Sally Ross. Painting Piece-By-Piece

Sally Ross
Painting Piece-By-Piece
4 marzo – 29 luglio 2018

Nella sua prima mostra europea Painting Piece-By-Piece la pittrice americana Sally Ross presenta cinque grandi opere dal 2013 al 2015, recentemente acquisite dalla Collezione Maramotti.

Le opere in mostra rivelano i loro componenti e le loro combinazioni, il pensiero e il lavoro manuale sottesi alla loro realizzazione, pur conservando una qualità enigmatica, al contempo elusiva e diretta.

La base su cui poggia il lavoro di Ross è il luogo reale in cui dà vita alla creazione artistica: lo studio, e in particolare il pavimento dello studio, su cui le opere sono inizialmente assemblate, come mappe che si disperdono in diverse direzioni, con frammenti di tela cuciti tra loro come in una sorta di trapunta cubista.

È un paesaggio che l’artista osserva dall’alto e compone pezzo dopo pezzo. I lavori spesso presentano una tridimensionalità, non solo nel caso delle protrusioni sculturali di alcuni dipinti, ma anche dei blocchi che ne delineano le superfici.

Il materiale vero, ad esempio un pezzo di flanella a scacchi verde e nera della sua stessa giacca, entra nella tela, la completa come la tessera di un puzzle; il materiale, reale anziché dipinto, suggerisce un trompe-l’oeil al contrario.

Alcune parti sono composte da pattern creati e stampati dall’artista stessa, come squame di pesce o venature del legno, o appropriate da materiali esistenti, le righe delle lenzuola o gli intrecci di una sedia da giardino, per esempio.

È presente anche una sorta di “action-writing”, delle marcature che introducono l’atto del disegnare. L’artista combina oggi liberamente pittura, stampa, collage, scultura, disegno.

Nonostante la natura giocosa e performativa del suo lavoro, non c’è alcuna celebrazione del colore. La palette di Ross tende a tonalità sobrie e riflessive, dal bianco e grigio sfumati al marrone e nero terrosi, i colori fuoriescono dalle assi del pavimento di legno e dai mattoni della vecchia rimessa che è il suo studio ormai da molti anni.

L’opera di Ross è al contempo radicata nel presente e atemporale.

Davanti ai suoi quadri, vengono subito alla mente artisti in una sorta di passaggio dagli anni ’50, ’60 e ’70, fino a noi: Anni Albers, Lee Bontecou, Alberto Burri, Franz Kline, Robert Rauschenberg, Jasper Johns, Cy Twombly, Alan Shields; ma la qualità organica delle sue opere, soprattutto esposte in Italia, può evocare la tradizione dell’Arte Povera.

I “combines” di Ross rianimano un periodo di esplorazione in cui l’arte in generale e la pittura in particolare immaginavano di poter essere qualcosa di diverso, qualunque cosa. Nonostante i ripetuti annunci sulla morte della pittura già alla fine degli anni ’60, il suo lavoro propone che è ancora possibile, che ancora esiste. L’autentica pratica dell’arte come esperimento non appartiene al passato, è anzi uno dei segni più visibili che per gli artisti, e per noi, questo ha un futuro oltre una perpetua fase finale, che la pittura resta connessa alla sua storia e va avanti.

Accompagna la mostra un catalogo con un testo di Mario Diacono e una conversazione fra Sally Ross e Bob Nickas.

  • Private view su invito: 3 marzo 2018, alle ore 18.00, alla presenza dell’artista.
  • 4 marzo – 29 luglio 2018
  • Visita con ingresso libero negli orari di apertura della collezione permanente.
  • Giovedì e venerdì 14.30 – 18.30
    Sabato e domenica 10.30 – 18.30
  • Chiuso: 25 aprile, 1° maggio

Info

Ufficio stampa

Biografia

Sally Ross è nata Morristown, New Jersey, nel 1965.
Ha ottenuto un BFA presso il NYS College of Ceramics della Alfred University, Alfred, NY.
Vive e lavora in Canal Street, a New York City.

Mostre personali 

Fergus McCaffrey, New York (2018); Gallery Min Min, Tokyo (2008); Mario Diacono at Ars Libri, Boston (2007); Audiello Fine Art, Inc., NYC (2000, 1998). 

Mostre collettive 

Gagosian Gallery, NYC (2013); Sean Horton Gallery, NYC (2011); Galerie Lelong, NYC (2010); Mehr Gallery, NYC (2007); EFA Gallery, NYC (2007); Gallery Min Min, Tokyo (2006); KS Art, NYC (2006); Mitchell Algus Gallery, NYC (2006); Stephan Stux Gallery, NYC (2003); Exit Art, NYC (2001); Huntington Beach Art Center, Huntington Beach, California (1999); Wooster Gardens, NYC (1993); Bullet Space, NYC (1992); Lisa Ruyter’s loft, NYC (1992); 88 Room, Boston (1992).


Sally Ross
Painting Piece-By-Piece
4 March – 29 July 2018

In her first European exhibition Painting Piece-By-Piece American painter Sally Ross presents five large works from 2013 to 2015, recently acquired by the Maramotti Collection.

