di

Orizzonte-Italia. Indagine stright sulle Coste, su Territorio e Tempo in bicicletta. Intervista ad Antonio Rovaldi

Una linea continua attraversa scatti monotematici presenti all’interno di una white-cube romana, il cui ambiente asettico contrasta con le emozioni trasmesse dalle opere esposte. E’ questa la prima impressione riscontrata entrando negli ambienti della romana Monitor, dove fino al 16 Novembre è visibile l’ultimo lavoro di Antonio Rovaldi Orizzonte in Italia.

Un lungo viaggio effettuato in bicicletta – tra Maggio e Luglio del 2011 – per ammirare e documentare le coste italiane percorse da nord a sud, sul lato tirrenico, e ancora dal meridione al settentrione, sul versante adriatico. Un tragitto raccontato attraverso fotografie, dove il protagonista non è né un luogo fisico né l’indagine sul mezzo impiegato, bensì l’orizzonte come lui stesso afferma:

“..ho fotografato la linea dell’orizzonte ad intervalli più o meno regolari, a seconda della reazione del mio corpo agli sforzi fisici. Ho raccolto immagini di orizzonte a differenti ore del giorno e della sera, un lunghissimo pentagramma cromatico guardato dalla costa italiana, da nord a sud e poi ancora da sud a nord, a risalire..”

Nonostante l’utilizzo del freddo e oggettuale medium espressivo, l’indagine di Antonio è carica di un’emotività tale da catturare lo sguardo dello spettatore, il quale, incantato, si accinge ad avvicinarsi alle immagini per scrutarne particolari impossibili da cogliere, a causa dell’evanescente soggetto ritratto.

Con questo progetto Rovaldi – classe 1975 (Parma – vive e lavora tra Milano e New York) – prosegue la sua analisi sul luogo già esplicitata nelle precedenti mostre presentate in galleria: Cari Signori (2005), Job is my Danger (2008) e A Roma domani nevica (2010). Una formazione, la sua, tutta incentrata sull’arte e sulla fotografia, ramo in cui si laurea nel 2000 presso la NABA di Milano.

Tra i vari premi ricevuti ricordiamo che il parmense nel 2006 è stato uno dei vincitori del ‘Premio New York’ alla Columbia University, mentre nel 2009 si è aggiudicato la residenza presso l’ISCP Artist Studio e Curatorial Program di New York. Dal 2007 l’artista è professore alla NABA, dove insegna arte e architettura del paesaggio. Ha, inoltre, esposto sia in Italia sia all’estero: nel 2013 THE NATURALISTS / I NATURALISTI, curata da Peter Miller, a Castelluccio di Pienza, Chianciano Terme (SI); nel 2012 Directions: Antonio Rovaldi, The Opening Day, presso l’Hirshhorn Museum and Sculpture Garden, Washington DC; Opening of the Prize “Portali Dello Scompiglio” #1, Art Installations by the Three Winners of the Prize, Vorno, (LU)
Tenuta delle Scompiglio; nel 2011 Premio Internazionale Giovane Scultura, curata da Claudia Gioia e Lorena de Corral, Fondazione Francesco Messina, Casalbeltrame (No); Talenti Emergenti 2011, Giovane Arte Italiana, CCC Strozzina, Palazzo Strozzi.

Numerose istantanee occupano le pareti delle due sale espositive dando vita a una visione continua, frammentata solamente dagli spazi vuoti che emergono tra l’una e l’altra. Brevi intervalli per ripercorrere mentalmente i momenti di sospensione o le pause fisiche di un respiro – a volte affaticato, a volte regolare – necessarie durante un movimento fisico come quello dell’andare in bicicletta. Una ricerca in cui il sito, eletto a primo attore, è vissuto, praticato, attraversato dall’artista in prima persona e fotografato col fine di registrare ogni attimo trascorso durante l’itinerario stabilito. Un ritmo incessante a tratti sincopato a causa, anche, d’interruzioni ‘obbligate’ – come muri e barriere di varia natura – che ostacolano il lineare percorso visivo verso l’infinito orizzonte.

Accompagnano gli scatti, lunghi elenchi scritti durante il tragitto effettuato lungo la penisola. Una sorta di diario di viaggio in cui Antonio ha annotato la tipologia di ogni orizzonte attraverso una serie di dati (tempo, posizione geografica, meteorologia) e tutto il cibo consumato. Enumerazioni che saranno protagoniste della performance che l’artista eseguirà a conclusione dell’esposizione.

