Quando il pesce piccolo mangia il pesce grande. Stagione Teatro Vascello 2017-2018

In questo nostro mondo, dove il conflitto non è più padre, ma patrigno, dove non esistono più certezze, e ogni fondamentale è messo in discussione, dove dicono che anche il futuro sia fuori dalla linea dell’orizzonte, dove l’ignoto che ci circonda genera paura e la nostra tranquilla visione della realtà si frantuma lasciandoci smarriti, il Teatro può essere un aiuto per comprendere meglio noi stessi, la nostra storia, il nostro presente e ipotizzare il nostro futuro. Un luogo di condivisioni, di consapevolezza. Un antidoto per contenere la noia del mondo. Ci dà l’opportunità di avere visioni diverse della contemporaneità, offrendoci una serie di scenari così differenti nel campo delle arti in genere che possono aiutarci a gettare uno sguardo più ampio e senza confini sulla modernità.
Io credo che il Teatro non morirà mai e continuerà ad esistere proprio perché è nato come strumento di conoscenza e di purificazione.
Come nostra consuetudine, ormai da anni, anche questa sarà una stagione multidisciplinare, dove tutte le categorie dello spettacolo dal vivo saranno rappresentate in un interessante caleidoscopio per offrire a tutti un’opportunità di avvicinarsi di più al Teatro e alle arti sceniche in generale. È una stagione ricca, composita, stimolante, all’insegna della varietà e incentrata sulla qualità delle proposte.
Fonte vitale di conoscenza.

Ecco il nostro cartellone 2017/2018 tra produzioni, ospitalità, collaborazioni.

Ci sarà la premiatissima compagnia PUNTA CORSARA con il loro nuovo spettacolo , una collaborazione con la compagnia TEATRI DI VITA, che presenterà lo spettacolo “Chiedi chi era Francesco” di Andrea Adriatico .
Un ritorno sul palcoscenico del Vascello della storica compagnia LA VALDOCA con il loro ultimo spettacolo GIURAMENTI su testi di Mariangela GUALTIERI e la regia di Cesare RONCONI.
Un giovane e già affermato regista come Gianluca Merolli che metterà in scena il testo scandalo  SAVED di Edward BOND.
Un omaggio al fondatore del Teatro Vascello Giancarlo NANNI sarà la messa in scena del GABBIANO di Cechov con lo stessa regia e cast delle precedenti edizioni ripresa da Manuela Kustermann, e in quello stesso periodo La FABBRICA DELL’ATTORE festeggerà i suoi 50 anni dalla sua fondazione.
Un Focus sulla compagnia di Roberto LATINI con due delle sue ultime produzioni AMLETO e I GIGANTI DELLA MONTAGNA e il suo nuovo spettacolo IL CANTICO DEI CANTICI. Un altro appuntamento imperdibile sarà con la compagnia MITI PRETESE che porterà sul palcoscenico del Teatro Vascello tre dei suoi spettacoli più acclamati: ROMA ORE 11 , LE TROIANE e FESTA DI FAMIGLIA.
Per trascorrere in allegria il periodo natalizio si potrà ridere con un due classici rivisti in chiave moderna LA LOCANDIERA per la regia di Stefano SABELLI e MISERIA E NOBILTÀ per la regia di Michele SINISI. E per i gli amanti del circo la compagnia circense EL GRITO.
I CANTIERI TEATRALI KOREJA porteranno uno spettacolo sul grande pittore americano Edward HOPPER dal titolo FRAME regia di Alessandro SERRA e il loro storico e premiato PALADINI DI FRANCIA .
Un altro grande classico, Goldoni con LA BOTTEGA DEL CAFFÈ reso contemporaneo dalla regia di Veronica CRUCIANI.
La grande poesia di SHAKESPEARE sarà presente nello spettacolo DICHIARO GUERRA AL TEMPO che vede in scena me insieme a Melania GIGLIO per la regia di Daniele SALVO in un connubio interessantissimo di musica e poesia.
Festeggeremo una grande scrittrice Dacia MARAINI, in due serate a lei dedicate, con l’omaggio di attrici che leggeranno suoi testi, una tavola rotonda alla quale parteciperanno giornalisti e critici e uno spettacolo LA LUNGA VITA DI MARIANNA UCRIA interpretato da Raffaella AZIM.
Il grandissimo Gabriele LAVIA ci affascinerà con due sue interpretazioni magnifiche IL SOGNO DI UN UOMO RIDICOLO di DOSTOEVSKIJ e un recital su LEOPARDI.
Per le nostre serate uniche vedremo Massimo POPOLIZIO, Roberto HERLITZKA, Moni OVADIA, Maurizio LOMBARDI, Peppe SERVILLO e altri grandi interpreti.
Per la musica, oltre al maestro PIOVANI, in un concerto emozionante con Germano MAZZOCCHETTI, avremo Lucilla GALEAZZI e ancora Paolo VIVALDI senza dimenticare da questa stagione la collaborazione con il CIRCOLO GIANNI BOSIO che presenterà una serie di concerti nell’ambito della rassegna Calendario Civile. Importante anche la collaborazione con l’Accademia Italiana del Flauto che presenterà parte del suo festival Flautissimo, sempre ne connubio di teatro e musica.
Presente come sempre la danza conemporanea con la compagnia MVULA SUNGANI per omaggiare Lucio Dalla, SOSTA PALMIZI, BALLETTO DI ROMA con un trittico sul Bolero di Ravel, le coreografie di Giorgia NARDIN, Chiara FRIGO e Francesca PENNINI, RIOTOUS inglese danese, costola ormai autonoma dell’ODIN TEATRET di Eugenio Barba, e poi ancora la danza di Michele POGLIANI e Maria Grazia SARANDREA.
Abbiamo scommesso su una comicità rarefatta e surreale aprendo a delle realtà che si stanno affermando prepotentemente, che per questo hanno suscitato la nostra curiosità e che vogliamo presentare al pubblico del Teatro Vascello, in 3 appuntamenti distinti, Filetti di Sgombro in collaborazione con 369gradi con cui importiamo da New York anche un progetto di promozione della drammaturgia americana e un progetto sperimentale di drammaturgia interattiva.
Naturalmente continua parallelamente la stagione del Vascello dei piccoli con la compagnia Stabile I GIOVANI DEL VASCELLO che presenterà per la gioia di grandi e piccini altri bellissimi spettacoli: PETER PAN, IL MAGO DI OZ. Altri spettacoli saranno portati in scena da altre compagnie come Teatro degli Accettella, Luisa Piazza con la sua compagnia Maninalto, Nomen Omen, Teatro dell’Acquario di Cosenza e Cantieri Teatrali Koreja di Lecce.
Vogliamo ricordare anche la collaborazione con la compagnia DYNAMIS diretta da Andrea DE MAGISTRIS ormai da anni in residenza al Vascello. I nostri laboratori teatrali condotti da DYNAMIS, il coro di Cesare DEL PRATO e Vincenzo DE FILIPPO e quest’anno un progetto speciale con Carla TATÒ e Carlo QUARTUCCI.
Anche questa stagione il teatro Vascello continua la collaborazione con importanti festival ROMAEUROPA, LE VIE DEI FESTIVAL, FLAUTISSIMO, TEATRI DI VETRO, I CONCERTI NEL PARCO, EXIT.
Il Teatro Vascello si riconferma un luogo vivo, aperto a tutti e per tutti, con un’offerta culturale di grande varietà. Un Teatro aperto sempre che vi mette a disposizione anche il suo Foyer per una sana pausa BIO di ricreazione e di ristoro e dove non mancano anche mostre d’arte, presentazioni di libri, letture, incontri, conferenze.
Voglio ringraziare VOI spettatori che ci avete seguito in questi anni e che sempre più numerosi ci seguite, perché è grazie a voi che questa bellissima realtà può continuare ad esistere.
Un particolare e doveroso ringraziamento a tutto lo staff del Teatro Vascello per la loro dedizione e impegno nel portare avanti il proprio lavoro.
Marco Ciuti, Cristina D’Aquanno, Valerio Geroldi, Danilo Rosati, Isabella Saliceti, Alkis Zanis, Winny Capacia, Stefano Recchia, Francesca Carillo.
Buon Teatro a tutti, Manuela Kustermann

Teatro – Danza – Musica e Vascello dei piccoli

8 settembre 2017 (teatro e musica) Calendario civile

  • Centro mediterraneo delle arti e Sardegna Teatro
  • Armistizio La fisarmonica verde 
  • di e con Andrea Satta
  • e con Ulderico Pesce
  • al pianoforte Angelo Pelini
  • regia di Ulderico Pesce
  • in collaborazione con il Circolo Gianni Bosio
  • La fisarmonica verde racconta la storia di Gavino Esse, internato nel campo di concentramento tedesco di Lengenfel durante la Seconda Guerra Mondiale, attraverso gli occhi del figlio Andrea che, dopo la morte del padre, ricostruisce la sua storia attraverso degli oggetti ritrovati come un cappottone, una fisarmonica verde e un documento di denuncia, firmato dal padre e da altri internati politici redatto dopo che l’SS Joseph Hartmann, il 14 aprile del 1945, diede fuoco a una baracca con un centinaio di prigionieri dentro, sparando ai pochi che riuscirono a fuggire dalle fiamme. Dal documento inizia il viaggio di Andrea per ricostruire la storia del padre, che diventerà il viaggio verso le atrocità di questa pagina della nostra storia.
    «Questa è una storia vera, la storia di un uomo normale, mica un eroe.
    Uno che partì in guerra perché si doveva partire e che tornò anche se era difficile tornare e, tra andare e svenire, ingoiò momenti di tragedia assoluta e sputò straordinario coraggio. Era mio padre.
    Per tutta la vita fu professore di francese nelle scuole serali e poi nelle scuole medie. Amava i suoi ragazzi e anche me, o forse me anche di più. Era un uomo arcaico. Un grande narratore di silenzi. Andavano in scena davanti alla stufa foderata di amianto sulla Casilina i suoi silenzi e, nelle pause, i suoi racconti da fuoco si facevano fumo e si perdevano nel cielo di Roma. L’odore del mirto e del rosmarino, il codice barbaricino e l’onore difeso, le parole ascoltate da sua nonna, Minnanna, in Gallura davanti al granito del camino sono state l’aroma della mia vita di bambino in quella casa al sesto piano sulla ferrovia. Gavino Esse, mio padre, si salvò dal un campo di concentramento nazista di Lengenfeld e dopo mille torture che pesava solo trentanove chili, un treno lo riportò da Dresda in Italia a cavalcioni dei respingenti. Con lui un cappottone russo e una fisarmonica verde smeraldo che in qualche modo gli restituì la vita. Così, dopo la sua morte, ho messo la mia bicicletta sulla nave e ho fatto a ritroso il viaggio che mio padre orfano fece a diciassette anni per il Continente, in cerca della sua Sardegna e dei suoi luoghi, e a Natale dello scorso anno, con mio figlio Lao, un ragazzino di dodici anni, siamo andati a vedere cosa fosse rimasto ancora del campo di concentramento in Germania. Inseguito dai fantasmi, tra camposanti e sabbie deserte, ioni, polveri di ossa, fiumi asciutti e quel che resta, mi sono fatto tre settimane di solitudine, recuperando parole da non dimenticare, immagini da non tradire e raccontare. Solo che una sera scoprii una strana lettera, in cui mio padre denunciava, primo firmatario, Joseph Hartman, il furher del suo Campo di Concentramento. E questo è un gesto eccezionale. Era indirizzata al Comando Americano di Dresda. Veramente un’avventura incredibile… quella di uomo normale.» (Andrea Satta)

15-16-17 settembre 2017 (danza)

  • Compagnia Excursus danza e Centro Ricerche Musicali
  • Corpus 2.0.
  • Corpi adattivi | musica – danza – scena interattiva
  • Musica e disegno spazio sonoro Michelangelo Lupone
  • Coreografia e regia Richy Bonavita
  • Scenografia interattiva Licia Galizia
  • Disegno luci Danila Blasi
  • In scena Enrica Felici, Francesca Schipani, Emiliano Perazzini, Yari Molinari, Valerio De Vita
  • coordinamento artistico Laura Bianchini e Theodor Rawyler
  • in collaborazione con PAC, nell’ambito dell’Estate Romana e Lazio Estate e Teatro Vascello.
    Corpus 2.0 (prima assoluta) è una libera indagine sul corpo come mezzo espressivo, decontestualizzato da una specifica narrazione, e inserito in un contesto intermediale, ma sempre dispensatore di moti interiori, di azioni e reazioni, creatore di suggestioni fisiche come vuole l’indirizzo stilistico di Bonavita e di Lupone. Il processo creativo in simbiosi tra la coreografia musica e tecnologie elettroniche consente un’indagine sull’interazione fra la tridimensionalità del corpo fisico iscritto nel continuum spaziotemporale della scena dinamica disegnata dall’artista Licia Galizia e le suggestioni sonore della musica, immateriali per loro natura, enfatizzandone le possibilità espressive in un contesto astratto, e proprio per questo surreale e onirico.

19 settembre 2017 (teatro e musica)

  • Compagnia Diritto & Rovescio
  • Il persecutore
  • di Coltázar
  • con Massimo Popolizio e Javier Girotto
  • fonica Fabio Rivelli
  • light Designer Stefano Greco
  • cura registica, adattamento e riduzione Teresa Pedroni
  • Una serata che si prefigge di offrire la magia dell’incontro tra la letteratura e la musica. Un evento che ha come protagonisti un grande attore e un grande jazzista per ricreare l’atmosfera evocata da pagine straordinarie su di un personaggio altrettanto straordinario e mitico come Charlie Parker. Il rapporto tra la lettura attoriale e la lettura musicale per arrivare all’esecuzione di una partitura che esprima al suo meglio le possibilità e i sottotesti nascosti nell’opera letteraria. Quanto al controllo dei tempi Cortazar, melomane amante del jazz, è di un rigore assoluto attribuendo alla ritmica della prosa una parte fondamentale della sua narrazione. Ed in questo caso in particolare la scrittura è sviluppata e costruita come i ritmi del jazz.
    Omaggio al mondo del jazz e alle sue ossessioni creative “Il Persecutore” non è soltanto un racconto biografico ma interrogazione in forma narrativa sull’irriducibile alterità del genio artistico. Cortazar racconta di aver cercato a lungo il protagonista di questa long short–story e di averlo riconosciuto, alla fine, nel profilo biografico di Charlie Parker: “Un individuo che, pur dotato di enorme intuizione , sia molto ignorante, molto primitivo. Un personaggio che non pensi. Un uomo che non abbia pensieri, ma solo sensazioni, che, nella sua musica, nei suoi amori, nei suoi vizi, nella sua infelicità, sempre e dovunque, non agisca che al livello delle sensazioni”.
    La figura tragica in “The Bird” è ombra ad uno dei molti volti di Cortazar, la cui opera trova in questo racconto un momento di svolta dalla rarefazione delle atmosfere fantastiche, al confronto “esistenziale” con l’altro, che sempre e comunque, è il simile.

