Contemporary Cluster oh che bel castello. Intervista a Giacomo Guidi

Avevamo lasciato Giacomo Guidi, gallerista dalle alterne vicende e fortune, in un luogo industriale a Roma in zona San Saba-Aventino.

La storia è nota: all’inizio, nell’ottobre 2006, aveva inaugurato uno spazio – al Centro Storico della Capitale in via del Cancello –  in cui aveva concentrato l’attenzione sugli artisti della generazione anni ’80 con forte connotazione anche concettualista; si era quindi spostato al Gianicolo, a Corso Vittorio e poi a Trastevere, dove aveva pensato una realtà più polifunzionale, di contaminazioni tra le arti e gli specifici che alla sede di via Luigi Robecchi Brichetti si era radicalizzata.
Gran grancassa, ambizioni e collaborazioni notevoli, musica, cocktails, night-culture e tante arti e discipline tutto frullato insieme.

Attualmente il disinvolto, dinamico imprenditore che è stato atleta – campione di scherma – e appassionato d’arte, poi piccolo collezionista e infine gallerista e contemporaneamente curatore, trasloca ancora e riapre.

Lo fa nello storico, magnifico Palazzo Cavallerini Lazzaroni, in zona Piazza Argentina, in quella che sta prospettandosi come una sorta di neonata Art-zone di luoghi polivalenti, con vicini come Ovidio Jacorossi (inaugurazione della sua nuova creatura, MUSIA: 31 novembre 2017) e Howtan Re e Andrea Saran (H.S. – Howtan Space: inaugurazione seconda metà / fine gennaio 2017).

Guidi, con uno staff di persone con cui interagisce da tempo insieme a nuovi compagni di avventura, ha pensato il suo rinnovato Contemporary Cluster in questo spazio sontuoso, originariamente del ‘600, poi rimaneggiato, in  Via dei Barbieri 7, e che ebbe tra gli ultimi ospiti uno dei più ampi e bei negozi di design della città, Spazio Sette, chiuso da molti anni per fallimento.

I lavori sono stati alacri: del vecchio allestimento non c’è più traccia e così tutto sembra ancora più grande. L’area, di circa 1000metri quadrati, su più livelli, ha un suggestivo sotterraneo, a cui Guidi ha dato dignità espositiva e quasi laboratoriale, invitando Designer del gioiello non solo a proporre commercialmente i propri manufatti  ma anche a creare in parte in estemporanea, mostrando i ferri del mestiere.

Lo scalone mastodontico centrale è stato mantenuto e fa da collegamento tra i piani – ognuno dotato di bagni e accessibile anche con l’ascensore – ma pure tra i contesti creativi e produttivi presenti in questo che è – specifica Giacomo Guidi – “anche un progetto”: dove insistono più settori.

C’è la Moda, al piano terra, con cinque brand, tra i quali Lumen et Umbra, Maurizio Amadei, Label Under Construction di Luca Laurini, Amy Glenn, Altieri: sono in esposizione e vendita permanente ma cercando una qualche reciprocità con le altre realtà di Cluster; e poi troviamo Design, Interior e Architettura: per esempio c’è l’Arch. Giorgia Cerulli, che ha seguito anche i lavoro di ristrutturazione, ci sono Francesca Gotti, marchi come Kerosene, il Design olfattivo di Stefano Saccani da Parma, e Blood Concept, il brand di Scent Design creato nel 2010 da Antonio Zuddas e Giovanni Castelli; e poi Vinyl shop con la raffinata Denovali Records e bookshop con la presenza di pubblicazioni di cinque editori indipendenti “che raccontano transiti”, ci dice Guidi: tra questi, Colli, Drago, Postcart, Skinnerboox, Humboldt Book.

La collaborazione di Angelo Cricchi assicura un coordinamento anche per la Fotografia e la Formazione. Sempre qui – siamo al piano intermedio – Guidi ha predisposto pure una sorta di louge con un bar, una consolle per il sound dal vivo e postazioni per accogliere chi vorrà appoggiarsi qui per lavorare e incontrare gente affine. Apertura: dalle 11 di mattina a mezzanotte, tutti i giorni.

Tutto ciò “non è un club” – chiarisce Guidi – ma è uno showroom per shopping elevato ed organismo che mira – sostiene ancora Guidi – “a dare corpo a un tutt’uno”, o quasi: tra le varie produzioni ed espressività e le arti visive.

