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Tacita Dean, Still life e Day for Night

La collocazione temporanea del Museo Morandi presso gli spazi del MAMbo sembra fare bene alla direzione artistica del museo d’arte contemporanea di Bologna che prosegue la propria attività proponendo una lettura continuativa dell’opera del maestro bolognese Giorgio Morandi attraverso l’approccio critico e analitico di un autore contemporaneo – operazione già svolta nell’allestimento della stessa collezione con uno schema progettuale di buona realizzazione comunicativa – nel tentativo di svecchiare l’immagine desueta di un genere rappresentativo che ha perso l’attenzione del pubblico e di ribadire l’attualità dell’opera di un pittore che, piaccia o no, è tuttora un artista influente nello scenario artistico odierno. Scelta quasi ovvia, dunque, quella di chiedere in prestito dalla Fondazione Nicola Trussardi le due pellicole in 16 mm, Still life e Day for Night, entrambi eseguiti dall’artista Tacita Dean nel 2009 su stessa commissione dell’ente milanese. Le due opere sono visitabili ancora oggi (fino al 9 febbraio) presso gli spazi del MAMbo in via Don Minzoni 14; la mostra lascerà posto ad un secondo omaggio a Morandi ad opera di Rachel Whiteread, Study for Room, intervento che sarà esposto fino al 4 maggio.

Nella semplicità dei suoi soggetti, Morandi rimane un artista complesso.

Vero, non c’è intepretazione simbolica negli oggetti rappresentati nei suoi quadri – bottiglie, vasi di fiori e o piccoli oggetti d’antiquariato non parlano che per se stessi – non vi è una qualche funzionalità oggettuale ma anche se privi di valore d’uso, la loro presenza silenziosa insiste sulla tela, con costanza e ripetizione. Non aiuta nemmeno l’opacità cromatica che nelle sue declinazioni minime di colore suggerisce una patina densa e polverosa svelatrice di tempo e spazio. Non vi è mistero da cercare altrove se non nell’immagine presente sul quadro, nella muta visibilità delle cose, nella nuda naturalità di quegli oggetti che Morandi dipingeva con cura e dedizione.

La sua ricercatezza sta proprio nel creare una dialettica muta e immobile in un mondo formale fatto di oggetti più simili a reliquie, piccoli altari domestici di cui il pittore si circondava.

Si è allora estremamente curiosi quando la sua opera viene contemplata attraverso il lavoro di un’artista altrettanto interessante nello scenario contemporaneo come Tacita Dean la cui ricerca si intreccia spesso in un confronto con il corpus di un altro autore.

Con Still Life e Day for Night, l’indagine di Tacita Dean sull’opera del pittore ha condotto ad un’operazione che non differisce molto dal progetto di Luigi Ghirri e Giorgio Messori, il senso delle cose (2005), un ulteriore omaggio a Morandi realizzato in collaborazione con Carlo Zucchini, garante della donazione Morandi al comune di Bologna. Vi è una comune scelta di concentrare la propria ricerca progettuale sull’ambiente-studio dell’artista bolognese rintracciando quella “vivezza” – parafrasando Giorgio Messori – “che sempre di rinnova ad ogni cosa, quando le cose si combinano fra loro e sono toccate da una particolare luce”. Per l’artista britannica, l’incanto è il medesimo: osservare dal vivo gli oggetti-reliquie che il pittore ritraeva, nel loro manifestarsi alla realtà visibile secondo le numerose e possibili varianti dovute alla luminosità della stanza ma soprattutto dal manto polveroso che giace sulle superfici degli oggetti. Come Tacita Dean stessa afferma – nel proprio aside, il testo da lei firmato che accompagna la mostra – Morandi è prima di tutto un “artista della polvere”, conscio del potere pittorico che cenere e pulviscoli conferiscono all’immagine reale delle cose.

Sono gli stessi oggetti-reliquie i protagonisti di Day for Night. I singoli fotogrammi mostrano vasi, scatole, bottiglie e piccoli oggetti da tavolo filmati uno ad uno e posti al centro della scena. Non essendo possibile ricreare la posizione, l’artista decide comunque di approssimarsi tanto da entrare nel dettaglio.

Still Life è un risultato ancora più interessante: lo sguardo indagatore si spinge fino a portare al centro altri elementi marginali dell’opera del pittore, filmando i fogli su cui Morandi segnava l’esatta o possibile posizione degli oggetti che poi dipingeva aggiungendovi spesso note a margine.

Non è la rappresentazione pittorica dell’oggetto ma l’impronta che lascia nel mondo a determinarne la memoria come allo stesso tempo sono le azioni involontarie dell’uomo ad essere l’elemento più prezioso della sua opera.

Tacita Dean sceglie proprio questa dimensione ai margini dell’universo morandiano dove la matrice pittorica viene rispettata, o forse trascurata. Del resto, l’inafferrabilità della pittura di Morandi sta proprio nella concretezza di avere definito una retorica del vuoto in relazione al tempo e alla memoria poiché, come nella migliore lezione cézanniana, tutto si dilegua e sta all’artista raffigurare la realtà delle cose in una serenità e in un equilibrio senza tempo.

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