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Dove vòlano quelli del MAXXI L’Aquila. Il volàno dello sviluppo territoriale

di Francesco Cascino

Al MAXXI L’Aquila, la sede abruzzese del MAXXI di Roma, sono in corso due magnifiche mostre: una è Di roccia, fuochi e avventure sotterranee, un progetto fotografico con artisti che lavorano sui temi della relazione tra paesaggio e intervento dell’uomo, dove ci sono diversi fotografi interessanti tra cui l’originalissimo Andrea Botto che, nomen omen, da sempre fotografa le esplosioni. Un artista vulcanico.

L’altra mostra si chiama In itinere ed è una rassegna di opere di ricerca e site specific a cura di Bartolomeo Pietromarchi – Direttore del MAXXI – e Fanny Borel; le opere di alcuni tra i maggiori artisti internazionali sono state create apposta per rappresentare il territorio e farne emergere valenze inedite e potenziali su committenza del MAXXI stesso, come si fa quando gli obiettivi culturali si vogliono far coincidere con lo sviluppo delle aree in cui le istituzioni insistono. Per riuscire a interpretare e comprendere i vari patrimoni identitari dei luoghi e decidere se investirci, il mondo evoluto è interessato allo sguardo laterale degli artisti più importanti, non alle cartoline per turisti fai da te che, per loro natura, non raccontano niente di nuovo che gli occhi non possano vedere da soli.

Tramonti e mareggiate, statue che rubano luoghi comuni ai Baci Perugina o manierismo di facile e immediata decodifica non indagano la verità quotidiana di una comunità, molto più ricca e complessa, e soprattutto sviliscono l’autenticità delle persone che abitano quei luoghi, non le esaltano, come invece sostiene la retorica dei sempliciotti, gli unici che ci guadagnano a produrre arte ruffiana e ricattatoria che va tutta a discapito della crescita intellettuale ed economica di persone e imprese.

Chi chiede partecipazione agli utili e alla vita pubblica dovrebbe imparare a distinguere amici da nemici; questi ultimi sono quelli che ti danno in pasto cose facili da capire; i primi invece, che potrebbero guadagnare molto di più proprio con le cose facili, visto l’abbassamento del senso critico collettivo a opera delle TV degli ultimi 30 anni, si sforzano di produrre domande complesse per un mondo complesso, invece di risposte scontate per prodotti costosi.

Domande che si rivelano utili a trovare soluzioni intelligenti e durature ai problemi morali e materiali, gli elementi di cui siamo fatti. Come dicono i miei colleghi americani: se risparmi noccioline compri scimmiette.

Come beneficiano dell’arte la crescita territoriale e la cultura?

Investitori, viaggiatori veri e imprenditori illuminati esplorano il mondo alla ricerca di genius loci distintivi, sapendo che certe eccellenze generano ricchezza per tutti, per cui ogni volta che l’arte pubblica porta in emersione identità di nuova generazione, nasce la ri_generazione culturale, la base essenziale per ogni evoluzione urbana e territoriale.

Tra gli artisti invitati al MAXXI L’Aquila spicca il genio assoluto di Armin Linke, ad esempio, che trasforma in disposizione pittorica la ricerca scientifica dei laboratori del Gran Sasso (cosa che fa da tempo con tutta la ricerca scientifica del mondo, dimostrando che Leonardo aveva ragione, l’Art Thinking produce estetica e funzione al massimo livello di qualità utile all’Uomo).

Difficile spiegarlo qui, meglio andare a L’Aquila, voi che dite di tenere alla rinascita dell’Abbruzzo post terremoto… Per sintetizzare, le foto di Armin sono disposte in modo da raccontare quello che avviene nei laboratori di ricerca ma come farebbe un pittore, non un reporter, solo con tutti gli elementi della realtà reale della foto disposti diversamente.

Poco chiaro? Perfetto, andateci e documentatevi tutti, questo è il pane quotidiano degli esseri evolutivi dotati di responsabilità culturale che non chiedono la pappa pronta ma se la producono da soli, accompagnati da noi esperti ma motivati da ansia di crescita e iniziativa personale.

A proposito di comfort zone, partiamo dall’inizio, mettetevi comodi.

