ultimi articoli dell'autore

Mario Cresci al MAXXI di Roma. Con l’arte cresci tu e il tuo territorio

di Francesco Cascino

Mario Cresci, come raccontano le impeccabili e poetiche didascalie di Un esorcismo del tempo, la mostra al MAXXI aperta a Roma il 30 maggio 2023 e in corso fino al 1 ottobre, arriva in Basilicata nel 1967, per la precisione a Tricarico, un meraviglioso paese sull’alta collina materana, e fa delle cose con l’arte che oggi chiameremmo partecipative o, come uso dire da anni, Art Thinking Oriented.

Viene dalla Liguria (Chiavari, 26 febbraio 1942), è un fotografo ma, in realtà, usa la pratica della fotografia come si usa l’arte, cioè indaga la relazione tra spazio, tempo, identità, culture materiali, psiche, ossessioni, usi, costumi, politica, politiche, quotidianità e lavoro per portare in emersione tutte quelle valenze invisibili che tengono in vita le persone: amore, desideri, sogni, bisogni, voglia di riconoscimento sociale e individuale, profumi emotivi di futuro migliore.

Tutte cose che senza l’arte non si potrebbero vedere, pur esistendo e innervando le nostre azioni ogni attimo.

Mario fotografa le ombre, i gesti, i meccanismi con cui il lavoro determina posture fisiche e identità comportamentali, le dinamiche sensoriali che costruiscono le culture di luoghi e comunità. Al tempo stesso fa il percorso inverso; fotografando luoghi e persone in un certo modo ne decompone e poi ricostruisce l’origine identitaria.

La politica del tempo in Basilicata, in particolare, a Matera e nella provincia, lo chiamò a realizzare fotografie indagatorie che servissero a riflettere con occhio laterale su spazio, tempo e identità di luoghi e persone per poi utilizzare quelle foto per la programmazione economica, l’analisi dei bisogni urbanistici, gli elementi antropologici per costruire i piani regolatori delle città da lì a 10 anni.

Per costruire strategie di lungo periodo la politica lucana del tempo chiamava un fotografo.

Rileggete pure, è tutto vero ed è la pratica più intelligente del mondo. Gli americani l’hanno usata nel 1932 e hanno risolto la crisi del ’29, anche se poi ci sono ricascati perché nemmeno loro sanno addentrarsi nelle complessità dell’arte di ricerca, nonostante abbiano molti meno orpelli storici di noi.

Era come entrare nelle cose.

Sottolineo: la classe dirigente del tempo usava virtuosamente l’arte visiva per costruire piani strategici, e politiche urbanistiche, sviluppo territoriale, per immaginare le città da lì a venti anni e più.

C’era anche mio padre tra quei politici, perciò posso dirlo: era una governance che oggi chiameremmo illuminata ma che faceva solo quello che la politica è chiamata a fare sin dai tempi dell’antica Grecia: vedere più lungo della società e accompagnarla alla comprensione delle complessità fisiologiche. Studiare, approfondire ogni dettaglio, ogni sfumatura derivante dalla cultura che poi alimenta lo sviluppo della visione (considerando la cultura come fattore evolutivo, non come accademia o mera quantità di libri letti) era la quasi normalità tra molti di loro.

Insomma, tutto quello che manca alla nostra classe dirigente da 30 anni, allora c’era. In Basilicata.

Perché la civiltà rupestre, e non quella contadina, ha insegnato a intere generazioni cosa sia la parsimonia, il riciclo, il ridisegno, la creazione di utensili, mobili, case, muretti a secco, perimetri agricoli legati alle condizioni atmosferiche, aratri, anfore e molto altro partendo dalla morfologia del territorio e mettendola in relazione con la nostra morfologia, sia quella interiore, sia quella fisica.

Mario Cresci lo faceva parlando con la gente, entrando nelle case, compenetrandosi in totale empatia con quelle persone che ogni giorno consentivano all’economia di crescere e generare ricchezza e, di conseguenza, consentendo a noi tutti di trovare il cibo sulla tavola invece di doverlo coltivare direttamente.

Mario Cresci è uno di quegli artisti epocali, eredi di Van Gogh e Picasso, che le culture nascoste e le loro preziosità le ha capite sin da subito.

Dai mangiatori di patate ai seminatori, dagli artigiani alle memorie familiari, Mario ha fotografato ogni situazione con occhio umanistico, ha compreso l’origine del valore reale nascosto sotto le narrazioni per sempliciotti legate al riscatto e l’ha trasferito a noi attraverso le sue foto.

Non si tratta di ridare voce agli esclusi, anche perché se questo fosse l’intento di certo non è riuscito; si tratta di ridarci lo sguardo, il senso critico con cui si guardano le realtà reali, quelle invisibili o negate dal mainstream e dai sistemi prevalenti di efficienza sociale, colpevoli di aver deturpato il quadro delle relazioni, cosa che poi ha generato anaffettività e distanza tra membri della stessa comunità. Le cose di cui tutti ci lamentiamo mentre andiamo al lavoro come dei sudditi, a testa bassa, occhi sui telefonini e cuore altrove.

Si tratta di capire che noi chiamiamo trogloditi della gente che ci ha consegnato il mondo intatto, bellissimo e ben nutrito. Siamo noi che l’abbiamo distrutto perché guardiamo e non vediamo le opportunità che ci arrivano dai gesti e dall’esistente.

