Something Out of It
Pauline Curnier Jardin alla Casa di Reclusione Femminile della Giudecca
Tomaso de Luca a Casa Venezia, Castello
Press Preview: 18-24 aprile 2022
LIAF – Lofoten International Art Festival è lieto di annunciare Something Out of It, un progetto espositivo in due parti che aprirà in concomitanza con la 59ª Biennale di Venezia.
Curata dal duo italiano Francesco Urbano Ragazzi, Something Out of It è stata concepita come una prima introduzione ai temi della 17ª edizione di LIAF, che si sposta per l’occasione dal circolo polare artico alla laguna veneziana. Il progetto si svolgerà in due sedi: il parlatorio del carcere femminile della città, dove oggi vive una comunità di sessanta detenute, e un palazzo privato.
L’anteprima di LIAF a Venezia mira a riflettere sui sistemi di produzione delle biennali, proponendo un nuovo modello di inclusione e sostenibilità e instaurando una nuova alleanza tra arte e realtà.
Something Out of It è prodotto in collaborazione con CASE CHIUSE di Paola Clerico, Zuecca Projects, Rio Terà dei Pensieri, DROMe, Casablanca Studio. Il progetto è sostenuto da Kunsternes Hus, Centraal Museum Utrecht, EVA International, Biennale Internazionale d’Arte Contemporanea di Göteborg e dal programma Italian Council (X Edizione) promosso dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo.
Pauline Curnier Jardin in collaborazione con le detenute della Casa di Reclusione Femminile della Giudecca
Il 19 aprile 2022, LIAF presenta un’installazione permanente di Pauline Curnier Jardin (Marsiglia, Francia 1980) realizzata in collaborazione con le detenute della Casa di Reclusione Femminile della Giudecca, un carcere femminile situato nell’ex monastero delle Convertite, dove oggi vivono circa 60 detenute. Il progetto è a cura di Francesco Urbano Ragazzi.
Vincitrice del Preis der Nationalgalerie, Curnier Jardin reinventa la stanza del parlatorio che collega il carcere femminile al mondo esterno, trasformandola in uno spazio rituale e di incontro.
Invertendo le gerarchie istituzionali, le detenute sono committenti e beneficiarie dell’opera di Curnier Jardin. Attraverso una serie di laboratori e sessioni di disegno resi possibili dalla collaborazione con la cooperativa sociale Rio Terà dei Pensieri e del collettivo di artisti veneziani Casablanca Studio, Curnier Jardin e il gruppo di detenute hanno riprogettato il parlatorio del penitenziario, decorandolo con proiezioni, arredi e dipinti murali. Lo spazio ospita inoltre un nuovo film dell’artista, co-prodotto per l’occasione dal Centraal Museum Utrecht e sviluppato attraverso un processo di scrittura collettiva che ha coinvolto le detenute.
Il nuovo progetto di Curnier Jardin rivela la storia nascosta del monastero, che fu attivo dal XVI al XIX secolo prima di diventare un istituto penitenziario.
Recenti ricerche dimostrano che il parlatorio dell’istituzione religiosa era occasionalmente usato come un palcoscenico dalle suore, le quali si esibivano in spettacoli teatrali davanti alle loro famiglie e alle autorità veneziane. Questi spettacoli carnevaleschi permettevano alle monache di indossare abiti mondani e sospendere le regole sociali che costringevano le donne alla vita contemplativa.
Ribaltando la logica spettacolare ed esclusiva delle biennali d’arte, e soprattutto l’isolamento che ha afflitto la vita nelle carceri durante la pandemia, l’installazione sarà destinata all’uso privilegiato degli abitanti della comunità di detenzione. L’attrezzatura tecnica, gli oggetti e i segni che costituiscono l’opera saranno donati all’istituzione in modo che il parlatorio possa essere utilizzato, in modo permanente, come spazio ibrido di accoglienza.
Un pubblico selezionato avrà accesso al progetto in anteprima.
Per la prima volta un pubblico di giornalisti e professionisti dell’arte sarà invitato a entrare nella Casa di Reclusione della Giudecca, il 19 aprile 2022 dalle 17:00 alle 19:30, per partecipare a un ricevimento straordinario. Durante il ricevimento un DJ-set sarà curato da Kunstnernes Hus (Oslo).
L’accredito è obbligatorio per l’accesso. Si prega di contattare l’indirizzo LIAF@margaretlondon.com.
Tomaso De Luca a Casa Venezia
Something Out of It, il programma di preview di LIAF 2022 a Venezia curato da Francesco Urbano Ragazzi, prosegue nel sestiere di Castello irrompendo in un ambiente domestico.
Il cortile di Casa Venezia, residenza dei collezionisti Massimo Adario e Dimitri Borri, ospita una nuova installazione video di Tomaso De Luca (Verona, Italia 1988) prodotta in collaborazione con CASE CHIUSE di Paola Clerico.
Vincitore del MAXXI Bvlgari Prize 2020, De Luca continua la sua indagine sulla crisi del modernismo – inteso come promessa di una vita funzionale per tutti – e sui processi di gentrificazione causati da fenomeni socio-naturali come l’epidemia di AIDS o i più recenti cambiamenti climatici.
Composta da sculture, fotografie e un video, l’installazione sfata il mito del comfort, trasformando la casa in un luogo insidioso. Mobili e oggetti di uso quotidiano sono trasformati in trappole potenzialmente letali, la cui attivazione viene mostrata attraverso una grammatica visiva che è allo stesso tempo minacciosa e comica.
