Da Palazzo Frescobaldi alla National Gallery di Londra: le lettere d’amore di Artemisia Gentileschi

Poesia, passione e desiderio. Queste le emozioni che emorgono leggendo le lettere d’amore di Artemisia Gentileschi indirizzate all’amante ventenne Francesco Maria Maringhi,  ricco rampollo di un’antica famiglia dell’aristocrazia fiorentina, che rivelano una storia a tratti torbida, di bellissima pittura, di denaro e di potere che in qualche modo ha influenzato alcune delle sue opere.

Firenze, presentazione delle Lettere d’amore di Artemisia Gentileschi a Palazzo Frescobaldi. Nella foto Tiziana Frescobaldi, Mrs Treves e Francesco Solinas 2020-02-14 © Irene Santoni/Massimo Sestini

Sono cinque le lettere restaurate tra le quarantadue conservate nell’Archivio dei Marchesi Frescobaldi e presentate oggi a Palazzo Frescobaldi prima di volare a Londra per la più grande mostra mai realizzata nel Regno Unito su Artemisia Gentileschi.

Testi dalla prosa scorretta ma profonda, sgrammaticata ma colta che citano Petrarca e l’Ariosto, Ovidio, Michelangelo e il Tasso, che saranno esposti dal 4 aprile al 26 luglio alla National Gallery presso la Sainsbury Wing insieme alle opere della coraggiosa e rivoluzionaria pittrice sposata con Pierantonio Stiattesi, autore anche lui di quattordici scritti indirizzati allo stesso gentiluomo, alcuni ritrovati nell’Archivio dei Marchesi Frescobaldi e restaurati.

A consegnare le preziose lettere d’amore a Letizia Treves, James and Sarah Sassoon Curator di pittura italiana, spagnola e francese del XVII secolo presso la National Gallery di Londra, è stata Tiziana Frescobaldi, Presidente Compagnia de’ Frescobaldi e Direttore Artistico del progetto Artisti per Frescobaldi, il premio biennale d’arte contemporanea nato nel 2012 che da anni promuove la cultura e l’arte anche nel mondo vitivinicolo. Le Lettere di Artemisia Gentileschi custodite nell’Archivio Frescobaldi, indirizzate dalla pittrice a Francesco Maria Maringhi amministratore dei beni della famiglia Frescobaldi e ritrovate dal Professor Francesco Solinas durante i suoi studi nell’archivio, rappresentano dei documenti unici nel loro genere per entrare nella vita privata e psicologica di questa grande artista italiana – commenta Tiziana FrescobaldiQuest’anno la National Gallery celebra la Gentileschi con una grande mostra monografica ed è un grande onore per la famiglia Frescobaldi essere sostenitrice della più illustre pittrice dell’età barocca, durante il suo periodo fiorentino, e aver conservato queste preziose lettere”.

Letizia Treves aggiunge: “Sono grata alla Famiglia Frescobaldi di poter esporre nel nostro museo questo ricco tesoro dell’Archivio Frescobaldi. Grazie a queste lettere i visitatori potranno ascoltare la voce di Artemisia Gentileschi e conoscere ancora più a fondo l’artista, una donna che si mostra in questi testi nella sua più totale vulnerabilità. Credo che grazie a queste lettere verrà data vita alla pittrice”.

Le cinque lettere prendono nuova vita grazie al sapiente lavoro di Flavia Serena Di Lapiglio, restauratrice di opere d’arte, e la traduzione del Professor Francesco Solinas, grande studioso di cultura artistica e scientifica, che racconta “Nel 2011, stavo cercando nuove informazioni sulla vita dell’artista, e in particolare sul suo soggiorno fiorentino (1613-1620). Durante i miei studi nell’archivio della famiglia Frescobaldi, ho scoperto 36 lettere completamente sconosciute e autografe scritte dall’Artemisia e da suo marito Pierantonio Stiattesi al nobile fiorentino Francesco Maria Maringhi. La scoperta ha completamente cambiato la percezione della vita e dell’opera dell’artista e del suo universo creativo; nuova luce viene anche proiettata sulla sua tecnica pittorica.”