Queste saranno concentrate all’ultimo piano, che è il  pezzo forte del palazzo: con una balaustra dell’epoca dei Savoia ancora intatta e saloni sfarzosi che recano volte decorate – della metà del Seicento e ad opera di Giacinto e Ludovico Gimignani – e probabili affreschi anche sotto gli strati di intonaco e vernice delle pareti che la Sovrintendenza ha costantemente monitorato.

Insomma, il nuovo Contemporary Cluster avrà lo stesso segno di quello trascorso, nonché del suo capitano, che vuole l’interazione tra gli specifici, le marche, le arti, senza troppe cesure tra alto e basso, creatività maggiore e minore, alla ricerca di un linguaggio con un suono all’unisono: per tutto, e il più possibile corale.

Una pensata non senza rischi, considerando la storia professionale di Guidi, e ambiziosa, oltre che passibile di una certa fumosità… Infatti, lui stesso ci dice:

Questa concezione connessa alla contaminazione tra arti e professionalità non è stata capita dagli artisti con cui lavoravo a suo tempo…

Ammetterai che non è solo questo che ha provocato delusione in chi aveva collaborato con te e si è ritrovato a non poterlo e volerlo fare più: non (solo) perché non condivideva la tua visione trasversale, ma, se mi permetti, soprattutto per un tuo atteggiamento disinvolto e muscolare e una gestione generale che ha portato anche a una serie di problemi e implosioni…

Non lo nego, ma questo è. Non si può rimanere fermi: io ho iniziato giovanissimo e nell’arco di circa dieci anni di attività sono cresciuto, ho investito e guadagnato e reinvestito per progetti sempre più ampi ma anche più giusti per me, e definiti…

…che però non è che abbiano prodotto certezze, stabilità…

…intanto premetto che io non ho mai cambiato il mio numero di telefono: chi mi voleva e mi vuole, mi cerca e mi trova… Io mi sono sempre impegnato e reinventato. Oggi ci sono ancora, sogno e metto in moto potenzialità: sono tanti che lo fanno, qui? Poi ti dico che se non vedi solidità, in quel lungo percorso io ho definito un mio sentire e un mio abbracciare le arti: che oltretutto è plurale, implica tante altre persone con me anche oggi…

Da quello che stai prospettando, e che sembri ribadire con Cluster, pare quasi che tu non creda più alla funzione della Galleria d’Arte e al ruolo del gallerista…

In un certo senso, ma solo perché il mondo è mutato e il Sistema dell’Arte si è rivoluzionato: per esempio, rispetto agli anni ’50 o ’60, ma anche ’80 e ‘90… Se non sei nel mood angloamericano che gestisce…, beh, devi essere in grado di capire bene il presente, intuire il futuro e agire di conseguenza: concependo nuove modalità…

Stai sostenendo che ora non si può non ragionare per panoramiche ampie, realizzando progettualità differenti? In ogni settore, Arte compresa? E che fine fanno il rigore, la poetica dell’artista, la chiarezza della sua ricerca?

Io penso, piuttosto, a una realtà estetica e produttiva totale: le Avanguardie lo avevano già capito… Bauhaus, Futurismo… ecco a che mi riferisco. Sai cosa è il Cluster?

Semplificando, il Cluster è un raggruppamento di elementi collegati tra loro, apparentemente lontani e diversi, che possono originare un insieme integrato…

Ecco, questo è il concetto, a questo credo: avevo capito nel tempo che dovevo fare questo innesto di elementi; Cluster non nasce per caso, né è un progetto solo esteriore, superficiale. All’estero, tra l’altro, ci sono da molto contesti simili, che funzionano e mantengono grande qualità.

Non tutti gli artisti possono seguirti in questa visione contaminata, perché possono essere lontani da ciò per carattere, tipo di ricerca, formazione, e strutturazione più pura, o concettualista; e non per questo consideriamo il loro lavoro scarsamente all’avanguardia o meno intellettualmente aperto

Non dico questo ma ricordo che Depero – per fare un solo esempio – fu grande anche e soprattutto per quel suo applicare la sua poetica a tutti i linguaggi visivi; e pensa a cosa fu la Cucina Futurista, e la provocatoria battaglia contro la pastasciutta, intesa come stereotipo italiota ed elemento passatista… O pensa Bauhaus, a Fluxus… Capisci che intendo?