Nel 1959 il celeberrimo storico inglese Denis Mack Smith scrive Storia d’Italia e, nei capitoli dedicati alla questione meridionale, affronta la questione, già allora dibattuta e compresa da una classe dirigente coltissima ed evoluta – il contrario esatto di quella odierna, senza eccezioni – come la più esemplificativa nella assurda diatriba tra efficientismo e poesia (poiesis, il fare materiale che parte dalla ineluttabile natura simbolica dell’Uomo).

Per inciso: quelli che si dicono pragmatici dovrebbero riflettere sul significato della parola, perché se è vero che l’obiettivo del pragmatismo è risolvere i problemi, segnalo che arte e poesia risolvono i problemi alla radice semplicemente perché si occupano della vera natura dei problemi, quella invisibile, e lo fanno da sempre molto meglio della cultura efficientista prevalente: basti guardare le città d’arte; lì funziona ancora tutto ed è tutto bellissimo, accogliente, erotico e seduttivo. Il ché produce economie e felicità interna lorda, oltre che amore universale incondizionato da parte di tutto il mondo, nessuno escluso. Viviamo nel cuore della gente per merito degli artisti e degli architetti, fine della storia.

In mani sapienti questo sarebbe diventato un enorme patrimonio collettivo e imprenditoriale, invece è solo un asfittico, banale e poco produttivo bene di consumo turistico domenicale. La banalità del male, direbbe qualcuno.

Mack Smith e la questione meridionale, dicevamo.

Lo storico purtroppo muore nel 2017 non senza averci lasciato in eredità quei suoi libri sulla storia d’Italia in cui spiega come il Sud abbia subìto solo la Controriforma della Chiesa senza essersi mai ribellato, una sorta di punizione preventiva modello moglie cinese, la prevenzione del rischio – per l’anciene régime, da sempre sessuofobo e timorato dell’eros – di avere a che fare con un popolo intero di piccoli geni nati talentuosi, intelligenti e liberi; una gigantesca tribù sparsa nel mediterraneo che, sin dalla Magna Grecia, ha capito di poter sognare ed essere ambiziosa allo stesso tempo, che il problem solving richiede fantasia e che la fantasia si alimenta di cultura, pensiero, analisi, conoscenza, esperienza, altrimenti è solo inutile ed effimero esercizio.

Cultura vuol dire coltivare, non frequentare accademie.

Insomma, l’atavica frustrazione del Sud per cui si guarda con timore reverenziale sempre agli altri, agli stranieri, ai turisti, ai governanti come se fossimo ancora sudditi e vassalli, risalirebbe alle terribili persecuzioni subìte a opera di Chiesa e feudatari ad essa vicini; una reazione alla Riforma di Lutero e alle conseguenti rivoluzioni del Nord, quelle dove davvero si rovesciavano invasori morali e fisici senza tanti complimenti. Un po’ come avviene per i rifiuti tossico nocivi tedeschi oggi; lì li producono, in Campania li smaltiamo.

Mi chiedo quando solleveremo la testa e impareremo a riconoscere i Carmelo Bene e i  Pier Paolo Pasolini – quelli che chiedevano e richiedevano impegno ma producevano coscienza – invece di sterilizzarli con lo spettacolo, proprio il nemico numero uno dell’emancipazione, secondo lo stesso Pasolini. Diceva la nonna dell’artista abruzzese Giuseppe Stampone, uno che guida la coscienza fuori dalle rigide regole dei vocabolari, nato sotto il Gran Sasso ed emigrato nei migliori musei del mondo: chi ti fa piangere oggi, ti farà ridere domani.

Il claim del MAXXI L’Aquila recita: Un polo della creatività contemporanea in un gioiello del barocco. A Palazzo Ardinghelli nasce il MAXXI L’Aquila, un laboratorio dedicato alla produzione artistica e culturale aperto al territorio e alle sue energie. Uno spazio dove le collezioni di arte, architettura e fotografia del MAXXI prendono vita insieme a mostre temporanee, programmi di approfondimento e progetti educativi.

Faccio presente agli abruzzesi che se hai mandato il cuore in anestesia per non soffrire la mancanza di dolcezza e comprensione, è bene sapere che l’anestesia non distingue i nemici dagli amici, non conosce differenze e ferma alla frontiera ogni tipo di emozione, anche quella di cui hai bisogno. E non sai più di cosa hai bisogno quando l’unico parametro che hai davanti è l’efficienza.

