Derive/Approdi pubblica Kritik, singolare volume di anonimo metà libro d’arte, metà vademecum di resistenza. Capitale in agonia e rivoluzione funny

immagine per KritikKritik è un libro d’arte in un certo senso sublime, ma solo perché è ancora un libro dopotutto. E puoi mettere una distanza senza che la rivoluzione ti venga a massacrare di schiaffi, pugni e calci senza motivo apparente. Dunque, magnifico e terribile, di una bellezza indicibile, anche incivile.

Si tratta di un oggetto da maneggiare con cura e attenzione, molto lontano dai libri d’arte o di critica radicale situazionisti, anche se c’è molto montaggio di stampo situazionista delle immagini, della grafica e dei testi. Questi presentano un linguaggio davvero mai visto prima, diversificato ma unitario allo stesso tempo, perché ha un particolarissimo carattere: mira ad altezza d’uomo e lo fa talvolta senza fare distinzioni, finendo così per colpire anche quelli desiderati e amati appassionatamente. Sì perché talvolta, la critica è così feroce che sembra estinguere con il capitalismo, il comunismo stesso.

D’altronde, forse, in profondità l’anonimo autore o gli anonimi autori sembra siano passati dalla strategia comunista di sinistra che il proletariato debba realizzarsi auto-negandosi a una ancora più radicale: che lo stesso comunismo non possa realizzarsi se non auto eliminandosi. Sembra di leggere (e godere di) un libro che vorrebbe abbattere il movimento dei movimenti e in questo la sua crudeltà è detonante e spaventosa.

Kritik presenta, accanto a testi insorgenti, alcuni ancora dalle vecchie ma sane cattive intenzioni, testi davvero depressi e altri singolarmente nichilisti per una casa editrice che presenta titoli soprattutto che ricostruiscono la trama gioiosa della sovversione, della rivolta, dei movimenti autonomi e antagonisti.

Il sottotitolo di Kritik è Prontuario di sopravvivenza all’agonia del capitale, ma solo apparentemente questo volume ci dice che non c’è scampo all’agonia del capitale e che moriremo tutti con esso. Solo superficialmente il testo più giocondo e divertente può essere considerato un simpatico e ironico inserto: un discorso di Stalin sullo stachanovismo, libertario e pieno di entusiasmo finalmente.

Marxismo rossobruno? C’è da farsi grasse risate! Il marxismo rossobruno è abbattuto senza pietà nel capitolo La guerra di classe deve essere condotta con emozioni forti. Quindi estinzione del comunismo? Non è affatto così. Rileggiamolo e osserviamolo attentamente perché non fa il verso al libro “L’Amor mio non muore”, pubblicato anonimo negli anni ’70 e che tanto fece furore per la grafica innovativa e la mappatura sorprendente dei movimenti di quella stagione, curato in realtà dall’allora situazionista e artista concettuale Gianni- Emilio Simonetti. Non ne fa il verso per presentarsi come suo rovesciamento con una sorta di “L’Amor mio muore”. Quale è stato il nostro errore? Prendere per una poesia Le istruzioni per l’uso. Attenzione! Sono vere e proprie istruzioni.

E poi: i testi. Sembrano montati come le immagini stesse, non possono essere letti linearmente, anche se quasi tutti si presentano per tesi, né nell’ordine in cui si presentano, ricordiamo che è soprattutto  un libro d’arte: occorre leggere tra le righe, rompere le righe, aggirarsi furtivamente tra le pagine, scompaginare la lettura insomma, senza timore di perdersi qualcosa e allora all’improvviso si è colpiti da frasi viventi, piene di futuro, un futuro prossimo non lontano, in cui ci saremo e in cui saremo in molti, in cui il comunismo dilagherà ovunque e il capitale  in agonia lascerà il posto ai “sopravvissuti. Allora, come si annuncia la rivoluzione? Intanto non solo non sarà un pranzo di gala, ma sarà una cagnara turpe, in cui ci vanno di mezzo tutti, poetica per l’essere tanto priva di poesia; eppure, nel capitolo La seconda rivoluzione sessuale ha vinto ed è stato un disastro epocale questo mondo tanto de-erotizzato dalle IA e dal doppiogiochismo psicopolitico troverà molto presto di nuovo l’amore.

E sul pianeta Terra malato si preparerà un’alternativa sociale o forse no, non in questo pianeta. Perché i compagni si apprestano anche a combattere il Capitale-Terra sul suo stesso terreno e a preparare un esodo esattamente come le imprese che stanno investendo sull’outer space, piano B dei padroni e ce lo illustra il capitolo Capitale-Terra: Exit Strategy.

Scrive l’anonimo nel capitolo Cercavo un mare calmo ma ho trovato te. Nove buone ragioni per ricominciare da zero:

“Se decidete di sopravvivere, riproducendo quello che siete, non ci incontreremo più. Se decidete di morire per rinascere, sapete dove trovarci”

Se ne deduce che questi compagni non vogliono affatto “sopravvivere” in realtà, come stanno facendo le attuali generazioni di militanti comunisti, e che la loro mossa a sorpresa di suicidarsi metaforicamente era esclusivamente una strategia per rinascere nuovi e senza nostalgie per il passato, in rottura con tutte le esperienze precedenti.

Le istruzioni per l’uso dicono chiaramente che questo mondo sta scomparendo, tutto va alla malora in una situazione di ostilità continua, eppure “non più dominanti e dominati ma forza contro forza si può sentirne lo strappo sonoro scorrere il sangue la nuova vita che arriva”.

