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Pastificio Lab#7, Cartes de Visite, materia sensibile di Pablo Mesa Capella. Con Intervista

Piccole fotografie in b/n, databili tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, hanno arredato, senza respiro, le pareti del cortile della Fondazione Pastificio Cerere, sita nel quartiere romano di San Lorenzo. Un’installazione incentrata sul concetto di memoria e sulla storia recente del rione che ha rivissuto grazie a Cartes de Visite. Materia Sensibile, un progetto ideato da Pablo Mesa Capella, a cura di Sguardo Contemporaneo. Una mostra che, inoltre, segna la conclusione del PASTIFICIO Lab: un programma ideato da Marcello Smarrelli, direttore artistico della Fondazione e scandito in una serie di appuntamenti che hanno coinvolto numerosi artisti, addetti ai lavori, studenti, pubblico e abitanti del sobborgo col fine di connettere idee e persone per sperimentare nuove modalità d’intervento e partecipazione. Quest’impronta community specific, caratteristica del collettivo curatoriale, è rintracciabile anche nel lavoro dello spagnolo, esteso oltre i confini istituzionali della galleria con l’obiettivo di rendere partecipe non solo lo spazio urbano bensì i suoi abitanti, eletti a protagonisti dell’opera.

Foto di Paolo Landriscina
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Pablo Mesa Capella, classe 1982, nasce a Màlaga, dove si laurea prima in Regia Scenica e Drammaturgia e successivamente in Comunicazione audiovisiva. Appassionato di teatro, ha curato la regia e la scenografia di spettacoli e performance artistiche. In questi anni plasma una propria concezione estetica sull’arte plastica e le installazioni che gli valgono diversi premi di regia e scenografia al Concorso MàlagaCrea. Dal 2010 vive e lavora a Roma, dove prosegue la sua ricerca artistica presentando il suo lavoro in collettive e presso associazioni. Nel 2012 ha esposto al Festival di arte contemporanea Seminaria Sogninterra a Maranola (Formia) e a MarteLive al Forte Portuense di Roma. Recentemente è stato finalista al Premio ArtGallery 2013 (Milano).

La poetica elaborata dall’artista prende le mosse dall’esperienza teatrale per creare installazioni in cui sono implicati molteplici medium espressivi tipici delle arti figurative con lo scopo di generare un coinvolgimento emotivo e sinestetico tra opera e pubblico, in tutte le sue sfaccettature e complessità come afferma lo stesso Pablo:

“Quando penso ad un’installazione, rifletto sulla maniera attraverso la quale coinvolgere i visitatori: voglio renderli partecipi di un’esperienza unica. M’interessa soprattutto la messa in gioco, proporre una sfida; è questo il momento in cui trovo il fascino di questa sperimentazione.”

Cartes de Visite. Materia Sensibile nasce dalla passione dello spagnolo nei confronti di piccole ed antiche fotografie, pazientemente acquisite nel corso degli ultimi anni nei mercatini di mezza Europa, recanti sul retro brevi informazioni circa la persona ritratta. L’incipit di questa attrazione mi viene spiegata dallo stesso Pablo:

“Sono quasi tre anni che ho iniziato a raccogliere queste fotografie nei mercatini di tutta Europa. In principio non c’era un motivo particolare ma le acquistavo solo perché provavo un’attrazione nei loro confronti. Fin da bambino andavo spesso con mio padre al rastro, ossia il mercato delle pulci della mia città o di altre città che visitavamo. Solamente quando sono stato invitato ad esporre a Maranola per il Festival di Seminaria Sogninterra ho pensato di adoperarle per un progetto installativo e fotografico.”

Con l’invenzione della fotografia, grazie ai pioneristici esperimenti del francese Joseph Nicéphore Niépce e al dagherrotipo brevettato dal connazionale Daguerre, tali raffigurazioni divennero i progenitori degli attuali biglietti da visita e primo esempio delle pubbliche relazioni biografiche e narrative. Cartes de Visite, appunto, che venivano quotidianamente scambiate in occasione d’incontri di lavoro o visite di cortesia. Volti silenziosi e anonimi che ci guardano imperturbabili catturando la nostra attenzione e permettendoci di entrare nelle loro vite.

