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Nasce MARec, Museo dell’Arte Recuperata di San Severino Marche

data dell'evento
30 Luglio 2022

luogo
San Severino Marche

Apre il MARec
il Museo dell’Arte Recuperata a San Severino Marche (MC)

Nasce a San Severino Marche il Museo dell’Arte Recuperata (MARec), il nuovo museo diocesano dell’Arcidiocesi di Camerino e San Severino Marche che raccoglie in un’unica esposizione le opere salvate dalle chiese dopo il sisma del 2016.

Il museo è stato presentato alla stampa sabato 11 giugno alla presenza del Vescovo Massara, del sindaco di San Severino Marche, la dottoressa Rosa Piermattei, della direttrice del MARec, Barbara Mastrocola – che ha curato l’allestimento – e del critico d’arte Vittorio Sgarbi.
Nel pomeriggio si è svolta l’inaugurazione al teatro Feronia alla presenza delle istituzioni: oltre al Vescovo Massara, al sindaco Piermattei e alla direttrice Mastrocola, sono intervenuti il Presidente della Regione Marche, il dottor Francesco Acquaroli; il neopresidente della Soprintendenza Marche Sud, l’architetto Giovanni Issini e Monsignor Emil Paul Tscherrig, Nunzio Apostolico in Italia e nella Repubblica di San Marino.

immagine per MARec
Lucantonio di Giovanni Barberetti (Camerino, documentato dal 1485 – 1527/1528)
Madonna col Bambino
circa 1480-1490
legno intagliato e dipinto
Visso, Museo civico diocesano (dal santuario della Madonna di Macereto)
©Luca Santese/ Cesura

Il MARec, con sede all’interno del palazzo vescovile di San Severino Marche, è un nuovo polo museale in cui le opere d’arte, recuperate dalle chiese inagibili dell’Arcidiocesi, incontreranno il pubblico in un nuovo allestimento, nell’attesa di essere riaccolte nelle proprie chiese di provenienza.

Una custodia, temporanea, ma necessaria, per riconsegnare alla popolazione locale, e non solo, parte di quel meraviglioso patrimonio di cui le chiese dell’arcidiocesi vanno fiere e che un giorno dovranno tornare ad accogliere.

L’enorme patrimonio artistico di un’area così duramente colpita dal sisma tornerà dunque ad essere fruito e a costituire un ulteriore motivo di richiamo per un bellissimo territorio che merita la massima valorizzazione culturale e turistica.

Ricchissimo è il patrimonio esposto di cui fanno parte autentici gioielli, come la Madonna del Monte di Lorenzo d’Alessandro o la statua lignea della Madonna di Macereto.

Le 70 opere sono esposte in un piano espositivo suddiviso in 13 sale.
Il secondo piano accoglie il deposito attrezzato delle restanti 2500 opere con annesso laboratorio di restauro.
Al terzo piano sono presenti aule didattiche e per convegni o mostre temporanee.
La Saletta Multimediale collocata nella prima parte del percorso museale rappresenta il punto di approfondimento e riflessione intorno al senso dei luoghi di questo territorio così fortemente colpito dal sisma. Attraverso un documentario dalla narrazione suggestiva ed evocativa realizzato da Cesura, collettivo fotografico che produce progetti nel campo della fotografia documentaria e della ricerca visiva in ambito artistico, sarà possibile ripercorrere con suggestive riprese i luoghi originari per i quali queste opere sono state realizzate.

Il progetto, reso possibile grazie alla collaborazione del Ministero dei Beni culturali e a un progetto di rifunzionalizzazione sostenuto dalla Regione Marche grazie ai fondi comunitari POR FESR Marche 2014/2020 asse 8 intervento 29.1.3., prevede anche la creazione di un polo museale, sede di laboratori di restauro per tavole, affreschi e sculture danneggiati dal sisma.

Gli interventi – che non hanno compreso il restauro architettonico, già condotto all’indomani del precedente sisma del 1997 – hanno contemplato l’adeguamento impiantistico che ha consentito di realizzare ambienti idonei all’esposizione, al deposito delle opere d’arte nonché allo studio e alla didattica. Sono stati anche allestiti ambienti per funzioni amministrative e particolare attenzione è stata dedicata alla creazione di spazi multimediali, necessari non solo ad aumentare l’offerta museale, ma anche a stringere un legame tra i cittadini e le collezioni che non sia solo contemplativo, estetico, ma anche sentimentale, vissuto.

Il museo diventa così un ambiente dove i valori resistono e rappresenta per la comunità un luogo d’incontro, quella piazza che molti paesi non hanno più: una moderna agorà dove percepire, in uno spazio condiviso, ma in modo autonomo, la vibrazione dei colori, l’ampiezza delle pennellate, il contorno di una figura, la forma e il peso delle opere.

