i sensi moderna; solo dopo sarà questa l’immagine femminile che dominerà a lungo nel Costume non solo nazionale, e soprattutto nella Moda, e che Elsa incarnò da pioniera.

In quegli anni lei calca le passerelle del Made in Italy e internazionale, posa e ha copertine importanti tra le quali quelle autorevoli su “Life”; poi arriverà anche il Cinema, prima con L’uomo e il diavolo di Autant-Lara, poi, nel 1955, con La risaia, di Raffaello Matarazzo, remake del capolavoro Riso Amaro e voluto fortemente da Dino De Laurentiis che indicò proprio lei quale protagonista. Ma il successo arriva con il clamore che si doveva a una non consueta parte assegnata a “un’italiana” in una produzione hollywoodiana: è il 1955 e il film è un western, Il cacciatore di indiani, con Kirk Douglas. Fu soprattutto lui che la volle accanto a sè in questa avventura americana che fu assai fortunata, tanto da farle proseguire la strada della celluloide con più di settanta pellicole tra le quali Quattro ragazze in gamba (Four Girls In Town), di Jack Sher (1957), Manuela, di Guy Hamilton (1957), La mina, di Giuseppe Bennati (1957), I battellieri del Volga, di Viktor Turžanskij (1958);e ancora: il musicherello che cavalcava il successo della canzone di Domenico Modugno, Ciao, ciao bambina! (Piove), con titolo omonimo e diretto da Sergio Grieco (1959); nello stesso anno si elencano commedie e film di avventura (tra cui: Tunisi top secret, regia di Bruno PaolinelliCosta Azzurra, regia di Vittorio Sala); e, tra gli altri, l’intenso La notte brava di Mario Bolognini (1959) e il lucido Un amore a Roma, regia di Dino Risi (1960), regista con cui nacque una lunga, spiritosa amicizia; seguono set su set, poi arriverà un altro colossal Made-in-Usa, l’avventuroso Hatari!, regia di Howard Hawks (1962) in cui lavora con una vera icona del Cinema americano: John Wayne. Elsa ne apprezzerà le inaspettate doti della gentilezza e raffinatezza. Ancora pellicole e arriva Il processo, dell’autorevole genio burbero Orson Welles; nel 1965 gira il film fantascientifico-politico divenuto cult (pur disconosciuto dallo stesso regista) La decima vittima, di Elio Petri con un Marcello Mastroianni biondo platino e la svizzera Ursula Andress in stato di grazia. Gli impegni nella moda si susseguono e si incrociano con quelli come  attrice in film tra i quali Come imparai ad amare le donne, di Luciano Salce (1966), Sette volte donna (Woman Times Seven), episodio Super Simone, regia di Vittorio De Sica (1967), Il mio corpo per un poker (The Belle Starr Story, 1968) una sorta di spaghetti-western diretto da Piero Cristofani e Lina Wertmüller accreditati con gli pseudonimi di Nathan Wich e George Brown. Tra i film maggiormente recenti, Sono un fenomeno paranormaledi Sergio Corbucci (1985), i cortometraggi Arrivederci Roma, di Clive Donner (1990) e Cabiria, Priscilla e le altre, di Fabrizio Celestini (1999). E’ talentuosa, Elsa, tanto da vincere anche un Orso d’argento al Festival di Berlino: nel 1956, come Migliore attrice per Donatella di Mario Monicelli. Per lei c’è anche la Tv, e in quale veste! Infatti, nel 1971 ecco il Festival di Sanremo, che conduce con Carlo Giuffrè; e poi, tra le altre parti, una nell’indimenticabile serie Il ritorno di Simon Templar (Return of the Saint) – primo episodio (1979) – e una lunga e forte presenza nella fiction Orgoglio (2005).

Ma come fu la sua giovinezza? Scorreva su e giù dagli aerei in mezzo mondo, con poco danaro ma tanta gioia di vivere e di scherzare, fino a una poi sopraggiunta sicurezza economica che sosterrà una carriera già solida. Il privato? Le si attribuisce qualche flirt famoso, come avviene per tutte le giovani sotto i riflettori e in attesa di “mettere a testa a posto” con un “buon matrimonio”: allora questa concatenazione era logica, quasi scontata, ed era difficile sfuggire a tale stereotipo… Così fu, ed ecco che nel 1957 sposa un attraente rampollo dell’aristocrazia: il conte Franco Mancinelli Scotti di San Vito. Il matrimonio – uno dei più fotografati e pubblicati sui rotocalchi dell’epoca – regalerà alla coppia, nel 1958, una figlia, Cristina, pure lei attrice. Dopo il divorzio la vita di Elsa è piena di film, sfilate, foto, tante feste e molti incontri: con l’ironico e seducente Gary Cooper, ad esempio, e con il passionale Frank Sinatra.

Dieci anni dopo si risposa:  con il bravo fotografo e designer Willy Rizzo, che l’aveva immortalata e a lungo la ritrarrà in foto celebri. Elsa bucava lo schermo tanto quanto era fotogenica in maniera superlativa nelle fotografie, tantissime, scattatele da autori notissimi, per servizi fotografici e cinemaografici o anche solo per rubarle qualche momento di quotidianità. Una quotidianità sempre interrotta dall’irrompere dello straordinario in quella sua vita in cui non mancò mai la musica. Ne inciderà persino lei: dischi in vinile, con quella sua voce roca e calda (Le rendez vous – solarium transatlantique e un duetto con il bel Robert Hossein con cui canterà Allo!), e a sua volta omaggiata in una canzone da Rino Gaetano che le dedicò, nella sua corrosiva Jet-set il verso: “Quando incede è una gazzella/sotto il sole non si spella”. Elsa la gazzella, nel bene e nel male protagonista di epoche che sono state d’oro e poi si sono appannate – come lei ben sapeva, senza tradire troppa malinconia –, aveva un suo stile, una sua personalità, un’identificazione unica che l’hanno innalzata a stella di un firmamento in cui non molte diventano icone, perchè non è facile entrarvi ma soprattutto è molto più difficile restarvi. Per sempre.

Elsa Martinelli si è spenta nella sua bella casa romana, a 82 anni e dopo una lunga malattia, il 7 luglio 2017; i funerali a Roma l’11 luglio nella chiesa di Santa Maria del Popolo.

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