Il progetto di De Luca è ispirato da un fatto di cronaca realmente accaduto. Nel febbraio 2019, a Philadelphia, un immobiliarista è sfuggito a una ghigliottina amatoriale nascosta in una delle sue proprietà e progettata per ucciderlo dagli inquilini del palazzo.
L’artista collega questo fatto di cronaca alle conseguenze della gentrificazione climatica che sta travolgendo la città americana.
L’atto violento viene letto come un estremo e disperato tentativo di resistere a dinamiche economiche sempre più brutali.
Informazioni pratiche
Pauline Curnier Jardin
- Casa di Reclusione Femminile ( Giudecca, 712, 30133. Venezia, Italy)
Inaugurazione: 19 Aprile, 2022, dalle 17 alle 19,30.
Altri accessi al pubblico: 20–21-22 Aprile, dalle 10 alle 12.
Accredito obbligatorio: LIAF@margaretlondon.com
Tomaso De Luca
- Casa Venezia, Calle Seconda dei Orbi, 5201 Castello, Venezia
18–24 Aprile, 2022, dalle 10 alle 18.
Colazioni stampa: 20–22 Aprile, dalle 9 alle 11.
Per informazioni contattare Grace Gabriele-Tighe o Sofia Desbois: grace@margaretlondon.com o sofia@margaretlondon.com
LIAF – Lofoten International Art Festival è la più longeva biennale d’arte contemporanea della Scandinavia. Quest’anno celebra il trentesimo anniversario dalla sua fondazione.
Il festival ha un carattere nomadico e si tiene in diverse sedi nell’arcipelago delle Lofoten, sopra il circolo polare artico. Il contesto estremo in cui LIAF opera ha da sempre imposto un sistema di ideazione e produzione sostenibile, in grado di dialogare e integrarsi con il complesso ecosistema del territorio.
LIAF presenta opere di artisti internazionali in un contesto locale e site-specific, diventando un luogo aperto, sperimentale e inclusivo per l’incontro tra artisti, pubblico e comunità. LIAF riconosce la complessità dell’ecosistema in cui opera e cerca di costituire una piattaforma per il dibattito dove elementi locali e globali possano intrecciarsi.
Il duo italiano Francesco Urbano Ragazzi curerà la 30ª edizione di LIAF – Lofoten International Art Festival.
LIAF aprirà le porte il 3 settembre 2022, dopo la presentazione di due progetti in anteprima: uno il 19 aprile, in concomitanza con la 59ª Esposizione Internazionale d’Arte di Venezia, e l’altro il 9 giugno, presso il Kunsternes Hus di Oslo.
Francesco Urbano Ragazzi è un duo di curatori italiano fondato a Parigi nel 2008 e formatosi in ontologia, gender e media studies.
Il duo ha curato The Internet Saga, una piattaforma di ricerca e un ciclo di esposizioni inaugurato dall’omonima mostra personale di Jonas Mekas (2015) e culminato nell’installazione di Kenneth Goldsmith Hillary: The Hillary Clinton Emails (2019), entrambe presentate in contesti non convenzionali in occasione della Biennale d’Arte di Venezia.
Francesco Urbano Ragazzi ha anche curato progetti e mostre per, tra gli altri, MMCA (Seoul), Missoni (New York), Centro Ricerca Castello di Rivoli (Torino), Iscp (New York), Centre d’Art Contemporain (Gèneve), La Loge (Brussels), La Casa Encendida (Madrid), Institut Français (Paris), Futura (Prague), Ruya Foundation (Baghdad), Emirates Foundation (Abu Dhabi).
Dal 2017 il duo dirige l’archivio dell’artista femminista Chiara Fumai; in questa veste, ha curato la prima monografia e la prima retrospettiva dedicate alla sua opera. Nel 2021 il duo ha co-curato FUORI 1971-1974, un’antologia dedicata al primo movimento di liberazione omosessuale in Italia.
Pauline Curnier Jardin (nata nel 1980 a Marsiglia, Francia) vive e lavora tra Berlino e Roma.
Il suo lavoro si muove tra l’installazione, la performance, il film e il disegno. È stato commissionato ed esposto da istituzione internazionali come: Steirischer Herbst Festival, Graz; Manifesta 13, Marsiglia; Palais de Tokyo, Parigi; Bergen Assembly, Bergen Biennial; International Film Festival, Rotterdam; la 57ª Biennale di Venezia; Tate Modern, Londra; Performa 15, New York.
Pauline Curnier Jardin è stata vincitrice del Preis der Nationalgalerie nel 2019, del Premio Villa Romana 2021 a Firenze e borsista a Villa Medici a Roma nel 2019/2020.
Tomaso De Luca (1988) è un artista visivo italiano che vive e lavora a Berlino.
Utilizza il disegno, la scultura, l’installazione e le pratiche video. Le sue opere si pongono come defezioni al canone modernista, rappresentando strategie attive di sopravvivenza contro l’isolamento. Il lavoro di De Luca è stato esposto in diverse sedi tra cui la Quadriennale di Roma (2020); Contemporary Art Centre, Vilnius (2017); Parque Lage, Rio de Janeiro (2015); Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Turin (2015).
È stato tra i finalisti del 9° Premio Furla nel 2013, ed è stato Cy Twombly Fellow all’American Academy di Roma nel 2017. Nel 2021, la sua opera A Week’s Notice ha vinto la seconda edizione del Premio MAXXI Bvlgari.