Orizzonti in Italia è il primo dei numerosi eventi che saranno presentati durante la stagione 2013-2014 per celebrare i dieci anni di attività di Monitor. Non solo mostre ma anche screening, talk, presentazioni e performance, i cui protagonisti saranno i creativi presenti fin dagli esordi nella sua scuderia.

In concomitanza con l’opening della personale di Antonio Rovaldi, è stata eseguita la performance Discorso di Francesco Arena, effettuata all’interno del cortile di Palazzo Sforza Cesarini, luogo in cui sono visibili anche i suoi nuovi lavori. Un dialogo, tratto dal romanzo Auto da fè (1935) di Elias Canetti, tra un attore – posto su un’autogru – e la sua platea, dove la distanza reale e simbolica tra gli interlocutori diventa un alibi per non capire e non ascoltare le dure affermazioni del primo.

Abbiamo incontrato l’artista per approfondire ancora meglo la sua ricerca e questo suo progetto.

Antonio, con la mostra Orizzonte in Italia hai dato una lettura socio-politica sull’attuale situazione del Belpaese mettendo l’accento sulle sue contraddizioni. Infatti, accanto a sconfinati orizzonti marini hai inserito panorami totalmente o parzialmente occultati da muri, statue e ostacoli vari. Come e quando nasce l’idea di fotografare l’orizzonte delle coste della penisola in bicicletta?

 “L’idea di percorrere il perimetro dell’Italia per fotografare l’orizzonte nasce all’inizio del 2011. Sono partito a maggio dello stesso anno e ho impiegato due mesi per percorrere tutte le coste della penisola, da confine a confine. Non era mia intenzione dare una lettura socio-politica a questo mio progetto, non dichiaratamente almeno, anche se il titolo forse tradisce un po’ una dimensione più metafisica e astratta che io andavo cercando inseguendo la linea dell’orizzonte giorno dopo giorno. Ho deciso di attraversare la penisola in bicicletta e non con un altro mezzo perchè in bicicletta si percepisce la realtà come una lunga sequenza, punteggiata da pause più o meno lunghe. Scatti una fotografia ma poi devi andare avanti perchè ne devi scattare un’altra, cosi fino alla fine, senza concederti troppo alla bellezza, o bruttezza, del paesaggio. Questo è forse un aspetto positivo che la fatica fisica di questo viaggio ha restituito al mio sguardo: la contemplazione di una porzione di paesaggio aveva tempi limitati perchè entro sera dovevo raggiungere una meta che rappresentava un punto su una linea che copriva una distanza, giorno dopo giorno, in una continua alternanza tra movimento e pausa (le continue soste per fotografare l’orizzonte). Se mi soffermo a pensare a tutte le immagini che si sono sovrapposte durante il viaggio, difficilmente ne ricordo una in particolare. Nell’installazione fotografica per Monitor ho deciso di dare ad ogni immagine la stessa distanza, la stessa pausa, lo stesso peso. Ogni immagine ha una sua durata che vive da sola e con il tempo delle altre immagini. Alla fine è come se avessi creato una sola immagine formata da tante immagini, o un pentagramma punteggiato da note, ognuna con una sonorità differente che alla fine crea un ritmo. Si può stare a distanza a contemplare una linea cromatica o avvicinarci ed ascoltare il tempo di ogni singola immagine esattamente come quando si attraversa un tratto di paesaggio e ogni tanto sentiamo il bisogno di fermarci a fare una pausa: dobbiamo sedimentare quello che abbiamo visto per poter proseguire. Così è stato il mio viaggio: un continuo fermarsi e ripartire.”

Il tema dell’orizzonte mi fa tornare in mente la personale Orizzonte di Francesco Arena presentata a maggio dello scorso anno negli stessi spazi. Interventi molto diversi sia per la differente natura dei mezzi espressivi impiegati sia per l’intento. Infatti, mentre Francesco ha inteso il confine tra cielo e terra come linea di speranza e passaggio del clandestino verso una vita nuova e, forse, migliore, tu hai interpretato l’orizzonte come un luogo fisico da percorrere. Spiegaci il motivo di questa scelta.