Il MAXXI L’aquila è l’emblema di un amico che vuole aiutarti a riprendere il volo, lo scrivo senza paura di retorica. Perciò dopo le mille bugie sulla ricostruzione fisica oggi avete un’occasione straordinaria di ricostruzione culturale, quella da cui nascono tutte le grandi fortune e le grandi civiltà territoriali.

Come al solito il Direttore del MAXXI, Bartolomeo Pietromarchi, che ha costruito un museo che vive con la città (basti guardare dalle finestre: si vedono le case, le strade e le montagne), ha messo insieme cuore e ambizione. Così fanno gli uomini che non si fanno dettare l’agenda dalla paura, guardano lontano e fanno entrare la luce. Altrimenti non saprai mai cosa può succedere.

Dice lui stesso:

“Di questi tempi recuperare un senso etico e civile di fare arte e cultura è un dovere a cui tutti siamo chiamati. Il MAXXI L’Aquila ne ha fatto il senso stesso della sua esistenza perché crede che la cultura debba essere motore capace di innescare con l’arte quelle dinamiche che sono alla base di innovazione e socialità, consapevolezza e valore. Per questo i migliori artisti vengono chiamati a interpretare a loro modo questa magnifica terra, non a farsi celebrare.”

Perciò, come si fa la rigenerazione di un territorio? Con l’arte e la cultura partecipative, con il coinvolgimento fisico ed emotivo di tutti gli attori e gli stakeholders dell’area (e non), con i palinsesti artistici di massima qualità distribuiti sui 12 mesi che incrociano interessi economici pubblici e privati, dispositivi espressivo relazionali utili a comunicare al mondo i know how distintivi dei contesti, con operAzioni co-progettate in autentica condivisione, trasformando la città in un’opera d’arte vivente e sognante ogni giorno. E notte.

Per i non addetti: l’economia della cultura (che nel mondo produce dai 6 ai 16 punti di PIL ogni anno, a seconda della qualità dei curatori, dei sistemi fiscali e della relazione giuridica tra pubblico e privato) si fa con le discipline culturali di qualità massima, quelle vere, dal teatro alla danza, dall’arte contemporanea alla letteratura d’indagine. Né lo spettacolo né i fiori al balcone o le suggestioni da palcoscenico.

Niente show, solo vera estetica relazionale e intelligente dagli effetti dirompenti ed evolutivi. Una cultura partecipata sul serio, non come se fossimo al Valtur ma come se fossimo nella Cappella Sistina, un luogo in cui si entra, e non un quadro da osservare, che comprende sogni e bisogni collettivi reali che vanno indagati con la strumentazione simbolica dell’arte prima di intervenire.

In questo modo le opere, i festival, i musei, gli eventi saranno davvero di tutti perché originati da un sondaggio emotivo reale e autentico. Ci vuole competenza, non bastano le domande sul foglio né i call center. Però lo sforzo genera PIL e sorrisi: come quando, nei vari dopoguerra, lo studio intelligente e attivo di intellettuali e politici preparati e responsabili portarono alla ricostruzione che conosciamo. A quel punto l’edilizia, la prima fonte di crescita delle città, alleata nuovamente di arte e architettura, come accaduto per millenni gloriosi, sarà figlia di armonia e madre di accoglienza, perché da sola non genera sviluppo, mai; diventa, invece, genitrice e rigeneratrice di economie fortissime se l’arte pubblica e urbanistica ne innervano il carattere, le radici, le fondamenta, è il caso di dire.

Guardatevi intorno.

Dice Luca Milan, architetto e designer, esperto di Design Thinking:

“Perché la rigenerazione sia reale, concreta e non semplice camouflage é indispensabile pensare e operare attraverso operazioni complessive che tengano conto del tessuto sociale, economico e culturale del territorio in esame, valorizzandone le peculiarità. Non “semplici” interventi architettonici quindi ma azioni sinergiche che coinvolgano soggetti pubblici e privati, associazioni, società civile, cittadini, curatori, artisti e architetti. Se vogliamo che le città e i borghi rurali diventino (o ridiventino) luogo d’incontro e di benessere, offrendo opportunità d’inclusione e di crescita collettiva, è necessario il contributo di tutti coloro che ne fanno parte, e che la scintilla degli artisti e dei curatori titolati accenda la miccia.”