20 settembre 2017 (Musica) Calendario civile

  • Albero della Libertà – Circolo Gianni Bosio
  • E se l’Italia dorme, presto se svejerà
  • Canzoni e letture sul Risorgimento
  • con Gabriele Modigliani, Sara Modigliani, Stefano Pogelli, Gavina Saba, Livia Tedeschini Lalli, Laura Zanacchi e il cantastorie Mauro Geraci
  • Per l’Italia laica e repubblicana, prima dell’avvento del fascismo, il 20 settembre era il perno del calendario civile – il ciclo di festività che nel corso dell’anno segnavano la storia del Risorgimento, della libertà, dell’uguaglianza e della fraternità. Si ricordavano le date delle cinque giornate di Milano, della Repubblica Romana, dell’insurrezione antipapalina soffocata nel sangue a Perugia, e poi la presa della Bastiglia e si cominciava a festeggiare il Primo Maggio.
    Le parole dello spettacolo sono di coloro che durante il lungo processo risorgimentale hanno lottato, hanno polemizzato, hanno sofferto perché strade diverse da quelle che hanno preso il sopravvento fossero sperimentate per realizzare l’unificazione italiana. Le parole di chi, insomma, a torto o a ragione, ha continuato a chiedersi: quale nazione per quale Stato? Quale nuova comunità di uomini e donne dovrà partecipare alla sua costruzione?
    I canti risorgimentali popolari, O Venezia, Camicia Rossa, Partire partirò partir bisogna, quelli d’autore e del mondo del canto anarchico-socialista, Dimmi bel giovane, Or che innalzato è l’albero, si mescolano alle ballate siciliane tra cui una (L’Italia dei Mille) composta dal poeta/cantastorie siciliano Franco Trincale. Parte del materiale, inedito, proviene dall’Archivio sonoro “Franco Coggiola” del Circolo Gianni Bosio. 

3 ottobre 2017 (Musica) h 21 Calendario civile Giornata delle vittime dell’immigrazione

  • Argonautiche
  • da “Le Argonautiche” di Apollonio Rodio
  • Esito Scenico del Laboratorio non-scuola del Teatro delle Albe
  • Nell’ambito del progetto Calendario Civile del Circolo Gianni Bosio
  • Guide: Alessandro Argnani, Emanuele Valenti, Andrea Santantonio e Nadia Casamassima
  • Con: Angelo Andrulli, Mustafà Ahmed, Popise Baddie, Maurizio Cicchetti, Giada Cipriani, Vanessa Clemente, Roberto Di Perna, Said Elshazly, Rosanna Fraccascia, Arcangela Genco, Kheireddine Guellour, Omar Jallow, Seedy Keita, Hassan Kromah, Giovanna La Fortuna, Arianna Longo, Luca Marchello, Aldo Massari, Ferdinando Mazzitelli, Salif Ngom, Ernest Niaba, Emanuela Noviello, Francesca Pagone, Vincenzo Paolicelli, Vincenzo Quarta, Michela Rondinone, Amelie Santantonio, Matilde Santantonio, Alì Sohna, Marinella Trivigno, Antonella Visceglia
  • Luci: Joseph Geoffriau
  • Costumi: Marilena Girardi e Fatima Bibi, Moham Chuadhry, Adama Jemi, Uddin Nasir, Ahless Sami Salem, Noha Omark Salem, Scumahoro Amira, Muhammad Zafran
  • Scenografia: Massimo Casiello e Azmat Dawlatzai, Souleymane Diallo, Abdul Shukoor Fulad, Musajan Ihrjan Tahirou Maiga, Habibi Mirwais, Ehsan Ullah Momand, Umar Muhammad, Omar Sawane, Mohamed Toure
  • Nel poema epico “Le Argonautiche” si racconta del viaggio affrontato dagli Argonauti per conquistare il Vello d’oro, il manto di un ariete sacro a Zeus che ha il potere di curare le ferite. Guidati da Giasone, gli eroi affronteranno incontri straordinari e terribili prove pur di ritornare finalmente a casa. Gli eroi nel nostro caso sono tutti gli adolescenti che si mettono in viaggio, reale o metaforico che sia.
    Questo spettacolo nasce dal progetto Tuttùn-la non-scuola a San Chirico Raparo, promosso da Q Academy impresa sociale srl e dalla società cooperativa “Il Sicomoro” di Matera, in collaborazione con il Comune di san Chirico Raparo, Teatro delle Albe/Ravenna Teatro, Punta Corsara e IAC Centro Arti Integrate.
    Tra ottobre del 2016 e aprile del 2017, Alessandro Argnani per il Teatro delle Albe ed Emanuele Valenti per Punta Corsara hanno guidato il laboratorio non-scuola “Argonautiche” a San Chirico Raparo, un piccolo paese della Basilicata, coinvolgendo gli adolescenti del paese e gli ospiti della comunità per minori non accompagnati arrivati dal Gambia, Costa d’Avorio, Ghana, Mali. Contemporaneamente, a Matera, Andrea Santantonio e Nadia Casamassima per IAC hanno guidato un laboratorio non-scuola con un gruppo di adolescenti materani.
    Nell’aprile del 2017, i due gruppi si sono incontrati e hanno dato vita allo spettacolo “Argonautiche”. Nel luglio dello stesso anno, il laboratorio si è aperto a nuovi partecipanti e l’esito scenico è stato riallestito a Matera, all’interno di Nessuno Resti Fuori – festival di teatro, città e persone.
    “Le Argonautiche”, come nella tradizione della non-scuola del Teatro delle Albe, raccoglie e fa incontrare selvatichezze, storie, dialetti, sogni dei ragazzi e delle ragazze “mettendo in vita” il testo di Apollonio Rodio.
    In occasione di questa giornata, il coro multietnico Quintaumentata parteciperà con un canto.

Dal 4 all’8 ottobre 2017 (prosa) dal mercoledì al sabato h 21 domenica h 18

  • in collaborazione con Le vie dei festival
  • Fondazione Teatro di Napoli – 369gradi
  • Compagnia Punta Corsara
  • Il cielo in una stanza
  • di Armando Pirozzi e Emanuele Valenti
  • con Giuseppina Cervizzi, Christian Giroso, Vincenzo Nemolato, Valeria Pollice, Emanuele Valenti, Gianni Vastarella e Peppe Papa
  • scene Tiziano Fario
  • costumi Daniela Salernitano
  • luci Giuseppe Di Lorenzo
  • regia Emanuele Valenti
  • Il cielo in una stanza, scritta da Gino Paoli e interpretata da Mina nel 1960, è la canzone di un amore che abbatte le pareti di una stanza, il racconto di una storia comune, nata in un luogo intimo, privato, come la propria casa. Se però questa casa crolla, cosa resta del sogno romantico, cosa resta della giovane coppia che l’ha sognato e cosa diventa quel luogo che il crollo ha portato via? Partendo da fonti diaristiche e fatti di cronaca, dall’emigrazione in Svizzera alla speculazione edilizia, viste secondo le logiche dell’evocazione più che la cronologia degli eventi, il nostro  racconto si struttura come una rivisitazione  allucinata  della classica commedia Eduardiana in tre atti, in cui i personaggi li troviamo nel momento in cui vogliono fare i conti con il proprio passato e trovare un modo, costi quel che costi, per archiviarlo e ricominciare a sognare un futuro.

11-12 ottobre 2017  h 21 (danza)

  • Riotus Company
  • SCHERZO for piano and stick
  • di e con Mia Theil Have al movimento scenico e danza
  • e musiche composte ed eseguite dal vivo di Nikola Kodjabashia al pianoforte
  • scritto da Peter Oswald
  • designer Luis F. Carvalho
  • disegno luci Lyn Cunningham
  • co-regia Mia Theil Have regia di Tage Larsen
  • “SCHERZO for piano and stick” è un drammatico dialogo per pianoforte e bastone. In omaggio alla celebre serie di cartoni animati del 1970 di Osvaldo Cavandoli, La Linea, Mia Theil Have si esibisce con un bastone di legno in questa veloce e minuziosa esecuzione fisica realizzata e punteggiata da brevi poesie di Peter Oswald. Con un altrettanto originale live score di Nikola Kodjabashia, che si muove tra musica contemporanea classica, mondiale e jazz, SCHERZO è lo spostamento di un paesaggio di immagini e di emozioni, un caleidoscopio di trasformazioni immaginative che a loro volta si presentano leggere, folli e sconvolgenti.

dal 13 ottobre al 17 dicembre 2017 (prosa) – SALA STUDIO

  • venerdì e sabato h 21.30, domenica h 18.30
  • Compagnia delle Luna
  • La gente di Cerami
  • racconti di Vincenzo Cerami
  • adattamento Aisha Cerami
  • con Massimo Wertmuller e Anna Ferruzzo
  • fisarmonica Eduarda Iscaro
  • musiche Nicola Piovani
  • assistente musicale Giovanni Piccardi
  • assistente alla regia Maria Castelletto
  • regia Norma Martelli
  • Una serata in compagnia delle parole di Vincenzo Cerami, anzi in compagnia della Gente di Cerami o meglio ancora tra la Gente. Una lettura scenica di brevi racconti che si nutre della poetica lucida e spietata del celebre scrittore de “Il borghese piccolo piccolo”. L’occhio indiscreto dell’autore, si ferma a scrutare attimi, ritagli di vita quotidiana dei protagonisti e, li scopre nella loro intimità, nel dolore o nel sollievo, nella sorte avversa o nella fortuna e così, per gioco, ne ricostruiscono la storia. Vite comuni di piccoli antieroi dove, tra le pieghe della banalità, vive l’ombra di un’altra possibilità. Un popolo muto a cui Anna Ferruzzo e MassimoWermuller, attraverso le parole del poeta danno voce. Fa da cornice la musica suadente di Nicola Piovani eseguita da Alessio Mancini e Sergio Colicchio.

16 ottobre 2017 h 21 (teatro e musica)

  • Mau production
  • L’uomo rondine
  • di e con Maurizio Lombardi
  • musiche di Giuseppe Scarpato eseguite dal vivo
  • progetto luci e fonica Nicola Magnini
  • In compagnia di un sipario, un palco e un attore straordinario saremo trasportati dentro una storia antica, sospesa tra il volo delle rondini e l’amicizia di due bambini dentro la soffitta di un palazzo fiorentino. In scena con le sue magnifiche chitarre, le musiche di Giuseppe Scarpato​, ​​c​hitarrista e produttore di Edoardo Bennato.

17-18-19 ottobre 2017 h 21 (prosa)

  • Teatri Di vita
  • Chiedi chi era Francesco
  • di Andrea Adriatico
  • drammaturgia di Grazia Verasani
  • con Olga Durano, Francesca Mazza, Gianluca Enria, Leonardo Bianconi
  • Francesco lo studente, Francesco il militante, Francesco la vittima, Francesco l’eroe, Francesco il nome su una lapide. L’11 marzo 1977 Francesco Lorusso, studente e militante di Lotta Continua, veniva ucciso a Bologna durante una manifestazione da un colpo d’arma da fuoco. Un colpo sparato da un carabiniere, che fu successivamente prosciolto. Fu l’apice tragico della stagione del Movimento del ’77 e l’inizio di una guerriglia che mise a ferro e fuoco Bologna, che si ritrovò addirittura presidiata dai blindati.Lo spettacolo di Andrea Adriatico restituisce una storia al volto e al nome di un ragazzo che a 25 anni, con la sua morte, è diventato suo malgrado l’icona di un’epoca. Ma soprattutto racconta il tempo attuale, fatto di disillusioni, scetticismo, distanza dalla politica. Teatro, cinema, radio, musica: i quattro linguaggi si intrecciano in uno spettacolo che inganna le percezioni del pubblico e apre continuamente nuovi spiragli. Mescolando documentario ed elegia, show e confessione. Riportando le “vecchie” generazioni a riaprire i conti con la memoria, e le giovani generazioni ad aprire i conti non solo con il passato, ma soprattutto con il presente.

dal 24 al 26 ottobre 2017 h 21 (danza)

  • CRDL – Mvula Sungani Physical Dance
  • Caruso e altre storie italiane
  • coreografie di Mvula Sungani
  • con Emanuela Bianchini
  • e la Mvula Sungani Physical Dance
  • musiche di Lucio Dalla
  • musiche originali Unavantaluna
  • con il sostegno del MIBACT – Direzione Generale Spettacolo, il patrocinio ed il sostegno del Comune di Sorrento, della Fondazione Lucio Dalla e della Fondazione ILICA di New York.
  • In occasione del trentennale dell’incisione di Caruso, brano di sublime ispirazione che ha avuto uno enorme successo internazionale (con oltre cento versioni in altrettante lingue), scritto e musicato dal grande Lucio Dalla e dedicato ad uno dei più grandi tenori di fama mondiale qual è stato Enrico Caruso, il regista e coreografo Mvula Sungani in collaborazione con il Comune di Sorrento, ha ideato e creato per l’étoile Emanuela Bianchini una nuova opera coreografica dal titolo Caruso, cui si affianca un progetto installativo/espositivo dello stesso Sungani e del visual-artist Alessandro Risuleo. Caruso vuole essere un omaggio all’Italia, a Sorrento e a due artisti che negli ultimi secoli l’hanno resa grande nel mondo: Enrico Caruso e Lucio Dalla. In un momento storico così complesso come quello che stiamo vivendo, diventa fondamentale conoscere a fondo il proprio passato per costruire un futuro che sia più solido possibile; da questo pensiero nasce il nuovo lavoro di Mvula Sungani. Arie d’opera cantate da Caruso e canzoni interpretate da Dalla, unite dalla world music del noto ensemble siciliano Unavantaluna, saranno rese “tridimensionali” grazie all’étoile Emanuela Bianchini e la Mvula Sungani Physical Dance.

