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Letterature senza esercito. Festival eco letterario diffuso

data dell'evento
3 Ottobre 2026

luogo
Roma

Voci regionali, migranti e di frontiera: la poesia protagonista di Letterature senza esercito, Festival eco letterario diffuso.
A Roma, dal 3 ottobre al 21 novembre, tra Università La Sapienza e librerie indipendenti, Il Festival Letterature senza esercito restituisce alla poesia il suo ruolo di spazio pubblico.

immagine per Letterature senza esercito. Festival eco letterario diffuso

La poesia come forma di conoscenza capace di dare figura all’esperienza umana e di far vedere ciò che tende a scomparire. È da questa responsabilità che il Festival Letterature senza esercito, in programma a Roma tra il 3 ottobre e il 21 novembre, fa partire la propria proposta poetica, restituendo alla poesia la sua natura plurale, portando a valore il suo mutare forma, voce, ritmo, corpo.

Nel festival, ideato dal Centro Culturale Connessioni, articolazione dell’APS Mondoscrittura, la poesia entra nella prosa, nelle immagini, nella musica, torna a essere orale, collettiva, e le distanze tra chi scrive e chi ascolta si trasformano insieme a lei. Si cancella la gerarchizzazione e la riduzione a folklore che sovente silenzia voci e intere tradizioni poetiche.

Il progetto, promosso da Roma Capitale è vincitore dell’Avviso Pubblico per la realizzazione di iniziative di interesse per l’AmministrazioneCapitolina in collaborazione con Zètema Progetto Cultura.

Nel programma del festival trova spazio una parola poetica che non coincide con un solo registro – colta e popolare, lirica e narrativa, privata e politica – ma trova una linea comune nel dare risalto alle voci che abitano “il giardino sul retro”. Appartengono quindi alle lingue regionali, alle comunità migranti, ai territori e alle storie lasciate ai margini del canone: una letteratura, appunto, senza esercito, che diventa un luogo essenziale di elaborazione culturale e di autonomia.

Obiettivo del festival è far tornare a occupare alla poesia uno spazio pubblico e condiviso: dentro la rassegna, la poesia non vuole essere un elemento accessorio, ma uno dei nuclei più vivi. Lo fa tramite un percorso che attraversa incontri, presentazioni, reading e Poetry Slam, restituendo alla parola poetica la sua vocazione originaria di conoscenza e di relazione con il presente, nelle sue molte possibili declinazioni.

Si segnalano, in particolare, alcuni appuntamenti che indicano la chiave attraverso la quale la poesia si colloca in Letterature senza esercito, ospitati tanto in sedi istituzionali di prestigio come l’Università La Sapienza di Roma, quanto in librerie indipendenti, come Ubik Tiburtina, che – quotidianamente – dialogano con il territorio per mettere a valore la parola poetica anche in una città come Roma, spazio ideale di questo festival nella sua capacità di far dialogare mondi.

In particolare, il 3 ottobre alle 17.00, nella Sala degli Affreschi dell’Università Sapienza, Poesia in poesia, poesia in prosa, prosa in prosa apre questo discorso con la presentazionedi Exit Poetry (edito da La Nave di Teseo).

Intervengono Gilda Policastro – curatrice del volume con Aldo Nove e Lello Voce – Marco Giovenale, Giovanna Marmo, Antonio Perozzi e Sara Ventroni, con l’introduzione di Giorgio Galli. A seguire Martina Di Lorenzo cura il Velleitaria Project e il Distributore di poesie.

Seconda componente fondamentale di questo appuntamento è il Poetry Slam guidato da Fulvio Arpini, per il collettivo Castelli in versi. Il Poetry Slam, nella concezione del Festival, è centrale perché riporta la poesia alla sua dimensione democratica: chiunque può prendervi parte, mettere in gioco la propria voce dove la condivisione valorizza la relazione, l’ascolto, il rischio della parola detta. La poesia torna atto condiviso e discutibile, spazio di incontro.

