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Patricia Cronin alla Centrale Montemartini: incorporee figure

Evanescenti silhouette bianche aleggiano, come spettri insonni, in una grande aula dell’ex Centrale Termoelettrica Montemartini, straordinario esempio di archeologia industriale. La fabbrica fu inaugurata circa un secolo fa, nel lontano 1912, anni in cui vigevano le idee progressiste del Movimento Futurista Italiano, guidato dall’intellettuale Tommaso Marinetti che a quel tempo denunciava l’atteggiamento passatista della cultura nostrana all’inizio del XX secolo.

In uso fino agli anni Sessanta, lo stabilimento, fu restaurato negli anni Novanta dall’ingegner Paolo Nervi e successivamente convertito in Museo temporaneo, grazie al trasferimento in sito di centinaia di sculture in occasione della ristrutturazione di ampi settori del polo museale capitolino. Nel 2005, a conclusione dei lavori, il medesimo spazio fu confermato come sede permanente accogliendo le collezioni di più recente acquisizione dei Musei Capitolini.

Se all’esterno del fabbricato primeggia uno stile architettonico eclettico, ideato dall’architetto Corrado Puccioni, al suo interno l’edificio si caratterizza per una «singolare commistione di memoria dell’antico e di recupero di una tradizione industriale» (E. Talamo, Il nuovo ordinamento espositivo delle sculture antiche, in M. Bertoletti, M. Cima, E. Talamo, La Centrale Montemartini, pg.17), miscela ravvisabile in ogni suo ambiente.

Oltrepassato l’atrio d’ingresso e salite un paio di rampe di scale si apre davanti ai miei occhi l’ampia Sala delle Macchine, così denominata per via degli enormi apparecchi in essa ubicati, ripopolata della presenza umana, seppur in forme rarefatte, attraverso la mostra Le Macchine, gli Dei e I Fantasmi di Patricia Cronin (Beverly, USA, 1963; vive e lavora a Brooklyn).

Qui, i due motori diesel e la turbina a vapore della ditta Franco Tosi convivono con i capolavori dell’archeologia tardo romana. Arricchiscono tale luogo, fino al 20 novembre, le immagini della Cronin che, nonostante la loro essenza immateriale, risultano in perfetta sintonia con il contesto circostante. La location si caratterizza così come modello esclusivo di convivenza fra tre età dell’arte – antica, moderna e contemporanea – e tra due diversissimi ambiti, quali l’industria e l’arte.

Nata nel Massachusetts cinquanta anni fa, Patricia ha all’attivo numerose collettive e personali sia in Europa che negli Stati Uniti. Tra i numerosi premi ricevuti spicca il Rome Prize insignito nel 2007 dall’American Academy in Rome. Inoltre, alcune delle sue opere sono presenti nelle collezioni della Corcoran Gallery of Art a Washington, della Deutsche Bank a New York, della Galleria d’Arte Moderna di Glasgow e alla Kelvingrove Art Gallery and Museum di Glasgow.

L’esposizione, a cura di Ludovico Pratesi, presenta la nuova serie di lavori site specific prodotti dall’artista statunitense: creazioni ispirate dalla riscoperta della scultrice neoclassica americana Harriet Hosmer (1830-1908), figura chiave della ricerca della Cronin fin dal 2003, e autrice della Tomba di Judith Falconnet (1857-8) collocata nella chiesa di Sant’Andrea delle Fratte a Roma. Tale monumento rappresenta la prima opera d’arte creata da un artista americano ed installata permanentemente in una chiesa capitolina. Motivo che ha generato l’interessamento di Patricia nei confronti di questa donna e delle sue scomparse produzioni visive fino alla pubblicazione nel 2009 di Harriet Hosmer.Lost and Found: un catalogo in cui è ricostruito l’intero corpus di opere della Hosmer attraverso trentaquattro acquarelli in bianco e nero che le riproducono fedelmente tramite sagome indefinite, metafora della loro misteriosa sparizione.

La volontà di riallacciarsi ai perduti manufatti della compatriota ha suggerito all’americana l’ideazione di Ghosts: sei leggere figurazioni realizzate con la tecnica dell’acquarello e stampate su drappi di seta traslucida, materiale in grado di trasmettere ed accentuare la leggerezza del soggetto ritratto.

Fantasmatici dipinti che evocano numerosi riferimenti più o meno recenti: dalle opere romantiche del pittore svizzero Johann Heinrich Füssli, alle fotografie in ambienti spogli di Francesca Woodman, alle opere della Silueta series di Ana Mendieta fino alle Protografie del venezuelano Oscar Munoz. Esempi da cui l’americana se ne distanzia grazie all’utilizzo della relazione presenza-assenza con il fine ultimo di ripercorrere la memoria di una classicità perduta ma ritrovata attraverso un’indagine fondata sull’oblio e sul ricordo di ammirevoli personalità del passato.

Foto di Paolo Landriscina
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Info mostra

  • Patricia Cronin. Le Macchine, gli Dei e I Fantasmi
  • a cura di Ludovico Pratesi
  • dal 09 ottobre al 20 novembre 2013
  • Musei Capitolini – Centrale Montemartini
  • Via Ostiense, 106 – 00154 – Roma
  • orario: martedì-domenica h9-19 (la biglietteria chiude mezz’ora prima)
  • ingresso a pagamento
  • info: tel. +39 – 060608
  • http://www.centralemontemartini.org/ | info.centralemontemartini@comune.roma.it

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