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Let it go, il leitmotiv di Nari Ward e degli artisti siciliani del S.A.C.S all’American Academy in Rome

Togli il fermo/ Let it go, nasce nella cornice dell’American Academy in Rome, una delle principali istituzioni americane all’estero per lo studio delle arti e delle discipline umanistiche. La mostra si propone come risultato finale di un interessante progetto di ricerca, articolato tra la Sicilia e Roma. Il cuore pulsante del progetto, è da ricercarsi però, nella residenza d’artista tenutasi in Giugno a Labico, presso gli spazi della tenuta Antonello Colonna Vallefredda con la partecipazione di Giuseppe Buzzotta, Gabriella Ciancimino, Silvia Giambrone, Giuseppe Lana, Filippo Leonardi, Concetta Modica, /barbaragurrieri/group.

Gli artisti sono stati coinvolti nell’esperienza dal comitato scientifico del S.A.C.S (Sportello per l’Arte Contemporanea della Sicilia) il cui operato, diventa risorsa indispensabile, in termini di dialogo con altre realtà geografiche e con altre istituzioni culturali, soprattutto in un contesto come quello siciliano, che alle volte è sopraffatto dalla distanza dai centri più animati culturalmente e non solo. Il comitato è composto dai curatori: Laura Barreca, Daniela Bigi,Valentina Bruschi, Lorenzo Bruni, Giovani Iovine, Helga Marsala, Cristiana Perrella e l’intera iniziativa è promossa dal Riso, Museo d’Arte Contemporanea, Dipartimento dei Beni Culturali e dell’Identitá Siciliana.

L’esperienza per i sette artisti siciliani, si è rivelata d‘ampio respiro, grazie alla collaborazione con Nari Ward, presente in questa occasione in qualità di guest curator. L’artista (classe 1963) di St.Andrews, Giamaica, vive e lavora a New York e recentemente in residenza, presso l’ American Academy in Rome, ha avuto modo di rapportarsi al luogo, al paesaggio e alla tradizione storica del sito di Vallefredda, in maniera lenta, cadenzata, tentando ancora, di farsi prendere dal fascino della scoperta e ricollocando poi, gli stimoli ricevuti nel dialogo e nello scambio con gli artisti del S.A.C.S, infatti, egli stesso afferma:

“Il mio coinvolgimento con gli artisti del S.A.C.S è stato ancora più gratificante di quello che potessi aspettarmi” (N. Ward)

Il leitmotiv simbolo, che favorisce la comprensione delle connessioni intercorse, durante questi giorni di residenza, costellate inoltre da una intensa serie di appuntamenti con critici, filosofi, curatori e artisti giunti alla tenuta di Vallefredda è racchiuso tutto nel titolo Togli il fermo/Let it go frase rievocata più volte nel corso della settimana, che è divenuta formula manifesta di disposizione all’apertura all’altro, di coinvolgimento, di sperimentazione, e certamente di accrescimento. La mostra, ha assunto un carattere di sintesi, rispetto agli sviluppi successivi che si sono concretizzati nelle opere e vi si avverte, poi, l’intento di voler portare avanti un certo tipo di consapevolezze – scoperte o riscoperte – riguardo al rapporto con il territorio, inteso in senso ampio. Ciò crea così a un livello più profondo, la necessità di mantenere questi valori aggiunti come tappa un di ulteriore arricchimento, e non conclusione, di un percorso di confronto così mutevole come è quello dell’uomo con ciò che lo circonda. Una mostra che, nel suo raccogliere le maturazioni di certe riflessioni, le condensa e le rimette in circolo come fossero nuovi affluenti di un discorso dinamico, in continua evoluzione.

Entrando prima sala espositiva, si viene subito accolti dalle tele di Giuseppe Buzzotta (Palermo1983) Guardando te conosco la Fortuna (tecnica mista su tela) realizzate dopo la visita dell’artista alle terrazze del santuario della Fortuna di Palestrina, dove ha potuto ammirare gruppi di opere permanenti, frammenti di reperti archeologici che nella loro singolarità suggeriscono un richiamo a un sottotesto simbolico, legato alla percezione e al significato della Fortuna nella vita degli uomini. Il concetto elaborato in questa sede dall’artista, fa riferimento a un paradigma più ampio, di Fortuna Primigienia che nella sua estensione ciclica, ci mostra e ci rammenta il positivo e il negativo, da affrontare con pazienza e umiltà, tendendo verso una dimensione più cosciente.

A fianco risuona ancora l’eco, proveniente dall’opera Paesaggio sull’acqua (terracotta, acqua e pigmenti naturali) di Concetta Modica (Modica1969), l’opera infatti, installata su piedistallo girevole, è stata realmente realizzata da tutti i partecipanti alla residenza, si tratta di una grande caraffa alta centoventi centimetri realizzata dalle maestrie artigiane di Caltagirone, dipinta con acqua e pigmenti naturali che sapientemente integra e veicola l’idea di comunione e interscambio a vari livelli e a diversi interlocutori.