Come recita una delle didascalie di questa incredibile mostra, il suo è “un lavoro di impellente attualità incentrato sull’ascolto e sulla comprensione dell’altro; parte da una profonda ricerca sul campo dove si intrecciano indagine sul territorio, identità delle persone e cultura materiale, che poi portano ad un’inedita meditazione visiva sul tempo”. E sullo spazio di vita, aggiungo io.

In mostra ci sono esperimenti pioneristici geniali, foto mosse che però fermano anime reali, oggetti e utensili messi in relazione con la società del tempo, video che solo una TV privata come TRM, a Matera, poteva fare negli anni ’70 (a dimostrazione che si può fare TV di valore e di successo allo stesso tempo, producendo ascolti e cultura vera).

Insomma la mostra al MAXXI racconta mille storie affascinanti ma soprattutto ci spiega per immagini come, ad esempio, le mani siano in grado di immaginare prima e creare poi vasi o utensili, cioè mettono in luce la relazione fisiologica tra sogno, bisogno e soluzione. Così nasce il design: dall’arte di indagare rapporti matematici intangibili tra desiderio e oggetto. L’intelligenza delle mani. Oggi si scopre che il corpo è ricoperto di neuroni: gli artisti lo sapevano da migliaia di anni.

Si chiama eros ed è la spinta vitale primaria. Anche se questa non è l’era dell’eros, sappiate che un tempo era eros e l’unico modo di riportarlo alla vita e guardarci nel modo in cui Mario Cresci e quelli come lui ci suggeriscono con le loro immagini intelligenti, molto oltre l’inciviltà dell’immagine ruffiana, vacua e ricattatoria. L’arte di Mario è indagine, non immagine.

Un applauso all’intero staff del MAXXI che ha lavorato a questa mostra sontuosa, da Silvia La Pergola che ne ha curato l’allestimento con una sorta di spina dorsale che separa i lavori per ricongiungerne il significato legato al doppio, alla curatrice della fotografia Simona Antonacci, brava come sempre, fino al curatore Marco Scotini, grande indagatore di spiragli invisibili.

Una nota insolita e necessaria: il presidente Alessandro Giuli, che è intervenuto in conferenza stampa con parole e linguaggio culturalmente appropriato, e non di circostanza, sta dimostrando una grande sensibilità e offrendo un dialogo aperto con artisti, curatori e operatori  come non si vedeva da tanti anni da parte delle istituzioni.

immagine per francesco cascino
Website |  + ARTICOLI

Nato Matera, laureato in Scienze politiche nel 1989, dal 1990 al 2000 è Direttore delle Risorse Umane in tre diverse multinazionali (Montedison, SNIA e Ace Int.l). Oggi è un Contemporary Art Consultant e Cultural Projects Curator,e si occupa di arte da parete e arte da processi: arte da collezione a beneficio di privati, appassionati e collezionisti, arte come pratica e approccio progettuale art thinking oriented per imprese di ogni genere, istituzioni e rigenerazione culturale, urbana e territoriale.

Come Art Consultant in_forma e supporta le scelte di collezionisti, acquirenti e appassionati di arte contemporanea nella selezione di opere d’arte di ricerca e di alta qualità, nell’analisi del miglior rapporto qualità prezzo e nella progettazione di intere collezioni, in Italia e nel mondo.

Come Co-Founder e Art Director di Art Thinking Project ETS si occupa di progettazione culturale a tutto tondo, ideazione e realizzazione di strategie, contenuti, interventi temporanei, installazioni permanenti, inserimento di arte e artisti a monte dei processi di ogni tipo di azienda e attività; di rigenerazione culturale e urbana di città, borghi, territori e paesaggio; di soluzioni inedite a ogni tipo di impresa, dall’ospitalità all’acciaio, dalla finanza all’agricoltura e oltre. Insieme al Network e ai Componenti del Comitato Tecnico Scientifico di ATP, si occupa anche di heritage management, architettura, design, economia della cultura, diritto societario e dell'arte.

È stato ideatore, promotore e co-autore del Manifesto Art Thinking siglato al MAXXI a Giugno 2019 insieme a scienziati, artisti, imprenditori, architetti, ingegneri e professionisti di ogni genere. Tra le altre cose ha ideato e curato la prima e la seconda edizione del Premio Terna per l’arte contemporanea (2008-2009). È stato membro della Commissione dei quattro esperti della Regione Puglia per il Piano strategico per la cultura (2016-2017: riallocazione di 480 MLN di Euro), ideatore e curatore del progetto Matera Alberga per Matera Capitale Europea della Cultura 2019, curatore di diversi progetti culturali per ENELDeutsche BankHelsinnSAS Business Intelligence, UBI Banca, Bosch Security System, Fiera Milano, Macro Roma, MAXXI, Comune di Roma, Comune di Matera e altri.

Ha insegnato Organizzazione del Mercato dell’Arte e Progettazione culturale per i Master del Sole24Ore e della RUFA (Roma University of Art), e visiting professor di alcune università italiane e americane. Infine si occupa anche di education & edutainment; progetta e realizza workshop e webinBar sull’arte e la sua relazione con la psiche, sui benefici per l’intelligenza degli individui e la crescita e lo sviluppo di sistemi, territori e imprese. Scrive per art a part of cult(ure), magazine on line inserito nel Codex dell’ADI (Associazione Design Industriale) per le valenze culturali del format, dove cura una sua rubrica su arte, evoluzioni ibride e mostre nel mondo, chiamata I racconti del Cascino.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *