Il Padiglione Venezia in dialogo con Ca’ Tron
Ca’ Tron, Venezia, 9 maggio – 28 giugno 2026
Padiglione Venezia, Giardini della Biennale, Venezia, 9 maggio – 22 novembre 2026
a cura di Cesare Biasini Selvaggi e Giulia Abate
Diario veneziano, il progetto di Ilya ed Emilia Kabakov che pone al centro le persone di Venezia, si sviluppa tra la Biennale e la città.


Una nuova tappa si aggiunge a Diario veneziano, il progetto partecipativo di Ilya ed Emilia Kabakov, a cura di Cesare Biasini Selvaggi e Giulia Abate, che sarà presentato a Venezia in occasione della 61. Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia.
Questa mappatura intima della città si estende dal piano nobile di Ca’ Tron (9 maggio – 28 giugno 2026) ai Giardini della Biennale, all’interno del Padiglione Venezia, entrando in dialogo con Note persistenti, il progetto espositivo curato da Giovanna Zabotti con Denis Isaia e Cesare Biasini Selvaggi.
In linea con il tema curatoriale In Minor Keys, il Padiglione si configura come una sensibile partitura musicale che invita i visitatori a sintonizzarsi sulle frequenze più profonde di Venezia: quelle che emergono dalle sue profondità sommerse, dalla materia che la sostiene, dalle sue narrazioni intime e dalla dimensione collettiva che la attraversa.
Attraverso una sequenza di ambienti che guidano il visitatore in quattro dimensioni simboliche della città (il sommerso, il domestico, il mitologico e il collettivo), la mostra si sviluppa come una serie di interventi artistici interdisciplinari in dialogo tra loro: le sculture di Alberto Scodro, che indagano i processi invisibili della materia ed evocano il mondo sommerso, risuonano con una composizione sonora immersiva di Dardust, sviluppata in collaborazione con Paolo Fantin, H-Farm e Cisco, oltre che con le opere del progetto Artefici del Nostro Tempo, dedicato alle nuove espressioni artistiche delle giovani generazioni.
In questa partitura polifonica, le dimensioni domestica e relazionale trovano una delle loro espressioni più significative in Diario veneziano di Ilya ed Emilia Kabakov, che costituisce il cuore di un progetto collettivo ideato dal duo con la partecipazione dei cittadini veneziani, lungo un percorso che collega il Padiglione Venezia a Ca’ Tron.
A tre anni dalla scomparsa di Ilya Kabakov, Venezia accoglie uno dei progetti più emblematici della coppia, unita nell’arte e nella vita: un’opera monumentale e partecipativa che si configura come un autoritratto collettivo della città.
A cura di Cesare Biasini Selvaggi e Giulia Abate, Diario veneziano prende forma a Ca’ Tron — sede dell’Università Iuav affacciata sul Canal Grande — dove il piano nobile si trasforma in un vasto dispositivo narrativo, per poi proseguire al Padiglione Venezia, ricomponendo l’unità del progetto in dialogo con il percorso di Note persistenti.
Non una mostra su Venezia, ma una mostra con Venezia: questo è il presupposto che guida l’intero lavoro.
Circa 500 abitanti dell’area metropolitana, appartenenti a diverse generazioni, contesti sociali e zone urbane, hanno contribuito scrivendo una pagina di diario in cui raccontano il proprio legame personale con la città e prestando un oggetto capace di rappresentarlo.
Frammenti di vite, memorie e desideri confluiscono così in una costellazione di storie che restituisce la complessità sociale ed emotiva della laguna.
Come afferma Emilia Kabakov:
“Venezia è piena di persone che lavorano instancabilmente per preservare non solo la città stessa, ma anche un senso di comunità che raramente si incontra nell’era digitale. In un momento in cui le differenze politiche, economiche e religiose sembrano insormontabili, Venezia è un faro di speranza per ciò che può accadere quando i vicini si sostengono a vicenda e condividono la responsabilità di prendersi cura della propria casa per le generazioni future.”
Esposti in una serie di vetrine tematiche e accompagnati dalle storie affidate dai partecipanti, gli oggetti raccolti — strumenti, ricordi e tracce minime del quotidiano e del futuro — diventano vere e proprie “camere di risonanza” dell’esistenza umana, trasformando l’opera in un dispositivo di ascolto collettivo. In linea con la poetica dei Kabakov e con il loro concetto di “installazione totale”, l’esperienza non si limita alla visione, ma si configura come uno spazio immersivo in cui la dimensione individuale si intreccia con quella universale.
Come racconta Cesare Biasini Selvaggi:
“Gli oggetti che abbiamo chiesto ai veneziani di prestarci non sono semplici ready-made, ma ‘camere di risonanza’ dell’esistenza. Sono orsacchiotti, strumenti e frammenti di biografie umili che, messi insieme, compongono una mappa sentimentale, in cui l’arte smette di essere un oggetto da guardare e diventa invece un diario emotivo collettivo, ricordandoci che essere protagonisti significa, prima di tutto, stare insieme.”
Ilya Kabakov (Dnepropetrovsk, URSS, 1933 – Long Island, USA, 2023) ed Emilia Kabakov (Dnepropetrovsk, URSS, 1945) hanno iniziato la loro collaborazione artistica alla fine degli anni Ottanta, sposandosi nel 1992.
Insieme hanno dato vita a una prolifica produzione di “installazioni totali” e ad altre opere concettuali che affrontano temi quali l’utopia, il sogno e la paura, riflessioni sulla condizione umana universale. Le loro opere sono presenti nelle collezioni dei principali musei internazionali, tra cui il Centre Pompidou, la Tate Modern, il MoMA, il MAXXI, il Museo Statale Ermitage, la Royal Collection di Abu Dhabi e molti altri.
La rivista ArtNews li ha inclusi tra i dieci artisti viventi più influenti al mondo. Ilya Kabakov è scomparso nel maggio 2023; Emilia continua a portare avanti e a realizzare i loro progetti.
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