Tornano a Ispica I sentieri del gelsomino – L’isola del mito, il 5, 6 e 7 agosto a partire dalle 18,30.
Tre serate imperdibili che vedranno gli artisti e i partecipanti percorrere il versante ispicese di Cava d’Ispica, nella Città del Profumo e del Gelsomino.
In quest’esperienza si rievoca la memoria storica che lega l’Ispica degli anni 50 e 60 alla Francia e all’Inghilterra, grazie alla coltivazione, produzione e trasformazione del gelsomino un’essenza che veniva esportata in questi Paesi.
A Ispica e ad Avola esistevano importanti gelsomineti, dove i raccoglitori e le loro famiglie venivano ospitati anche per lunghi periodi.
Contrada Nardella, vicino alla spiaggia di Santa Maria del Focallo ad Ispica, e il Gelsomineto sul mare, tra Avola e Cassibile, erano le due località in cui veniva raccolto il gelsomino.
Grazie al recupero di testimonianze dirette, racconti, miti, leggende, musiche, tradizioni e antichi rituali legati al gelsomino, è scaturita un’appassionata ricerca sui testi storici e sulla tradizione orale che ha reso possibile questo evento unico ed originale.
Il pubblico partecipante sarà accompagnato lungo i sentieri dagli attori stessi.
Durante il percorso prenderà vita uno spettacolo interattivo che, annullando la distanza tra palco e pubblico, coinvolgerà gli spettatori nelle storie narrate.
Partendo da Piazza SS Annunziata, dove si trova la Basilica Barocca famosa per gli stucchi del Gianforma, lo spettacolo procederà verso il Lungo Cava, da dove si potranno ammirare gli angoli suggestivi, le viuzze incantevoli e i cortili panoramici parti dell’antico paese che venne colpito dal sisma del Val di Noto.
Saranno quattro le tappe di questo percorso animato. Quattro quadri che vedranno gli attori raccontare degli antichi miti e delle leggende ispirate al gelsomino, provenienti dai tre continenti che si affacciano sul Mediterraneo: Europa, Asia e Africa.
Il personaggio del raccoglitore di gelsomini, interpretato da Giovanni Peligra, reciterà un monologo in vernacolo ibleo, ispirato alle testimonianze dirette di alcuni anziani che da bambini, lavoravano al gelsomineto nelle notti estive.
Un racconto colorito e umile, dove si ricorda l’enorme fatica di tante “gelsominaie“ che si alzavano in piena notte per compiere il duro lavoro della raccolta, portando con sé i bambini nelle ceste per non lasciarli soli a casa, mentre quelli più grandi raccoglievano anche loro i gelsomini.
Un lavoro mal retribuito con cui le donne riuscivano a racimolare 25 lire per ogni chilo di gelsomini, una paga che bastava a mala pena a comprare un chilo di pane.
Vecchie canzoni del repertorio popolare siciliano accompagneranno i partecipanti da una tappa all’altra.
L’altro personaggio principale sarà la figura femminile della Saraghina, menzionata in alcuni testi di etnoantropologi siciliani come Giuseppe Pitrè e Serafino Amabile Guastella, nella cui figura la leggenda riconosce la mitica fondatrice della città di Spaccaforno (oggi Ispica) .
Il monologo, scritto da Evelina Barone (La Maga Saraghina, Kromato Edizioni) e interpretato da Marika Ruta, racconta le origini di una cultura matriarcale che precede l’arrivo dei Greci.
Saraghina, partita dal lontano Oriente, approda in Sicilia e si stabilisce nella Cava di Ispica dove fonda una comunità di donne che praticano la medicina naturale e studiano il corso e l’influenza degli astri.
In epoca molto successiva le donne medichesse e guaritrici che avevano segnato la storia della città, vennero considerate delle mavare (streghe) e Ispica, l’antica Spaccaforno, nei secoli passati, fu etichettata come la “città delle streghe”.
Durante questo viaggio il pubblico incontrerà alcuni protagonisti del mondo reale: Filippo Figuera, titolare del Vivaio Malvarosa di Giarre, esperto e produttore di gelsomini che racconterà come avveniva l’estrazione delle essenze da inviare in Francia e in Inghilterra e di come il gelsomino fosse utilizzato per dare il gusto anche al cioccolato.
Figuera preparerà le sponse di gelsomini, bouquet naturali costituiti dal gambo delle carote selvatiche in cui vengono inseriti i boccioli di gelsomino, che un tempo costituivano i bouquet delle spose, retaggio di un’antica tradizione islamico-araba.
Alla fine del percorso ad attendere i viaggiatori ci sarà Jonida Xherri, sensibile e poliedrica artista di origini albanesi che dal 1985 vive e lavora tra Modica e Firenze.
La delicatezza del fiore del gelsomino è stata lo spunto per creare un arazzo di 1,50 x 8 metri che gli spettatori potranno vedere esposto a conclusione del percorso.
Un progetto nato per ricordare l’episodio della rivolta di Milazzo del 1946 da parte delle gelsominaie e delle donne sfruttate nella raccolta degli agrumi, delle olive, nelle fabbriche e nelle cave di argilla di Santo Stefano di Camastra.
Una ribellione dopo anni di vessazioni ed angherie subite che l’artista ha voluto rappresentare con questo lavoro.
L’intreccio di fili dorati e il lavoro all’uncinetto vuole simboleggiare la forza di queste donne, la lotta per i posti di lavoro, la denuncia e il silenzio di chi subisce ingiustizie sul posto di lavoro senza un legale riconoscimento.
Le gelsominaie e i gelsominai di oggi sono per Jonida tutte le donne, gli uomini e i bambini che lavorano in nero, senza diritti che vengono sfruttati.
È significativo che questo arazzo faccia tappa anche ad Ispica e in un evento così particolare e interessante come I Sentieri del gelsomino – L’Isola del mito.
I sentieri del gelsomino – L’isola del mito
- Con: Marika Ruta, Rosario Spadaro, Pamela Vindigni, Francesca Cicero, Giovanni Peligra
- Testi e regia: Giovanni Peligra
- Costumi e oggetti di scena: Francesca Cicero
- Musiche: Antonio Cavallo


















