La nuova piattaforma per lo spettacolo digitale ideata da Francesca Fini
https://www.de-pink.com/
De-Pink è una nuova piattaforma per lo spettacolo digitale, ideata e realizzata da Francesca Fini. La caratteristica fondamentale che distingue questo progetto da altre iniziative simili, è che la piattaforma De-Pink è allo stesso tempo contenitore e contenuto dello show digitale.
Lo show digitale infatti non può ridursi ad uno streaming ospitato su youtube o su qualche piattaforma dal format anonimo e standardizzato, e non può assolutamente rimanere confinato, come avviene oggi, all’interno dei limiti angusti del player video. Un player video che, oltretutto, vive nell’eterno conflitto della sua orizzontalità cinematografica contro la verticalità dei dispositivi con cui il video online viene fruito.
Ecco che allora sulla piattaforma De-Pink il video viene integrato all’interno dell’interfaccia grafica originale di una pagina web dinamica, capace cioè di ridimensionarsi automaticamente in base al dispositivo. All’interno di questo ambiente personalizzato, il video si integra e interagisce con moltissimi altri elementi UIX (User interface e User Experience) utilizzati per arricchire e amplificare l’esperienza dell’utente.
Quindi il design dell’interfaccia utente diventa, nella filosofia di De-Pink, concreta azione artistica e parte integrante dello show, in un’operazione in cui confluiscono la funzionalità del design puro e la visionarietà dell’interaction design. Nella piattaforma De-Pink, il video-artista è anche web-artista e web-designer.

De-Pink programmerà un vero e proprio calendario di digital shows, pensati appositamente per la piattaforma, realizzati da Francesca Fini e da altri artisti seguiti dalla sua curatela. Il live streaming, inteso come semplice trasmissione in diretta di uno spettacolo pre-registrato o di un’azione continua che non tenga conto dell’interazione con il pubblico, non rientra negli interessi di De-Pink.
Il format di De-Pink è idealmente un digital show ibrido, un contenitore formato da una giustapposizione di diversi media e linguaggi, dalla video-performance pre-registrata al momento informale in live-cam.
I riferimenti concettuali di questo linguaggio sono molteplici, e spaziano dal teatro sintetico futurista al fenomeno dei gamer, su cui Francesca Fini ha sviluppato negli anni una lunga ricerca che ha partorito alcune sue performance piuttosto famose come The Shadow – un videogioco Shakespeariano.
De-Pink costruisce i suoi dispositivi di interazione artistica hackerando e manipolando a suo piacimento gli strumenti tradizionali messi a disposizione dal marketing digitale. Così una tecnicistica visitor chat diventa l’occasione di un dialogo situazionista tra l’artista e l’utente ignaro che chiede informazioni, mentre i widget e le applicazioni di customer comment e customer photo, vengono modificati per permettere allo spettatore di documentare le sue interazioni con lo spettacolo e pubblicare le immagini nella galleria della piattaforma, in un loop linguistico che ridisegna il rapporto tra spettacolo e spettatore. L’approccio di De-Pink è quello dadaista: appropriarsi di un dispositivo, smontandolo e rimontandolo creativamente.
De-Pink è letteralmente experimental digital shows and their collectible relics.
Ovvero è performance digitale sperimentale ma anche una piattaforma per la vendita dei residui prodotti da queste stesse performance. L’autenticazione certa e permanente di questi relitti, siano essi digitali o fisici, avverrà grazie alla registrazione degli stessi nella blockchain. In questo modo De-Pink diventa anche la prima piattaforma di performance art decentralizzata proprio grazie alla confluenza nella blockchain. Nell’immediato futuro crediamo che questo permetterà a De-Pink di auto-sostenersi e di diventare anche piattaforma produttiva vera e propria.

La piattaforma ha esordito con la performance Pink Noise, di Francesca Fini, prodotta in collaborazione con Cinematica Festival.
Pink Noise di Francesca Fini
digital show interattivo
35 minuti, con sottotitoli in inglese
Una testa di argilla di Venere viene passata attraverso uno scanner 3D e trasformata nel suo simulacro elettronico. Questo relitto digitale, disincarnato e smaterializzato, diventa il punto di partenza di una performance partecipativa, web-based, ovvero basata sul linguaggio rete, dove l’artista, interagendo costantemente col pubblico, riflette sul tempo in cui viviamo: tra lockdown intermittente, paura di respirare, Hikikomori sindrome, relazioni contactless e femminilità schiacciata nel video delay.