Il cuore della proposta poetica del festival si colloca invece tra il 20 e il 23 ottobre, alle ore 18.30, nella rassegna Il canto del pendolo, alla Libreria Ubik Tiburtina, (via Tiburtina 367).

A cura di Pier Paolo Di Mino e Veronica Leffe, la rassegna in quattro appuntamenti prende il titolo da un celebre saggio di Iosif Brodskij, dedicato alla capacità della parola di evocare, con una sola immagine, grandi narrazioni.

Durante gli incontri saranno esposte le opere dell’artista figurativa Veronica Leffe, e a prendere il centro della riflessione sarà il femminile come fondamento della realtà, a partire da quattro opere in cui la riflessione profonda sul presente dialoga con la classicità.

In particolare, il 20 ottobre Marco Cassini racconta Prima tempesta (Edizioni SUR) di Susana Chávez Castillo con un gruppo di lettura tutto al femminile, mentre il 23 ottobre Storia Aurea di Pier Paolo Di Mino, primo nucleo de Lo splendore, viene raccontato attraverso le immagini.

A rivestire particolare importanza sono però gli appuntamenti dedicati a due imperdibili anteprime. Il 21 ottobre Nicola Argenti, con Maria Franzè e Giorgio Galli, presenta in anteprima Ingannevole più di ogni altra cosa, la sua ultima silloge poetica, mentre il 22 ottobre Filippo Golia racconta Senza mai darsi pace. Vita e poesia di Assunta Finiguerra; opere illuminanti, edite dalla nascente casa editrice Connessioni Editore, in cui la poesia non fa da cornice alla realtà, ma la interroga, la contraddice, le dà memoria.

Un attraversamento delle scritture nate ai margini delle lingue dominanti, delle geografie ufficiali e delle identità pacificate, si concretizza in particolare nell’ultimo appuntamento poetico del festival, il 31 ottobre, ore 17.30, ancora nella Sala degli Affreschi dell’Università La Sapienza. Qui infatti si svolge l’evento Resistenza, patria interiore. Scritture migranti, scritture in rivolta in cui poeti dell’emigrazione, del dissenso, della frontiera e della perdita vengono messi in dialogo in una costellazione che unisce Sud, esilio, memoria e resistenza.

Cinque autori vengono restituiti al presente attraverso la voce di altrettanti interpreti: Carmine Chiodo racconta Michele Pane, voce della Calabria migrante e popolare; Michelangelo Zizzi e Filippo Golia invece danno voce rispettivamente a Salvatore Toma e Assunta Finiguerra, espressioni dell’immaginario meridionale più irregolare e dissacrante.

Jonida Prifti, finalista Premio Strega Poesia, si farà portavoce di Ali Podrimja, poeta albanese di capitale importanza non solo in patria, mentre il simbolo della poesia palestinese Mahmoud Darwish troverà la voce di Hatem Abed.

Occasioni per illuminare come la parola poetica si trasformi e si declini, in dialogo radicale e ineludibile con l’identità dei suoi autori, quando questi si trovino ad essere testimoni dell’esilio, della diaspora e della patria negata.

Scrittori, poeti, critici e studiosi contemporanei sono chiamati a offrire una chiave di interpretazione personale, riportandone la voce nel presente e mettendola in relazione con le questioni che attraversano il nostro tempo. In questo modo, nelle intenzioni della direzione artistica “la poesia torna a essere, come scrive Fortini, una prova dell’io di fronte alla storia: non un rifugio, ma un luogo da cui dare nome a ciò che il presente cancella, e da consegnare, come verità da proteggere, ai lettori futuri. È questa la responsabilità che Letterature senza esercito vuole fare propria”.

Informazioni e prenotazioni per il pubblico
info@festivaletteraturesenzaesercito.it
+39 376 295 9929
www.festivaletteraturesenzaesercito.it
Ufficio stampa Notebuc: Chiara Palumbo  – notebuc.gp@gmail.com