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Idee per un Teatro Contemporaneo: L’eTheater e la nuova drammaturgia

La tecnologia digitale e le reti di computer hanno trasformato il modo di esercitare l’arte, creando le basi per la realizzazione del sogno utopico che aveva attraversato le avanguardie del primo novecento: l’arte totale. La moltiplicazione dei media e la possibilità, attraverso le tecnologie digitali, del controllo anche personale di quella stessa molteplicità, propone una figura di artista non più legata ad un solo ben preciso media, ma capace di spaziare e utilizzare in modo consapevole una pluralità di media.
A questo nuovo modo di praticare l’arte s’è dato il nome di “multimedialità”. La diffusione di tecnologie a basso costo ha dato a tutti la possibilità di partecipare a queste trasformazioni, mettendo in campo una creatività diffusa.
Col web 2.0 si inaugura la multimodalità che sposta l’attenzione dal media alla comunicazione, cioè al modo di comunicare, introducendo elementi che diventano personali e come tali riflettono la psicologia individuale, il comportamento, il giudizio, la morale, la politica. A tale proposito riporto la definizione di modalità nell’ambito della comunicazione proposta dai prof. dell’Università Roma tre Isabella Poggi e Tiziana Panero:

Qualsiasi oggetto o fatto che sia percepibile con i sensi può essere usato come segnale (un gesto, un disegno, una parola, uno sciopero, un vestito, un profumo…), e ogni segnale è prodotto in una certa MODALITÀ MOTORIA e percepito in una MODALITÀ SENSORIALE.
Ad esempio noi produciamo segnali con la voce, le mani, lo sguardo, l’espressione facciale, i movimenti del corpo ecc.; ed essi possono essere percepiti in diverse modalità sensoriali: l’udito, la vista, il tatto, l’olfatto, persino con il gusto.”[1]

É facile comprendere che se tali segnali sono registrati da una fotocamera in immagini fisse o in movimento, estendiamo il campo della modalità alle nuove tecnologie e attraverso monitor, videoproiettori o qualsiasi strumento di output avremo modalità di percezione aumentate. Si pensi all’uso dei primi piani in teatro attraverso l’uso di telecamere e videoproiettori.

Il web 2.0 dunque per varie ragioni rende ancora più praticabili le strade dell’arte e quelle delle nuove tecnologie e in particolare del digitale informando di sé in maniera determinante, proprio per quanto detto sopra a proposito della modalità, il concetto di teatro contemporaneo. Il web semantico[2], web 3.0, impone l’interpretazione dei contenuti che pongono nuove condizioni di ricerca all’interno delle reti di computer e di internet più legate a codice capace di registrare “operazioni specialistiche come la costruzione di reti di relazioni e connessioni tra documenti secondo logiche più elaborate del semplice collegamento ipertestuale.”[3] Tutte queste nuove tecnologie vanno ad estendere le possibilità espressive e quindi artistiche del digitale.

L’artista ha dunque posto alla base del proprio lavoro, ritornato ad essere ricerca e avanguardia, comportamenti che coniugano la pratica multimediale con la creazione di nuovi linguaggi legati ad un uso più fantasioso e personale del suono, delle immagini fisse e in movimento, delle parole dette, scritte e stampate, delle lingue da cui queste parole prendono origine e le modalità di espressione legate alle diversità etniche e culturali che entrano a far parte dell’universo creativo dei nostri giorni.

Oggi è naturale esprimere pensieri, idee, concetti, storie attraverso immagini in movimento che si alternano anche a immagini fisse e testuali nonché a puro testo. Nessuno più si scandalizza se nel bel mezzo di un testo compare un video che riesce ad essere una naturale continuazione logica del testo stesso né tanto meno del contrario, vedi per esempio tutta la pubblicità sui cartelloni e quella in televisione. Si è costantemente al cospetto, proprio in virtù della grande diffusione della televisione, di una contaminazione tra linguaggi che ha profondamente modificato addirittura la struttura dell’opera letteraria. Le reti di computer, hanno costituito un supporto che ha favorito la nascita e lo sviluppo dell’ipertesto che è un processo creativo che mina alla base la presunta linearità temporale e spaziale della logica letteraria legata alle tecniche tipografiche. Nella letteratura tradizionale già Mallarmé, Joyce, Beckett avevano praticato, senza l’ausilio del digitale, una de-linearizzazione del testo. È illuminante a tale proposito ciò che scrive Mario Costa:

“Nel 1887 Mallarmé scrive una poesia dal titolo Il Ventaglio (di madame Mallarmé) che così comincia:

Avendo come per linguaggio
Nient’altro che un battito verso i cieli,
il verso futuro si svincola
dalla preziosissima dimora […].

