Folkest 2026
Friuli Venezia Giulia
11 giugno – 21 luglio 2026
11 giugno – 21 luglio: queste le date di Folkest 2026, l’International folk music festival nato come risposta all’Orcolat (terremoto) del 1976. L’anima di Folkest nasce proprio allora, come riscoperta delle proprie origini e apertura ai mille stimoli dal mondo. Non a caso, da tempo il claim della manifestazione è “il Festival curioso del mondo”.
Come da tradizione, Folkest anima il territorio di tutta la regione con musica, grandi nomi e artisti da tutto il mondo. L’appuntamento è reso possibile dai numerosi partner che ogni anno fanno crescere il Festival. [1]
San Daniele del Friuli si trasforma durante le attesissime giornate centrali del festival. Dal 3 al 5 luglio un’esplosione di musica, cultura e incontri vivacizza uno dei borghi più suggestivi del Friuli.
Torna la partnership con UpBeat, la piattaforma dell’Unione Europea nata da una rete formata dai quattordici più importanti showcase festival continentali. Proprio grazie a questa collaborazione le giornate di Folkest a San Daniele si animano di musicisti da tutta Europa, ma anche di operatori del settore, produttori, direttori di altri festival e giornalisti.
Il concorso intitolato ad Alberto Cesa giunge quest’anno alla sua 22ª edizione. Ha raccolto oltre 150 candidature da tutta Italia.
I cinque artisti selezionati si offriranno al pubblico di Folkest il 4 e 5 luglio. Saranno chiamati a confrontarsi con una prova identitaria che da alcune edizioni caratterizza il Premio: musicare, arrangiare e cantare un testo in lingua friulana del poeta Federico Tavan, figura centrale della letteratura friulana contemporanea.
La sezione di approfondimento culturale e formazione professionale di Folkest propone anche quest’anno un ricco calendario di seminari, conferenze e incontri. [2]
Grande attenzione sarà riservata pure al teatro di strada, che trasforma le piazze, le vie e i parchi in palcoscenici a cielo aperto, dove ogni angolo può diventare parte dello spettacolo.
L’Orcolat: storia di una rinascita
L’edizione di Folkest 2026, la 48ª, non può che essere imperniata sulla memoria dei terribili terremoti del 1976 che hanno segnato quest’area e le sue popolazioni in maniera indelebile.
Dal grande sconquasso si generò un rovesciamento delle coscienze che avrebbe portato in breve a una profonda riflessione sul ruolo delle genti friulane e del Friuli stesso. La regione si aprì all’Europa e a quanto stava arrivando nello scambio con mille e mille volontari, organizzazioni, Enti Pubblici giunti in soccorso.
Le radio private, che avevano iniziato a trasmettere vie etere da pochi mesi, divennero megafono e colonna sonora di quelle giornate. Una tra le prime fu Radio Rinascita Friuli Centrale (R2FC), con sede a San Daniele del Friuli: una realtà che si propose da subito anche come centro di aggregazione e produzione culturale.
Proprio all’interno di quella radio nacque il progetto della Fieste di chenti. Mutato il nome in Folkest, sarebbe diventato il più longevo e significativo esempio italiano di festival dedicato alla world music.
Da lì ebbe inizio anche un autentico e forte revival della musica legata alla tradizione orale, a ciò che il popolo friulano aveva tramandato per secoli e che, con il declinare di quella civiltà contadina così ricca di spessore culturale e così cara a Pasolini, rischiava lentamente di scomparire.
Furono organizzate campagne di ricerche sul campo da parte di alcuni giovani etnomusicologi e musicisti. Ne nacque un movimento di rinascita e rifondazione della musica tradizionale del Friuli (incluse le altre minoranze, soprattutto quelle slovene e tedesche). Li caratterizzava un’apertura al mondo mai sperimentata prima, che sicuramente va ascritta alla loro crescita nel periodo del terremoto e del dopo-terremoto.
Folkest offrì loro palchi per esibirsi e opportunità di confronto con i migliori artisti europei della world music presenti al festival. Molti provenivano da aree di minoranze linguistiche nei diversi stati. Catalani, bretoni, irlandesi, fiaminghi, galiziani interagivano con le lingue e le culture che nei secoli hanno fatto ricca la nostra terra – dai friulani agli sloveni, dai tedeschi ai veneti, ciascuno con la propria particolare identità.
Ecco allora che la forza della parola è diventata il fulcro del fare di Folkest, una parola che si fa memoria quando spesso le testimonianze delle famiglie e delle comunità andavano perdute. E così nasce l’impegno a una narrazione reciproca: agli altri del Friuli Venezia Giulia e al Friuli del Mondo.
Folkest si è trasformato in un festival di frontiera e lungo le frontiere. Intersezione di sentieri, scambio meticcio di narrazioni, luogo in cui mare e terra si confondono, restituendo talvolta tesori inaspettati, o relitti di immani naufragi.
Se il confine divide – studiato a tavolino, imposto dai trattati e suggellato da sigilli, artificiale e quindi sempre difficile da sopportare, arbitrario e scomposto – la frontiera al contrario scompagina le carte, ibrida gli accenti, altera le grammatiche.
La terra con le sue diversità offre profumi e stimoli. La pietra, il legno, il clima non conoscono limitazioni imposte dalle diplomazie internazionali. Lo stesso accade con i profumi delle cucine, il colore dei piatti, la sapienza del fare tramandata di generazione in generazione e che attinge dai pascoli, dai boschi, dagli orti le stesse risorse, al di qua e al di là di un confine imposto dagli uomini.
Un successo ottenuto grazie alla qualità elevata degli artisti invitati, alla presenza di tradizioni musicali inedite, alla collaborazione con operatori sociali e culturali del territorio, alle culture e alle lingue locali. Tutto nell’ambito di quel grande faro di civiltà che per secoli fu il Patriarcato di Aquileia.
Ufficio Stampa
Studio Alfa
lorenzasomogyi@alfaprom.com | laramaroni@alfaprom.com | micheladelbosco@alfaprom.com
Note
1. Ministero della Cultura, Regione Friuli Venezia Giulia, Fondazione Friuli, Comune di Udine e in primis il Comune di San Daniele del Friuli. Poi anche oltre venticinque fra comuni e pro loco del Friuli Venezia Giulia, l’Unione Europea attraverso la piattaforma Upbeat, il Nuovo Imaie, la Banca 360, la Cantina Tavagnacco. ↑
2. Il programma è realizzato in collaborazione con l’Associazione Elenaleddavox di Cagliari, l’Associazione Musicale Gottardo Tomat di Spilimbergo (PN), l’Associazione Furclap di Udine e il Laboratorio musicale da Glauco di San Daniele del Friuli. ↑