31 ottobre ore 21 a seguire dj-set │Posto Unico 20€
1° novembre 2017 (ore 18 e ore 21) │Intero € 15 ridotto 10 €

  • Zocotoco Produzioni in collaborazioni con Piccoli Briganti
  • Who is Biancaneve
  • ideazione Piccoli Briganti con Nicola Magnini e Maurizio Lombardi
  • con Maurizio Lombardi, Roberto Caccavo, Alessandro Scaretti, Beatrice Baldaccini, Natasha Fonzetti, Benedetta Boschi, Simone Marzola, Ginevra Fenyes Tim Daish
  • musiche Claudio Corona Belgrave
  • costumi Daniele Davitti e Niccolò Gabbrielli
  • regia Maurizio Lombardi
  • Lo spettacolo prende spunto dalla fiaba originale di Biancaneve, fiaba nordica di grande effetto drammaturgico. La regia fresca e divertente punta ad approfondire e a rivisitare anche in chiave comica il racconto per renderlo adatto ad ogni fascia d’età: le invenzioni sceniche, le canzoni originali appositamente composte per l’occasione, i balletti e i continui rimandi al contemporaneo ne fanno uno spettacolo spassoso da godere insieme a tutta la famiglia e con gli amici, ideale per una serata all’insegna del divertimento e un modo per ritornare a teatro sotto una nuova veste.

dal 3 al 5 novembre 2017  venerdì e sabato h 21 domenica h 18 (danza)

  • Hallo! I’m Jacket! (il gioco del nulla)
  • produzione Compagnia Dimitri/Canessa
  • coproduzione Associazione Sosta Palmizi
  • con il sostegno di Armunia
  • regia: elisa canessa
  • con: federico dimitri e francesco manenti
  • ass. artistica: stefano cenci e giorgio rossi
  • disegno luci: marco oliani
  • durata: 60’
  • Finalista Premio Inbox 2017
  • Selezione Visionari Kilowatt Festival 2017
  • Video promo https://www.youtube.com/watch?v=KQfggIw4No8
  • Hallo! I’m Jacket! è uno spettacolo fortemente ironico. È il riflesso ridicolo e dissacrante di un sentire che trae invece origine da riflessioni ben più amare, che riguardano in generale il cosiddetto “mondo contemporaneo”, con la sua rapidità da fast food mediatico, cultura usa e getta e ansia performativa. Immersi fino al collo in una realtà che sembra dare sempre più credito a ciò che semplicemente è di tendenza, ci “facciamo beffa” di questo nostro mondo contemporaneo, costantemente assillato dall’idea di essere: produttivo! seduttivo! interessante! alternativo! figo! indipendentemente da quali siano i contenuti e i saperi. L’amarezza lascia però spazio totale alla buffoneria, alla presa in giro, all’ironia surreale. In questo mondo così caricaturizzato, qual è il rapporto dell’artista con la creazione? Con lo stare in scena? Con l’esibire se stesso su un palco vuoto? Cos’ha da dire questo teatro contemporaneo??? In Hallo! I’m jacket! tutto viene estremizzato: la performance artistica è metaforicamente tradotta con la prestazione sportiva. Il performer, un atleta che, sul palco, sventola con convinzione la bandiera bianca della mancanza totale di contenuti. Sul volto, lo smagliante sorriso dell’idiozia. Il teatro è paradossalmente trasformato nello stadio che accoglie l’attesissimo “campionato mondiale della performance”. I due performer, i due buffoni, i due clown di questo spettacolo lottano, gareggiano, danzano, sudano… per nulla! Solo per piacervi, per farvi divertire. La ridicola caricatura di un mondo zoppo, ma che corre trafelato verso il successo. Un successo qualsiasi. Un mondo paradossalmente svuotato di senso e di contenuto. Di amore e di poesia.

6 novembre 2017 h 21 (musica)

  • Soundcity: suoni dalle città di frontiera
  • Banda Ikona in concerto
  • Stefano Saletti oud, bouzuki, chitarre, voce, Barbara Eramo voce, Mario Rivera: basso acustico, Giovanni Lo Cascio: drums set, percussioni, Gabriele Coen: clarinetto, sax, flauto, Carlo Cossu: violino, Arnaldo Vacca: percussioni
  • con: Lucilla Galeazzi voce, Yasemin Sannino voce, Gabriella Aiello voce, Nando Citarella voce, tammorra, Pejman Tadayon ney, kemenche
  • «Il Mediterraneo… sono delle strade. Strade per mare e per terra. Collegate. Strade e città. Grandi, piccole. Si tengono tutte per mano. Il Cairo e Marsiglia, Genova e Beirut, Istanbul e Tangeri, Tunisi e Napoli, Barcellona e Alessandria, Palermo e… ».  Jean-Claude Izzo, Marinai perduti
    Un concerto che diventa un cammino tra le strade del Mediterraneo. Questo è quello che presentano Stefano Saletti & Banda Ikona in “Soundcity: suoni dalle città di frontiera”.
    Saletti in questi anni ha viaggiato con la sua musica da Lampedusa a Istanbul, da Tangeri a Lisbona a Jaffa, Sarajevo e Ventotene e in questi luoghi ha registrato suoni, rumori, radio, voci, spazi sonori. Partendo da tutto questo materiale ha composto un affresco sonoro che racconta il difficile dialogo tra la sponda nord e sud, i drammi dei migranti, la ricchezza, le speranze, il dolore che attraversano le strade del Mediterraneo.  Il disco è cantato come sempre in Sabir, l’antica lingua franca che pescatori, marinai parlavano nei porti del Mediterraneo unendo parole dallo spagnolo, dal francese, dall’italiano, dall’arabo. La lingua del possibile dialogo tra i popoli del mare. Il risultato è un affascinante folk world-mediterraneo, meticciato, una miscela ricca di ritmi e melodie, suggestioni e colori.
    La vita diventa musica, i rumori della realtà si trasformano in melodie e ritmi. Le strade del Mediterraneo risuonano di echi lontani e presenti e ci ricordano che da sempre sono tutte collegate: per mare e per terra.
  • Compagni di viaggio di Saletti, polistrumentista che suona oud, bouzouki, saz, chitarra ci sono i musicisti che da dieci anni fanno parte della Banda Ikona: Barbara Eramo (voce), Mario Rivera (basso), Giovanni Lo Cascio (batteria e percussioni), Gabriele Coen (fiati), Carlo Cossu (violino), Arnaldo Vacca (percussioni). Ospiti speciali della serata, le voci di Lucilla Galeazzi, Yasemin Sannino e Gabriella Aiello, Nando Citarella e Pejman Tadayon (che con Saletti danno vita al progetto Cafè Loti).
  • Il CD “Soundcity” (pubblicato nel 2016 per Finisterre/distr. Felmay) ha ottenuto grandi apprezzamenti di pubblico e di critica e da maggio a luglio 2016 è stato ai primi posti della classifica internazionale della world music, la World Music Charts Europe e della Trasglobal music charts, disco del mese a luglio per la prestigiosa rivista inglese FRoots, disco del mese per Blogfolk e nella cinquina finale del Premio Tenco 2016 per la categoria dialetti e lingue minoritarie.
  • You tube:
    Gaza Beach (official video) https://www.youtube.com/watch?v=v4aS-0RiMVc
    Hija mia mi querida (official video) http://www.youtube.com/watch?v=zfXKtAp6K6Y
    Balar Tzigana: https://www.youtube.com/watch?v=HkZrvtmY2MU
    Azinhaga: https://www.youtube.com/watch?v=LL8oP49upIM
    Piazza Tahrir https://www.youtube.com/watch?v=K56uwzRrgM8

7 novembre 2017 h 21 (musica) Calendario civile

  • Albero della Libertà e Circolo Gianni Bosio
  • Maledetti studenti italiani che la guerra l’avete voluta
  • con L’Albero della Libertà (Sara Modigliani, Gabriele Modigliani, Stefano Pogelli, Gavina Saba, Livia Tedeschini Lalli, Laura Zanacchi) e il cantastorie Mauro Geraci
  • Delle guerre meglio festeggiare la fine, non l’inizio. “Maledetti studenti italiani che la guerra l’avete voluta” è uno spettacolo-concerto costruito, negli anni del centenario della Prima Guerra Mondiale, a partire dalle storie e dalle canzoni di chi quella guerra l’ha subita ed è stato costretto a combatterla. Il titolo viene da una canzone molto diffusa nella memoria popolare, tuttora ricordata e cantata nella tradizione orale ed esprime assai bene il risentimento nei confronti di un interventismo classista già pronto a trasformarsi in fascismo.
    Dice la canzone di “Gorizia”: “voi chiamate il campo d’onore questa terra di là dai confini…” Qualche anno fa, in una registrazione raccolta da Alessandro Portelli, un reduce contadino di Ginestra Sabina cantava: “voi chiamate il campo dolore questa terra di là dai confini…” Quello che i signori e la gente istruita chiamavano onore, i contadini analfabeti – per i quali quel tipo di linguaggio era una lingua straniera ma che su quel “campo” avevano combattuto e sofferto – lo chiamavano dolore.
    Questa memoria alternativa, questo scontro fra “onore” e “dolore”, attraversa insieme i canti e i racconti dello spettacolo. Le canzoni (alcune in versioni inedite, recuperate dagli archivi sonori del Circolo Bosio) sono presentate da una delle voci più grandi della nostra musica popolare, Sara Modigliani, insieme con il gruppo Albero della Libertà, Gabriele Modigliani, Stefano Pogelli, Gavina Saba, Livia Tedeschini Lalli, Laura Zanacchi. E si intrecciano con la lettura del cantastorie Mauro Geraci tratta da Terra matta, lo straordinario libro di memorie di Vincenzo Rabito: un contadino siciliano spedito a fare la guerra di trincea all’altro capo dell’Italia, che racconta senza un’ombra di ideologia, ma con tutta la rabbia della cultura popolare incarnata in una scrittura, la sofferenza di milioni di persone.

8 novembre 2017 h 21 (teatro e musica) Festival Flautissimo

  • Compagnia “Diritto & Rovescio”
  • Appuntamento con Tabucchi: La donna di Porto Pim
  • di Antonio Tabucchi
  • con Roberto Herlitzka
  • musica dal vivo Isabella Mangani, voce e Felice Zaccheo, chitarra
  • cura registica Teresa Pedroni
  • Antonio Tabucchi: Non so se il mare disperda le certezze… il mare come lo intendeva Pessoa è il mare dell’ode marittima, che richiamava gli antichi velieri di Coleridge, i pirati di Stevenson, il brulichio delle persone sul molo sul quale Pessoa andava a aspettare che arrivassero i vascelli dall’Oriente. Ma il mare è quello che ci mostra meglio l’orizzonte, quando noi viviamo nelle nostre case il filo dell’orizzonte è assente, sul mare lo vediamo meglio, dunque la certezza si disfa un pò come la nebbia, si sfilaccia…
    La Serata Reading – Concerto “Donna di Porto Pim” è un omaggio al grande scrittore Antonio Tabucchi, interpretato da un virtuoso dell’arte drammatica quale Roberto Herlitzka a cura di Teresa Pedroni. Il piccolo libretto “Donna di Porto Pim” compone una geografia di frammenti immaginari e insieme biografici “nati” – dice l’autore,-“oltre che dalla sua  disponibilità alla menzogna, da un periodo di tempo passato nelle isole Azzorre”.  Tra gli argomenti affrontati emergono fondamentalmente le balene, che più che animali si configurano come grandi metafore. Le isole di Tabucchi sono paesaggi che si spalancano lentamente verso la dimensione metafisica, le sue balene azzurre sirene che narrano di luoghi fantastici. Nel racconto “Donna di Porto Pim” Antonio Tabucchi narra una storia drammatica e struggente, quella di un triangolo amoroso conclusosi in tragedia. Sarà Roberto Herlitzka a condurci in questo viaggio appassionato e incantato sulle onde di un mare dell’anima, un mare sognato, accompagnato dagli antichi canti delle Azzorre, rievocati dalla voce della cantante Isabella Mangani e dalla chitarra di Felice Zaccheo.

13-14 novembre 2017 h 21 (teatro e letteratura)

  • Cara Dacia
  • letture, incontri e spettacoli per Dacia Maraini
  • programma:
  • 13 nov.
  • ore 19 incontro e dibattito con Dacia Maraini
  • ore 21 Lunaria Teatro in La lunga vita di Marianna Ucrìa. *
  • con Raffaella Azim e Francesca Conte
  • luci Giorgio Neri
  • scene Giorgio Panni e Giacomo Rigalza
  • regia Daniela Ardini
  • lo spettacolo replicherà il 14 nov.
  • Dacia Maraini è una scrittrice, poetessa, saggista, drammaturga e sceneggiatrice italiana. Ha vinto, oltre il premio Strega, il premio Campiello e altri numerosi e prestigiosi premi. Le sue opere sono tradotte e rappresentate in tutto il mondo! I grandi temi sociali, la vita delle donne, i problemi dell’infanzia, sono al centro della sua numerosissima produzione letteraria e teatrale. Il teatro Vascello le vuole rendere un dovuto e affettuoso omaggio.
    *Lo spettacolo utilizza un interprete L.I.S. Lingua Italiana dei Segni per rivolgersi anche alle persone ipoudenti

20 novembre 2017 h 21 (teatro e musica)

  • Accademia Italiana del Flauto
  • Festival Flautissimo 19a Ed
  • Anche queste due mani vengono con me 
  • di Elena Stancanelli
  • con Peppe Servillo
  • musiche di Gabriele Coen
  • eseguite dal vivo da Natalino Marchetti, fisarmonica e Gabriele Coen, flauto, clarinetto e sax
  • immagini Michel Fingesten
  • regia Stefano Cioffi
  • Il testo è stato commissionato alla scrittrice Elena Stancanelli e la musica a Gabriele Coen. Sul palco una scenografia scarna e un grande schermo sul quale vengono proiettate le famose illustrazioni dell’artista ceco Michel Fingesten, artista geniale, che ha viaggiato per tutti i mari, dall’Australia agli Stati Uniti per essere poi internato nel campo di prigionia fascista di Ferramonti, in Calabria, nel 1942. Il direttore del campo, Paolo Salvatore inizia a nutrire rispetto e venerazione per quell’uomo mite, totalmente assorto nella sua arte, e reso quasi invulnerabile dal suo dono, dal suo talento. Ma, alcuni mesi dopo, l’ufficiale sarà dimesso dalla direzione perché il suo atteggiamento è considerato dalle autorità fasciste “troppo benevolo rispetto agli internati”. Il racconto è sorretto dalle sonorità create appositamente da Gabriele Coen, sullo sfondo del palco le proiezioni delle opere di Fingesten accompagnano la narrazione.

dal 29 novembre al 10 dicembre 2017 (prosa) dal mercoledì al sabato h 21 domenica h 18

  • La Fabbrica dell’Attore – Teatro Vascello
  • Salvati
  • Saved di Edward Bond
  • traduzione di Tommaso Spinelli
  • con Antonio Bandiera, Francesco Biscione, Carolina Cametti, Michele Costabile,
  • Lucia Lavia, Manuela Kustermann, Gianluca Merolli, Marco Rizzo, Marco Rossetti,
  • Giovanni Serratore
  • scene Paola Castrignanò
  • costumi Domitilla Giordano
  • luci Valerio Geroldi
  • consulenza musicale Fabio Antonelli
  • regia di Gianluca Merolli
  • progetto sostenuto e finanziato da ACEA spa
  • Saved non è un testo psicologico, in cui cercare di capire i processi mentali che portano al delitto efferato, tanto meno un testo morale, in cui cercare le ragioni del singolo in relazione alla comunità. È una tragedia le cui domande hanno sempre una matrice politica. Non ci sono buoni e cattivi, ma uomini e donne che non hanno ereditato gli strumenti per attuare una scelta positiva. Abbiamo smarrito l’innocenza e l’unico mezzo che conosciamo per trovare il nostro posto nel mondo è la crudeltà. L’innocenza ci farebbe ricordare ciò che siamo stati da bambini e che ora non siamo più e, dunque, la lapidiamo.