Il verso futuro, dunque, è destinato a svincolarsi dalla sua antica “preziosissima dimora” (la scrittura, la pagina, il libro) e ad assumere un’esistenza immateriale come quella di un battito d’ala verso il cielo o il colpo di un ventaglio.”[4]

E più avanti Costa, parlando del poeta inglese Hopkins, che considera uno dei padri della poesia moderna per il suo sperimentalismo, riporta lo scritto che Hopkins ha redatto per chiarire al lettore come leggere le sue poesie e in particolare il sonetto Spelt from Sybil’s leaves:

 “Di questo lungo sonetto soprattutto ricordate ciò che vale anche per tutti i miei versi, che esso è stato fatto […] per essere recitato e recitarlo non vuol dire leggerlo con l’occhio ma ad alta voce, lentamente, poeticamente […] con lunghe pause, soffermandosi a lungo sulla rima e sulle altre sillabe accentate, e così via. Questo sonetto dovrebbe essere cantato: il suo tempo, accuratamente misurato, è quello del tempo rubato.”[5]

Dunque modalità di espressione e di comunicazione, ciò che succede nella recitazione in teatro.

Anche la letteratura scientifica, attraverso l’uso delle note e dei rimandi ad altre pagine di altri testi mette in crisi quella linearità del testo. Con l’introduzione nei processi creativi delle reti di computer e più compiutamente di Internet, la presunta logica lineare scompare dando origine ad una nuova esperienza letteraria che permette al lettore di recuperare una sua autonomia creativa all’interno delle possibilità offerte dall’ipertesto. Si procede attraverso link, che possono essere considerati come tragitti nello spazio costituito dai testi, dalle immagini e dai video presenti in rete. Una tale esperienza definisce nuovi parametri di misurazione e percezione del tempo e dello spazio ponendo l’utente, o meglio il pubblico, nella condizione di partecipare alla creazione di veri e propri viaggi all’interno della comunicazione.

Dunque nascono i concetti di spazio allargato e di tempo allargato, che propongono esperienze legate a una realtà aumentata. Tali trasformazioni non possono che cambiare alle radici gli spazi artistici e in particolare quelli del teatro mettendo in campo un nuovo modo di essere del rapporto tra autore e pubblico, spazio e attore, autore e attore, tempo e suono…[6] Tutto ciò richiede una ridefinizione dei ruoli e degli strumenti nell’ambito della creazione del testo teatrale[7] e della realizzazione della rappresentazione teatrale, della recitazione e dell’interpretazione, della scenografia e degli effetti scenici.

Il concetto di comunicazione dunque entra fortemente a far parte del prodotto artistico assumendo nuove valenze e nuovi significati in funzione di un nuovo modo di considerare la struttura linguistica del messaggio nel contemporaneo. Una nuova letteratura dunque nasce da questa necessità ponendo nuove grammatiche e nuove sintassi per la creazione artistica contemporanea. L’arte, dunque, che nel corso del novecento e ancora di più in questo primo decennio del nuovo millennio, si era affiancata alla scienza, oggi, assumendo un andamento sinusoidale, si interseca costantemente con essa producendo l’esigenza di nuove definizioni e nuove percezioni del comportamento artistico, nuovi rapporti con chi un tempo veniva definito fruitore o pubblico.

Nasce in questo modo la Letteratura elettronica composta da nuove lettere e nuove parole che dopo aver trasformato la pagina tipografica, come abbiamo visto sopra con Mallarmé, Joyce, Beckett e i poeti visivi, oggi assume un carattere più complesso ma anche più fascinoso inglobando nella propria struttura anche suoni, immagini fisse e in movimento provenienti da altri luoghi dentro e fuori la rete.

Tutto ciò non poteva non influenzare quella parte dell’arte contemporanea che ancora chiamiamo impropriamente Teatro. Nasce l’eTheatre che vuole essere la naturale trasformazione, nel contemporaneo, del teatro. Quindi una nuova Letteratura Teatrale, un nuovo spazio scenico, nuovi rapporti tra autore, attore, regista e pubblico. E su queste linee che si sta sviluppando una ricerca teatrale contemporanea che ha ormai abbandonato definitivamente i vecchi stilemi e si sta avviando definitivamente verso il “nuovo”.

Il cursore diretto sulle immagini visualizzerà le didascalie; cliccare sulle stesse per ingrandire.

Note

1.  Da “La multimodalità della comunicazione in lingue e culture diverse” di Isabella Poggi e Tiziana Panero. Dipartimanto di Scienze dell’educazione, Università di Roma tre.

2.  Si basa sul Resource Description Framework (RDF), che integra un varietà di applicazioni che utilizzano l’XML per la sintassi e gli URI, Uniform Resource Identifier, per i nomi. Una di esse è Protégé sviluppata dalla Stanford University. Per maggiori spiegazioni: http://www.websemantico.org/articoli/semantico.php

3.  Wikipedia.

4.  Mario Costa, L’estetica dei media – Avanguardie e tecnologia, Castelvecchi, Roma 1999, pagg. 134 – 135.

5.  ibidem. pag. 135.

6.  La ricerca musicale contemporanea si lega ai concetti di scultura del suono e creazione dei suoni attraverso l’uso di tecnologie open sourse quali Pure Data, SuperCollider ecc.

7.  Qui non si parla solo dell’uso di macchine tecnologiche per la scrittura, ma anche e soprattutto dalle variazioni che tali situazioni pongono all’interno della stessa struttura letteraria del testo teatrale, come delle sceneggiature cinematografiche.

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