Codici
David Simpson – Marmi romani
Arthur Duff
Confuse me for someone who gives a f*%k
11 ottobre – 27 novembre 2021
Studio la Città, Verona
Le tele di David Simpson, artista americano internazionalmente conosciuto per i suoi monocromi, saranno messe a confronto con la possenza di antichi pezzi scultorei di epoca romana nella mostra Codici, che aprirà sabato 9 ottobre a Verona, presso Studio la Città.
Grazie al gentile prestito dei collezionisti Cristina e Pino Bianco, la galleria ospiterà per la prima volta un allestimento spiazzante, per il visitatore abituato ad entrare nelle “cattedrali” del contemporaneo di Studio la Città.
Una figura femminile, un capitello ostiense, un’amazzonomachia e tre architravi, tutti databili tra il I e il II secolo d.C., coabiteranno in galleria assieme alle pitture interferenziali di Simpson.
L’idea è quella di indagare trasversalmente sul concetto di Bellezza, attraverso il dialogo fecondo che può nascere tra antico e contemporaneo.
I pezzi in mostra, quasi agli antipodi nella loro diversità, sono accomunati dal “codice” esecutivo con il quale sono stati realizzati, da qui il titolo della mostra curata da Marco Meneguzzo.

Sia la pittura interferenziale di Simpson, con i suoi riflessi cinetici, che le sculture antiche sapientemente cesellate, rivelano un comune sistema di segni e significati, quasi una sorta di cifrario usato per la loro creazione, da codificare secondo il periodo storico in cui sono state realizzate.
In questo contesto, la coazione a ripetere tipica degli scalpellini romani, è ben visibile negli intarsi minuziosi dei bassorilievi, nel drappeggio che orna il corpo dell’elegante scultura femminile, come anche nelle dettagliate foglie di acanto del capitello.
Come il gesto ripetuto degli ignoti, antichi, lapidari romani, rappresentava il codice in grado di creare segni e simboli universalmente riconosciuti, così anche i codici della pittura, ed in particolare quelli utilizzati da Simpson – ne rivelano le infinite possibilità.
I marmi romani, di squisita fattura, sono stati oggetto di studio del celebre storico dell’archeologia Antonio Giuliano, che proprio su di essi ha prodotto uno scritto messo a disposizione in sede di mostra.
I quadri di David Simpson sono emblema di leggerezza e di luce: tele di una bellezza astratta in grado di affascinare chiunque si ponga dinnanzi ad esse.
Simpson adopera una speciale tecnica stratificata: ai pigmenti interferenziali (titanio biossido rivestito da particole di mica) mescola dell’acrilico nero per intensificarne il colore.
Dopo aver steso sulla tela della pittura convenzionale per creare un fondo colorato, applica numerose mani di pittura interferenziale con un attrezzo simile ad una larga spatola. Gesto e ripetizione sono anche in questo caso i codici con cui l’autore raggiunge l’obiettivo di bellezza e significato che intende conferire all’opera.
Il risultato di un così laborioso procedimento è che la pittura ottenuta crea degli effetti ottici simili a quelli dell’iridescenza: il colore dei dipinti cambia in base alla prospettiva dalla quale si ammirano. Anche le variazioni della luce interferiscono con la percezione ottica: il gioco di rifrazione della luce sulla superficie della tela è sottilmente cinetico.
Il colore delle opere di Simpson è dunque impossibile da riprodurre e pertanto, ciò che si prova dinanzi a loro è l’esperienza principale del 20° secolo: l’indeterminatezza.
Molte delle tele esposte arriveranno appositamente da Berkeley e, accanto ai più tradizionali monocromi, ne proporremo alcune assolutamente nuove e realizzate nel corso dell’ultimo anno; lavori su tavola di piccole dimensioni (30,5×23 cm), dove fiori cangianti affiorano da un fondo completamente nero e materico.
David Simpson
Nato a Pasadena, U.S.A. nel 1928. Vive e lavora a Berkeley.
Simpson è uno dei più importanti artisti viventi del movimento post-pittorico americano che contribuì a fondare insieme a Ellsworth Kelly e Kenneth Noland, alla fine degli anni ‘50.
Oggi le sue opere sono conservate nelle importanti collezioni del MOMA di New York, dello Smithsonian American Art Museum di Washington, D.C., del Philadelphia Museum of Art e del Phoenix Art Museum, tra gli altri. In Italia collabora con Studio la Città, che lo rappresenta dal 1996 e i suoi quadri, molto amati da Giuseppe Panza di Biumo, sono conservati all’interno della splendida cornice di Villa Panza a Varese.

In contemporanea a Codici, Studio la Città propone in alcune sale del proprio spazio espositivo una personale di Arthur Duff dal titolo provocatorio: Confuse me for someone who gives a f*%k, accompagnata da un testo di Alberto Fiz.
L’artista, nato in Germania da genitori americani ma italiano d’adozione, proporrà le sue knotted composition in una versione completamente inedita, installazioni al neon e una nuova serie di lavori, realizzati durante il periodo di lockdown.
Codici
David Simpson – Marmi romani
A cura di Marco Meneguzzo
Arthur Duff
Confuse me for someone who gives a f*%k
Con testo di Alberto Fiz
- Studio la Città, Lungadige Galtarossa, 21 – Verona
- Opening 9 ottobre 2021, ore 11:00 (su invito – green pass obbligatorio)
11 ottobre – 27 novembre 2021 - Orari
lunedì 14 – 18
martedì / venerdì 9 – 13 e 14 – 18
sabato 9 – 13 - Accesso alla mostra e visite guidate unicamente su prenotazione
Info
+39 045 597549 | mostre@studiolacitta.it | www.
Ufficio stampa
Marta Fraccarolo – Ufficio Stampa, Studio la Città | +39 045597549 | ufficiostampa@studiolacitta.it







