Riproduzioni degli antichi guerrieri cinesi di terracotta a Napoli per la mostra blockbuster

È l’esposizione più completa mai proposta sulla necropoli cinese e sulla vita del Primo Imperatore Qin Shi Huan-Gdi e del suo Esercito di Terracotta, ottava meraviglia del mondo restituito, in parte, e in copia, nei quasi duemila metri quadri della bellissima Basilica dello Spirito Santo di Napoli, la chiesa del Cinquecento che si erge, solenne, in Via Toledo, proprio nel cuore dello shopping napoletano a pochi passi dalla più famosa Piazza Dante.

In rassegna, una piccola riproduzione fedele dell’antico corredo funebre, composto da oltre ottomila statue, che dal terzo secolo avanti cristo sorveglia il mausoleo di Qin Shi Huang a Xi’an, nella Cina orientale.

Si tratta di un’armata, immobile, che sembra rinvenire dall’al di là con lo sguardo sempre rivolto ad est, verso i monti da cui provenivamo i nemici dell’Imperatore. Superstizione, strategia difensiva, magnificenza?

Non è dato da sapere, certo è che quei soldati, che attraversano la navata della chiesa partenopea, catalizzano  l’attenzione del visitatore e lo riportano indietro in un viaggio di oltre duemila anni.

L’allestimento affianca ulteriori reperti ai guerrieri: carri, armi e suppellettili per un totale di 300 pezzi che, con l’aiuto di pannelli e filmati audio-visivi, spiegano storia e costumi della Cina antica.

Una sezione a parte racconta poi il processo di creazione di ogni terracotta e la composizione dell’esercito di allora: il più grande della storia antica, superiore numericamente anche a quello di Alessandro Magno.

I soldati, tutti a grandezza naturale, hanno paramenti, armatura e calzari. Ognuno di essi è una riproduzione fedele e precisa degli originali.

Spiegano  gli organizzatori della mostra, una coppia di coniugi napoletani con la passione per l’arte:

“Dalla Cina non può uscire nulla se il Governo cinese non lo permette. Queste sono tutte riproduzioni; e sono fedelissime, create proprio da artigiani cinesi: le statue dei soldati nascono dal calco utilizzato su quelle originali”.

Le sculture di ufficiali, arcieri, carri e cavalli hanno anche un accenno di colore, un richiamo alla loro tonalità originale, svanita nei millenni. E il colpo d’occhio è davvero unico.

Specie nell’ultima sezione, quella che descrive un tratto della Fossa 1 la tomba vera e propria, dove si percepisce un assaggio della grandezza di quell’esercito immenso di statue in terracotta che potevano essere scambiati da lontano anche per uomini in carne ed ossa.

Fu un contadino, Yang Zhifa, oggi considerato eroe nazionale cinese, a ritrovare questo immenso patrimonio nel 1974, mentre scavava per lavorare la sua terra.  Un giorno la sua zappa toccò qualcosa di duro: era la testa di uno dei guerrieri di terracotta, seguita poi dal resto del corpo di uno, cento, mille soldati.

Una delle più importanti scoperte del ventesimo secolo, quella dell’Esercito di Terracotta del Primo Imperatore della Cina, pari al ritrovamento della tomba di Tutankhamon, delle grotte di Lascaux o alle rovine di Machu Picchu.  Una scoperta eccezionale, avvenuta praticamente per caso, proprio come accadde per Ercolano e Pompei.

Spiega il curatore italiano, Fabio Di Gioia, già produttore di The Days of The Dinosaur e Van Gogh Alive:

“La scelta di Napoli per la grande mostra internazionale The Experience poggia infatti su importanti affinità culturali, pensiamo al culto dei morti o alla forza evocativa della scultura che anche a Napoli sopravvive in una fervida tradizione artigianale. E questo viaggio nel cuore della necropoli cinese, aperto anche alle scuole e alle università, vuol essere anche un’occasione importante per stimolare l’attività di scambio tra istituzioni ed eccellenze culturali dei due paesi».

Un viaggio straordinario, da percorrere all’indietro nel tempo passando per la città di Napoli. Dove, fino al 28 gennaio, specie durante le festività natalizie, è atteso un boom di visitatori e turisti.

Per info e prenotazioni: info@esercitoditerracotta.it

Tiziana Morgese

Tiziana Morgese

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