In attesa di Campaniliana 2018. Rimedi contro la noia estiva. Rilassamento e asparagi, senza pretesa di immortalità dell’anima

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Achille Campanile al Lido di Venezia nel 1963. Proprietà Fondo Campanile

L’estate, stagione di sonno, debolezza, animo lunatico e caldo frustrante.
C’è chi la vive a trecentosessanta gradi pubblicando sui social distese di sabbia e oceani filtrati e chi, invece, va alla ricerca della vacanza reale, quella che riposa la mente.
Trekking, insolazioni, escursioni sulle vette fra le boscaglie, tuffi dagli scogli e abbracci infiniti nell’acqua del mare: luglio e agosto sono il tempo migliore per queste attività giovani e spensierate.

Ci sono anche, però, i giovani dalla cultura pantofolaia, che si preoccupano di non stancarsi, che alla serata in discoteca preferiscono l’abbandono sull’inanimato oggetto che attrae (banalmente detto letto), che ricercano la quiete intesa molto meno leopardianamente, e possibilmente discostata dalla smania annoiata tipica del pensionato inabituato al non lavoro.

Per essi c’è solo una soluzione al tedio contagioso che li snerva e che si espande, come una fuga di gas, a tutto il circondario: la lettura di Achille Campanile.

Uno dei rimedi principali è la formula del racconto: non presuppone un’attenzione globale ma settorializzata al singolo episodio, consente una distrazione temporanea, il tempo di un caffè o di una sigaretta per chi è prodigo di cattive abitudini, e poi dà la possibilità di una immersione totale in medias res, senza doversi ricordare il capitolo precedente ma imprimendo soltanto lo stile bonario di chi scrive.

Uno degli esempi più riusciti del corpus antologico campaniliano è Asparagi e l’immortalità dell’anima, edito da Rizzoli nel 1974 e con una patica umoristica fortemente spostata sul paradosso surrealistico. La tesi di partenza è quanto più di matematico si possa auspicare: che rapporto c’è tra gli asparagi e l’immortalità dell’anima? Nessuno. Conclusione inoppugnabile, postulato ferreo nella sua certosina inattaccabilità.

Forse l’unico punto in comune è la gradevolezza dei due “articoli”, anche se la sfera astratta e quella corporea rendono l’accostamento peregrino. Un bel piatto di asparagi (oppure un ragù condito con gli stessi, fettuccine al dente comprese) è, per l’uomo che viene da una intensa giornata di lavoro sotto al sole e con un’alta temperatura, sicuramente gradevole. Un nutrimento rigenerante per il corpo che sfiora anche l’anima, quella cosa che tutti hanno e che nessuno ha mai visto.

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L’anima è una leggenda metropolitana: ricorda un po’ la storia che ogni città racconta nei vicoli, sotto i portici, riguardo a qualche determinato personaggio dal trascorso controverso che però non è mai stato documentato. Ma siamo attaccati tutti alla vita: Pasolini la amava ferocemente, e nella sua cruda visione del futuro (profetica fino allo spavento) aveva capito che questa venerazione lo avrebbe portato alla negazione del suo amore, ovvero la morte.

Campanile, che di filosofia ne mastica e si impegna a renderla fruibile, abbassa la tensione ma sottintende il concetto in una finissima e surreale deduzione: al sapore apprezzato dal palato si accosta il concetto per cui «se l’anima non fosse immortale, nulla resterebbe di noi e questo sarebbe molto sgradevole».
Una dichiarazione d’amore alla vita molto meno struggente, ma forse nella sua casareccia ilarità altrettanto intensa.

Del resto chi l’ha detto che per trasmettere inquietudine bisogna per forza piangere? Le sofferenze più grandi si nascondono dietro i sorrisi e le strette di mano.
Tant’è che la conclusione del ragionamento di Achille Campanile è laconica, come quella di Pasolini: in comune asparagi e immortalità dell’anima non hanno nulla di serio.
E sulla gradevolezza dei primi gravita la certezza, stile Canzona di Bacco, mentre di quel «doman» in cui certezza non vi è non è dato sapere se ci sia la gradevole sorpresa dell’immortalità dell’anima.

Chi vuol esser lieto, sia, e in aggiunta anzi, legga: Asparagi e immortalità dell’anima sono racconti che arricchiscono, distraggono, rispolverano quel valore terapeutico della conoscenza e della letteratura troppo spesso occluso dalle fake news e dai titoloni a venti punti esclamativi.

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2018 Rassegna Nazionale Campanilista, seconda edizione

Rassegna Nazionale “Campaniliana”, seconda edizione 2018: Convegno, con Umberto Broccoli, Simona Marchini, Arnaldo Colasanti, Gaetano Campanile. Mostra con oggetti personali, prime edizioni, articoli e manoscritti originali a cura di Silvio Moretti, Angelo Cannatà, Gaetano Campanile, Rocco Della Corte, Forum Didattici Teatrali, Premio Nazionale Teatrale “Achille Campanile”, Spettacoli teatrali con testi di Campanile. Velletri, 20-28 ottobre 2018, Casa delle Culture e della Musica/Teatro “Gianmaria Volonté”. Evento patrocinato dal MIBACT e prodotto da Fondazione di Partecipazione Arte e Cultura Città di Velletri, Associazione Memoria ‘900 e Fondo Campanile.

Rocco Della Corte

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