4 dicembre 2017 h 21 (Musica) Calendario civile

  • Circolo Gianni Bosio
  • Le vite operaie contano, Mondine di Porporana 
  • con Sara Modigliani, Susanna Buffa, Vanessa Cremaschi e Stefano Donegà
  • letture dai libri: ThyssenKrupp. L’inferno della classe operaia di Diego Novelli e La città dell’acciaio. Due secoli di storia operaia di Alessandro Portelli

11 dicembre2017 h 21 (Teatro e Musica)

  • Accademia italiana del Flauto
  • Rotte Mediterranee | Racconti, musiche e canzoni
  • con Moni Ovadia, Anissa Gouizi e Giovanni Seneca (chitarre)
  • testi Ivo Andric, Paolo Rumiz e Moni Ovadia
  • Composizioni e arrangiamenti Giovanni Seneca
  • “Tutto ciò che questa nostra vita esprime – pensieri, sforzi, sguardi, sorrisi, parole, sospiri – tutto tende verso l’altra sponda, come verso una meta, e solo con questa acquista il suo vero senso. Poiché, tutto è passaggio, è un ponte le cui estremità si perdono nell’infinito e al cui confronto tutti i ponti dì questa terra sono solo giocattoli da bambini, pallidi simboli. Mentre la nostra speranza è su quell’altra sponda.”
    Rotte Mediterranee è un recital per voce e chitarre basato sullʼintreccio di racconti e canzoni popolari dellʼarea mediterranea e composizioni originali di Giovanni Seneca. Il mediterraneo non è solo un luogo geografico, è unʼatmosfera, un paesaggio. È tra i punti cardinali, quello che vive nel presente: non è la proiezione smisurata della conquista dellʼovest, né il rigore nordico dellʼetica del lavoro, non è lʼorigine che appartiene allʼoriente, ma è lʼesperienza della complessità, la ricchezza delle differenze. Una dimensione della conoscenza non ossessionata dalla crescente velocità.

12 dicembre 2017  h 21 Festival Flautissimo 19a Ed.

  • Accademia Italiana del Flauto
  • Klezroym | Onde di suono Mediterranee
  • Le musiche della diaspora ebraica, dal Mediterraneo all’Europa Orientale
  • Con Gabriele Coen flauto, sax soprano, clarinetto
  • Andrea Pandolfo Tromba, flicorno
  • Riccardo Manzi chitarra, bouzouki, voce
  • Andrea Avena contrabbasso
  • Leonardo Cesari batteria – Eva Coen voce
  • Allo stesso tempo passionale e contemplativa, a volte selvaggia e frenetica, la musica Klezmer ha assorbito moltissimo dal folclore est-europeo e zigano, combinandolo con l’espressività tipicamente ebraica. Estremamente coinvolgente, il klezmer è un esempio di forma musicale tradizionale in continuo sviluppo, che interagisce con successo con sonorità più moderne.
    La musica Klezmer é la radice e lo spunto per una ricerca che ha portato i KlezRoym a scrivere brani del tutto originali ed a realizzare arrangiamenti in cui la matrice tradizionale è importante riferimento musicale ma soprattutto modello di libertà ed apertura alle diverse matrici culturali dei musicisti del gruppo. I KlezRoym, partendo dalla riscoperta del patrimonio musicale ashkenazita e sefardita, propongono un continuo lavoro di incontro tra diverse culture musicali (mediterranea, mediorientale, italiana), costruendo un suggestivo ponte sonoro tra musica popolare e jazz contemporaneo.

13 dicembre 2017 h 21 (prosa)

  • 369gradi
  • White Rabbit Red Rabbit
  • di Nassim Soleimanpour
  • White Rabbit Red Rabbit è un esperimento sociale in forma di spettacolo. L’attore, senza regia e senza prove, apre la busta sigillata che contiene il testo, direttamente sul palco e ne legge il contenuto al pubblico. Una sedia, un tavolo, due bicchieri d’acqua gli orpelli concessi. Il testo è un veicolo per l’autore, che è iraniano e che vuole condividere una condizione attraverso parola e gioco, ironia e intimità, innescando una reazione a catena estremamente stimolante. Ci sono delle regole da rispettare, per chi accetta la sfida: chi decide di portarlo sulla scena non può averlo visto prima. Deve arrivare in teatro e iniziare a giocare. Dal 2011 a oggi lo spettacolo ha girato il mondo tradotto in 20 lingue, tra gli interpreti anche Whoopi Goldberg e Ken Loach. Il 13 dicembre gioca con noi Antonio Catania.

14 dicembre 2017 h 21 (prosa)

  • 369gradi – Italian & American Playwrights Project
  • ADA Potere – Author Directing Author
  • Dedicato alla drammaturgia italiana contemporanea, Italian Playwrights Project è nato nel 2014 all’interno del dipartimento teatrale della City University di New York, Martin Segal Theatre Center  – Graduate Center, grazie a Valeria Orani, direttrice artistica di Umanism NYC e di 369gradi in Italia, e a Frank Hentschker, direttore del Segal Center, riuscendo ad innescare, durante le sue prime due edizioni, un dialogo indispensabile e fruttuoso tra autori, operatori, giornalisti, istituzioni, pubblico. L’esperienza positiva di New York è stata incoraggiante per creare un progetto gemello dedicato alla drammaturgia americana contemporanea da presentare in Italia.

15 -16-17 dicembre 2017 (teatro e circo)

  • orari: ven. h. 21- sab,h. 17 e 21 – dom. h. 15 e 18
  • Prezzo: € 10 posto unico
  • Compagnia El Grito
  • Johann Sebastian Circus
  • idea originale Ruiz Diaz, Costantini, Bolognini
  • con Fabiana Ruiz Diaz, Giacomo Costantini, Andrea Farnetani
  • Produzione I Concerti nel Parco in collaborazione con Teatro Vascello
  • Il Circo El Grito porta in scena il delicato delirio di tre personaggi onirici e visionari: una spericolata acrobata aerea, un clown equilibrista e un musicista multistrumentista prendono per mano il pubblico e l’accompagnano nella loro quotidianità̀, nei loro ricordi, nelle loro fantasie. Spettacolo adatto a tutta la famiglia, in “Johann Sebastian Circus” il carattere multidisciplinare del circo contemporaneo, con le sue danze, giocolerie ed acrobazie, incontra il potere della musica. Un work in progress di “Johann Sebastian Circus”, presentato fuori concorso nell’ambito di Scintille / Asti Teatro 36 ha ottenuto la menzione d’onore, con la seguente motivazione della giuria: “un esempio di straordinaria originalità̀ e qualità̀ che nel suo sviluppo successivo rappresenterà̀ sicuramente una tappa luminosa nel percorso artistico della giovane compagnia italiana di circo contemporaneo”.

dal 19 al 23 dicembre 2017 h 21 (prosa)

  • Teatro del Loto Libero Opificio Teatrale Occidentale
  • La locandiera
  • di Carlo Goldoni
  • con Silvia Gallerano, Claudio Botosso, Giorgio Careccia, Andrea Ortis, Chiara Cavalieri, Eva Sabelli, Diego Florio, Giulio Maroncelli, Pierdomenico Simone
  • scene Lara Carissimi e Michelangelo Tomaro
  • costumi Martina Eschini
  • disegno luci Daniele Passeri
  • direttore di scena Fabrizio Russo
  • fonico e elettricista Gianmaria Spina
  • adattamento e regia di Stefano Sabelli
  • Immersa tra giunchiglie e arboree di fiume, la Locanda “Vecchio Po” è una palafitta girevole che assume le sembianze ora di una nave corsara, che aspetta stancamente il vento in poppa, ora di una casa di frontiera sospesa sull’acqua, con forse, dietro, il precipizio. Il clima da bassa Padania, esotico e fluviale traina una fantasia visionaria, dove la notte scura è illuminata da lucciole e lanterne che scompongono, sul manto del fiume, un continuo e forsennato caleidoscopio di luci, speranze e sospiri.
    Silvia Gallerano è Mirandolina una Locandiera combattuta fra tradizione e femminilità emancipata, moderna e sensuale, abile ma priva delle leziosità connaturate in genere al ruolo. Intorno a lei, mentre la radio trasmette mambo d’epoca e standard di Gleen Miller, un’umanità border-line, composta da incalliti giocatori d’azzardo, debosciati melomani, balordi dandy e subrettine da ultimo spettacolo che intonano arie operistiche o evergreen del Trio Lescano e Rabbagliati. Millantando e spacciando il poco che hanno come il tesoro segreto e ritrovato nello scrigno riesumato di un pirata dei Balcani, guappi, prostitute e zanzare danzano sul pontile in cerca di clienti da ultima frontiera. Un clima di varietà e avanspettacolo invade l’atmosfera umida e languida della Locanda, che, come un carillon spinto da sospiri e passioni, prende a girare a ritmo di swing o con il languore di un liscio, intonato senza tempo e ritmo dal fisarmonicista che, muto e saggio, osserva ridente e silente lo scorrere del fiume e di quel che porta e trascina via.

dal 26 al 31 dicembre 2017 (prosa) dal mercoledì al sabato h 21 domenica h 18

  • Elsinor centro di produzione teatrale
  • Miseria e Nobiltà
  • dal testo di Eduardo Scarpetta
  • scritto da Michele Sinisi e Francesco M. Asselta
  • con Diletta Acquaviva, Stefano Braschi, Gianni D’addario, Gianluca delle Fontane,
  • Giulia Eugeni, Francesca Gabucci, Ciro Masella, Stefania Medri, Giuditta Mingucci,
  • Donato Paternoster, Michele Sinisi
  • regia Michele Sinisi
  • Miseria e Nobiltà è prima di tutto un testo farsesco scritto da Eduardo Scarpetta sul finire dell’800. Ma in realtà nel tempo e nel suo stratificato percorso storico, con le facce e le maschere dei grandi interpreti del passato, è diventato molto di più fino ad approdare al territorio della memoria istintiva e ancestrale ; senza perdere il senso originario e mantenendo intatta la sua radice teatrale, la rappresentazione della vita segue le forme del tempo presente con tutte le dinamiche che la società ingloba e restituisce ogni giorno. La storia di un povero squattrinato, Felice Sciosciammocca, che costretto a vivere di espedienti per rimediare a fatica un tozzo di pane, dà vita a una fitta tessitura di trovate dialogiche e di situazioni che rappresentano la summa dell’arte attoriale italiana e di quanto di meglio la storia del teatro (in particolare quella napoletana) abbia prodotto nel tenere il pubblico inchiodato alla sedia. Questo testo rappresenta la festa del teatro, quanto di più “Felice” un pubblico possa incontrare. Dalle platee Miseria & Nobiltà è poi migrato nel cinema, grazie al film di Mattoli, e nella tv creando veri e propri simboli e immagini vivide nelle memoria collettiva. Totò (lo Sciosciammocca più celebre) che mette in tasca gli spaghetti è divenuto una sorta di tatuaggio, materia di imitazione in gruppi di persone davanti al bar nella vita di tutti giorni. Miseria & Nobiltà è un Mito, è un collante sociale la cui storia oggi è evocata da alcuni passaggi che tutti in Italia ricordano e sarebbero in grado di citare. “Vingenz m’è padre a me”, “lettera a lu compare nepote”, il momento degli spaghetti, Totò che fa il principe in casa di Semmolone, sono le battute di un ritornello che la platea teatrale ripeterebbe all’unisono con la scena, come succede ad un concerto di musica pop. Miseria & Nobiltà ritorna a quel testo del 1888 solo riscoprendosi rito nell’oggi con una straordinaria squadra di attori che s’impossessano della scena. Dice Sciosciammocca nell’ultimissima battura della storia “Torno nella miseria, però non mi lamento: mi basta di sapere che il pubblico è contento.” Miseria & Nobiltà del mestiere del vivere recitando.

dal 15 al 17 gennaio 2018 h 21 (Danza)

  • Resextensa
  • Trilogìa
  • idea e progettazione Michele Pogliani, Tiziana Barbaranelli e Stefano Pirandello
  • coreografie Michele Pogliani in collaborazione con i danzatori
  • costumi Tiziana Barbaranelli
  • disegno luci Stefano Pirandello
  • interpreti e collaboratori alle coreografie: Enrico Alunni, Giovanni Quintiero, Gabriele Montaruli, Ivan Montis, Stefano Zumpano
  • Vi ho promesso di non dimenticare.
    Vi ho portati in salvo nella memoria.
    Voglio tenere tutto stretto, fin dal principio, i dettagli, il caso, il fluire degli eventi. Prima che la distanza offuschi lo sguardo che si volge indietro […]. Eppure solo la distanza consente di risalire a un probabile inizio.
    – Luther Blisset

19 e 20 gennaio 2018 h 21 (Danza)

