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ALMARE: Spellbound Festival ‘26. La memoria sonora dei paesaggi.

data dell'evento
27 Giugno 2026

luogo
Torino

ALMARE lavora da anni lungo i confini tra arte sonora, ricerca culturale e attivismo. Nato come collettivo a Torino, da quest’anno formalizzato come ente del terzo settore, il suo obiettivo è da sempre quello di usare il suono per cambiare il modo in cui ci relazioniamo al mondo che ci circonda.

Non come semplice colonna sonora, ma come strumento vero e proprio di esplorazione, di memoria, di percezione. Nei loro eventi, nelle residenze artistiche, nelle collaborazioni con artiste, artisti da tutto il mondo, nella ricerca, ALMARE costruisce spazi in cui il suono si fonde con i paesaggi, la storia, i corpi.

immagine per ALMARE: Spellbound Festival ‘26. La memoria sonora dei paesaggi.

È in questa cornice che nasce Spellbound, alla sua seconda edizione, che torna a Torino il 27 e 28 giugno 2026 con una prima serie di eventi distribuiti tra tre luoghi simbolici della città: il PAV – Parco Arte Vivente, l’Orto Botanico dell’Università di Torino e l’Imbarchino del Valentino. Un secondo appuntamento è già in programma per il 26 e 27 settembre, con nuove sedi e nuovi artisti.

Il tema scelto per il 2026 è la memoria sonora dei paesaggi: l’idea che ogni luogo custodisca una propria storia acustica, fatta di voci, pratiche, saperi e relazioni tra esseri umani e natura. Il suono diventa allora un modo per mettere in dialogo passato e futuro, per recuperare eredità dimenticate o cancellate da dinamiche storiche di potere, e per ascoltare il mondo con occhi, e orecchie, nuovi.

La serata inaugurale del 27 giugno si apre con The Vestibule, una performance collettiva di lunga durata per impianto audio multicanale, commissionata a quattro artisti — Rosso Polare, Giada Pignotti, HMOT e Dania — in collaborazione con la residenza artistica svizzera La Becque.

Progettata appositamente per la Corte del PAV, l’opera trasforma lo spazio in una soglia acustica (il vestibolo di un orecchio, come suggerisce il titolo) dove si intrecciano ricerche diverse: il dialogo tra paesaggi sonori rurali e urbani, l’esperienza dell’attraversamento migrante, la riscoperta dell’eredità sonora dei popoli indigeni del Bashqortistan.

Il momento più insolito e affascinante della notte è però lo sleeping concert affidato a Nkisi, sound artist congolese-belga con base a Londra, realizzato in collaborazione con la label ugandese Nyege Nyege. Il suo nuovo lavoro, Desert Songs, è ispirato da storie storiche di persone che, addormentatesi nel deserto, hanno vissuto allucinazioni sonore: quei luoghi privi di coordinate, silenziosi e disorientanti, sembrano attivare forme di percezione straordinarie.

Il pubblico è invitato a trascorrere la notte all’interno dello spazio del concerto, portando un sacco a pelo, e ad ascoltare questa musica pensata appositamente per accompagnare il sonno.

Per ALMARE il sonno è un atto creativo e persino politico, una resistenza ai ritmi frenetici della vita contemporanea, un momento da vivere, per una volta, in modo collettivo.

immagine per ALMARE Spellbound 26 NKISI ph. Helena Majewska
NKISI ph. Helena Majewska

A completare la notte: una lettura dell’autore egiziano Haytham El Wardany dal suo Libro del sonno (Timeo 2026), una raccolta di frammenti onirici in cui “il sonno genera ragione”; e il laboratorio Levania del collettivo Altalena, dedicato al sonno polifasico e alle tecniche per favorire i sogni lucidi.

Il pomeriggio del 28 giugno si sposta all’Arboreto dell’Orto Botanico, dove un panel aperto al pubblico esplora le pratiche sonore come vere e proprie metodologie di ricerca.

Partecipano Nkisi, protagonista della notte precedente, Luigi Monteanni di Artetetra Records insieme a Babau, sound artist e ricercatore alla SOAS di Londra, che interroga i limiti della concezione scientifica del suono; e Stas Shärifullá, ricercatore all’Università di Basel, che riflette sull’archivio sonoro come strumento di potere, con riferimento al Patrimonio Culturale Immateriale UNESCO. La giornata si chiude con un dj-set di Artetetra all’Imbarchino del Valentino.

La direzione artistica punta alla creazione di opere nuove, costruite in dialogo con partner internazionali e pensate in relazione agli spazi che le accolgono. I prezzi sono volutamente contenuti, con forme di sostegno per chi ne ha bisogno.

Tra le collaborazioni 2026: il PAV – Parco Arte Vivente, partner storico del festival; l’Università di Torino, che apre le porte dell’Orto Botanico nell’ambito del bando “Festival Musicali” della Città di Torino; il Conservatorio di Torino (SMET), con cui si sta sviluppando un’installazione multicanale per settembre; il Politecnico di Torino, coinvolto nella progettazione del booklet del festival; e la media partnership con Mutant Radio, che trasmetterà in streaming parte della programmazione.

Spellbound 26 è l’immagine fedele di ciò che ALMARE è diventato: un ente radicato nel territorio torinese, capace di aprire conversazioni internazionali a partire dai luoghi della cultura, anche fuori dai teatri, e di trasformare il suono in un linguaggio condiviso, accessibile, sorprendente.

Spellbound Festival 26
27-28 giugno 2026
PAV Parco Arte Vivente, Orto Botanico, Imbarchino del Valentino — Torino
per info:  almare.xyz | @almare.xyz