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Iginio De Luca, dieci anni di blitz

Gli spazi articolati di Albumarte –Spazio e Progetti per l’Arte Contemporanea – accolgono con efficacia i multiformi registri linguistici della mostra Riso amaro che documenta i blitz artistici, performativi, politici e ironici realizzati da Iginio de Luca nel corso degli ultimi dieci anni.

Il percorso si snoda nella galleria romana attraverso foto, video, installazioni oggettuali e sonore che riattivano e ri-attualizzano gli interventi dell’artista, coinvolgendo i presenti. in ogni ambiente si indagano i diversi aspetti e le molteplici sfaccettature del suo lavoro con modalità attive ed agenti della cultura espressiva, dando vita ad un’unica grande installazione site-specific. Per dirla con Philip Auslander (2006), “la documentazione non reifica la dimensione viva e attiva dell’azione”. Il senso della presenza e dell’autenticità non dipende infatti dal considerare il documento quale traccia di eventi passati, ma dal percepirlo come una vera e propria performance che riflette il progetto artistico dell’autore e per il quale noi siamo qui e ora la reale audience.

Di fatto la condivisione con gli spettatori è per l’artista uno dei momenti apicali delle azioni live scaturite da progetti ben definiti. Una volta concluso il blitz, mediatizzato e diffuso in rete, torna a interagire vitale e potente con il pubblico dei social network.

De Luca, facendo sua la pratica del culture jamming, utilizza con sapienti ironia la decostruzione degli annunci pubblicitari. Attraverso la tecnica del détournement, disloca testi, immagini e oggetti per inserirli in un differente quadro semantico dove il loro significato si modifica, quando non si capovolge. Ne consegue una graffiante critica del sistema stravolgendone l’apparato ideologico, dei luoghi comuni, degli stereotipi, delle false certezze. È una provocazione, sempre però meditata e soffusa di poesia. Come conferma Claudio Libero, curatore della mostra:

I blitz… sono incursioni poetiche e prese di posizione politiche di denuncia sociale”.

Ecco allora entrando il galleria, la scritta a neon Lavami che rimanda al graffito luminoso proiettato nel 2010 sulla cupola di San Pietro, azione documentata in foto nella installazione a parete. Anche nel gigantesco striscione Farsa italia, reperto di una sfilata del 2013, è presente l’escamotage linguistico (sostituendo nell’inno berlusconiano la parola “FORZA” con “FARSA”). E ancora, in Villa Sciatta, la lastra di marmo applicata nel 2014 all’ingresso della romana Villa Sciarra, ribattezzandola con un nome che ne denuncia la gestione iniqua e il conseguente degrado.

Altrove il senso di spaesamento è creato da oggetti fuori contesto e sovradimensionati, come nel caso del dado gigante in esposizione, sul quale è proiettato il video dell’intervento del 2013 Ca Maronn c’accumpagn. Più avanti, una piccola teca contiene in scala ridotta la rosetta con mortadella di Monumento al panino, sempre del 2013, blitz dedicato al Sindaco Alemanno evidenziandone la maldestra e grossolana amministrazione della Capitale.

Nella fotografia del cartellone pubblicitario ‘Nculo vaffa, ritoccato con vernice spray durante la campagna elettorale di Forza Italia del 2006, come pure su Vota Paolo Uccello, campagna di affissione di 10 manifesti elettorali che caldeggiavano l’Arte al potere, sono rintracciabili tra l’altro, riferimenti alla street billboard art. Azione urbana da inserire nella più ampia gamma di interventi quali: liberation billboard, subvertising, brandalism e artivismo che seguendo le tradizioni della Guerrilla Art s’ispirano ai movimenti dadaisti, situazionisti e alla street art. D’altra parte lo stesso De Luca considera i suoi blitz a “cavallo tra arte urbana e performance”, pur non essendo ascrivibile a nessun movimento. Come dichiara tra il serio e il faceto, si sente “affine per empatia” ad artisti come Banksy, Ai Weiwei, Santiago Sierra, Cattelan, ma anche Alighiero Boetti e Fabio Mauri fino ad arrivare alla lezione di Caravaggio e Michelangelo.

Peculiarità dell’artista è di mescolare diversi media e diverse discipline artistiche, elemento di spicco nelle video installazioni è anche il suono. Come flusso di energia sonora, più che verbalizzazione intellegibile: basti ascoltare l’audio della voce stentorea e quasi ancestrale del Pastore a Montecitorio che accompagnava la proiezione di pecore al pascolo sulla facciata della sede del Governo; il blitz del 2010 si può vedere anche documentato in foto. In Stiamo lavorando per noi, una traccia audio ripercorre i toni euforici e ottimistici del governo Berlusconi in contrasto con la desolante realtà (di allora e di oggi). Qui, installata nel caminetto, diventa allegoria  del focolare domestico e ne amplifica l’effetto di straniamento: rassicurante messaggio-massaggio trasmesso dai media per plasmare la mente della massa.

Altra significativa installazione sonora è Iginio De Libero (2017) dove l’artista restituisce voce al suo antenato, poeta ermetico e romanziere Libero De Libero (su di lui, si veda, in questo webmagazione> www.artapartofculture.net/2014/03/15/per-un-pugno-di-uomini-e-donne-libero-de-libero-galleria-la-cometa-e-gli-anni-30-e-40-dellarte-in-italia) in una sorta di sovrapposizione-rovesciamento-fusione di ordine visuale, semiologico, di ruoli e personaggi (il poeta, il curatore, l’artista), di passato e presente, di vissuto personale e dimensione collettiva.

Ancora rimandi e citazioni colte, questa volta dal cinema: il film di Giuseppe De Santis, che titola la mostra e sottende alla poetica venata di mordace ironia tipica dell’artista; il film di Luigi Zampa “Ladro lui ladra lei”, proiettato nel 2012 sul palazzo della Regione Lazio -visibile in galleria in un video VHS su televisore-, dove Alberto Sordi, maschera emblematica della Roma popolare fa da contraltare ai mostri della Politica (La Polverini, Fiorito e tutta la Giunta del periodo).

Altre affinità con il cinema d’autore traspaiono dalla ricerca estetica delle inquadrature: nella scelta accurata dei luoghi e delle opere di architettura che fanno da cornice alle incursioni. Un frame dell’azione Farsa italia – via crucis può richiamare la ripresa frontale del Vittoriano del film di Peter Greenaway  il Ventre dell’architetto; mentre l’incombente cupola di San Pietro in Lavami, quella di Fellini ne La Dolce Vita. Atmosfere surreali tra cinema e arte nei blitz Farsa Italia GRA e Silvio c’hai rotto li gommoni. In entrambi un cielo azzurro -come quello dei paesaggisti secenteschi- è solcato da un aeroplano che trascina i simboli del potere, nel primo, lo striscione con una scritta rossa, dinamizzante quasi come in una tela futurista, nel secondo.

Sempre incrociando etica ed estetica, i blitz dell’artista hanno preso di mira personaggi politici e religiosi e toccato luoghi che simbolizzano il potere. Partendo da argomenti collegati alla cronaca politica, sociale e culturale, “queste azioni raccontano con visione lucida e coerente, la storia dell’ultima decade del nostro Paese, per constatare che molto di quanto detto e urlato nelle performance dall’artista è ancora oggi rimasto immutato (Claudio Libero). 

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