in scadenza

Uno, Cinque, Dodici. Ottant’anni del Premio Strega, al MACRO

in scadenza il
29 Aprile 2026

Al centro delle iniziative per l’ottantesimo anniversario del Premio Strega si colloca la mostra curata da Maria Luisa Frisa e Mario Lupano, che sarà inaugurata il 29 aprile al MACRO – Museo d’Arte Contemporanea di Roma, realizzata in collaborazione con BPER Banca, Persol e Camera Nazionale della Moda Italiana.

Il progetto di allestimento firmato dallo studio di architettura Supervoid, unitamente al progetto grafico curato dallo studio Caneva-Nishimoto, metterà in scena i diversi piani di lettura che la lunga storia del Premio Strega offre al visitatore, presentando la “biblioteca ideale” composta dagli oltre mille volumi selezionati dal 1947 a oggi, organizzati in una sequenza cronologica che racconta, in parallelo, vicende, protagonisti, polemiche e narrazioni mediatiche che accompagnano le settantanove edizioni fin qui disputate. La time line del premio mostrerà per ogni anno i libri candidati, la cinquina e il vincitore nelle loro prime edizioni, secondo una sensibilità contemporanea che riconosce il publishing come forma d’arte.

immagine per Uno, Cinque, Dodici Ottant’anni Del Premio Strega. Al MACRO
ph. Louis De Belle

Sul grande perimetro della sala si svilupperà un nastro fotografico ininterrotto che restituisce la drammaturgia del Premio e i rituali pubblici e “spettacolari” delle votazioni. Brevi testi nel volumetto delle didascalie, sorta di libro tascabile da conservare, illustreranno i fatti salienti di ciascun anno, rendendo l’atto della lettura parte integrante della fruizione della mostra.

Nella “stanza” al centro della sala si troverà restituita invece la dimensione più intima – domestica e al tempo stesso collettiva e relazionale – del salotto Bellonci. Attraversato da scrittori, editori e artisti, questo spazio verrà riproposto come un diorama popolato dalle opere e dagli oggetti che abitano casa Bellonci.

La mostra si articolerà dunque in due momenti complementari: uno più pubblico, dedicato alla scena del premio, e uno più intimo, che rievoca il laboratorio creativo ideato e condotto da Maria Bellonci.

Varcare la soglia di Casa Bellonci, oggi sede della Fondazione, ha significato per i curatori accedere a un luogo leggendario, che è una parte costitutiva dell’immaginario culturale italiano.

L’appartamento dei coniugi Bellonci, nelle intenzioni di Maria, non è soltanto un salotto letterario, ma “una biblioteca distesa da parete a parete”: un dispositivo relazionale, spazio privato e insieme pubblico di cui la mostra vuole riproporre il ritmo, i rituali e le trasformazioni che ne hanno segnato ottant’anni di vita.