  • EBBÒ
  • l’offerta dal cuore
  • Uno spettacolo di e con Maria Grazia Sarandrea e Giovanni Imparato
  • video Alessandra Stabile e Fabrizio Barraco
  • costumi Enrica Barbano
  • Lo spettacolo Ebbò è un caleidoscopio di musiche e danze di varia provenienza, dalla santeria cubana alla ritualità indiana, un incontro di diverse culture dalle atmosfere magiche e suggestive.
    “Ebbò” è uno spettacolo pieno di energia, rivitalizzante e coinvolgente; vi domina il tamburo, il cui ritmo rappresenta il battito del cuore, le sue frequenze, i suoi sussulti; le danze, di pura contaminazione stilistica, sono impreziosite da maschere ed eleganti costumi. I video innovativi, introducono nuovi spazi che riportano l’arte nella natura, mettendo a confronto il rito con l’artificio tecnologico.
    Il titolo ebbò deriva da un vocabolo yoruba (Nigeria) e sta ad indicare l’offerta rituale, una manifestazione del più puro spirito di gratitudine nei confronti di tutto l’esistente. Nei popoli primitivi le offerte erano parte integrante della comunità. Il rituale si esprimeva durante le cerimonie di preghiera in cui le offerte servivano a propiziare divinità e favorire eventi positivi. Si offrivano conchiglie, frutta, pietre, acqua, prodotti della terra, ma anche musiche, canti e danze per canalizzare le energie e comunicare con le forze primordiali. In questo modo veniva rievocato il contatto con l’invisibile e la profonda relazione tra spirito e materia da cui ‘nulla si ottiene se niente si offre’.
    Con questo nuovo spettacolo, Maria Grazia Sarandrea e Giovanni Imparato, continuano la loro ricerca sugli aspetti archetipici ed antropologici della danza e della musica, arti magiche in cui si esprime la massima libertà dell’io, forme di preghiera necessarie alla vita. Il loro linguaggio universale è rievocato in “Ebbò” tramite figure fantastiche, divinità del mare, dee guerriere, culti astrali e cerimonie di purificazione come in un grande rito contemporaneo.
  • GIOVANNI IMPARATO percussionista, musicista e cantante,  artista partenopeo tra i maggiori esperti di Afrocubanía,  è Babalawo iniziato alla regla de IFÁ,  Santero iniziato alla “regla de Osha” , è Omoalàña, sacerdote di AÑÁ (tamburi batà consacrati). E’ attualmente in tour con Renzo Arbore e l’orchestra italiana. Ha collaborato con numerosi musicisti di fama mondiale tra cui : Ray Charles, John Zorn, Isaac Delgado, Conjunto Folklorico Nacional de Cuba, Rumberos de Cuba,  Mina,  Riccardo Cocciante, Andrea Bocelli, Renato Zero, Lucio Dalla, Eros Ramazzotti, Eugenio Bennato, Nino D’Angelo, Giorgia, Renato Carosone, Richie Havens, Paco De Lucia. Dall’ ’84 insegna in Italia ritmi e strumenti afrocubani ed al Saint Louis Music Center .
  • MARIA GRAZIA SARANDREA danzatrice, coreografa, studiosa di danze etniche di diversi paesi, crea il ‘Tribal Jazz’, una danza che nasce dall’incontro di ritmi e movenze tribali con la danza jazz e contemporanea, che l’artista diffonde tramite lezioni e seminari sia in Italia che all’estero. Ha collaborato con numerosi coreografi tra cui Paul Steffen, Clyde Barret, Pancho Garrison e con artisti di fama internazionale come Sabina Guzzanti. Ha realizzato le coreografie e le regie dei seguenti spettacoli teatrali: ‘Vuelazul’, ‘Uzumé che danza’, ‘Trib Hop’, ‘Funi’, ‘Syrene’, ‘Kut’, ‘Damarù’, ‘Yoga Tales’. Ha lavorato come coreografa per la moda, per il circo e per il pattinaggio artistico. In  televisione ha danzato per ‘Unomattina’ e  ‘Alle Falde del Kilimangiaro’; come coreografa e danzatrice ha lavorato nella trasmissione televisiva di rai3 condotta da Antonello Dose e Marco Presta, i noti autori del ‘Ruggito del coniglio’. Videoclip spettacolo Ebbò: https://youtu.be/2lrKh625JRE

21 gennaio h 18 (prosa/cabaret)

  • 369gradi
  • FILETTI DI SGOMBRO 2018 (1° edizione)
  • Ivan Talarico in
  • Il mio occhio destro ha un aspetto sinistro
  • Cantautore, vincitore come Miglior Testo a Musicultura 2015, ospite al Premio Tenco 2016.
  • Filetti di sgombro è un esperimento in tre puntate, una mini rassegna ideata da 369gradi che sceglie la comicità come linguaggio espressivo. Filetti è il porzionamento di Sgombro, un dispositivo intellettuale e laico dal linguaggio comico, ironico e disperato nato al Cinema Palazzo, che raccoglie artisti e che ospita attori, musicisti, autori e poeti differenti ad ogni appuntamento. Un format cult che vuole accendere il sorriso per illuminare la capitale. Filetti è un assaggio o meglio una selezione di tre artisti di riferimento dell’underground romano ideatori e protagonisti storici di Sgombro, che sfidano e si ritrovano nella dimensione teatrale del Vascello.

dal 23 al 30 gennaio 2018 (Prosa) dal martedì al sabato h 21 domenica h 18

  • Teatro Stabile Friuli Venezia Giulia
  • Das Kaffeehaus
  • La bottega del caffè  
  • di Rainer Werner Fassbinder da Carlo Goldoni
  • traduzione di Renato Giordano
  • Filippo Borghi, Adriano Braidotti, Ester Galazzi
  • Andrea Germani, Lara Komar, Riccardo Maranzana
  • Francesco Migliaccio, Maria Grazia Plos
  • e con Graziano Piazza
  • regia e adattamento scenico di Veronica Cruciani
  • Das Kaffeehaus è un’interessante riscrittura di Rainer Werner Fassbinder del goldoniano La bottega del caffè: la pièce, che il regista e autore teatrale e cinematografico tedesco mise in scena per la prima volta nel 1969 a Brema, riadatta la commedia che Goldoni scrisse nel 1750 senza tradirne i sottotesti. Com’è nelle corde di questo autore inquieto, maledetto e geniale, prevalgono le tinte fosche e lugubri, una crudeltà cinica che trova perfette assonanze nel nostro presente.
    A portare in scena il lavoro è la Compagnia del Teatro Stabile, a cui si aggiunge Graziano Piazza, attore di esperienza e classe che negli anni Novanta ha preso parte a produzioni quali Medea e Intrigo e amore, apparendo poi spesso in spettacoli ospiti, fra cui il recente Il principe di Homburg. L’assieme sarà diretto da Veronica Cruciani, fra le punte di diamante di una generazione di registi italiani che sa indagare con molteplicità di linguaggi le luci e le ombre della contemporaneità.
    «Nonostante si tratti di un’opera del 1969 – sostiene la regista – la società che ne viene descritta essenzialmente non è molto diversa da quella che viviamo oggi, per questo la mia intenzione è di ambientarla in una Venezia contemporanea. Ci sembra che i personaggi nell’essenza interiore somiglino a molti protagonisti delle feste mondane che si danno sulle terrazze o nelle case eleganti  del nostro Paese, dove si ostentano denaro, bei vestiti e una finta cortesia per celare invece disperazione, solitudine, violenza, desiderio di potere e infine sopraffazione verso il prossimo».
    In effetti, asciugando e rimodellando il plot goldoniano, Fassbinder accende i riflettori sul mondo di frequentatori della Kaffeehaus di Ridolfo, in cui un microcosmo d’individuisi incontra e parla: discorsi che s’incentrano soprattutto sul denaro. Soldi che si contano e si scambiano addirittura ossessivamente. Certo si tratta anche di ideali, passioni, amicizie, relazioni, fedeltà, rispettabilità… ma ecco, anche per questo – sembra volerci dire l’autore – alla fine si deve pagare. Spiega infatti Veronica Cruciani: «Il lavoro di regia saràcostruito in modo tale da sottolineare l’andamento drammaturgico del testo di Fassbinder: un graduale, lento, inesorabile smascheramento di una situazione che si rivela sempre più l’incontro/scontro di un gruppo di persone guidate dal desiderio del denaro e del potere». A sottolineare questa linea – riprendendo anche l’intuizione registica di Fassbinder nella sua versione televisiva – saranno tutti gli altri codici della messinscena, a partire dagli attori che resteranno in palcoscenico sempre, quasi fossero parte dell’essenziale scenografia e reciteranno in modo straniante, supportati da una musica inizialmente tradizionale e via via più elettronica e nuda.
Manuela Kustermann, Il Gabbiano
Manuela Kustermann, Il Gabbiano

dal 1° al 18 febbraio 2018 (prosa) dal martedì al sabato h 21 – domenica h 18

  • La Fabbrica dell’Attore – Teatro Vascello
  • Il Gabbiano  
  • di Anton Cechov
  • con Manuela Kustermann, Paolo Lorimer, Massimo Fedele, Sara Borsarelli, Maurizio Palladino, ed altri interpreti in via di definizione
  • scene e costumi Giancarlo Nanni
  • luci Valerio Geroldi
  • assistente alla regia Gaia Benassi
  • regia Giancarlo Nanni
  • ripresa da Manuela Kustermann
  • Il Gabbiano di Cechov con la regia di Giancarlo Nanni, nasce da un lungo percorso, fatto di studio, laboratori, prove che la compagnia tutta fece tra il 1996 e il 1998. La versione riproposta vede ancora il cast originale, di quel favoloso gruppo di lavoro che costituiva il nucleo centrale della compagnia La Fabbrica dell’Attore. Uniche eccezioni dalla sua versione originale di questa rimessa in scena, sono legate alle sostituzioni degli attori che interpretano Nina e Kostia, che per ragioni anagrafiche non possono essere le stesse di 20 anni fa. Ne cura la rimessa in scena Manuela Kustermann, la custode più attendibile del segno registico di Nanni, con l’intento di far rivivere magicamente quell’atmosfera che il regista seppe costruire insieme alla compagnia.

dal 12 febbraio 2018  h 21 (musica)

  • Compagnia delle Luna
  • Mazzocchetti-Piovani “Serata a due”
  • Fisarmonica Germano Mazzocchetti
  • Pianoforte Nicola Piovani
  • Una serata in teatro in cui Germano Mazzocchetti alla fisarmonica e Nicola Piovani al pianoforte presentano alcuni brani significativi del loro lavoro di compositori, scritti per il teatro e per il cinema. Alternandosi con i loro strumenti, suonando da soli o in due, costruiranno un piccolo tragitto teatrale delle loro storie musicali.

dal 20 al 25 febbraio 2018 (prosa e musica) dal martedì al sabato h 21 – domenica h 18

  • Lucilla Galeazzi
  • Il fronte delle donne  
  • con Lucilla Galeazzi (mezzosoprano, chitarra, narrazione), Sara Marchesi (mezzosoprano, narrazione), Chiara Casarico (mezzosoprano, narrazione), Nora Tigges (soprano), Susanna Buffa (soprano), Susanna Ruffini (soprano), Marta Ricci (mezzosoprano), Stefania Placidi (chitarra)
  • regia Maria Rosaria Omaggio
  • “Il fronte delle donne”, rilettura al femminile del primo conflitto mondiale, è frutto della ricerca storica, letteraria e musicale di Lucilla Galeazzi ed è un toccante e commovente percorso di riflessione sul più terribile e sanguinoso conflitto bellico che la storia ricordi e che sconvolse la vita quotidiana di milioni di uomini e donne. Nello spettacolo, che ha ottenuto la prestigiosa concessione per l’utilizzo del logo delle celebrazioni nazionali per il Centenario della Grande Guerra, si alternano testimonianze e musica, storie individuali e canti della tradizione popolare orale. I canti sono eseguiti in polifonia a tre voci, a due voci o a voce sola, anche senza alcun accompagnamento strumentale, mentre i racconti restituiscono con efficacia le emozioni e l’inferno di quella guerra, osservata da un punto di vista femminile. In scena con Lucilla Galeazzi il sestetto vocale Levocidoro, che da anni la accompagna nei suoi progetti di polifonia, Maria Rosaria Omaggio* e la chitarrista Stefania Placidi.

25 febbraio h.21 (prosa/cabaret) Filetti di Sgombro

  • 369gradi
  • FILETTI DI SGOMBRO 2018 (1° edizione)
  • Daniele Parisi in
  • Euhoé!
  • Attore diplomato all’Accademia Silvio D’amico, vincitore del Premio Miglior Attore Emergente al Festival del Cinema di Venezia 2016 per il film “Orecchie” di cui è protagonista.
    Filetti di sgombro è una mini rassegna ideata da 369gradi. Filetti è il porzionamento di Sgombro, un dispositivo intellettuale e laico dal linguaggio comico, ironico e disperato che raccoglie artisti e ospita attori, musicisti, autori e poeti differenti ad ogni appuntamento. Filetti è una selezione di tre artisti di riferimento dell’underground romano che sfidano e si ritrovano nella dimensione teatrale del Teatro Vascello.

dal 27 febbraio al 4 marzo 2018 (prosa) dal martedì al sabato h 21 – domenica h 18

