Sss… Silenzio. I bambini compongono. Ascoltiamoli.

Basta poco per dimostrare di essere un’istituzione aperta, generosa, attenta, capace di avviare processi di senso utili alle persone, ai luoghi e soprattutto ai bambini.

Essere capaci, insomma, di lavorare insieme, con e per il territorio, e insieme raggiungere obiettivi di utilità, gli unici obiettivi che lasciano tracce indelebili.

Questo è ciò che ha fatto il Conservatorio Ottorino Respighi di Latina quando ha coinvolto per due anni, dalla IV alla V, una classe di bambini di scuola primaria dell’Istituto Comprensivo Giuseppe Giuliano, Istituto con una Dirigenza a dir poco illuminata.

Due istituzioni formali, di livello diverso, che hanno creduto nel valore di una ricerca e messo a disposizione, con grande generosità: risorse umane, economiche, tempo, spazi e professionalità, dimostrando di essere istituzioni sensibili, sagge e lungimiranti, virtù affatto scontate.

Il risultato è un libro che descrive nel dettaglio questa ricerca, Composizione analisi musicale e tecnologia nella scuola primaria. I bambini compongono, raccontano, analizzano, riflettono di Emanuele Pappalardo (Edizioni ETS).

Di solito la postura comunicativa delle istituzioni, soprattutto quelle di Alta Formazione, è autoreferenziale. Raramente i Conservatori si aprono al dialogo, alla condivisione e alla trasmissione di saperi specialistici, con amore e con autenticità, così come ha fatto, magna cum laude, il Conservatorio Ottorino Respighi.

Citare una citazione a volte aiuta a sovvertire la logica e il buon senso di un testo come questo dove tutto è in ordine successivo senza fragilità. È il motivo che mi induce a decontestualizzare l’esergo di pagina trentacinque riferito dall’autore, con intenzione e chiarezza di intenti, per evidenziare uno dei tanti significati sottesi a questa ricerca, ciò mi agevola a presentare il volume partendo da un punto di vista altro. Ecco:

 Fra le molte cose che mancano alla nostra epoca vi è il sostegno di un’aspirazione, di un pensiero che mantenga l’attenzione sui problemi di fondo che non hanno ancora trovato una soluzione e sull’orizzonte altrettanto problematico che il presente ci prepara.

Un pensiero che trascenda la contingenza e dia sostegno alla speranza: un’utopia generosa.[1]

L’autore scrive la premessa al testo con parole correnti:

Questa ricerca nasce dalla constatazione dello stato di criticità in cui si trovano le realtà formative formali riguardo l’utilizzo delle Tecnologie Digitali nel campo dell’educazione musicale che, com’è noto, rappresenta una delle dieci discipline presenti nelle indicazioni nazionali per il curricolo[2].

Prima traccia esterna che tradisce dispiacere.

Oggi la musica nella normale attività didattica è ancora considerata una materia di serie B nonostante le Indicazioni nazionali per il curricolo dicano proprio il contrario attribuendo un alto valore formativo all’esperienza musicale a parità con le altre discipline […][3]

Chiamata implicita di dovere, dunque, per dimostrare quanto sia debito e soprattutto possibile, educare i bambini della scuola primaria alla consapevolezza e alla responsabilità dell’agire (con segnata attenzione allo sviluppo di una coscienza emotiva) anche, e qui la specialità del testo, attraverso l’uso di dispositivi e di programmi digitali utili a comporre musica.

Il libro continua con una dichiarazione di fatto: si può comporre musica anche in assenza di competenze specifiche di campo, l’esperienza dei bambini descritta nel libro lo dimostra, come dimostra che la composizione musicale attraverso l’uso del computer aiuta il bambino a raccontarsi, a sviluppare capacità critiche e abilità riflessive, a riconoscere hic et nunc come si sente, cosa prova durante il processo creativo.

Sono triste? Sono arrabbiato? Ho paura? Mi sento solo? Quante domande di questo umore potremmo volgere verso luoghi dedicati e segnalare vissuti emozionali inespressi, tossici per qualsiasi pedagogia e per qualsiasi bambino all’inizio del suo percorso formativo?