Ci chiarisce l’autore:

“Scelgo solo fotografie di ritratti perché sono le uniche tracce rimaste di persone che non ci sono più, unica loro memoria ancora oggi tangibile. Ciò che mi affascina è, inoltre, quell’aura o alone che ogni personaggio ha intorno a sé, generata dal lungo tempo di posa allora necessario per impressionare la lastra fotografica.”

Immagini che costruiscono lo spazio che le contiene come affermato da Pablo:

“queste fotografie sono per me materiali di costruzione, come mattonelle che fanno rivivere il passato dello spazio in cui esse s’inseriscono.”

Risultato ultimo è un allestimento teatrale ideato appositamente per far rivivere la memoria collettiva degli individui ritratti e dello spazio in cui esse sono inserite, come confermato dall’artista:

“un luogo, come quello del Pastificio Cerere, deve essere pensato come contenitore della memoria, come un album all’aperto.”

Ne deriva non solo una connessione tra passato e presente, ma anche un rapporto tra San Lorenzo ossia Roma (particolare) e l’Europa (universale), tra sobborgo cittadino e lo spazio istituzionale della Fondazione che la mostra ha ben visualizzato.

Se la prima parte del titolo del progetto evidenzia il formato pocket delle fotografie presentate, la seconda sottolinea la duplice accezione dell’espressione Materia Sensibile: intesa sia come sostanza sensibilizzata dall’emulsione impiegata per impressionare la lastra fotografica attraverso la luce, sia come riferimento all’individuo ritratto, dotato di sentimenti e di una storia personale.

Hanno accompagnano le migliaia d’immagini allestite, venti tracce audio che erano disseminate tra le vie del rione e raccolte da Pablo durante i sei mesi di residenza: voci narranti di uomini, donne, anziani, immigrati e studenti fuori sede. Persone di ogni età, estrazione sociale e culturale che testimoniano la proliferazione del melting pot attualmente presente in quest’area.

Ripensando a posteriori ai mesi passati, lo spagnolo racconta di aver vissuto un’esperienza formativa molto interessante:

“Mi recavo a San Lorenzo ogni mattina, quando c’è il mercato, andavo al bar a prendermi il caffè o mi compravo una cosa, anche se non mi serviva, scoprendo una genuinità e una realtà molto diversa rispetto alla movida notturna che anima il medesimo rione. Inizialmente, osservavo il quartiere e le persone che vi abitano per capire come potevo relazionarmi con loro e coinvolgerle nel progetto.”

Il contatto diretto e la reciproca fiducia instaurata con i locali hanno permesso l’apertura del loro cassetto dei ricordi. Vicende personali, drammatiche o ironiche, reminiscenze legate al territorio – natio o d’adozione – che documentano il cambiamento, avvenuto nel corso degli ultimi trent’anni. Un percorso non obbligato che inizia da via dei Volsci con il racconto Mario e Franca Una vita insieme, passando per la vicenda della storica Fonderia Bastianelli raccontata da Vanda, agli anni di Piombo ricordati da Alberto, per concludersi con le narrazioni di Angelo, un pescivendolo con la passione per il mare. Parole e fotografie che danno vita a un viaggio genuino in cui lo spettatore ha potuto assaporare e respirare la realtà vissuta in cui egli si riconosce e s’immedesima.

Un progetto work-in.progress che non si è concluso con la fine della mostra (4 luglio), bensì continuerà ad essere visibile e udibile sul sito www.sguardocontempraneo.it – dove già sono archiviate immagini fotografiche e tracce audio – e sul suo blog http://pablomesacapella.blogspot.it/ rigenerandosi grazie al coinvolgimento di ulteriori realtà territoriali.

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  • Comunico con piacere che la mostra ‘Cartes de visite. Materia sensibile’ di Pablo Mesa Capella presso la Fondazione Pastificio Cerere è stata prorogata al 19 luglio, in occasione del memoriale del 70° anno dal bombardamento del 1943.

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