Jana Kasalová
L’animale che dunque sono
2 – 23 ottobre 2026
Centro Trevi, Bolzano
Il Centro Culturale Claudio Trevi di Bolzano ospita L’animale che dunque sono dell’artista ceca Jana Kasalová, a cura di Miroslava Hájek. [1]
L’esposizione presenta una ricerca sviluppata da Jana Kasalová a partire dal 2007 attraverso un articolato percorso di opere fotografiche e performative dedicate al tema dell’animalità e alla complessa relazione tra essere umano e animale.

Il progetto nasce da una lunga indagine sul concetto stesso di “animale” e sulla trasformazione che questo termine ha assunto nel nostro immaginario culturale. Attraverso fotografia, performance e una ricerca sul corpo come luogo di metamorfosi e conoscenza, l’artista mette in discussione il confine apparentemente netto tra uomo e animale. Interroga il modo in cui l’essere umano ha costruito la propria identità distinguendosi dall’“altro”.
La mostra si sviluppa attorno ad alcune domande fondamentali. Che cos’è un animale? Cosa significa essere animale? Chi è davvero l’animale? Dove si colloca il limite tra umano e non umano?
Nella ricerca di Jana Kasalová l’animale non rappresenta una presenza separata o subordinata. Diventa un luogo di confronto, conoscenza e riconoscimento reciproco. L’animalità emerge come una dimensione profondamente intrecciata all’esistenza umana, capace di aprire nuove prospettive sul rapporto tra identità, natura e cultura.
L’animale che dunque sono invita così a riflettere sulla responsabilità che l’essere umano ha nei confronti del mondo vivente. In particolare su una compassione verso ogni forma di vita capace di riconoscere l’interdipendenza che lega tutti gli esseri.

Questa prospettiva trova significative consonanze nel pensiero di Rudolf Steiner, che affermava:
«Ogni essere dotato di intelligenza, buon senso e compassione prova una profonda gratitudine verso le forme di vita meno evolute, perché senza di esse non potrebbe esistere. Le piante non potrebbero esistere senza i minerali, gli animali non potrebbero esistere senza le piante e gli esseri umani non potrebbero esistere senza gli animali.»
Una sensibilità analoga attraversa anche la tradizione cristiana orientale. Nelle parole di San Basilio Magno: «O Signore, accresci in noi la fratellanza con i nostri piccoli fratelli; concedi che essi possano vivere non per noi, ma per se stessi e per Te; facci capire che essi amano, come noi, la dolcezza della vita e ti servono nel loro posto meglio di quanto facciamo noi nel nostro.» Due riflessioni che, pur appartenendo a epoche e contesti differenti, richiamano una medesima idea di rispetto, gratitudine e responsabilità nei confronti del vivente.
Il titolo dell’esposizione richiama il filosofo Jacques Derrida, che mette in discussione il celebre principio cartesiano «Penso, dunque sono», proponendo una diversa possibilità di lettura: «L’animale che dunque sono». L’incontro con l’animale diventa così un momento di reciproco riconoscimento. L’animale ci guarda e, attraverso quello sguardo, siamo chiamati a interrogarci sulla nostra stessa condizione.
La pratica artistica di Kasalová, attraversando il confine tra fotografia e performance, tra rappresentazione e trasformazione, crea uno spazio nel quale l’animale diventa una figura al tempo stesso simbolica e concreta. Un dispositivo attraverso cui esplorare la fragilità, la memoria, il corpo e la relazione con ciò che abitualmente definiamo come “altro”.

Prodotta da Spazio5 Contemporary Cluster, la mostra si inserisce nel percorso di ricerca e promozione dell’arte contemporanea portato avanti dall’organizzazione, con particolare attenzione ai linguaggi interdisciplinari e ai progetti capaci di mettere in dialogo arte, filosofia, ecologia e società.
Con L’animale che dunque sono, il Centro Culturale Claudio Trevi offre al pubblico un’occasione di incontro con una significativa ricerca artistica internazionale. Invita a ripensare il posto dell’essere umano nel mondo vivente, superando le tradizionali gerarchie tra le specie e promuovendo una cultura della responsabilità, della cura e della convivenza con tutte le forme di vita.
Biografie
Jana Kasalová (*1974, Turnov) ha studiato pittura alla Facoltà di Belle Arti di Brno e ha seguito studi post-laurea in arte presso l’Universidad Complutense di Madrid. Ha vissuto e lavorato a Londra, Parigi e New York; dal 2005 ha un atelier a Praga. Le sue opere sono presenti in numerose collezioni private e pubbliche in Europa e negli Stati Uniti.
Si dedica principalmente al disegno e alla pittura, alla realizzazione di installazioni audiovisive, alla videoarte e alla fotografia. Il suo lavoro trae ispirazione non solo dagli studi artistici ma anche dalla filosofia, dalla cosmologia e dalla spiritualità. Da tempo si occupa dell’interpretazione del paesaggio e della cartografia, del corpo e dell’impronta umana nel paesaggio, nonché del concetto di animale e della trasformazione in esso. Il suo tema principale è la scoperta come processo, la ricerca dell’orientamento umano nello spazio e nel tempo reali. Collabora con Miroslava Hájek dal 2008.
Miroslava Hájek (*1947, Brno) è una storica dell’arte e curatrice ceca che si focalizza sull’arte moderna e contemporanea. Vive in Italia dal 1969, dove ha fondato la galleria “UXA”. Attraverso il suo lavoro in Italia, promuove l’arte contemporanea mondiale (Bruno Munari, Franco Vaccari, Gianni Colombo, Jean Tinguely, Joseph Beuys), ma soprattutto artisti cechi (Jiří Kolář, Milan Knížák, Václav Boštík, Dalibor Chatrný, Adriena Šimotová, Běla Kolářová).
Jana Kasalová
L’animale che dunque sono
- A cura di Miroslava Hájek
- Inaugurazione 2 ottobre 2026 ore 18.00
2 – 23 ottobre 2026
lunedì-venerdì 9.00-18.00 | sabato 10.00-13.00 / 15.00-18.00 - Centro Trevi
Via dei Cappuccini 28, Bolzano
Info
www.spazio5.net | studio.openspace@gmail.com
www.bolzanoartweeks.com
Ufficio stampa
roberta.melasecca@gmail.com | info@melaseccapressoffice.it
Note
1. La mostra è prodotta da Spazio5 Contemporary Cluster nell’ambito degli eventi per i vent’anni di attività dell’associazione Studio Openspace / Spazio5 Contemporary Cluster. Il progetto è inoltre parte di Bolzano Art Weeks 2026. ↑