Ecco l’autore, sempre in maniera sottesa, ci in-forma che è possibile insegnare ai bambini a comprendere […] problemi di fondo che non hanno ancora trovato una soluzione (Brunelli) e ancora di più, è possibile aiutare i bambini a sviluppare […] un pensiero che trascenda la contingenza e dia sostegno alla speranza (Brunelli).

 Una pedagogia integrata, dunque, sistemica e circolare a struttura gestaltica che si avvale di prassi e di strumenti didattici digitali. Una pedagogia di senso che pone il bambino al centro dell’esperienza lo fa sentire: unico, accolto, ascoltato, riconosciuto e facilitato a posare in figura vissuti emozionali anche quelli più sopiti, in piena libertà e senza voto.

L’autore della ricerca inoltre, riflette sullo stato dell’arte in cui si trova oggi la scuola italiana dal punto di vista logistico. Le difficoltà che ogni giorno gli insegnanti affrontano nel governo delle classi spesso affollate, ospitate all’interno di strutture a volte inutili che proibiscono di fatto lo sviluppo di relazioni e di comunicazioni efficaci mentre di contro

 Seconda traccia esterna che tradisce dispiacere.

 […] nelle Indicazioni nazionali si insiste sul concetto di scuola che dovrebbe proporre situazioni e contesti in cui alunni trovino stimoli per sviluppare il pensiero critico e analitico, imparino ad imparare, coltivino la fantasia e il pensiero originale, si confrontino per ricercare significati e condividere possibili schemi di comprensione della realtà, riflettendo sul senso e le conseguenze delle proprie scelte. Si attribuisce alle tecnologie di informazione e comunicazione un ruolo di frontiera, decisivo per la scuola.

Si tratta di una rivoluzione epocale. […] fare scuola oggi significa mettere in relazione la complessità di modi radicalmente nuovi di apprendimento con un’opera quotidiana di guida, attenta al metodo, ai nuovi media e alla ricerca multidimensionale.[4]

 Inoltre, la non pedagogia, così come la definisco io, riferita a quella pedagogia antica, obsoleta, ottusa che per troppo tempo ha attribuito responsabilità indirizzate: Francesco è oppositivo. Giulia è aggressiva. Andrea disturba la lezione. Suo figlio è svogliato, non si impegna.

Queste asserzioni genere: tono perentorio, riferite ai genitori e attribuite ai bambini senza alcuna premessa di ascolto, ovvero, senza un preventivo e doveroso silenzio, per quanto tempo, hanno segnato conflitti, disagi, sensi di colpa, allontanato i ragazzi dalla scuola, favorito quella che ancora oggi si chiama dispersione scolastica costringendo le istituzioni di categoria a rendere obbligatorio lo studio fino a 16 anni?

La risposta è: per troppo tempo e per tutte quelle irragionevoli ragioni che afferiscono ai problemi appena accennati: classi affollate, aule inutili e non solo: formazione impropria, assenza di dialogo all’interno delle istituzioni di appartenenza, zone di conflitto senza tempo.

È anche da questo vuoto fertile che nasce e si sviluppa la ricerca-azione di Emanuele Pappalardo.

Una ricerca che viene da lontano, attraversa anni di riflessioni, di impegno professionale, di sguardi attenti, dentro e fuori le istituzioni scolastiche e fuori e dentro l’istituzione Conservatorio. Inoltre Emanuele Pappalardo oltre ad essere un docente di Composizione per la Didattica della Musica, è stato anche un eccellente compositore di Musica Elettronica, dunque, sa di cosa parlare e come insegnare la composizione in particolare la composizione musicale con l’impiego di dispositivi elettronici.

Senza dimenticare il beneficio ricavato, in tal senso, dagli scambi culturali da lui ideati e avviati intorno agli anni novanta del Novecento, con il Conservatorio di Pechino, dove già si rintracciavano i prodromi di una pedagogia musicale d’avanguardia e l’uso di dispositivi elettronici applicati alla composizione musicale.

Voglio, per un tempo breve, sospendere l’analisi di tutte le specifiche peculiarità di questo libro e centrarmi su un’idea che mi son fatta leggendolo con attenzione.  Potendo e volendo chiuderlo e concluderlo in uno spazio-genere, più che un libro lo definirei un Manuale per imparare tante cose.

