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I volti di Faust. La ricerca e la sperimentazione in itinere di Abraxa Teatro

Quanti volti ha Faust? E quanti dei suoi pensieri accompagnano la nostra vita?
Vendere l’anima al diavolo, amare fino trasfigurarsi, uccidere la propria bontà, mettersi al servizio del sapere, credere, non credere, salvarsi, sacrificare, morire.

Tutte le immagini nella photogallery di Guido Laudani

Di questo personaggio che, come in uno specchio, accoglie gli angoli oscuri di tutti noi ne hanno scritto in molti. Da Marlowe verso la fine del 1500, a Goethe, da Thomas Mann, a Mikhail Bulgakov, passando per Gertrude Stein, Michel de Ghelderode, Edoardo Sanguineti e Stephen King…  la storia è nota: il Dottor Faust, sapiente scienziato alla  continua ricerca di conoscenze nascoste e proibite, invoca Mefistofele che, in cambio della sua anima, gli offrirà la conoscenza assoluta e lo servirà per ventiquattro anni.
In questo tempo buio Faust e Mefistofele si scambieranno ruoli e azioni, fiorirà la passione per Margherita, l’amore e la disperazione, l’omicidio e la pazzia e ancora, fra magie, cicli esoterici, morti e vecchiaia il negromante Faust arriverà a provare angoscia e rimorso per la sua stessa vita eproverà a redimersi, ma proprio nel momento in cui Mefistofele tornerà per farsi saldare il debito prendendogli la vita.
Ma tutti sappiamo che è l’amore e non il male la forza che fa muovere l’universo, e così si compirà il miracolo dell’amore: Margherita salverà Faust dagli inferi.

Un testo come questo, popolare, fatto di sentimenti, magia, azioni forti, amore e paure, ben si presta ad essere rappresentato con le tecniche del teatro di movimento, lavorando sulla multidisciplinarietà dei linguaggi artistici, mescolando la poesia, il canto, la musica, la danza e la narrazione, coinvolgendo gli spettatori nella meraviglia del viaggio, rendendo loro la viva attualità del personaggio e della sua storia.

Ed è stata proprio questa la formula scelta da Abraxa Teatro, compagnia internazionale di sperimentazione, che ha messo in scena I volti di Faust  con un allestimento particolarmente originale che si è svolto all’esterno e all’interno del Teatro Marconi, con una prima parte itinerante ed un’altra più fissa, ma che ha sempre utilizzato lo spazio teatrale in tutta la sua ampiezza, anche oltre il palcoscenico.

Una scelta sperimentale, dunque, con un cast di giovani e giovanissimi; con il “personaggio” del Coro che si prende la scena come, e forse anche più di Faust e di Margherita; con una scelta atipica: quella della voce registrata di Faust, l’unico personaggio che non parla dal vivo, come se lo spasmo dei suoi pensieri già provenisse dall’Inferno al quale si è votato.

Seppur interessante e innovativo sia nelle tecniche che nella narrazione registica di Emilio Genazzini, nell’insieme lo spettacolo fatica a rendere tutte le forti potenzialità che ha dentro e che lo potrebbero contraddistinguere come una vera drammaturgia registica.

Un po’ a causa degli spazi (l’esterno del Teatro Marconi, pur offrendo varie possibilità, non ha aiutato la narrazione: troppi luoghi, poche luci, azioni che si spostavano di continuo senza che il pubblico potesse fare altrettanto…), un po’ per la scelta della voce fuori campo di Faust che, se si fosse legata ad una gestualità più evidente, ad una partitura fisica capace di sostenere il testo,avrebbe potuto evidenziare tutta la complessità affascinante dell’opera senza lasciare nel dubbio.

Ben vengano, i giovani e la loro capacità di muoversi collettivamente con armonia, potenza e ritmo: una maggiore attenzione alla voce moltiplicherà, nelle prossime repliche, l’impatto scenico di questo Coro inatteso che si manifesta come una molteplice visione di luoghi evocativi. E così sarà, conoscendo la storia professionale decennale di Abraxa Teatro, anche per altre componenti dello spettacolo (costumi, oggetti di scena…) che, anche solo appena modificate, renderanno questa ricerca un compimento.

Appassionata e vibrante la Margherita di Francesca Tranfo restituisce allo spettacolo la sua forza drammatica e regala meraviglia.

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