The paintings on display reveal their components and how they came together, the thinking and handwork involved, yet retaining an enigmatic quality, somehow elusive and direct.

The very foundation of Ross’s work is within the reality of where her art comes into being: the studio, and in particular the studio floor, on which her work is initially composed like a map unfolding in various directions, fitted together from any number of pieces and sewn into place, a sort of cubist quilting.

The artist stands above the image-composition, which we may see as an aerial view of a landscape, and she begins to stitch the pieces together. There is a three-dimensionality, not only with the sculptural protrusions in some of the paintings, but with what appear as blocks of a faceted structure.

Certain materials—green and black checked flannel pieces from one of her own jackets, for example—that Ross brings into the canvas, are like the missing parts of a puzzle; actual rather than painted, they suggest trompe-l’oeil in reverse.

Some parts of her paintings are comprised of patterns created and printed by the artist herself, such as fish scales and wood grain, or appropriated from existing materials, the stripes in bedding and in the webbing from a lawn chair, for example.

There is also evidence of mark-making, a sort of action-writing that introduces acts of drawing. Ross freely intermingles painting, printing, collage, sculpture, and drawing.

Despite the playful, performative nature of her work, there is no color for its own sake, its celebration. Ross’s palette, which tends toward a somber, reflective tonality, comes from the studio environment as well. Color in her paintings—from smudged whites and grays to earthen browns and blacks—seeps out from the floorboards and brick walls of the old carriage house that has been her studio for many years.

Ross’s work is equally present and out of time. When looking at her paintings, the artists who come readily to mind comprise a passage from the 1950s, ’60s and ’70s and into our own time: Anni Albers, Lee Bontecou, Alberto Burri, Franz Kline, Robert Rauschenberg, Jasper Johns, Cy Twombly, and Alan Shields; while the organic

quality of her work, particularly being exhibited in Italy, resonates with the tradition of arte povera.

Ross’s “combines” reanimate an exploratory period when art in general and painting in particular imagined it could be something else, could be anything else. Despite repeated pronouncements on the end of painting since the later ’60s, her work proposes that it still can.

The very practice of art as an experiment is not a thing of the past, but one of the more visible signs that for artists and for us, it has a future beyond an endless endgame, that painting remains connected to its history and goes on.

A book including an essay by Mario Diacono and a conversation between Sally Ross and Bob Nickas accompanies the exhibition.

  • Private view by invitation: 3 March 2018, at 6.00pm. The artist will be present.
  • 4 March – 29 July 2018
  • Admission free visit during the opening hours of the permanent collection.
  • Thursday and Friday 2.30pm – 6.30pm
    Saturday and Sunday 10.30am – 6.30pm
  • Closed: 25 April, 1 May

Info

Press Office

Biography

Sally Ross (b. 1965 in Morristown, New Jersey) obtained a BFA at the NYS College of Ceramics at Alfred University, Alfred, NY.
She lives and works in Canal Street, in New York City.

Solo exhibitions

Fergus McCaffrey, New York (2018); Gallery Min Min, Tokyo (2008); Mario Diacono at Ars Libri, Boston (2007); Audiello Fine Art, Inc., NYC (2000, 1998). 

Group exhibitions

Gagosian Gallery, NYC (2013); Sean Horton Gallery, NYC (2011); Galerie Lelong, NYC (2010); Mehr Gallery, NYC (2007); EFA Gallery, NYC (2007); Gallery Min Min, Tokyo (2006); KS Art, NYC (2006); Mitchell Algus Gallery, NYC (2006); Stephan Stux Gallery, NYC (2003); Exit Art, NYC (2001); Huntington Beach Art Center, Huntington Beach, California (1999); Wooster Gardens, NYC (1993); Bullet Space, NYC (1992); Lisa Ruyter’s loft, NYC (1992); 88 Room, Boston (1992).

Collezione Maramotti

Collezione Maramotti

Un progetto per l'arte contemporanea. Risale a più di trent’anni fa il proposito di Achille Maramotti di costituire una raccolta d’arte contemporanea che diventasse poi un luogo esemplare di fruizione estetica e intellettuale, aperto a un pubblico di conoscitori e interessati. La collezione doveva essenzialmente rappresentare, nelle sue intenzioni, uno specchio del movimento delle idee artistiche più avanzate del proprio tempo.

Fino al 2000, un certo numero di opere acquistate venivano esposte per lunghi periodi negli spazi di passaggio dello stabilimento Max Mara in via Fratelli Cervi a Reggio Emilia: l’intento era quello di promuovere una quotidiana, stimolante convivenza fra creatività artistica e disegno industriale. Non è perciò un caso che questo edificio, una volta dedicato alla creazione di “collezioni” di moda, sia ora divenuto la sede permanente di una collezione d’arte contemporanea. La continua esplorazione dei linguaggi diversamente espressivi e in costante evoluzione della moda e dell’arte era stata la passione centrale di Achille Maramotti.

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