Per imparare, ad esempio, ad ascoltare con rispetto i bambini. Saper ascoltare è una competenza importante, niente scontata, nasce dal silenzio intenzionale, ed è una competenza che si apprende solo attraverso una prassi scelta con intenzione. Nessuno ci insegna ad ascoltare, eppure l’udito è tra gli organi di senso che si sviluppa nel feto prima di ogni altro, a partire già dal sesto mese del periodo prenatale e favorisce il contatto con l’ambiente esterno.

Gli esperimenti del medico foniatra francese Alfred Tomatis molto ci insegnano in tal senso. Nonostante ciò nessuno insegna ad ascoltare e come si può tacere una responsabilità, sottovalutare, o non valutare affatto l’importanza e lo sviluppo di questa competenza, far finta di niente, attraversare i luoghi della formazione, con la responsabilità che attiene e coinvolge chi si adopera e dunque opera in questi ambiti?

Come è possibile sottovalutare, o non valutare affatto, la responsabilità di un’assenza, di una mancanza? Ecco questo in realtà è il fil rouge che tiene unite le 179 pagine di questo Manuale.

Un altro aspetto interessante che si evince leggendolo è l’uso di una didattica  che offre opportunità, sia ai docenti che ai bambini, di in-formarsi e di confrontarsi con la storia dell’Arte e la storia della Musica. Imparare un Fare consapevole attraverso esplorazioni colte, narrazioni individuali e confronti di gruppo.

L’innovazione di questa ricerca e la sua proposta creativa, validata da una sperimentazione laboratoriale, consiste nell’interazione continua, da parte dei bambini, tra la consapevolezza dell’agire musicale e la postura responsabile riferite alle scelte compositive, medianti riflessioni individuali e di gruppo, promuovendo con se stessi e con gli altri la cultura dell’oggetto e della portata conoscitivo-esplorativa il cosa mediante il come finalizzato e motivato dal perché …FARE MUSICA. Una ricerca unica e innovativa nel panorama nazionale e internazionale – valorizzata anche dalla supervisione di FranÇois Delalande.

Ecco, dunque, su queste pagine sarà possibile incontrare e conoscere piccoli e sorprendenti Compositori avviati allo studio, alla responsabilità e al dialogo con grandi autori, solo per citarne alcuni: Paul Klee, Piet Mondrian, Pierre Henry

Sss Silenzio i bambini c o m p o n g o n o Ascoltiamoli. Punto.

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Note

1.  Giulio Flaminio Brunelli, L’avvenire di una realtà, cit. nel testo a pag.35.

2.  Emanuele Pappalardo, Premessa alla Ricerca, pag.35.

3.  Ivi.

4.  Ibid. pag.36.

Giusi Canzoneri

Giusi Canzoneri

Art - Professional Counsellor in età evolutiva. Responsabile Museo Civico Archeologico di Anzio - Area pedagogico/Didattica. Ha studiato presso la Facoltà di Architettura di Roma con Bruno Zevi e Filiberto Menna i suoi due grandi maestri. Dopo aver conseguito l’abilitazione all’insegnamento nel 1977 si è Iscritta all’Albo Professionale degli Insegnanti Medi. A distanza di qualche anno ha abbandonato la scuola e vinto un concorso regionale grazie al quale, nel 1978 è entrata di ruolo presso il Comune di Anzio. All’inizio si è occupata di servizi sociali, disabilità e di minori. Dal 1989 si occupa del Museo Civico Archeologico, in particolare è Responsabile dell’ Area Pedagogico/Didattica. Ha ideato progetti innovativi in ambiente archeologico ( PCM - Presidi di Cultura Museale nei centri commerciali, al mare; i Musei in Piazza; il Museo al Bar; il Museo a Casa, il Museo in Barca, la R.di A.O. Metodo per l’inserimento di Artefatti contemporanei in Ambiente Archeologico … e tantissimi altri). Soprattutto ha integrato il Couselling nella fruizione dei Beni Archeologici, in quanto dal 1994 ha iniziato la formazione in Counselling ed è Art- Professional Counsellor in età evolutiva iscritta al CNCP.

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