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Carlotta Valente. Le pietre dormono all’aperto. Museo di Storia Naturale La Specola

data dell'evento
19 Settembre 2026

luogo
Firenze

Carlotta Valente. Le pietre dormono all’aperto
Museo di Storia Naturale La Specola, Firenze
Via Romana 17, Firenze
19 settembre 2026 – 3 gennaio 2027
Inaugurazione: 18 settembre 2026, ore 17.30–19.30

Dal 19 settembre 2026 al 3 gennaio 2027 il Museo di Storia Naturale La Specola di Firenze presenta Le pietre dormono all’aperto, mostra personale di Carlotta Valente, a cura di Davide Lunerti e punto d’arrivo dell’omonimo progetto commissionato all’artista dal Sistema Museale d’Ateneo e sostenuto dal bando pubblico “Strategia Fotografia 2025”, promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura.

Il progetto nasce da una committenza specifica pensata per esplorare in chiave artistica il patrimonio del più antico museo scientifico aperto al pubblico, fondato nel 1775 dal granduca Pietro Leopoldo d’Asburgo Lorena.

Il lavoro di ricerca, condotto a stretto contatto con i conservatori del Museo, ha visto l’artista immergersi tra le collezioni, con un focus speciale su meteoriti, minerali e strumentazioni astronomiche e cristallografiche storiche.

«Il finanziamento del Ministero ci ha permesso di attivare un percorso in cui i reperti naturali e le strumentazioni storiche diventano fonte d’ispirazione per una visione artistica intima e innovativa, dove il tempo e la materia risuonano nella scelta dei processi fotografici», dichiara Lucilla Conigliello, Direttrice del Sistema Museale d’Ateneo.

Il curatore scientifico Vanni Moggi Cecchi aggiunge: «Dalle profondità dello spazio fino al reticolo submicroscopico, la pietra racconta la storia di un costante equilibrio tra l’ordine geometrico dei cristalli e l’inevitabile scorrere del tempo»

Il Progetto

Le pietre dormono all’aperto è il risultato di una ricerca che fin dagli esordi attraversa la poetica e la pratica dell’artista: il lavoro di Valente, infatti, riguarda da sempre la materia fotografica attraverso la riattualizzazione dei processi storici di stampa.

La mostra e il progetto sono incentrati sulle collezioni del Museo di Storia Naturale La Specola: a partire dall’osservazione e dallo studio di modelli, minerali e rocce, Valente ha realizzato le 58 opere inedite che rimarranno in mostra fino al prossimo 3 gennaio, alcune delle quali entreranno a far parte stabilmente del patrimonio del Museo.

“Le pietre”, spiega l’artista, “sono tra gli elementi che più radicalmente sembrano sottrarsi alla percezione umana del cambiamento. Eppure, la loro superficie è un archivio dei processi di trasformazione avvenuti nel corso dei millenni: risultato delle energie creative e distruttive dell’universo, rocce e minerali registrano e restituiscono erosioni e sedimentazioni, pressioni e fratture.”

In questa prospettiva, Valente mette in relazione la pietra e la fotografia. Sono, entrambe, forme di registrazione: la fotografia attraverso l’azione della luce sulla materia fotosensibile, la pietra attraverso le tracce lasciate dal tempo e dagli eventi che l’hanno attraversata. Due superfici che appaiono immobili, ma che, in realtà, custodiscono processi continui di trasformazione

Il percorso espositivo

Si sviluppa tra la Sala delle Commedie e l’attigua Sala Tomba del Museo.

Nella Sala delle Commedie si trova il corpo principale della mostra – in dialogo con la prestigiosa boiserie settecentesca del Museo La Specola e con alcuni reperti meteoritici delle collezioni lito-mineralogiche – composto da stampe inedite ai sali d’argento e dagherrotipi Becquerel, realizzati dall’artista a partire dallo studio di modelli, minerali e rocce appartenenti alle collezioni del Museo.

Accanto alle opere fotografiche sono esposti tre reperti (che appaiono nelle immagini) della collezione lito-mineralogica, disposti sui plinti lungo la parete.

Le pareti della Sala delle Commedie sono allestite secondo una disposizione speculare: ogni lato riflette l’impostazione di quello opposto, dando origine a un pattern circolare e ripetitivo che invita il pubblico a una fruizione pluridirezionale e non lineare del percorso espositivo.

La riflessione sulle differenti forme della temporalità prosegue nella Sala Tomba, dove è presentata la serie “Something Has Changed When I Wasn’t Looking (2026)”.

Le opere sovrappongono due differenti rappresentazioni del tempo: da una parte, la sua concezione lineare, evocata dal foro gnomonico del Museo durante il mezzogiorno solare, quando il fascio di luce attraversa perpendicolarmente la linea del calendario zodiacale; dall’altra, una dimensione ciclica suggerita dal movimento rotatorio del meteorite raffigurato nelle immagini, che gira su sé stesso simulando i moti rivoluzionari delle sfere celesti.

Il concept

Dalla ciclicità delle stagioni e dei fenomeni astronomici alle moderne forme di misurazione, la storia dell’uomo può essere letta anche attraverso il progressivo mutamento delle modalità con cui il tempo viene immaginato e rappresentato.

Le pietre dormono all’aperto mette in discussione l’idea di un tempo unico, lineare e costante, proponendo invece una temporalità plurale: umana, fotografica, geologica e astronomica, e ribaltando così la prospettiva antropocentrica.

Le pietre sanno più degli uomini e delle donne. Ed è la fotografia a essere lo strumento principe per intercettare quel tempo lento, profondo e distante che non riusciamo a osservare. E che forse è lo sguardo necessario del nostro presente.

Nel 1995 un grande ambientalista come Alex Langer scriveva:

“Sinora si è agito all’insegna del motto olimpico ‘citius, altius, fortius’ (più veloce, più alto, più forte), che meglio di ogni altra sintesi rappresenta la quintessenza dello spirito della nostra civiltà, dove l’agonismo e la competizione non sono la nobilitazione sportiva di occasioni di festa, bensì la norma quotidiana e onnipervadente.

Se non si radica una concezione alternativa, che potremmo forse sintetizzare, al contrario, in ‘lentius, profundius, suavius’ (più lento, più profondo, più dolce)”

Quella temporalità non umana è lo spazio, dunque, interrogare con lentezza, dolcezza, profondità, il nostro rapporto con il cambiamento.

Il catalogo

In occasione della mostra sarà pubblicato il catalogo “Stones Have Always Slept Beneath the Open Sky” , edito da Witty Books, che accompagna e approfondisce la ricerca sviluppata dall’artista.