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Domenico Gnoli. Mode, modi e mondi

di Francesco Cascino

Per comprendere appieno ogni grande artista bisogna ovviamente inserirlo nel suo contesto storico, sociale, culturale non solo locale. Domenico Gnoli nasce a Roma da famiglia borghese e agiata nel 1933 e purtroppo muore a New York nel 1970. Sono gli anni del consumismo che la Pop Art intercetta nei suoi percorsi indagatori visivi, all’apparenza divertenti e dissacranti, denunciandone lo strapotere sulla psiche, oltre che sulle abitudini e sulle economie.

Va da sé che solo gli esperti e i collezionisti d’arte si accorgono del pericolo e si avvedono delle contromisure da prendere per non passare dalla condizione di leader a quella di follower; le masse si lasciano trascinare nei recinti del finto successo e dei sogni irrealizzabili perché questo serviva agli straccivendoli del momento.

La moda passa da ricerca sull’espressività identitaria ed erotica del corpo a omologazione consolatoria ciclica, quindi non basta un abito, devi comprarne due, e più di due, per ogni stagione. L’anno dopo non serviranno più; il tuo corpo resta più o meno uguale, l’abito cambia per volontà dei leader dell’apparire.

La differenza tra arte e moda è tutta qui: la vera arte risponde a sogni e bisogni atavici, immortali ed evolutivi con radice profonda e fisiologica, la moda no, è solo un modo di farsi riconoscere come uguali agli altri. Certa moda, ovviamente: non quella dei ricercatori di espressività legata allo spirito autentico del tempo.

Per capire la realtà reale, quella fatta appunto di materia impalpabile ma influente, quella che non vedi ma senti e che ti spinge ad alzarti ogni mattina, fatta di desideri, ricerca identitaria, tensione verso la propria riconoscibilità sociale, devi ingrandire i dettagli, guardare il mondo al microscopio attraverso la lente del tuo mondo interiore.

Per farlo, devi parlare con te stesso nel silenzio del lockdown, fuori dal clamore quotidiano, senza rumori di fondo che impediscano alla voce di dentro di arrivare all’emersione, che ne interdicano i territori delle nostre sonorità nascoste. Quelle che contano.

Per intendere fino in fondo come la forma invade il nostro inconscio è necessario vedere la mostra di Domenico Gnoli alla Fondazione Prada di Milano, in corso fino al 27 febbraio 2022, ideata dal genio di Germano Celant che il Covid ha portato via al mondo nel 2020. Un critico e curatore che ci ha insegnato a guardare l’arte e che ha diretto la Fondazione per 20 anni, producendo mostre epocali: come questa.

L’ossessione per il dettaglio che si vede nelle opere di Gnoli rivela l’invasione, appunto, che la moda, gli abiti e le scarpe attivano nel nostro sguardo, che invece risulta invisibile nella quotidianità bombardata di immagini inutili che non chiedono permesso, eppure influenzano il nostro vivere e lo collegano all’apparire, scambiando i fattori vitali che ne compongono la natura.

Vivere e apparire si confondono fino a che miliardi di persone perdono la vera identità intellettiva e si definiscono attraverso l’abito invece che l’habitus. Lo sguardo su se stessi diventa uno schermo da cui prendere le forme adeguate e prevalentemente accettate invece di apprendere chi siamo e come esprimiamo il nostro vero essere. Cosa nota a tutti ma compresa da pochi.

Ingrandire il dettaglio vuol dire rappresentare la realtà, secondo Gnoli, non modificarla..

Quegli enormi dettagli di cose infinitamente piccole che vestono il corpo ma non l’anima rivelano senza pietà, alla maniera Pop, ironica, che stiamo mostrando, non esprimendo, stiamo recitando, non scrivendo il copione.

La bellezza infinita delle opere di Gnoli riporta lo sguardo dentro di noi, dove deve stare per ricevere le informazioni necessarie ad essere se stessi, e induce una profondità che solo la leggerezza intelligente e colta può portare alla vista. O, meglio, alla percezione.

È il mestiere dei giganti quello di rendere visibile un virus, lo stesso mestiere degli scienziati, dei ricercatori e dei biologi, perché i giganti conoscono il rischio di scambiare l’invisibile per inesistente. Ogni grande artista lo sa: il mondo vero non è nelle mode ma nei modi con cui osserviamo noi stessi nel mondo esteriore attraverso gli occhi del nostro mondo interiore.

E poi, se volete vedere il diavolo dovete cercarlo nei dettagli. E tutti sanno cosa veste il diavolo.

immagine per francesco cascino
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Nato Matera, laureato in Scienze politiche nel 1989, dal 1990 al 2000 è Direttore delle Risorse Umane in tre diverse multinazionali (Montedison, SNIA e Ace Int.l). Oggi è un Contemporary Art Consultant e Cultural Projects Curator,e si occupa di arte da parete e arte da processi: arte da collezione a beneficio di privati, appassionati e collezionisti, arte come pratica e approccio progettuale art thinking oriented per imprese di ogni genere, istituzioni e rigenerazione culturale, urbana e territoriale.

Come Art Consultant in_forma e supporta le scelte di collezionisti, acquirenti e appassionati di arte contemporanea nella selezione di opere d’arte di ricerca e di alta qualità, nell’analisi del miglior rapporto qualità prezzo e nella progettazione di intere collezioni, in Italia e nel mondo.

Come Co-Founder e Art Director di Art Thinking Project ETS si occupa di progettazione culturale a tutto tondo, ideazione e realizzazione di strategie, contenuti, interventi temporanei, installazioni permanenti, inserimento di arte e artisti a monte dei processi di ogni tipo di azienda e attività; di rigenerazione culturale e urbana di città, borghi, territori e paesaggio; di soluzioni inedite a ogni tipo di impresa, dall’ospitalità all’acciaio, dalla finanza all’agricoltura e oltre. Insieme al Network e ai Componenti del Comitato Tecnico Scientifico di ATP, si occupa anche di heritage management, architettura, design, economia della cultura, diritto societario e dell'arte.

È stato ideatore, promotore e co-autore del Manifesto Art Thinking siglato al MAXXI a Giugno 2019 insieme a scienziati, artisti, imprenditori, architetti, ingegneri e professionisti di ogni genere. Tra le altre cose ha ideato e curato la prima e la seconda edizione del Premio Terna per l’arte contemporanea (2008-2009). È stato membro della Commissione dei quattro esperti della Regione Puglia per il Piano strategico per la cultura (2016-2017: riallocazione di 480 MLN di Euro), ideatore e curatore del progetto Matera Alberga per Matera Capitale Europea della Cultura 2019, curatore di diversi progetti culturali per ENELDeutsche BankHelsinnSAS Business Intelligence, UBI Banca, Bosch Security System, Fiera Milano, Macro Roma, MAXXI, Comune di Roma, Comune di Matera e altri.

Ha insegnato Organizzazione del Mercato dell’Arte e Progettazione culturale per i Master del Sole24Ore e della RUFA (Roma University of Art), e visiting professor di alcune università italiane e americane. Infine si occupa anche di education & edutainment; progetta e realizza workshop e webinBar sull’arte e la sua relazione con la psiche, sui benefici per l’intelligenza degli individui e la crescita e lo sviluppo di sistemi, territori e imprese. Scrive per art a part of cult(ure), magazine on line inserito nel Codex dell’ADI (Associazione Design Industriale) per le valenze culturali del format, dove cura una sua rubrica su arte, evoluzioni ibride e mostre nel mondo, chiamata I racconti del Cascino.

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