“Mi interessava percorrere il mio paese d’origine perché volevo percepirne la sua forma attraverso uno sforzo fisico, inspirare fiato da un lato dell’Italia ed espirare dall’altro. Un lunghissimo ed unico respiro intorno ad un perimetro di una forma. ‘Orizzonte in Italia’ e’ stato un atto d’amore. Lo sforzo fisico compiuto per percorrere tutto la linea dell’orizzonte intorno alla penisola ha generato alla fine, nell’immagine finale dell’installazione, uno stato di pausa, di distensione. Ecco che allora in quella porzione di spazio della galleria la linea dell’orizzonte è una distanza solo mentale, metafisica. La poetica di Francesco Arena è forse più dichiaratamente politica rispetto alla mia, anche se alla fine riflettiamo entrambi sulla distanza che c’è fra le cose. In fondo noi tutti, artisti e non, cerchiamo costantemente di dare un senso alla distanza che ci separa da qualcosa, domandandoci sempre: da dove vengo, dove sto andando e a quale velocità…”

Come ti poni, tu che vivi dal 2006 tra New York e Milano, nei confronti dell’attuale situazione esistente tutt’oggi in Italia?

“Da alcuni anni passo lunghi periodi a New York che alterno con Milano che è la città dove mi sono formato come artista. Elencare ora le differenze fra le due realtà metropolitane, come le differenze fra l’America e l’Italia è cosa non facile e richiederebbe uno spazio ampio di riflessione. La realtà italiana è sicuramente una realtà complessa, una stratificazione di segni e di sguardi, e la lettura complessiva del suo frastagliato territorio, geografico e politico, è cosa difficile. Sicuramente è un paese che abbiamo maltrattato e poco difeso e questa mancanza di cura oggi è ben visibile su quasi tutto il territorio della penisola, da nord a sud, soprattutto lungo le coste dove si è costruito come in preda all’effetto di droghe allucinogene. Ma poi ogni tanto se si prende una strada secondaria, minore, non segnata sulla carta, ci si può ancora stupire e meravigliare! Per creare un dialogo vero con i luoghi però bisogna lasciare la macchina e andare a piedi o in bicicletta, mettere in movimento il proprio corpo e, faticando, irrobustirlo.”

Concludo con una curiosità. Hai dichiarato che ti piace pensare la fotografia come “una sequenza di immagini cadenzate da brevi o ampie pause, così come è l’andamento del respiro quando si va in bicicletta coprendo ampie distanze: a volte il respiro si affanna, altre volte rallenta, piatto e orizzontale come il nostro orizzonte visivo.” Un’immagine che mi ricorda i primi film muti, durante la visione dei quali ognuno di noi può canticchiare dentro di sé la colonna sonora che ritiene più opportuna. Ponendoti di fronte a Orizzonte in Italia e rivivendo mentalmente quell’esperienza, quale colonna sonora metteresti di sottofondo e perché?

“La colonna sonora sarebbe quella del mio respiro affannato che si sforza di stare lontano dal rumore allettante e sempre vicino dei treni regionali. La tentazione di lasciare la bicicletta e salire su un treno è stata enorme ma la mia volontà a proseguire ancora di più! Credo che alla fine la parte più ‘riuscita’ della mostra da Monitor sia una sensazione diffusa di silenzio, come se la grande fatica del viaggio si fosse all’improvviso dissolta restituendo lungo le pareti della galleria un leggero moto ondoso che ripulisce per un attimo lo sguardo. Sono sempre più convinto che l’artista oggi debba creare luoghi di sospensione del pensiero e del giudizio, luoghi in cui la colonna sonora principale è il silenzio. Oggi infatti proteggere il proprio silenzio e la propria solitudine è diventato quasi impossibile.”

Il cursore diretto sulle immagini visualizzerà le didascalie; cliccare sulle stesse per ingrandire.

Info mostra

  • Antonio Rovaldi. Orizzonte in Italia
  • dal 21 settembre al 16 novembre 2013
  • Galleria Monitor, Via Sforza Cesarini, 43/44 – 00186 – ROMA
  • orario: martedì-sabato 13-19 – ingresso libero
  • info: tel. +39 06.39378024 –  monitor@monitoronline.org
  • www.monitoronline.org

Commenta

clicca qui per inviare un commento

teniamo a bada lo spam * Time limit is exhausted. Please reload CAPTCHA.

Rubriche

ArtApartEvents 2016

Dona ora!