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Ludovica Carbotta | Jacopo Benassi: Frammenti di durata

data dell'evento
20 Settembre 2026

luogo
Canelli

Ludovica Carbotta e Jacopo Benassi
Frammenti di durata
20 settembre – 25 ottobre 2026
PALAZZOIRREALE, Canelli (AT)

PALAZZOIRREALE ospita Frammenti di durata, progetto espositivo di Ludovica Carbotta (Torino, 1982) e Jacopo Benassi (La Spezia, 1970), a cura di Maria Chiara Valacchi. [1]

Attraverso interventi site-specific, scultorei e performativi, le pratiche di Carbotta e Benassi, pur sviluppandosi secondo linguaggi distinti, convergono nell’idea dell’opera come processo aperto, capace di trasformarsi nel tempo.

immagine per Ludovica Carbotta, Die Telamon
Ludovica Carbotta, Die Telamon

Ludovica Carbotta, il cui lavoro è stato presentato in contesti internazionali quali la Biennale di Venezia e la Fundació Joan Miró, sviluppa una ricerca sulle relazioni tra individuo e spazio. Indaga i processi di costruzione, percezione e abitazione dei luoghi. Jacopo Benassi, protagonista di mostre presso istituzioni come Tate Modern, Palais de Tokyo, Fondation Vincent van Gogh e Palazzo Reale di Genova, attraversa fotografia, performance e musica. Fa della contaminazione tra linguaggi il nucleo della propria pratica.

Fulcro della mostra è l’installazione inedita di Ludovica Carbotta Die Telamonen. Si tratta di un nucleo di tre sculture ispirate alle figure mitologiche dei Telamoni concepite per instaurare, ciascuna in modo diverso, un dialogo con gli ambienti che le ospitano. Collocate tra gli interni e gli esterni dell’antica villa liberty a Canelli, queste opere sintetizzano appieno l’indagine dell’artista, da sempre interessata ad analizzare il paesaggio urbano come luogo di negoziazione tra uomo e natura. Come un laboratorio nel quale influenzarsi reciprocamente pur preservando le proprie individualità.

Realizzate in polistirene, resina e alluminio, le opere di Carbotta sono caratterizzate da una matericità volutamente primordiale. Rievocano la figura dei Telamoni, gli elementi antropomorfi della tradizione mitologica e architettonica classica, concepiti come presenze destinate a sostenere strutture e architetture. Nella rilettura dell’artista, la loro consueta immobilità austera lascia spazio a una dimensione più vitale e relazionale. Le figure diventano simboli di connessione, evocando i membri della famiglia Bosca e la vite, elemento identitario che ne accompagna la storia.

Emblematica in questo senso, è l’opera Fausto Telamon (2020-2026), un intervento site-specific concepito per l’antico pergolato della villa. Una grande scultura candida si innesta nella struttura preesistente trasformandosi in un’estensione contemporanea del luogo: un nuovo sostegno destinato ad accogliere una vite appositamente piantata per l’occasione. L’opera si configura così come un organismo in divenire, nel quale la crescita vegetale e il trascorrere del tempo diventano componenti essenziali del processo artistico, integrando la dimensione temporale nella materia stessa del lavoro.

immagine per Jacopo Benassi
Jacopo Benassi, ph. Francesco Capitani
Parallelamente, Jacopo Benassi presenta Rivoluzione (musica analfabeta), un’azione performativa realizzata in condivisione con il musicista Michele Lombardelli e concepita appositamente per gli spazi della mostra. Utilizzando un flicorno e altri strumenti a fiato, i cui suoni sono alterati in tempo reale mediante distorsioni e filtri elettronici, Benassi dà vita a un paesaggio sonoro aperto e in costante ridefinizione. La condizione di imprevedibilità è resa ancora più efficace da uno speciale sistema di amplificazione wireless . L’artista può muoversi liberamente, alternando l’esecuzione musicale alla sua immancabile pratica fotografica.

Il corpo, il respiro e l’interazione con il pubblico entrano così a far parte di una dinamica in cui ogni suono, ogni gesto e ogni immagine sono continuamente rimessi in discussione, distrutti e rigenerati senza sosta. Una vera e propria rivoluzione, nel significato più originario e peculiare del termine latino revolvere (letteralmente far girare di nuovo, ruotare, ricominciare). Una rigenerazione perpetua che, anche in questo caso, trova nel tempo e nei ritmi ciclici della natura i propri modelli.

«Esiste un tempo che può essere misurato e uno che sfugge a ogni tentativo di controllo o quantificazione: un tempo sotterraneo, che agisce al di sotto della soglia del visibile e modifica lentamente le cose. Da questa riflessione nasce Frammenti di durata, una mostra che indaga il tempo come una dimensione capace di attraversare la materia, gli spazi e le memorie che li abitano», afferma la curatrice Maria Chiara Valacchi.

«Le opere in mostra – prosegue Polina Bosca – non sono pensate come presenze concluse e immutabili, ma come elementi in dialogo con il contesto che le accoglie. Il loro significato si costruisce attraverso il rapporto con il luogo, con la storia della villa e con i processi naturali che nel tempo vi intervengono. Come la vite che cresce affidandosi al proprio tutore, anche l’opera trova la propria forma nella relazione: non un oggetto statico, ma un organismo aperto al cambiamento e alla continuità».

Ludovica Carbotta e Jacopo Benassi
Frammenti di durata

  • a cura di Maria Chiara Valacchi
  • opening al pubblico domenica 20 settembre, ore 18
    20 settembre – 25 ottobre 2026
    sab–dom 11–13.30 | 14.30–19.30, con prenotazione obbligatoria
  • PALAZZOIRREALE
    via Luigi Bosca 2, Canelli (AT)
Info

palazzoirreale.com | info@palazzoirreale.com

Instagram

Ufficio stampa
Nora Comunicazione | info@noracomunicazione.it

Note

1.  PALAZZOIRREALE nasce su iniziativa della Fondazione Bosca ETS, presieduta da Polina Bosca, con la direzione creativa di Diana Berti. Il progetto è dedicato alla valorizzazione del complesso liberty e delle Cattedrali Sotterranee di via Luigi Bosca 2 a Canelli, riconosciute Patrimonio Mondiale dell’Umanità dall’UNESCO. Lo spazio si propone come un luogo in dialogo tra storia, territorio e ricerca contemporanea. Restituisce nuova vitalità a un patrimonio architettonico e culturale profondamente legato all’identità di Bosca.
Il programma espositivo coinvolge artisti e figure di riferimento della scena contemporanea. Dà particolare attenzione ai linguaggi più sperimentali e alle pratiche capaci di interrogare il presente. Quest’attitudine riflette la vocazione all’innovazione propria di Bosca. Mira, nel tempo, alla costruzione di una collezione destinata a radicarsi nel territorio e a contribuire al patrimonio culturale del Monferrato.