Dirigendosi intorno al centro della sala, non si può fare a meno di alzare gli occhi in alto e scorgere l’opera di Filippo Leonardi, (Catania, 1970) Meglio un uovo oggi che una gallina domani (neon) l’opera è legata a una serie, di nuovi lavori che ha avuto inizio proprio a Labico con il video Perché mangiamo gli animali; una nuova ricerca tesa a indagare il controverso rapporto, tra l’uomo e le differenti specie animali. L’opera in mostra, è una frase al neon, che recita Meglio un uomo oggi che un gallina domani innescando un meccanismo di rimandi semantici, con il noto proverbio da quale prende il titolo, che, se in prima battuta può genera un ironico straniamento, lascia invece spazio e materia di riflessione sulla crescente posizione di prevaricazione dell’uomo sull’animale.

Si è ancora a metà del viaggio quando si avverte la forza vibrante delle serie Paesaggio 3 (7/7) (stampa laser su carta da lucido)ad opera di /barbaragurrieri/group (Barbara Gurrieri,Vittoria 1978 ed Emanuele Tumminelli, Vittoria 1977) Il progetto è composto da sette disegni che elaborano la percezione di una possibile rottura tra la linea d’orizzonte e il campo visivo. Una instancabile registrazione quotidiana del paesaggio e del luogo che restituisce una suggestione sempre una nuova amplificata dalla rotazione antioraria di 90°della linea d’orizzonte paesaggi.

Prende forma come un accurato archivio visivo, di cui ci da puntale nota ogni numero tra parentesi nel titolo. I disegni realizzati su vari strati di carta lucida, si snodano come linee continue e mai ripetute che conducono il fruitore a perdersi in una nuova geografia reale e immaginifica.

Conquistando la seconda sala, si viene istintivamente attratti dalla poderosa Imaginary Resistance (scultura con incisione su fogli di rame, alluminio, cemento, maioliche d’epoca / collage tecnica mista su carta plexiglass, alluminio) di Gabriella Ciancimino, (Palermo,1978),l’opera composta da due elementi uno scultoreo e uno grafico, nasce da una ricerca condotta dall’artista sul territorio, che spazia dalla visita Museo Archeologico di Palestrina, a quella alle aziende agricole locali, allo studio della storia di questi luoghi che durante la Seconda guerra mondiale furono le fucine più attive della resistenza partigiana. Quest’ultimo si trova poi, in perfetto connubio, con un altro studio dell’artista che riguarda gli orti coltivati durante la guerra e i contemporanei orti urbani coltivati appunto, in segno di resistenza. Una Resistance che implica un ritorno alla terra, ancora una volta, è imprescindibile il confronto con la Natura.

Sulle ultime battute finali ci si confronta con l’opera di Giuseppe Lana (Catania, 1979) La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica.Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione. [Art. 9 La Costituzione della Repubblica Italiana] (struttura di metallo, polistirolo). Su un piedistallo di metallo l’artista ha posto un sarcofago di polistirolo, scolpito esattamente come se la materia trattata fosse marmo, scelta questa che fa da cassa di risonanza all’annosa questione, che riguarda la situazione del patrimonio paesaggistico e archeologico italiano, lasciato nella gran parte dei casi a una condizione di incuria e fatiscenza che imperversa nella compagine attuale. L’opera diviene metafora efficace della condizione fragile e instabile in cui versalo stato di salute trascurato delle nostre risorse storico-archologiche, sottolineando la mancanza di una presa di posizione utile da parte di un politica disinteressata e lasciva, in merito alla questione. La friabilitá del materiale diventa il medium significante di una condizione labile.

A chiudere la mostra, ma non meno significativa l’opera di Silvia Giambrone (Agringento,1981) Paesaggio ritrovato (corrosione su rame e vetrografia) tesa a tracciare le linee di un paesaggio sentimentale, una corrosione visiva, delicata e profonda allo stesso tempo che riconsegna al fruitore la dimensione di ricerca intima dell’artista e la determinazione dell’esigenza di creare inevitabilmente un legame con ciò che ci circonda.

Tutte le diverse sfaccettature di queste ricerche, assecondano un intento comune, che è quello ridefinire o meglio ristabilire quella relazione profonda, che poggia le sue basi su più livelli, tra l’uomo e la natura in maniera tale da renderlo un rapporto paritario dignitoso e di reciproco rispetto, che esclude tutte le forme di prevaricazione. Togliere il fermo, abbattere le barriere oltrepassare le incomprensioni.

Il cursore diretto sulle immagini visualizzerà le didascalie; cliccare sulle stesse per ingrandire.

Info

  • Togli il fermo / Let it go – American Academy in Rome
  • Monday, 25 November 2013 – 6:00pm
  • AAR Gallery
  • Via Angelo Masina 5 00153 Roma

La mostra curata da Nari Ward, è aperta Venerdi, Sabato e Domenica dalle 16,00 alle 19,00 fino al 16 Dicembre 2013

1 commento

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  • Ho molto apprezzato l’articolo perchè mi ha da un lato fatto rimpiangere di non aver potuto visitare la mostra, e all’altro in qualche modo fatto ugualmente partecipare grazie all’accurata descrizione delle opere. Credo che in fondo questo dovrebbe essere lo scopo delle recensioni, e qui mi sembra sia stato raggiunto in pieno.

La frase della settimana…

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