Va bene, ma la pastasciutta ha vinto la battaglia e Bauhaus fu una Scuola, prima di tutto…

Beh, qui – per risponderti su Bauhaus – ci saranno anche opportunità didattiche, di cui daremo notizie nei prossimi mesi, e il Futurismo pure ha vinto…

Ad ogni modo, per seguirti su questa strada, anche negli anni Sessanta l’arte fu di simile melting pot: Warhol e la pubblicità, la comunicazione, il Cinema, la sua Factory; e in Italia la sperimentazione volse naturalmente verso la contaminazione linguistica; a Roma, ad esempio, ci fu la cosiddetta Scuola di Piazza del Popolo, Mario Schifano, le sue Stelle… Questo è l’humus su cui costruisci la tua idea?

Oh, sì: Roma era la città più recettiva allora e a proposito di quegli anni, artisti come Mario Schifano non ebbero remore a tuffarsi nella musica di Mick Jagger di Street fighting man…

Ti riferisci al pezzo pacifista del ’68 nel film Umano non umano prodotto da Anita Pallenberg ed Ettore Rosboch e presentato nel 1969 alla Biennale… Un esempio tra i molteplici con questa temperatura che – mi stai dicendo – vuoi rievocare?

Sì e no, nel senso che non ho pensieri malinconici ma vorrei recuperare quella modalità di mescolamenti super-contemporanei, quell’emozione! Ancora oggi quella è arte viva…Uno Sorico dell’Arte lo sa. Lo capisci bene, no? Cioè: questo intendo quando penso ai clusters ed è ciò che vorrei portare oggi sulla scena perché i giovani non sempre conoscono quelle realtà e quel tipo di procedere artistico e creativo che è sempre valido ed è assolutamente praticabile ancora oggi… ma sfugge anche a molti tuoi colleghi e ad artisti forse un po’ meno engagè…

…e tu vuoi farti gran cerimoniere di questa attitudine?

Qui orbitano più di 40 professionisti, quindi l’attitudine e il suo protagonismo sono molto, molto condivisi…

Sei l’inventore di Cluster, il Direttore Artistico, coordini le diverse realtà… collaborerai con curatori? E come terrai in riga tutto e tutti, come riuscirai a sostenere e rendere solido questo nuovo bel castello?

In merito alla tua prima domanda: ti confesso che ne avrò bisogno solo se sapranno stupirmi, proponendomi qualcosa che proprio non conosco, ad esempio; e sarebbe meglio siano anche dei Critici, degli Storici…; alla seconda domanda ti rispondo che lo farò grazie alle cose che ho imparato, alla tanta esperienza fatta sul campo e a quella dei partners che mi affiancano.

Partners paganti?

G. G. Le collaborazioni sono di varia tipologia…

Tutto questo ha costi enormi, suppongo: che tempi prevedi per rientrare?

Ti assicuro che sono costi molto molto meno altri di quel che sembra poiché in molti casi le persone le coinvolgi in base a ciò che loro sanno bene essere un loro guadagno. I calcoli se li fanno bene, non dubitare. Se l’idea e lo spazio non fossero stati idonei non mi sarei mai potuto permettere questa quantità di lavoro e di qualità. Pensa al livello altissimo dei nomi che ti ho fatto…

Con chi inaugurerai?

Il 25 novembre 2017 con la prima personale in Italia di Tadao Cern giovane artista lituano (Vilnius, 1983) che per Cluster #5 ha realizzato le serie Hanging Paintings (2017) e Chromatic Aberration (dal 2016): la prima consiste in oggetti-scultura basculanti, in lana tinta e metallo, e richiamano suggestioni della Moda ma hanno a che fare con i ricordi d’infanzia; la seconda consiste in opere pittoriche in cui rilegge da par suo, in modo minimale e fresco, altamente comunicativo, la strada aperta da Mondrian e dall’arte cinetica – GRAV soprattutto – e optical e la sfera dell’arte psichedelica: tutto ciò che si è ritrovato e ancora oggi vedi riproposto nella grafica, in certi Moda, Design e comunicazione pubblicitaria.

Una terza proposta, in più puro stile Cluster, incontra l’architettura, la fotografia, il Jewellery e lo Scent Design, con forti fragranze ispirate da Tadao Cern realizzate a hoc da Blood Concept che diventerà un vero profumo poi commercializzato. Presenteremo, inoltre, il magazine “Flewid”, creato da Emi Marchionni e distribuito in Italia e all’estero dalla Pineapple Media Limited e Sebastien Bromberger accompagnerà tutta la serata con una accurata selezione musicale.

