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Lisetta Carmi. La verità nella fotografia

di Alberto Vannetti

“La famiglia può essere una prigione…”
“ A sei anni ho deciso di non sposarmi mai..”
“ Nel mio trullo a Cisternino ho lasciato anche i vecchi e antichi chiodi e gli intonaci a calce…”

Queste sono alcune frasi fra le tante di Lisetta Carmi (Genova, 15 febbraio 1924 – Cisternino, 5 luglio 2022) che mi hanno subito colpito quando la ritrovai a Cisternino circa 20 anni fa, dove anche io mi ero trasferito.

Lisetta era una donna energica e creativa prima di tutto e certamente anticonformista. Sentiva, fin dalla sua giovinezza, in cui il pianoforte era la sua passione, già dentro di sé e forse inconsapevolmente, che il suo percorso molteplice era quello di raggiungere “la Verità” .

Un modo lo trovò nella fotografia negli anni ’60 e ’70 del ‘900, che in quegli anni era ancora un mezzo maschile e sicuramente non considerato come arte a tutti gli effetti in Italia ma ancora solo reportage.

Lisetta individuò questo strumento per far parlare il cuore dei suoi soggetti, per scoprirne essenza e interiorità, i lati più profondi e intimi. Soprattutto nei ritratti e nella famosa serie dei Travestiti a Genova rilevava e nobilitava aspetti disconosciuti o non degni, secondo la vulgata dell’epoca, di essere portati a soggetto ed esempio artistico e sociologico.

Come anche nei suoi numerosi viaggi, nei soli venti anni in cui utilizzò la fotografia, cercava il diverso, la parte invisibile dell’animo ma non trascurava certo la denuncia politica e sociale: la fotografia ha e aveva queste possibilità immediate con la divulgazione attraverso i media ancora più evidenti oggi.

Un passo indietro.

Quando ritrovai la Carmi in Puglia fu grazie a una serie di circostanze e combinazioni, una specie di puzzle, e soprattutto grazie all’amico e compagno di liceo Luigi Billi che mi regalò due copie nel 1989 dell’ormai famoso libro/catalogo sui travestiti, salvate dal macero dalla scrittrice Barbara Alberti che riempì la sua casa di quei volumi, distribuendoli gradualmente a tutto quel popolo di artisti e intellettuali che frequentava la sua abitazione.

Fu un viatico per riscoprire da grande l’immenso lavoro fotografico di Lisetta e fu fatale che la incontrassi a Cisternino dove le circostanze mi portarono a vivere e dove incominciai a frequentarla periodicamente, venendo a contatto con una serie di altri lavori mai visti e spesso mai stampati. Dalle metafisiche foto del Cimitero di Staglieno, ai ritratti di Ezra Pound (a Rapallo nel 1966: con queste immagini vince il premio Niepce, tra i riconoscimenti più prestigiosi a livello internazionale del settore), alle immagini e provocazioni ad Amsterdam dei Provos nel 1966 o al teatro …

Quando arrivò a Cisternino non si fece conoscere come artista/fotografa, pensò addirittura di bruciare tutto per iniziare questa nuova vita, (fortunatamente ci ripensò), ma come una delle più importanti fondatrici dell’Ashram in Valle d’Itria il cui maestro era il guru Babaji (un mahavatar) che lei conobbe ad Herakhan in India nel 1976.

Questo luogo in contrada Portarino si caratterizzò subito come centro spirituale e di accoglienza per persone in difficoltà e divenne punto di riferimento per molti sia in Puglia che da tutto il mondo come posto di ricerca di spiritualità, verità e pace.

Non possiamo tralasciare che l’ashram Centro Bhole Baba, nei successivi anni fu anche traino per la scoperta del borgo di Cisternino, con le sue ancora semplici attività agricole e artigianali e la sua storia secolare, così come in tutta la Valle d’Itria, portando vantaggi ma anche tanti cambiamenti.

Tanti sono gli aspetti dei molteplici percorsi di vita di Lisetta, che non tralasciò mai anche l’aspetto laico della convivenza civile, accettando nell’Ashram tutte le forme diverse dal suo credo di riferimento, mai facendo opera di proselitismo, come del resto vediamo da secoli palesarsi nell’induismo, nei suoi racconti e stile di vita.

Ciò, quasi sempre solidale con le battaglie più progressiste e sui diritti civili, e, con fermezza, lasciandoci tanti esempi di come si possa vivere in modo sostenibile e dare tanto alla comunità.

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