  • Cantieri Teatrali Koreja
  • Frame
  • progetto e ideazione Alessandro Serra
  • con Francesco Cortese, Riccardo Lanzarone, Maria Rosaria Ponzetta, Emanuela Pisicchio, Giuseppe Semeraro
  • Regia, scene, costumi e luci Alessandro Serra
  • Una novella visiva, senza trama e senza finale, direbbe Cechov, una porta semiaperta per un istante su una casa sconosciuta e subito richiusa. Di Hopper non mi interessano le indubbie qualità pittoriche quanto piuttosto la capacità di imprimere sulla tela l’esperienza interiore. Ricrearla in scena. Farla vedere, anche solo per un istante. Nei suoi quadri non vi è alcuna intenzione morale o psicologica, egli semplicemente coglie il quotidiano dei giorni. Opere straordinarie compiute attraverso l’ordinario. Quanto più consuete sono le ambientazioni, abitate da figure semplici, tanto più si rivela la magia del reale. Non c’è tempo per descrivere, tutto accade in un soffio. In un soffio si rappresenta la verità interiore. C’è un dentro e c’è un fuori che osserva ma non vi è alcun intento voyeuristico, nessuna perversione. Una castità e un pudore che si sprigionano quando si è riconciliati, calmi, scaldati dal sole. Quando la frattura interiore è già avvenuta in noi e tutto scorre senza rimpianti, lasciando che la vita che ci resta abbia il suo giusto decorso. Nessun evento sensazionale. Semplicemente un attimo in cui tutto cambia, senza clamore. Figure sempre ai margini di una soglia: una finestra, una vetrina di un bar, l’uscita di sicurezza di un Teatro, un sipario socchiuso, una porta, il finestrino di un treno. In cerca di luce. Mentre fuori la vita, ferma, incombe. Deserte le strade, quieti gli oceani. E gli alberi, accesi dal sole, fanno schiera e creano sentieri bui. Alessandro Serra

dal 6 all’11 marzo 2018 (disponibile anche in matinée) – prosa

  • dal martedì al venerdì h 21 – sabato h 17 e h 21– domenica h 15
  • Cantieri Teatrali Koreja
  • Paladini di Francia
  • di Francesco Niccolini
  • con Carlo Durante, Francesco Cortese, Anna Chiara Ingrosso, Emanuela Pisicchio
    ideazione scene Iole Cilento
  • realizzazione scene Porziana Catalano, Iole Cilento
    musiche originali Pasquale Loperfido
    voce di Carlo Magno Fabrizio Saccomanno
    disegno luci Angelo Piccinni
    tecnico Alessandro Cardinale
  • organizzazione Laura Scorrano 
  • assistente alla regia Valentina Impiglia
  • regia Enzo Toma
  • Paladini di Francia –“spada avete voi, spada avete io!”
    Vita, morte e disavventure di Orlando e altri strani paladini. Dedicato a “Che cosa sono le nuovle?” di Pier Paolo Pasolini. Giochi di bambini. Giochi di guerra. Marionette. Pupi. Roba vecchia e bellissima. Da spaccare in due a colpi di spada.  Sotto: corpi, metallo, amore e guerra. Sopra: fili, voci tonanti e un destino tragico. Carlo Magno e i suoi paladini. Da ragazzo li odiavo quei personaggi, prototipi di conquistatori. Invece amavo con tenerezza e batticuore le loro raffigurazioni morte, quelle marionette fatte a pezzi, legate a un cielo di carta strappato. Vent’anni dopo, quando vedo uomini e/o marionette morire sui campi di battaglia, ho capito che tutti meritano compassione e i loro corpi vanno rispettati.
    La storia comica e tragica dei paladini di Carlo Magno – dall’arrivo a corte della bella Angelica al massacro di Roncisvalle – racconta la bellezza e la crudeltà della vita. E se da più di cinquecento anni grandi poeti e oscuri teatranti continuano a provare un piacere immenso a raccontarla, un motivo ci deve essere. Mi pare di essere nel teatrino delle marionette dove Pasolini fa raccontare a Totò, Ninetto Davoli, Franco e Ciccio, la triste storia di Otello, Iago e Desdemona. Con quelle stesse marionette vorrei raccontare di Rinaldo, Astolfo, Angelica, Bradamante, Fiordiligi, Orlando e, da ultimo, il massacro di Roncisvalle, quella discarica assurda e insanguinata dove tutti quei corpi morirono e furono abbandonati, occhi al cielo, a domandarsi che cosa sono le nuvole.
    Francesco Niccolini

dal 14 al 18 marzo 2018 (danza) dal mercoledì al sabato h 21 – domenica h 18

  • Balletto di Roma
  • Bolero – Trip Tic
  • musiche di Debussy e Ravel
  • coreografie di Giorgia Nardin, Chiara Frigo e Francesca Pennini
  • Dopo il primo titolo del 2016, Paradox, Balletto di Roma torna ad esplorare la forma del trittico: ad essere protagonisti questa volta sono tre brani musicali, che rimandano allo straordinario periodo di innovazione e fermento artistico che accompagnò l’ascesa dei Balletti Russi in Europa agli inizi del 1900. Purtroppo, le figure femminili che contribuirono allo sviluppo della cultura della danza europea in quegli anni rimangono nell’ombra: è il caso, ad esempio, di Ida Rubinstein, danzatrice e mecenate, che nel 1928 commissionò a Ravel il celebre Bolero, per un balletto che coreografò e danzò poi lei stessa. È quindi con questo nuovo titolo che Balletto di Roma decide di dare voce a tre artiste italiane attive sulla scena contemporanea internazionale e offrire loro l’opportunità di confrontarsi con la creazione nell’ambito di una compagnia, compagnia che in questo modo arricchisce il proprio repertorio con diversi linguaggi coreografici e nuovi approcci artistici. Alla giovane Giorgia Nardin, coreografa indipendente e docente al corso triennale professionale di contemporaneo, è proposta la creazione de L’Après-midi d’un Faun sulla musica originale di Debussy: il suo stile estremamente fisico e provocatorio rilegge un titolo tratto da un racconto di Mallarmé, che ha ispirato una partitura capostipite dell’impressionismo musicale. Un poemetto ricco di di immagini e simboli, ma anche di riferimenti profondamente erotici, in cui il poeta descrive il fauno attraverso il gesto, delineandone con chiarezza la struttura fisica e spaziale, con uno sguardo attento sul corpo e sullo stato emotivo. Ma più di un secolo dopo, cosa racconta questo personaggio? A partire da questa domanda si sviluppa la ricerca di Giorgia Nardin, con uno sguardo al celebre Nijinsky.
    Ancora Debussy per Chiara Frigo, cui è proposta la creazione di un lavoro ispirato al tema delle migrazioni sulla Suite Bergamasque, suite in quattro parti, che comprende anche il celebre Clair de Lune, ispirato questa volta ad una poesia di Mallarmé. In questo intreccio di citazioni letterarie e musicali, Chiara Frigo indaga un concetto di migrazione in cui gli orizzonti si sono appannati e ristretti, le traiettorie di fuga incontrano sempre più spesso un muro, un filo spinato; in cui migrare è un bisogno febbrile di uscire da un labirinto fatto di trappole spietate, inganni che si ripetono. Con la sua coreografia Chiara Frigo costruisce un labirinto di Dedalo, ispirato alla contemporaneità di una migrazione ben lontana dal volo liberatorio – seppur fatale – di Icaro. 
    A Francesca Pennini, infine, è proposta la creazione di Bolero sulla musica originale di Ravel: celeberrimo e diffusissimo tra le composizioni di danza, in questa versione di Balletto di Roma promette di essere scardinato e ricomposto secondo l’ironica e complessa danza tipica di Pennini e delle sue creazioni “cinetiche”. Nella versione di Francesca Pennini, Bolero é un atto di resistenza e di contagio, l’orrore e l’attrazione della ripetizione: da una parte la musica, agente scatenante di una febbre sensuale ed ossessiva, un’epidemia dei corpi e dei pensieri; dall’altra la danza, un rito di vaccinazione, una sfida atta a fare anticorpi per un conflitto sistemico con il suono.
    Partendo dalle tre composizioni musicali, quindi, le tre proposte coreografiche mettono il corpo e la danza al centro della ricerca, offrendo suggestioni riferibili a un’umanità in movimento, al desiderio di essere amati e amare, alla seduzione e al suo contagioso impatto sugli esseri umani.
Teatro Valdoca, Giuramenti. ph.Maurizio Bertoni
Teatro Valdoca, Giuramenti. ph.Maurizio Bertoni

dal 20 al 25 marzo 2018 (prosa) dal martedì al sabato h 21 – domenica h 18

  • Teatro Valdoca
  • Giuramenti
  • di Mariangela Gualtieri
  • con Arianna Aragno, Elena Bastogi, Silvia Curreli, Elena Griggio, Rossella Guidotti, Lucia Palladino, Alessandro Percuoco, Ondina Quadri, Piero Ramella, Marcus Richter, Gianfranco Scisci, Stefania Ventura
  • regia Cesare Ronconi
  • GIURAMENTI, nuova produzione di Teatro Valdoca, è il frutto di tre mesi ininterrotti di lavoro, tra prove e vita in comune, a L’arboreto – Teatro Dimora di Mondaino. Un grande affresco che coraggiosamente tenta un modo radicale, plenario e arcaico di fare teatro, e torna al cuore del lavoro trentennale della compagnia. Diretto da Cesare Ronconi e scritto da Mariangela Gualtieri per dodici giovani interpreti d’eccellenza.
    Nasce con questo lavoro il corpo di corpi, il Coro, con la sua fluida empatia, la sua grande vitalità di movimento, fra danza e scatto atletico, e la sua voce fatta di voci che cantano, che gridano in faccia al mondo la propria inquietudine, l’amore, l’ardore, o sussurrano una sapienza enigmatica, in linea col Coro della tragedia arcaica. Dal Coro spiccano i singoli interpreti coi loro a solo intensi e teneri. I Giuramenti chiamano attori e spettatori a farsi insieme comunità teatrale, in un patto duraturo con la propria pienezza, “fedeli a se stessi e al mistero”, in questo tempo che spegne e separa.
    Dice Mariangela Gualtieri: «È difficile, fuori dai versi, dire l’eccellenza creativa di questo tempo vissuto insieme e mi sembra che ‘Giuramenti’ la condensi e la trasmetta, attraverso la scrittura registica di Cesare e l’impegno massimo di noi tutti. È nata un’opera teatrale molto energica, scalciante, ma anche piena di tenerezza, di preoccupazione e affetto per il mondo e tutto ciò che lo popola. Un gigantesco giuramento d’amore al teatro, all’arte, a ciò che più ci tiene vicini e vivi.»

26 marzo 2018 h 21  (musica) 27 marzo matinèe h 10.30

  • Paolo Vivaldi
  • La pazzia d’Orlando
  • da L’Orlando Furioso di Ludovico Ariosto
  • un progetto di Paolo Vivaldi
  • con Matteo Belli e Katia Pietrobelli
  • musiche dal vivo Paolo Vivaldi (pianoforte), Alberto Mina (violino), Antonio Bossone (viola), Carlo Onori (violoncello), Domenico Ascione (corde), Yasemin Sannino e Mohssen Kasirossafar (voce), Alessandro Sartini (live electronics)
  • La presente messa in scena, in forma di lettura-concerto, del ventitreesimo Canto del celebre poema ariostesco offre la preziosa occasione di riscoprire la smagliante versificazione in ottave incarnata dal plasticismo di una drammaturgia musicale che s’incontra con il concerto sinfonico delle voci recitanti in un dialogo immaginifico, ma al contempo vivissimo, intessuto dalle trame disegnate dai fili d’oro di quella grande letteratura che rilegge il tema classico dell’epica cavalleresca, come recuperandolo dalle nebbie oniriche di un passato che pul rivivere solo grazie ai sortilegi di un’estrema tensione estetica.

30 – 31 marzo (prosa/cabaret) Filetti di Sgombro h 21

  • 369 gradi
  • FILETTI DI SGOMBRO 2018 (1° edizione)
  • Claudio Morici in
  • 46 tentativi di lettera a mio figlio
  • Ex psicologo, copywriter, autore di romanzi per Bompiani ed E/O.
  • Filetti di sgombro è una mini rassegna ideata da 369gradi. Filetti è il porzionamento di Sgombro, un dispositivo intellettuale e laico dal linguaggio comico, ironico e disperato che raccoglie artisti e ospita attori, musicisti, autori e poeti differenti ad ogni appuntamento. Filetti è una selezione di tre artisti di riferimento dell’underground romano che sfidano e si ritrovano nella dimensione teatrale del Teatro Vascello.
Gabriele Lavia, ©Filippo Milani
Gabriele Lavia, ©Filippo Milani

Dal 5 all’8 aprile 2018 (prosa) dal giovedì al sabato h 21 – domenica h 18

  • Fondazione Teatro della Toscana
  • GABRIELE LAVIA in
  • Lavia dice Leopardi (5-6 aprile)
  • “Le poesie di Leopardi sono talmente belle e profonde che basta pronunciarne il suono, non ci vuole altro. Da ragazzo volli impararle a memoria, per averle sempre con me. Da quel momento non ho mai smesso di dirle. Per me dire Leopardi a una platea significa vivere una straordinaria ed estenuante esperienza. Anche se per tutto il tempo dello spettacolo rimango praticamente immobile, ripercorrere quei versi e quel pensiero equivale per me a fare una maratona restando fermo sul posto”.
  • Il sogno di un uomo ridicolo (7-8 aprile) sabato h 21 – domenica h 18
  • di Fëdor Dostoevskij
  • e con Lorenzo Terenzi
  • l’allestimento è curato dal Laboratorio di Costumi e Scene del Teatro della Pergola
  • regia Gabriele Lavia
  • Il sogno di un uomo ridicolo rappresenta un mondo che si è condannato alla sofferenza, auto-recluso, serrato e costretto in una metaforica camicia di forza, condizione e impedimento di ogni buona azione. Un momento di riflessione profonda e appassionata, in una dimensione sospesa tra fiaba nera e ricognizione psichica. Dostoevskij concepisce Il sogno di un uomo ridicolo come un racconto fantastico, inizialmente inerito nel Diario di uno scrittore. Si tratta della storia di un uomo abbandonato da tutti, che ripercorre in un viaggio onirico la sua vita e le ragioni per cui si è sempre sentito estraneo alla società. Un omaggio a Dostoevskij e a quest’opera, per riaffermare con forza come l’indifferenza, la corruzione e la degenerazione non possono essere le condizioni di vita della nostra società.

11 e 12 aprile 2018 h 21 (prosa)

  • Fortebraccio Teatro
  • I giganti della montagna 
  • da Luigi Pirandello
  • musiche e suoni Gianluca Misiti
  • video Barbara Weigel
  • elementi di scena Silvano Santinelli, Luca Baldini
  • assistenti alla regia Lorenzo Berti, Alessandro Porcu
  • direzione tecnica Max Mugnai
  • movimenti di scena Marco Mencacci, Federico Lepri
  • in collaborazione con Armunia Festival Costa degli Etruschi, Festival Orizzonti, Fondazione Orizzonti d’Arte, Emilia Romagna Teatro Fondazione
  • di e con Roberto Latini
  • Terzo dei miti moderni di Pirandello.
    Dopo il religioso “Lazzaro” e il sociale “La Nuova Colonia”, I Giganti della Montagna è il mito dell’arte. Rappresentato postumo nel 1937, è l’ultimo dei capolavori pirandelliani ed è incompleto per la morte dell’autore. La vicenda è quella di una compagnia di attori che giunge nelle sue peregrinazioni in un tempo e luogo indeterminati: al limite, fra la favola e la realtà, alla Villa detta “la Scalogna”.
    Non aggiungerò parole alla trama, ma voglio dire di altre possibilità che vorrei assecondare.
    La più importante è rispetto al fascino del “non finito”, “non concluso”; all’attrazione che ho sempre avuto per i testi cosiddetti “incompiuti”. Sono così giusti rispetto al teatro: l’incompiutezza è per la letteratura, per il teatro è qualcosa di ontologico. Trovo perfetto per Pirandello e per il Novecento che il lascito ultimo di un autore così fondamentale per il contemporaneo sia senza conclusione. Senza definizione. Senza punto e senza il sipario di quando c’è scritto – cala la tela.
    Voglio rimanere il più possibile nell’indefinito, accogliere il movimento interno al testo e portarlo sul ciglio di un finale sospeso tra il senso e l’impossibilità della sua rappresentazione.
    I Giganti della Montagna è un classico che penso si possa permettere ormai il lusso di destinarsi ad altro possibile. Dopo le bellissime messe in scena che grandi registi e attori del nostro Teatro recente e contemporaneo ci hanno già regalato, penso ci sia l’occasione di non resistere ad altre tentazioni. Provarci, almeno.
    La compagnia di attori che arriva alla Villa della Scalogna sembra avere, in qualche forma, un appuntamento col proprio doppio. Cotrone e Ilse stanno uno all’altra come scienza e coscienza, gli stessi Giganti, mai visti o vedibili, sono così nei pressi di ognuno da potersi sentire come proiezioni di sé.
    Voglio immaginare tutta l’immaginazione che posso per muovere dalle parole di Pirandello verso un limite che non conosco. Portarle “al di fuori di tempo e spazio”, come indicato nella prima didascalia, toglierle ai personaggi e alle loro sfumature, ai caratteri, ai meccanismi dialogici, sperando possano portarmi ad altro, altro che non so, altro, oltre tutto quello che può sembrare.
    Le parole, le parole, le parole! sono queste il personaggio che ho scelto. Se i limiti del mio linguaggio sono i limiti del mio mondo, per andare appena oltre, per provarci almeno, devo muovere proprio da quelli. R. L.

