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A Todi Un vaso di coccio in mezzo a vasi di ferro

data dell'evento
26 Settembre 2026

luogo
Todi

Un vaso di coccio in mezzo a vasi di ferro
Galleria Giampaolo Abbondio, Todi (PG)
dal 26 settembre 2026

[…] s’era dunque accorto, prima quasi di toccar gli anni della discrezione, d’essere, in quella società, come un vaso di terra cotta, costretto a viaggiare in compagnia di molti vasi di ferro. Alessandro Manzoni

È l’immagine con cui Manzoni definisce la fragilità di Don Abbondio di fronte alla forza, al potere, alla violenza del mondo. Ma il vaso di coccio non è solo debolezza: è contenitore, memoria, gesto arcaico, forma primaria dell’abitare umano. È ciò che resiste non per durezza, ma per cura, attenzione, tempo.

La mostra assume questa immagine come una metafora rovesciata. Oggi, in un sistema dell’arte spesso dominato da materiali industriali, narrazioni assertive e logiche di affermazione, emergono forme fragili, porose, destinate a mutare o a sgretolarsi. Ceramica, terracotta e terra cruda, sale, resina e altri materiali vulnerabili non si presentano come alternative decorative, ma come atti poetici, spirituali e politici.

Apparentemente fragili, queste materie custodiscono il fuoco o la dissoluzione, assorbono il tempo, registrano la pressione, conservano il segno della mano e del corpo che le ha generate.

immagine per Un vaso di coccio in mezzo a vasi di ferro

Le opere in mostra non cercano di competere, abitano piuttosto una condizione esposta: quella di ciò che può rompersi, consumarsi, trasformarsi. In questa vulnerabilità dichiarata risiede una forma di resistenza silenziosa, che rifiuta la retorica della forza e afferma un’altra possibilità di durata.

Lo spazio espositivo è concepito come una costellazione. Lungo le pareti e nello spazio, lavori di artiste e artisti appartenenti a generazioni e pratiche differenti convivono in un dialogo fatto di prossimità e distanza, di consonanze e attriti. Il vaso si configura come una soglia – tra interno ed esterno, tra vuoto e pieno, tra fragilità e permanenza – e diventa metafora di una pratica artistica che non impone la forma, ma la custodisce, accogliendo e assorbendo tensioni.

A Todi, città di stratificazioni e silenzi, il progetto trova una risonanza particolare: lontano dai grandi centri, il “vaso di coccio” non è marginale ma centrale, capace di custodire un tempo diverso e una misura più intima, in cui la materia può emergere con maggiore evidenza.

Un vaso di coccio in mezzo a vasi di ferro

  • A cura di Matilde Scaramellini
  • Opening 26 settembre 12.00-19.00
    tutti i giorni 13.30-19.30
  • Galleria Giampaolo Abbondio
    Piazza Giuseppe Garibaldi 7, Todi (PG)
Info

T +39 075 3765324 | info@giampaoloabbondio.com | www.giampaoloabbondio.com

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