Forti, appassionate e disperate, le lettere di Artemisia Gentileschi all’amante Francesco Maria Maringhi, sono tra i documenti più straordinari riguardanti un’artista nell’Europa del diciassettesimo secolo. Per tessere una panoramica selettiva della quarantennale carriera della pittrice che proprio a Londra compì un viaggio durante gli ultimi anni della sua drammatica esistenza, e scoprire la passione e l’amore che si leggono nei suoi testi, l’appuntamento è dal 4 aprile alla National Gallery, il museo più importante della capitale inglese.

FRANCESCO MARIA MARINGHI E I FRESCOBALDI

Francesco Maria era il figlio di Filippo Maringhi († 1602) uno stimato funzionario di alto rango dell’amministrazione medicea. Appartenente a un’antica famiglia patrizia fiorentina, Filippo non poté sposare Caterina, una bella popolana che aveva dato alla luce Francesco Maria, unico figlio ed erede del nobile. Cresciuto senza contatti con la madre, alla morte del padre, Francesco Maria fu lasciato all’età di nove anni sotto la tutela di Matteo Frescobaldi (Firenze 1577-1642), un nobile amico, banchiere e socio in affari di suo padre.

La protezione di Matteo è durata per tutta la vita e il giovane Maringhi è diventato presto parte della Compagnia dei Frescobaldi, la proficua società commerciale e bancaria creata da Matteo con i suoi fratelli e figli. Il giovane patrizio, proprietario di importanti proprietà a Firenze e dintorni, ha beneficiato della rete internazionale altamente organizzata ed efficiente creata da Frescobaldi, banchiere e fornitore di beni di lusso alla corte dei Medici.

Molto attivo a Roma, nel Sud Italia e nel Vicino Oriente per gli affari dell’azienda, Francesco Maria era un giovane brillante e affascinante sui vent’anni quando incontrò Artemisia Lomi Gentileschi a Firenze nel 1616-1617. Il loro amore fu immediato e appassionato, sebbene Artemisia fosse già sposata con lo Stiattesi senza un soldo e appartenente alle più bassi classe di artigiani. Francesco Maria discendeva da un’antica famiglia patrizia, nobile e ricca a Firenze dal XII secolo. 

La loro unione fu impossibile, anche se la storia tra la pittrice e il gentiluomo può essere rintracciata fino alla metà del 1640.

Le carte private e commerciali di Francesco Maria Maringhi sono in parte conservate nell’Archivio Frescobaldi insieme alla documentazione della Compagnia, la società commerciale e bancaria creata da Matteo Frescobaldi nel 1610.

ARTEMSIA GENTILESCHI

Ambiziosa pittrice, amante degli uomini, del denaro e del potere, Artemisia è forse la prima artista donna nella storia ad aver ottenuto la sua indipendenza e successo attraverso la sua formidabile arte. 

Figlia d’arte, il padre Orazio era un pittore di scuola caravaggesca, a soli 17 anni viene violentata dall’amico di famiglia e maestro Agostino Tassi e lo denuncia. L’accaduto non ostacola la carriera della giovane che ignora malelingue, continua a dipingere, dimostrando subito tutto il suo innato talento. 

Richiestissima da prestigiosi committenti internazionali, Artemisia conosce personalità illustri come Galileo Galilei ed è la prima donna ad essere ammessa all’Accademia dell’Arte di Firenze. Dolore e successo si ritrovano nelle sue tele, dove prevalgono figure femminili determinate, forti e dolci al tempo stesso. La pittura divenne per l’artista un forte strumento di rivendicazione femminile, un silente grido che emanava dalla tela la speranza di un forte capovolgimento dei ruoli in quella rigida società governata dagli uomini, gli stessi uomini che l’avevano umiliata e resa colpevole di essere una tentatrice. Artemisia ha giustiziato gli uomini che l’avevano condannata per rendere la sua denuncia immortale, per creare una forte eco nei secoli dell’oltraggio da lei subìto, perché lei era ed è un’eroina che ha sfidato impavida un’epoca difficile con l’arma più potente ed eterna che esista, l’arte, riscrivendo la storia, diventando un esempio di donna emancipata, ma soprattutto, riconquistandosi sulla tela l’onore e la giustizia che il processo le aveva negato

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