Vedi? Per uno come Tadao Cern questa metodologia e questo Cluster è assolutamente normale, come lo è per tanti internazionali più giovani, che vogliono partecipare e venire a Roma. E io a Roma resto…: non per fare vetrina ma per concretizzare un concetto.

Niente più fiere, mostre nei Musei internazionali? Abbasso MACRO e MAXXI??

Io faccio al meglio ciò che ho in mente e credo possa funzionare; e lo faccio forte di collaborazioni e interazioni, oltre che di una scena: non è solo attaccare quadri alle pareti o vendere. Pensa a quanto è contemporaneo e funziona Palazzo Fortuny di Venezia… Dici che ti sembro troppo ambizioso? Fumoso? Intanto Cluster è stato inaugurato, ora arriva Cluster#5 ed è ancora più grande e strutturato. Che dici, basta come prova?

Spero basti a te, sinceramente, e alla molteplicità degli sforzi e dell’investimento di tutti. Che siano consapevoli, consapevoli e duraturi: perché quel che è certo è che il Sistema dell’Arte qui e la stessa città di Roma – per concentrarci su questi temi e frangenti – ha necessità di visioni, di progettare non più solo nell’emergenza né con una metodo alla “prendi-i-soldi-e-scappa”, cioè nel qui-e-ora, ma con un respiro meno corto. Ci auguriamo, pertanto, polmoni potenti, Giacomo!

contemporarycluster

 

Barbara Martusciello

Barbara Martusciello

Barbara Martusciello è Storico e Critico d’arte, curatore di mostre, organizzatrice di eventi culturali e docente. Ha collaborato con riviste di settore, con i quotidiani "Paese Sera", "Liberazione", il settimanale "Liberazione della Domenica", più saltuariamente con altri quotidiani ("Il Manifesto", "Gli Altri") e periodici ("Time Out" - Italia"); è stata parte attiva nel progetto che ha dato vita, a metà anni '90, della prima rivista via fax di Arte ("Artel") e di Architettura ("Architel") e scrive regolarmente di Arti visive e cultura. Ha avuto la direzione artistica di spazi privati e gallerie; ha curato centinaia di cataloghi e di mostre in spazi pubblici e privati, attività che svolge tutt’ora. Docente di Storia dell’Arte e di Storia della Fotografia in diversi Istituti Superiori, è titolare del modulo didattico di Storia delle Arti Visive all'Università del Design Istituto Quasar. E' stata ed è divulgatrice anche attraverso Master, convegni, seminari, workshop, conversazioni. Tra questi, per Zetema Progetto Cultura con Roma Capitale nell’ambito di Racconti di Storia dell'Arte; per il FAI nell’ambito di Visti da Vicino; per la GNAM _ Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma nell'ambito di L'artista, L'Opera, Il Museo; per Roma Design Lab (Creatività e Rigenerazione urbana: scenari nazionali e internazionali, casi di studio - Riconoscimento 3 C. F. dall'Ordine degli Architetti di Roma). Ha scritto alcuni libri e suoi saggi sono nei più recenti volumi "Guerra e Architettura" di Lebbeus Wood e "Ricostruire la moda italiana" di Nicola White (entrambi di Deleyva edit.); suoi testi critici aprono i libri fotografici "Sogni d'Acqua. Lungo il Mekong", Electa-Mondadori ediz., 2014 e “Finding Homer”, PostCart 2015. Ha ideato e curato la prima edizione del Concorso e della Residenza fotografica in Murgia nell'ambito di MurgiAMO (2014) e ha collaborato con Roma Design Lab 2014, piattaforma tra istituzioni e privati dedicata al Design, all'Architettura, alla Creatività e alla rigenerazione urbana: per entrambe, art a part of cult(ure) è stata Mediapartner. Collabora con vari webmagazine e piattaforme culturali (MyWhere; Rotarian Gourmet), cura attività didattiche e culturali all’interno di artapartEvents ed è cofondatrice e Caporedattore del webmagazine "art a part of cult(ure)". Membro della Commissione DIVAG-Divulgazione e Valorizzazione Arte Giovane per conto della Soprintendenza Speciale PSAE e Polo Museale Romano, ora in rimodulazione, attualmente ha un incarico nel MUSAP - Museo e Fondazione Arazzeria di Penne (Pescara) per cui segue l'area dell'Arte Visiva Contemporanea.

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