14 e 15 aprile 2018 (prosa) sabato h 21 – domenica h 18

  • Fortebraccio Teatro
  • Amleto + Die Fortinbrasmaschine
  • da W. Shakespeare/Heiner Müller
  • musiche e suoni Gianluca Misiti
  • luci e tecnica Max Mugnai
  • drammaturgia Roberto Latini  Barbara Weigel
  • movimenti di scena Marco Mencacci, Federico Lepri e Lorenzo Martinelli
  • organizzazione Nicole Arbelli
  • in collaborazione con L’arboreto – Teatro Dimora di Mondaino ATER Circuito Regionale Multidisciplinare – Teatro Comunale Laura Betti Fondazione Orizzonti d’Arte
  • con il contributo di MiBACT Regione Emilia-Romagna
  • di e con Roberto Latini
  • AMLETO + DIE FORTINBRASMASCHINE è la riscrittura di una riscrittura.
    Alla fine degli anni ‘70 Heiner Müller componeva un testo che era liberamente ispirato all’Amleto di Shakespeare.
    Oggi, tentiamo una scrittura scenica liberamente ispirata a Die Hamletmaschine di Heiner Müller. Lo facciamo tornando a Shakespeare, ad Amleto, con gli occhi di Fortebraccio, con l’architettura di Müller, su un palcoscenico sospeso tra l’essere e il sembrare. Intitoliamo a Fortebraccio il nostro sguardo sul contemporaneo, la caccia all’inquietudine nel fondo profondo del nostro centro, per riscriverci, in un momento fondamentale del nostro percorso. Ci siamo permessi il lusso del confine e abbiamo prodotto da quel centro una deriva.
    Una derivazione, forse; alla quale riferirci nel tempo, o che probabilmente è il frutto maturo di un tempo che già da tempo è il nostro spazio.
    Di Heiner Müller conserviamo la struttura, la divisione per capitoli o ambienti e componiamo un meccanismo, un dispositivo scenico, una giostrina su cui far salire tragedia e commedia insieme.
    Die Hamletmaschine è modello e ispirazione: Album di Famiglia; L’Europa delle donne; Scherzo; Pest a Buda Battaglia per la Groenlandia; Nell’attesa selvaggia, Dentro la orribile armatura, Millenni. Ci accostiamo alla potenza della sua intenzione trattandolo come un classico del nostro tempo.
    La riflessione metateatrale e quindi culturale e quindi politica che ci ha sempre interessato, la capacità del teatro di rivolgersi a se stesso, alla sua funzione, alla sua natura, per potersi proporre in forme mutabili, mobili, è la voce dalla quale vorremmo parlare i nostri suoni. L’Amleto è una tragedia di orfani, protagonisti e antagonisti di un tempo in cui i padri vengono a mancare.Anche Die Hamletmaschine, ormai, da figlio è diventato padre.
    Questo ha a che fare con la nostra generazione, da Pasolini in poi, con la distanza che misura condizione e divenire, con il vuoto e la sua stessa sensazione. Siamo Fortebraccio, figlio, straniero, estraneo e sopravvissuto e arrivando in scena quando il resto è silenzio, domandiamo: “Where is this sight?” Roberto Latini

17 aprile 2018 h 21 (danza)

  • Cinzia Merlin produzione
  • 4rhytm 
  • con Jep Meléndez body percussionist, tap & sand dancer Cinzia Merlin, pianista; Ruben Sanchez tap dancer; Tupac Mantilla, percussionist & body performer
  • direzione artistica Jep Meléndez
  • Quattro artisti del panorama internazionale provenienti da percorsi artistici eterogenei in uno spettacolo unico nel suo genere in cui musica, danza, movimento e body percussion si fondono. Dallo strumento al corpo, dal corpo allo strumento. La musica si trasforma, si fonde, si sente, si vede e dialoga. Un dialogo tra musica, movimento, danza e strumento. Uno spettacolo in cui ritmo, corpo e il fluire dei movimenti si fondono e si confondono. Il ritmo tra musica e danza, il corpo che diventa espressione musicale non solo uditiva, ma anche visiva.

dal 19 al 22 aprile 2018  (prosa) dal giovedì al sabato h 21 – domenica h 18

  • Fortebraccio teatro
  • Il cantico dei Cantici
  • musiche e suoni Gianluca Misiti
  • direzione tecnica Max Mugnai
  • organizzazione Nicole Arbelli foto Fabio Lovino
  • con il sostegno di Armunia Festival Costa degli Etruschi
  • con il contributo di MiBACT Regione Emilia-Romagna
  • di e con Roberto Latini
  • Il Cantico dei Cantici è uno dei testi più antichi di tutte le letterature, nonché uno dei più importanti, forse uno dei più misteriosi. Latini ne ripropone una fedele rilettura dei significati e ci invita a soffermarci su ciò che si dice, riportando alla lettera la sensazione, il sentimento, che gli ha sempre procurato leggere quelle pagine, cercando di assecondarne il tempo, tempo del respiro, della voce e le sue temperature. Di non trattenere le parole, per poterle dire, di andarle poi a cercare in giro per il corpo, di averle lì nei pressi, addosso, intorno; a camminarci accanto, a prendergli la mano, chiudendo gli occhi e, senza peso, a dormirci insieme.

dal 23 aprile al  6  maggio 2018  (prosa) dal lunedì al sabato h 21 – domenica h 18

  • La Fabbrica dell’Attore – Teatro Vascello – Centro Teatrale Bresciano
  • per Mitipretese
  • Manuela Mandracchia, Alvia Reale, Sandra Toffolatti, Mariangeles Torres insieme a Mauro De Santis fondano nel 2006 il gruppo Mitipretese. “Roma ore 11” vince nel 2007 il premio ETI – gli Olimpici del Teatro come migliore spettacolo di innovazione, nel 2009 “Festa di famiglia” vince il premio Alabarda d’Oro – Città di Trieste come migliore spettacolo dell’anno.

23-26 aprile h 21

  • Roma ore 11 
  • di Elio Petri
  • con Manuela Mandracchia, Alvia Reale, Sandra Toffolatti, Mariángeles Torres
  • Luci e impianto scenico: Mauro De Santis
  • Direzione musicale: Sandro Nidi
  • regia Mitipretese
  • Signorina giovane intelligente, volenterosissima, attiva conoscenza dattilografia, miti pretese, per primo impiego cercasi. Presentarsi in via Savoia 31, interno 5, lunedì ore 10-11.
    Questo trafiletto apparve nella pagina degli annunci economici de “Il Messaggero”, domenica 14 gennaio 1951. La scala dello stabile dove si tenevano i colloqui crollò uccidendo una ragazza e ferendone altre settantasette.
    L’inchiesta di Elio Petri è un’indagine sulla condizione femminile di allora e racconta un’Italia lontana e ingenua, eppure, sorprendentemente racconta anche l’Italia di oggi con le sue miserie, i suoi piccoli sogni, i suoi grandi problemi di lavoro.

27 – 30 aprile dal lunedì al sabato h 21 – domenica h 18

  • Troiane/frammenti di tragedia
  • da Euripide
  • drammaturgia Mitipretese
  • con Manuela Mandracchia, Alvia Reale, Sandra Toffolatti, Mariángeles Torres
  • Luci e impianto scenico: Mauro De Santis
  • Musiche : Francesco Santalucia
  • regia Mitipretese
  • La guerra di Troia è appena finita. Dopo dieci anni di assedio i Greci sono riusciti ad espugnare la città. Hanno massacrato uomini e bambini e ora Troia è un rogo immenso. Ridotte a bottino di guerra le Troiane attendono la spartizione.
    Attingendo da Omero, Euripide, Seneca, Licofrone, Ovidio e Sartre abbiamo deciso di raccontare questa storia solo attraverso le figure femminili: chiuse in una cella Ecuba, Cassandra, Andromaca ed Elena provano a dare forma alla perdita che ha scavato nella loro anima un vuoto, lasciandole sole al mondo. Sono madri e figlie, sono sorelle e spose e soprattutto vittime, tutte. Vittime di un gioco più grande di loro e al contempo, nell’inevitabile conflitto che i loro ruoli determinano, carnefici l’una dell’altra.

2-6 maggio dal martedì al sabato h 21 – domenica h 18

  • Festa di Famiglia 
  • Da Luigi Pirandello
  • testo di Mitipretese con la collaborazione drammaturgica di Andrea Camilleri
  • con Fabio Cocifoglia, Manuela Mandracchia, Alvia reale, Diego Ribon  Sandra Toffolatti, Mariángeles Torres
  • Luci e impianto scenico: Mauro De Santis
  • Direzione musicale: Sandro Nidi
  • Regia Mitipretese
  • Festa di famiglia è una riflessione sulle dinamiche di violenza e sopruso che si possono scatenare all’interno del nucleo familiare. Il pretesto per parlarne è il compleanno di una madre di sessant’anni festeggiata dalle sue tre figlie.
    Il testo nasce da un originale assemblaggio di testi di Pirandello: commedie e materiali estratti dalle sue novelle e dai romanzi tagliati e cuciti insieme sotto la guida speciale di un maestro di ironia qual è Andrea Camilleri.

dal 15 al 20  maggio 2018  (prosa) dal martedì al sabato h 21 – domenica h 18

  • La Fabbrica dell’Attore – Teatro Vascello – Festival La Versiliana
  • Dichiaro guerra al tempo
  • da i sonetti di W. Shakespeare
  • con Manuela Kustermann e Melania Giglio
  • musiche Pink Floyd, Prince, Elisa, Nat King Cole, David Bowie, Joni Mitchell, Peter Gabriel costumi Daniele Gelsi
  • video Paride Donatelli
  • luci Valerio Geroldi
  • a cura di Daniele Salvo
  • Due donne giacciono sprofondate negli abissi del tempo. Una in epoca elisabettiana, l’altra in epoca moderna. La stanza è la stanza della memoria. I versi appartengono a William Shakespeare.  Nella stanza dell’immaginario del grande poeta ci si può anche smarrire. Shakespeare nei suoi sonetti indaga tutti i possibili aspetti dell’amore. Una conversazione infinita, dove il gioco dei sentimenti è vissuto fino in fondo e porta le due donne ad osservare con dolcissima compassione la fatale caducità del nostro tempo terreno. Perché è proprio il Tempo, con il suo inganno, il suo orrore, il suo splendore, a rappresentare il vero grande tema dei Sonetti di Shakespeare. Amore e Tempo. Entrambi caduchi. Entrambi infiniti. E noi sempre in guerra. Con entrambi.

dal 21 al 31 maggio 2018 (prosa) dal lunedì al sabato h 21 – domenica h 18

  • La Fabbrica dell’Attore – Teatro Vascello e Fed.It.Art
  • Exit
  • rassegna di drammaturgia contemporanea
  • EXIT nasce nel 2009 per volontà della Fed. It. Art. e di alcune compagnie ad essa associate ed operanti da anni sul territorio romano con l’ idea di dar vita a una manifestazione di grande riconoscibilità artistica e di immagine nel variegato panorama della capitale, capace di raccogliere realtà differenti ma con simili esigenze. Si sceglie il nome EXIT (Emergenze per Identità Teatrali) per sottolineare l’individualità dei gruppi e la comune necessità di “emergere dall’emergenza.
    Le nove edizioni della rassegna si sono susseguite sui palcoscenici di vari teatri Romani : Sala Uno, Teatro Due, Teatro Furio Camillo, Teatro Ambra alla Garbatella, Teatro Tor Bella Monaca, Teatro Trastevere, Teatro dell’ Orologio. Ad oggi è un vero e proprio network di compagnie e artisti che operano sul territorio della Regione Lazio con l’ intento di proporre, attraverso lo spettacolo dal vivo un’iniziativa ideata per un pubblico attento alle novità.
    L’obiettivo che si prefigge la Fed.It.Art attraverso la rassegna EXIT è quello di un teatro che non sia d’èlite, un teatro pensato per il pubblico ma anche attento a trovare una scappatoia intelligente dall’alveo della “Tradizione”. Già le edizioni passate seguendo questo obiettivo hanno riscontrato un ottimo successo di pubblico che ogni anno attende la successiva edizione. La varietà dei generi e dei contenuti ne fa una rassegna multidisciplinare che riesce a soddisfare un utenza molto vasta e varia, proprio perché gli spettacoli sanno divertire, emozionare, formare e informare, allietare, impressionare e, talvolta, anche sconcertare

Vascello dei Piccoli

Concerto Cappuccetto
Concerto Cappuccetto

7/8 ottobre 2017 sabato h 17 – domenica h 15

  • Teatro delle Marionette degli Accettella
  • Concerto Cappuccetto
  • Ideazione, drammaturgia, regia: Alessandro Accettella e Silvia Grande
  • Con: Alessandro Accettella, Silvia Grande, Maria Giuditta Santori (percussioni), Raffaele Magrone (clarinetto e sassofono), Andrea Moriconi (chitarre)
  • Musiche originali: Maria Giuditta Santori
  • Tecnica: Teatro di figura e teatro d’attore e musica dal vivo
  • Età Consigliata: 3-6-99 anni
  • Ispirato a “Cappuccetto Rosso, Verde, Giallo, Blu e Bianco” di Bruno Munari
    Ma poi … Cappuccetto … come finisce veramente la tua storia? E se … il lupo, invece di mangiare te e la tua nonna … mangiasse il cacciatore? E se … arrivasse in tempo la tua mamma a salvarti? E se … diventassi amica del lupo e organizzassi una grande festa e nel bosco? E se ….? Però … veloce a decidere … Cappuccetto! Perché sta scendendo la notte e presto … non si vedrà più nulla! A far compagnia a Cappuccetto ci sarà la Musica, melodie originali, a volte strane e ribelli che l’avviseranno dei pericoli e l’aiuteranno a tornare sana e salva dalla sua mamma.