Aggiunge Dario Carmentano, artista coltissimo e specialista di arte pubblica e ambientale-relazionale:

Il paesaggio è lì sotto i nostri occhi ed è un diario che registra tutte le azioni e gli interventi che, dal dopoguerra, il capitalismo del mattone ha messo in campo. Non c’è periferia al mondo o zone industriali che non urlino per il vilipendio dei principi fondativi dell’architettura, dell’urbanistica e dell’arte. L’edilizia senza l’afflato della creatività competente e dell’empatia rimane senza braccia e senza cuore e non riesce ad accogliere, a farsi casa.”

 Dal pianeta Art Thinking è tutto, chiudete i dispositivi e andate a L’Aquila. Al volo.

Info mostre

  • In itinere | Armin Linke, Miltos Manetas, MASBEDO, Claudia Pajewski e con Hidetoshi Nagasawa, Cao Fei
    a cura di Bartolomeo Pietromarchi e Fanny Borel
  • Di roccia, fuochi e avventure sotterranee | Fabio Barile, Andrea Botto, Marina Caneve, Alessandro Imbriaco, Francesco Ner
  • 12 marzo – 12 giugno 2022
immagine per francesco cascino
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Nato Matera, laureato in Scienze politiche nel 1989, dal 1990 al 2000 è Direttore delle Risorse Umane in tre diverse multinazionali (Montedison, SNIA e Ace Int.l). Oggi è un Contemporary Art Consultant e Cultural Projects Curator,e si occupa di arte da parete e arte da processi: arte da collezione a beneficio di privati, appassionati e collezionisti, arte come pratica e approccio progettuale art thinking oriented per imprese di ogni genere, istituzioni e rigenerazione culturale, urbana e territoriale.

Come Art Consultant in_forma e supporta le scelte di collezionisti, acquirenti e appassionati di arte contemporanea nella selezione di opere d’arte di ricerca e di alta qualità, nell’analisi del miglior rapporto qualità prezzo e nella progettazione di intere collezioni, in Italia e nel mondo.

Come Co-Founder e Art Director di Art Thinking Project ETS si occupa di progettazione culturale a tutto tondo, ideazione e realizzazione di strategie, contenuti, interventi temporanei, installazioni permanenti, inserimento di arte e artisti a monte dei processi di ogni tipo di azienda e attività; di rigenerazione culturale e urbana di città, borghi, territori e paesaggio; di soluzioni inedite a ogni tipo di impresa, dall’ospitalità all’acciaio, dalla finanza all’agricoltura e oltre. Insieme al Network e ai Componenti del Comitato Tecnico Scientifico di ATP, si occupa anche di heritage management, architettura, design, economia della cultura, diritto societario e dell'arte.

È stato ideatore, promotore e co-autore del Manifesto Art Thinking siglato al MAXXI a Giugno 2019 insieme a scienziati, artisti, imprenditori, architetti, ingegneri e professionisti di ogni genere. Tra le altre cose ha ideato e curato la prima e la seconda edizione del Premio Terna per l’arte contemporanea (2008-2009). È stato membro della Commissione dei quattro esperti della Regione Puglia per il Piano strategico per la cultura (2016-2017: riallocazione di 480 MLN di Euro), ideatore e curatore del progetto Matera Alberga per Matera Capitale Europea della Cultura 2019, curatore di diversi progetti culturali per ENELDeutsche BankHelsinnSAS Business Intelligence, UBI Banca, Bosch Security System, Fiera Milano, Macro Roma, MAXXI, Comune di Roma, Comune di Matera e altri.

Ha insegnato Organizzazione del Mercato dell’Arte e Progettazione culturale per i Master del Sole24Ore e della RUFA (Roma University of Art), e visiting professor di alcune università italiane e americane. Infine si occupa anche di education & edutainment; progetta e realizza workshop e webinBar sull’arte e la sua relazione con la psiche, sui benefici per l’intelligenza degli individui e la crescita e lo sviluppo di sistemi, territori e imprese. Scrive per art a part of cult(ure), magazine on line inserito nel Codex dell’ADI (Associazione Design Industriale) per le valenze culturali del format, dove cura una sua rubrica su arte, evoluzioni ibride e mostre nel mondo, chiamata I racconti del Cascino.

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