Il palazzo vescovile di San Severino Marche

Il palazzo vescovile di San Severino Marche, conosciuto anche come palazzo Scina Gentili, per via degli ultimi nobili che lo ereditarono, è edificio di eccezionale interesse storico e architettonico, raro esempio nella zona di edificio dei secoli XVI–XVII.
Fatto costruire dal cav. Nuto Margarucci nel 1590, ha pianta rettangolare con cortile porticato che si apre sul lato est. Dal portico si accede all’androne e allo scalone che distribuisce i piani superiori. Le murature perimetrali, prevalentemente in laterizio, sono parzialmente discontinue e disomogenee.
L’edificio ha subito gravi danni per effetto del sisma del ’97 e, a seguito del suo consolidamento e restauro, ha superato indenne la prova del nuovo sisma del 2016. In effetti è stato scelto come luogo sicuro dalla Soprintendenza delle Marche per ricoverare le opere provenienti dagli edifici danneggiati dal sisma.

Oggi l’edificio si propone come un contenitore ideale per la realizzazione del MARec, nuovo museo diocesano dell’Arcidiocesi di Camerino e San Severino Marche. Si tratta di una struttura perfettamente idonea a proteggere, conservare, esporre e valorizzare l’enorme patrimonio d’arte della diocesi che si arricchisce di tutte le opere di provenienza dalle chiese e monasteri danneggiati a seguito del più recente evento sismico.

Il progetto ha un valore culturale sul fronte della raccolta, della catalogazione e della ricerca, ma anche un valore simbolico di rinascita di un territorio profondamente ferito che trova qui l’occasione di raccogliere dalle macerie i propri valori e di costruire con essi una realtà nuova, moderna, all’avanguardia nel settore museale all’interno del quale possa qualificarsi come una eccellenza.

Le dichiarazioni

Arcivescovo Mons. Francesco Massara

«Dopo la distruzione provocata dal terremoto del 2016 nell’Italia centrale, la rinascita passa anche dal recupero delle opere d’arte. Ora più che mai, come ricorda Papa Francesco, il mondo ha bisogno di bellezza, la “via pulchritudinis” che crea comunione e unisce Dio, l’umanità e il creato. A donare nuova speranza a questo territorio duramente provato dal sisma, è proprio il museo della rinascita all’interno del quale accanto ai capolavori esposti entrerà in funzione un laboratorio di restauro nel quale la creatività artistica potrà unirsi al desiderio di costruire con il proprio talento un futuro finalmente luminoso. Ancora una volta la nostra Chiesa offre testimonianza di saper fare squadra lasciando un segno di ottimismo e progettualità rivolto alle comunità della diocesi e all’intero territorio del cratere.

  • Unire le energie migliori consentirà di mettere a disposizione di tutti un salotto di arte e splendore che riesca a indicare una strada di condivisione e rilancio».
Barbara Mastrocola, Direttrice del MARec

«La realizzazione di questo Museo dell’Arte Recuperata (MARec) è stata prima di tutto una grande sfida. Abbiamo adottato lo slogan “chiusi per inagibilità, aperti per vocazione” fin dal 2016, l’anno del terremoto che ha costretto a chiudere la maggior parte delle chiese e dei musei dell’arcidiocesi. Lo slogan intende comunicare l’idea di che cosa vogliamo sia il MARec: non solo un susseguirsi di sale, un posto dove conservare ed esporre dipinti e sculture, ma un luogo vero, dotato di una propria identità.

I musei non solo custodiscono capolavori, ma ci raccontano esperienze e spesso, sempre più spesso, sono essi stessi parte della storia. E la storia che qui abbiamo raccontato è quella delle nostre opere d’arte che ritrovano una casa in senso concreto, affettivo, culturale, una dimora dell’anima in attesa di ritornare nei luoghi d’origine. Per questo diventa essenziale ricostruire il contesto in cui esse sono nate, perché ciò che resta non sono solo i tetti, ma anche affetti, vita vissuta, sogni.
  • Sostanziale è stata, quindi, la scelta di esporre le opere non in ordine cronologico o tipologico, ma per luogo d’origine perché, prima di tutto, gli oggetti d’arte sono parte di un paesaggio collettivamente vissuto, prima di essere oggetto di competenze erudite, e vivono solo se attorno c’è una comunità attiva».
Vittorio Sgarbi, critico d’arte

«È il museo tra i più importanti delle Marche, una sorpresa che non mi aspettavo per la quantità e la qualità delle opere esposte, ci sono anche quattro rare sculture lignee, tra cui quella del maestro di Macereto – ha detto Sgarbi durante la presentazione alla stampa. Questo è un museo pieno di sorprese, una compensazione al museo di Urbino, fortemente voluto dal sindaco e dal ‘vescovo di Tropea’ [Massara, ndr].

  • È un museo che permette di vedere in un unico luogo opere per cui prima, in giro per le chiese delle Marche, ci sarebbero voluti quindici giorni. L’arte va goduta, non fruita. E aver restituito al pubblico godimento questo patrimonio culturale, che altrimenti non sarebbe potuto essere visto perché chiuso nei magazzini, è una grande conquista».

MARec – Museo dell’Arte Recuperata

  • Arcidiocesi Camerino – San Severino Marche
    Via Cesare Battisti, 11
    San Severino Marche (MC)
  • Da Mar a Dom 10-13/15-19
Contatti

beniculturali@arcidiocesicamerino.it
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