Qualcosa di profondamente magico e rituale segna la ricerca di Rita Ettore. I diversi frammenti di stoffe, di tessuti dipinti, di ritagli e di ricami, con cui vengono architettate le figurazioni, nelle quali forti sono gli aspetti simbolici, restituiscono all’occhio immagini evocative, metamorfosi di un alter ego lontano o di una pagina lirica di un diario intimo.
In questa dimensione complessa, coabitano insieme agli autoritratti allo specchio, sagome in attesa, realizzate con stoffe pregiate, con la minuzia di chi, con consapevolezza di stampo antropologico, scruta ogni singolo particolare attraverso una lente d’ingrandimento che tutto dilata e assembla nel rito ancestrale della cucitura.
Sono corpi congiunti con ago e filo, con la perfezione e la minuzia di chi conosce l’arte antica del lavorare i tessuti e ne fa ricerca contemporanea.
I temi presagiscono l’introspezione, così Rita Ettore proprio come le Moire elleniche, oltre a cucire, tesse, dispensa e taglia il filo della vita e quindi della creatività, punto dopo punto, rammendando il tessuto dell’anima come nella fotografia del 1920 di Alfred Stieglitz, in cui le mani tessono nell’oscurità appartata.
Si affida, l’artista, agli antichi motivi iconografici della Vanitas Vanitatum, alludendo alla finitezza della vita e alla inesorabilità della morte stessa, alla quale s’intrecciano i simbolismi primitivi e orgiastici del frutto archetipico che tessuto come marchio, diventa una seconda pelle.
Come nei miti e nelle fiabe, la cui lezione alta è ampiamente analizzata da Vladimir Jakovlevič Propp, la cucitrice-maga è colei che dispensa saperi antichi, che compie un viaggio, un cammino, un rito d’iniziazione nel mondo sotterraneo della morte che nella visione junghiana è trasformazione interiore: la Ettore consegna infatti a chi osserva, una nuova trama, una nuova pelle, una nuova possibilità che diventa abito dell’anima.
Rita Ettore è reduce dalla sua personale Ora (11 bassorilievi di stoffa su tela, cuciti a mano), a cura di Giovanna Dalla Chiesa, allo spazio Embrice, Via delle Sette Chiese 78 Roma.
Nato nel 1984 ad Acquaviva delle Fonti, è uno storico dell’arte. Laureato nel 2006 presso l’Accademia di Belle Arti di Roma con una tesi in storia dell’arte (Storie notturne di donne. La rappresentazione perturbante della donna dal XV secolo ad oggi), nel 2013 si laurea in Storia dell’arte presso l’Università degli studi di Roma Tor Vergata con una tesi in Arti visive del XXI secolo (Imago Mortis. La rappresentazione della morte nell’arte contemporanea). Ha collaborato con diversi musei e gallerie; autore di molteplici saggi a carattere demo-etno-antropologico e storico-artistico, in ambito critico attinge agli studi sull’universo simbolico dei rituali religiosi e di come tali forme culturali si riverberano nell’universo archetipico della storia dell’arte dall’antichità al contemporaneo.