Libro d’arte difficile questo in cui un testo non dichiara la morte dell’arte, ma anzi la sua facilità in L’arte al potere con frasi davvero fuori dall’ingegno comune come:

“Il potere non ha più bisogno di fare altro: si è messo a prendere in giro ciò che non c’è neanche più. Ha costruito un teatro dentro il museo, per promuovere la simulazione del suo mondo, del museo. Oggi non presenta più solo i suoi nemici, ma li simula con i nuovi domestici. Così, ci può raccontare il vecchio ordine, come la vecchia opposizione di questo ordine”.

In questa sola frase è rappresentata tutta la nuova strategia dei musei più all’avanguardia del mondo. In Guerra e Rivoluzione, dal titolo forte ma dal contenuto molto soppesato e intelligente teoricamente, votato al possibile nell’impossibile, si può leggere:

“La «pensée 68» (Ranciere, Deleuze, Foucault, Derrida, Tronti, Lyotard, ecc.), le teorie femministe, quelle post-coloniali sono tutte delle teorie rivoluzionarie. Il che non significa sminuirle, ma valutarle per quello che sono. Quel fasto periodo di produzione teorica non ha prodotto nessuna «teoria della rivoluzione», e neanche un serio bilancio del perché della sua sconfitta, mentre, per la prima volta nella storia, si presentava come rivoluzione mondiale”.

Ancora nessuna nostalgia in questo anonimo che fa impallidire le teorie più radicali dell’epoca ancora orientate all’origine di tutte le rivoluzioni. Ma la ghigliottina sembra ancora lo strumento musicale preferito da questo artista.

E poi le molte lotte sul territorio, dai movimenti no TAV a quelli no TAP, lotte in cui l’anonimo si riconosce, come nel primo “episodio”, La rivoluzione nel terzo millennio e le lotte di territorio, in cui si attacca il concetto di decrescita e di crescita assieme e si prende posizione per una rivoluzione che si gioca tutta, diremmo, sullo spazio geografico, cosa che non ci sorprende visto che la potenza dei lavoratori è stata distrutta per sempre con la frammentazione territoriale della fabbrica fordista.

I testi, le immagini, i fumetti sono di rara attrattiva: il volume è così stratificato da essere più rizomatico di quanto non lo sia MILLE PIANI che concepirono Gilles Deleuze e Félix Guattari, in quanto scatena forze molto più violente e vogliose di carne e meno desideranti e sobrie. Per di più oltre all’arte, alla critica dell’arte, alla critica radicale, alla teoria rivoluzionaria, non mancano testi di un’utilità straordinaria come il Manifesto di Stivigliano ispirato all’Operazione Mediterranea.

I “compagni” e le “compagne” che vengono saranno di una specie nuova, finalmente appare una cesura definitiva, sempre annunciata e sempre caduta nella depressione per non aver potuto ripetere le gesta di tanti rivoluzionari del passato, una cesura reale.
Il terzo millennio inizia soltanto ora, dopo aver preso la rincorsa per due decadi senza riuscire a strappare di dosso la memoria del passato, in fondo sempre sconfitto. A chi occorre un passato da sconfitti quando si può avere un futuro da rivoluzionari che vincono la partita contro il capitale?

Torniamo al nostro incipit. Leggete bene le istruzioni per l’uso. Lo ripetiamo: questo libro d’arte è anche per volontà dell’anonimo autore (multiplo?) un prontuario, ovvero un luogo aperto dove poter prendere ciò che più vi piace per l’epoca in cui l’agonia del capitale ci sta arruolando tutti per rovesciare radicalmente il mondo.

Ogni generazione, si dice, ha avuto la sua apocalisse: questa generazione sta avendo la sua, eppure per loro tutto sarà diverso, perché è la prima del terzo millennio, e non è detto che non sia quella risolutiva. Sì, è apocalittico questo anonimo. E si ricongiunge anche esplicitamente a un testo meraviglioso di Giorgio Cesarano e Gianni Collu: Apocalisse e Rivoluzione del 1973. Il primo testo rivoluzionario davvero bio-politico e, in qualche modo, ambientalista senza essere “ecolocratico”, che affronta gli studi previsionali del Gruppo del MIT commissionato dal Club di Roma nel 1972. Senza parlare qui del visionario Il pianeta malato di Guy Debord uscito addirittura un anno prima.

L’anonimo sa bene che non si può parlare oggi di Antropocene et similia senza questo testo: abbiamo avuto armi della critica molto più affilate. Con Kritik abbiamo un libro d’arte e un manuale allo stesso tempo. E diviene chiaro finalmente che la storia si presenta la prima volta come tragedia, la seconda volta come farsa e la terza volta come tanto tanto funny.

ps – altre letture consigliate e connesse:
Giorgio Cesarano, Gianni Collu, Apocalisse e rivoluzione, Dedalo, Bari, 1973; Guy Debord, Il pianeta malato, Nottetempo, Milano, 2007; Gilles Deleuze, Félix Guattari, Mille piani, Orthotes, Salerno, 2017; Gianni Emilio Simonetti, Ma l’amore mio non muore. Origini, documenti, strategie della cultura alternativa e dell’underground in Italia, Arcana, Roma, 1971.

Scheda del libro

  • Anonimo
  • Kritik | Prontuario di sopravvivenza all’agonia del capitale
  • Derive/Approdi, Roma, 2019
  • 192, € 18,00
Anonimo

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