Edoardo Dionea Cicconi, Fragments. Contributo di Giulia Pollicita

Operativa Arte Contemporanea presenta Fragments, site specific project concepito da Edoardo Dionea Cicconi per la città di Palermo.

Il giallo accecante dell’estate palermitana si trasforma in penombra non appena il portone si chiude dietro di noi, mentre dalle scale nell’androne del palazzo di Via Alloro 129, si soffonde una leggera nebbia.

Seguendola, ci troviamo di fronte ad una porta d’ingresso al primo piano: oltre la porta, non è possibile distinguere nulla tra le dense volute di fumo. Tutto è improvvisamente buio e il senso dell’orientamento vacilla al bagliore di luci stroboscopiche ad intermittenza.

Kaos.

Il progetto di Edoardo Dionea Cicconi si estende alla scala ambientale avvolgendo il visitatore in una dimensione sinestetica avulsa dalla realtà esterna, ricercando effetti di distorsione e alterazione della percezione.

Proprio come il flusso interiore dei nostri pensieri che non conosce la disciplina cronologica del tempo delle lancette, o il ritmo dell’universo e dei corpi celesti che si dilata e relativizza, Fragments introduce ad una riflessione sulla sospensione del pensiero e della percezione lineare.

Estasy.

Per entrare nell’installazione è necessario scendere a compromessi con l’inospitalità del luogo che non ci accoglie, anzi, ci costringe ad interagire con la sua imperscrutabilità facendo il possibile per farci strada nel buio.

I contorni dell’ingresso non sono nitidi, i nostri passi si fanno incerti mentre la visione si frammenta.

Privati di qualsiasi riferimento spaziale, è una corda a guidarci verso la sala principale della mostra, mentre l’udito viene invaso dal riverbero di suoni cupi: vibrazioni elettromagnetiche provenienti dallo spazio, registrate dalla NASA.

Mentre il dettaglio, dal francese dé-tailler, implica una percezione della sua forma in stretta relazione con il tutto dal quale è isolato, il frammento manca dell’aspetto di dipendenza e connessione che permette di ricostruirne la provenienza.
Imponendosi come l’interruzione di una logica di progressione ordinata, il frammento è caos in potenza o diramazione rizomatica di nuovi percorsi di senso, spazio e memoria.

Tempo.

Dall’anello sospeso nella sala centrale dei fili in tensione si dipanano verso le pareti, dove listelli in vetro – frammenti – costituiscono composizioni apparentemente indecifrabili, mentre la sensazione fisica si assesta su confini incerti propedeutici alla riflessione sul tempo sviluppata dall’artista.

Alle pareti si stagliano vetri che si configurano come dispositivi di stratificazione temporale della visione, ricomposta in chiave astratta. La loro perdita di riconoscibilità è riflesso dell’isteria spazio- temporale che infesta l’intera mostra: esse sfuggono alla comprensione lineare come l’intero spazio espositivo sfugge ai canoni usuali di riconoscibilità.

La sala non è illuminata e per comprendere quello che vediamo è necessario interagire con l’opera adoperando una torcia, ci consigliano di utilizzare il nostro smartphone. Si crea un gioco di ombre e luci sulla superficie dei quadri.

Culmine.

La trasparenza del vetro e la rifrazione delle specchiature impiegate sono sovrapposizione temporale di parti del passato o del futuro, di noto e ignoto.

Idealmente la riflessione prosegue e si spinge oltre le pareti della stanza, attraverso l’intera città di Palermo. Il dentro è fuori e il fuori è dentro: l’energia del luogo, denso di popoli, culture e memoria, ispira l’artista e rimescola col suo riverbero ancestrale le carte in tavola ancora una volta.

Hic et nunc.

Il cerchio è matrice che genera stabilità ciclica: dall’Uroboro, il serpente dell’eterno ritorno che si morde la coda, all’Enso della pittura Zen, l’anello sospeso della sala centrale si fa perno centrale della riflessione.

Le immagini e gli indici iconografici utilizzati dall’artista sono frammenti che appartengono ad una memoria collettiva impersonale. Estratti iconografici di un portato culturale archetipico, conoscenza fattasi coscienza: l’unico approccio di riconoscibilità legato a queste immagini proiettate nel presente si trova nel passato, quindi in noi.

Edoardo Dionea Cicconi elabora il motivo universale del tempo ciclico, in uno slancio verso il concetto di eternità, improvviso come il passaggio attraverso un Wormhole – in una chiave di relativismo e distorsione.

Info

artapartofculture redazione

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E’ un magazine nato con l’intento di trattare in maniera agile e approfondita, di promuovere, diffondere, valorizzare le arti visive e più in generale la cultura della contemporaneità nelle sue molteplici manifestazioni

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