21-22 ottobre 2017 (sala Studio) sabato h 17 – domenica h 15

  • Compagnia Grandangolo
  • Pollicina
  • di e con Luisa Piazza
  • Realizzazione burattini: Valentina Bazzucchi e Matteo Rigola
  • Mixage musiche: Daniele Incudine
  • La favola classica di Andersen, rivisitata in una luce moderna, affronta il tema dell’incontro con “l’altro”. Pollicina è una bambina alta come un filo d’erba che, appena nata, si accorge di essere sola. Andando alla ricerca dei suoi simili, percorre un cammino di crescita e incontra alcuni animali. Il viaggio di Pollicina si svolge: nel prato, nello stagno e dentro al grande bosco. Ogni animale che la bambina incontra è, più o meno, grande come lei: un ranocchio, un pesce, un maggiolino, un topo, una talpa e una rondine…e tutto accade nell’avvicendarsi delle quattro stagioni. Quando Pollicina sta per rinunciare a trovare la strada di casa, una rondine, che la bambina ha generosamente aiutato, le offre un passaggio. Sul dorso della rondine Pollicina attraversa i cieli e raggiunge finalmente il suo paese. Età Consigliata: 3-8 e 99 anni

4-5 novembre 2017 sabato h 17 – domenica h 15

  • (disponibile anche in matinèe il 3 novembre h 10.30)
  • produzione Associazione Sosta Palmizi
  • Col naso all’insù 
  • da un’idea di Giorgio Rossi
  • una creazione di Giorgio Rossi, Elisa Canessa, Federico Dimitri e Francesco Manenti
  • percorso drammaturgico Nadia Terranova
  • interpreti Elisa Canessa, Federico Dimitri e Francesco Manenti
  • costumi Roberta Vacchetta
  • illustrazioni e scenografie Francesco Manenti
  • una produzione Associazione Sosta Palmizi con il supporto di MIBACT e Regione Toscana con il sostegno di Armunia
  • video https://www.youtube.com/watch?v=FJrYf_WVp24&t=4s
  • I genitori sono esseri straordinari, che accompagnano amorevolmente i loro piccoli nella vita, ma che allo stesso tempo impongono divieti e regole alle volte incomprensibili agli occhi dei bambini. Sono buffi, giocosi, accoglienti, ma anche arrabbiati, nervosi, assenti. I bambini, col naso all’insù, li osservano. Col naso all’insù è piuttosto un libero gioco in cui le diverse qualità emozionali e caratteristiche comportamentali dei genitori diventano spunto per creare un momento spettacolare. Per divertire, stupire, ma anche far riflettere. Un tentativo, anche, di liberare una diversa visione delle Mamme e dei Papà. Età consigliata: 4-10 e 99 anni

18-19 novembre 2017 (sala Studio) sabato h 17 – domenica h 15

  • Compagnia Grandangolo
  • Girotondo
  • Di Gerolamo Alchieri
  • con Augusto Terenzi, Luisa Piazza
  • Scenografia e costumi Antonella Abbatiello
  • “Un bambino deve aspettare l’indomani per aprire il suo regalo di compleanno ricevuto dal nonno e si interroga su quando cominci il “Domani”…
    Una goccia di pioggia non vuole venire giù da una nuvola perché soffre di vertigini, ma aiutata dall’arcobaleno, scenderà a far cantare i fiori e ci racconterà il suo ciclo…
    Un girasole ripara il bambino dalla pioggia raccontandogli la favola di un vecchio che diventa bambino e vola in cielo diventando il sole…. (ciclo del giorno e della notte)
    Un maggiolino non riesce mai a convincere un bruco a giocare con lui perché questo è troppo indaffarato a diventare farfalla. Un cacciatore insegue un leone, che insegue un lupo, che insegue un gatto, che insegue ….e alla fine una zanzara punge il cacciatore e il cerchio si chiude, raccontando i cicli della natura…” Lo spettacolo si svolge su un tavolo, dietro al tavolo, sotto al tavolo, davanti al tavolo con gli animatori a vista.
    Età consigliata: 3-8 e 99 anni

2 dicembre h 17 – 3 dicembre h 15 – 8-9 dicembre h 17 – 10 dicembre h 15

  • Nomen Omen
  • L’Isola del tesoro: una storia di pirati 
  • Liberamente tratto da Robert Louis Stevenson – Adattamento teatrale: Danilo Zuliani
  • Musiche e canzoni: Michele Piersanti
  • Con: Riccardo Grandi, Alessandra Maccotta, Alessandra Cavallari, Marco Zordan, Danilo Zuliani Regia: Danilo Zuliani
  • Le avventure per terra e per mare di un giovane ragazzo, Jim Hawkins, alla ricerca di un tesoro nascosto su una lontana isola deserta: Il tesoro del comandante Flint, un terribile bucaniere. Un tesoro che fa gola a molti pirati, tra i quali il temibile filibustiere gentiluomo da una gamba sola: Long John Smith. Una storia di un movimentato viaggio raccontata in prima persona dal protagonista che, tra pericolose ed eroiche iniziative, tra ammutinamenti e battaglie, troverà in primo luogo se stesso. Età consigliata: dai 4 anni ai 99 anni

dal 27 dicembre al 7 gennaio 2018

  • repliche tutti i giorni alle ore 17 tranne la domenica 7 gennaio h 15
  • matinée 22 dicembre h 10.30
  • (riposo il 31 dicembre e 1 gennaio)
  • La Fabbrica dell’Attore – Teatro Vascello
  • Peter Pan
  • da James Matthew Barrie
  • scritto da Valerio Russo
  • con Valentina Bonci, Isabella Carle, Matteo Di Girolamo, Marco Ferrari, Valerio Russo, Pierfrancesco Scannavino
  • canzoni Claudio Corona
  • scene e costumi Clelia Catalano
  • regia di Maurizio Lombardi
  • La Compagnia dei giovani del Teatro Vascello, adatta in modo originale la fiaba di J. M. Barrie divertendosi ad introdurre speciali effetti scenografici per rendere più suggestiva ed avvincente la storia, rendendo la trama più efficace e divertente. Lo spettacolo si avvale di coreografie e canzoni che gli attori eseguono dal vivo. La regia fresca e nuova permette di coinvolgere non solo i bambini ma anche gli adulti in un divertimento teatrale dove il lavoro sul corpo dell’attore è il vero protagonista. Età consigliata: dai 4 anni ai 99 anni

dal 20 gennaio al 25 febbraio 2018 sabato h 17 – domenica h 15

  • speciale matinée di carnevale martedì grasso 13 febbraio h 10.30
  • La Fabbrica dell’Attore – Teatro Vascello
  • In cammino per Oz
  • di F. Baum
  • regia Giancarlo Nanni
  • ripresa da Manuela Kustermann
  • assistente alla regia Gaia Benassi
  • Spettacolo tratto dall’omonimo romanzo di Frank Baum “Il meraviglioso Mago di Oz” e’ stato scritto per i bambini, ma come la maggior parte delle fiabe, e’ assai ricco di significati simbolici e può essere interpretato come viaggio iniziatico. Età consigliata: dai 4 anni ai 99 anni

10-11 marzo 2018 (disponibile anche in matinèe e programmato anche in repliche serali dal 6 al 10 marzo) sabato h 17 – domenica h 15

  • Cantieri Teatrali Koreja
  • Paladini di Francia
  • di Francesco Niccolini
  • con Carlo Durante, Francesco Cortese, Anna Chiara Ingrosso, Emanuela Pisicchio
    ideazione scene Iole Cilento
  • realizzazione scene Porziana Catalano, Iole Cilento
    musiche originali Pasquale Loperfido
    voce di Carlo Magno Fabrizio Saccomanno
  • regia Enzo Toma
  • Giochi di bambini. Giochi di guerra.
  • Marionette. Pupi. Roba vecchia e bellissima. Da spaccare in due a colpi di spada. Sotto: corpi, metallo, amore e guerra. Sopra: fili, voci tonanti e un destino tragico. Carlo Magno e i suoi paladini. Da ragazzo li odiavo quei personaggi, prototipi di conquistatori. Invece amavo con tenerezza e batticuore le loro raffigurazioni morte, quelle marionette fatte a pezzi, legate a un cielo di carta strappato.
    Vent’anni dopo, quando vedo uomini e/o marionette morire sui campi di battaglia, ho capito che tutti meritano compassione e i loro corpi vanno rispettati.
    La storia comica e tragica dei paladini di Carlo Magno – dall’arrivo a corte della bella Angelica al massacro di Roncisvalle – racconta la bellezza e la crudeltà della vita. E se da più di cinquecento anni grandi poeti e oscuri teatranti continuano a provare un piacere immenso a raccontarla, un motivo ci deve essere. Mi pare di essere nel teatrino delle marionette dove Pasolini fa raccontare a Totò, Ninetto Davoli, Franco e Ciccio, la triste storia di Otello, Iago e Desdemona. Con quelle stesse marionette vorrei raccontare di Rinaldo, Astolfo, Angelica, Bradamante, Fiordiligi, Orlando e, da ultimo, il massacro di Roncisvalle, quella discarica assurda e insanguinata dove tutti quei corpi morirono e furono abbandonati, occhi al cielo, a domandarsi che cosa sono le nuvole. Età consigliata: dai 3 anni ai 99 anni

17-18 marzo 2018 sabato h 17 – domenica h 15

  • Teatro dell’Acquario di Cosenza
  • Giufà e il mare
  • da Calvino ai racconti popolari arabi
  • di Antonello Antonante
  • Con Maurizio Stammati e Dilva Foddai
  • Musiche Ambrogio Sparagna
  • Scene e pupazzi Dora Ricca
  • Luci e audio Giuseppe Canonaco
  • Scene e pupazzi Dora Ricca
  • Regia Antonello Antonante
  • Un racconto nel racconto in cui il cantastorie gioca con gli oggetti e gli elementi scenografici attraverso un viaggio nel mediterraneo, dove con dialetti e lingue diverse, colori e suoni, attori e personaggi, racconti e aneddoti, miti di un tempo e cose reali, identità e tradizioni, incontra e conosce tante persone sempre diverse tra loro. Giufà è un tipico esempio di transumanza narrativa: temi uguali o quasi, si ritrovano, spesso identici nei concetti e a volte nei nomi, in paesi assai distanti sempre appartenenti a un’area culturale che affonda le radici in una comune matrice: il Mediterraneo. Un viaggio attraverso il mare nostrum e il teatro, dove il gioco della finzione si cela e si svela repentinamente e dove i modi e le tecniche si fondono e si confondono in un continuo fluire.  età consigliata: dai 6 anni ai 99 anni

INFORMAZIONI E BOTTEGHINO IL VASCELLO DEI PICCOLI

Per ogni spettacolo si organizzano feste di compleanno presso il teatro abbinate agli spettacoli per i bambini, info ai numeri del Teatro Vascello 065898031 – 065881021 cell 3405319449 Cristina, promozione@teatrovascello.it

Informazioni

  • Orari spettacoli: dal lunedì al sabato ore 21 domenica ore 18
    Sala Studio ore 21.30 domenica ore 18.30
  • Vascello dei Piccoli: sabato ore 17 e domenica ore 15
    8 dicembre ore 17
    Peter Pan replica tutti i giorni alle ore 17 tranne la domenica alle ore 15 (riposo il 31 dicembre e il 1° gennaio)
  • Giorni di chiusura del teatro:
    24-25 dicembre 2017 e 1-2 aprile 2018

Orari biglietteria: 

  • lunedì h.10-17 (ad eccezione dei giorni di spettacolo)
  • martedì-sabato h.10-21.30
  • domenica h. 14-19

Biglietteria:

  • Prosa: intero € 20 – ridotto over 65  € 15 – ridotto studenti € 12
  • danza e musica intero € 15 – ridotto over 65 e studenti  € 12
  • vascello dei piccoli posto unico € 10
  • servizio di prenotazione per tutti gli spettacoli € 1 a biglietto

abbonamenti:

  • abbonamento Free Classic € 90,00: 10 spettacoli a scelta programmazione prosa, musica e danza
  • abbonamento Love € 80,00: 4 spettacoli in coppia, a scelta programmazione prosa, musica e danza
  • abbonamento Family € 40,00: programmazione Vascello dei Piccoli 5 ingressi cumulabili per adulti e bambini

TEATRO VASCELLO STRUTTURA DOTATA DI ARIA CONDIZIONATA

IL Teatro Vascello si trova nello splendido quartiere di Monteverde vicino al Gianicolo sopra a Trastevere a Roma, con i suoi 350 posti, la platea a gradinata e il palcoscenico alla greca permette un’ottima visibilità da ogni postazione.

Il Teatro Vascello propone spettacoli di Prosa, Spettacoli per Bambini, Danza, Drammaturgia Contemporanea, Eventi, FestivaL, Rassegne, Concerti, Laboratori

Come raggiungerci con mezzi privati: Parcheggio per automobili lungo Via delle Mura Gianicolensi, a circa 100 metri dal Teatro. Parcheggi a pagamento vicini al Teatro Vascello: Via Giacinto Carini, 43, Roma; Via Francesco Saverio Sprovieri, 10, Roma tel 06 58122552; Via Maurizio Quadrio, 22, 00152 Roma, Via R. Giovagnoli, 20,00152 Roma Con mezzi pubblici: autobus 75 ferma davanti al teatro Vascello che si può prendere da stazione Termini, Colosseo, Piramide, oppure: 44, 710, 870, 871. Treno Metropolitano : da Ostiense fermata Stazione Quattro Venti a due passi dal Teatro Vascello 

artapartofculture redazione

artapartofculture redazione

E’ un magazine nato con l’intento di trattare in maniera agile e approfondita, di promuovere, diffondere, valorizzare le arti visive e più in generale la cultura della contemporaneità nelle sue molteplici manifestazioni

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