Così scrive la curatrice, Ludovica Palmieri a proposito del progetto espositivo Neuland. tra orizzonti e maree (Elena Boni, Angelina Chavez e Futura Tittaferrante) allestito allo SBA – Sporting Beach Arte, Lungomare A. Vespucci 6 – Ostia Lido, Roma:
“Un luogo che sarebbe più corretto definire un non luogo, per usare l’espressione coniata da Marc Augé. Una posto di passaggio, tra essere e non essere, per il suo esistere solo d’estate.
Neuland: una terra, come indica il titolo del progetto – che, in tedesco, lingua madre di una delle artiste, si pronuncia NOILAND – sospesa, nuova, in divenire; che, al loro arrivo, Elena Boni, Angelina Chavez e Futura Tittaferrante, hanno effettivamente trovato in uno stato desolato, in bilico tra orizzonti e maree.
Giustamente, durante la bassa stagione, uno stabilimento balneare giace – come in letargo – in attesa dell’estate, al riparo da tempeste e mareggiate.
Il nucleo centrale dello SBA – Sporting Beach Arte di Ostia era ripiegato su stesso; chiuso da una serie di dune di sabbia artificiali, di cui le artiste hanno subito percepito la natura ambivalente di protezione e ostacolo al tempo stesso. Infatti, se le dune hanno preservato la struttura dello stabilimento dalle maree, dall’altra l’hanno privata di quell’orizzonte che ne costituisce una, se non la principale, ragion d’essere.
Così, Elena Boni, Angelina Chavez e Futura Tittaferrante, con il tocco taumaturgico dell’arte, nell’arco di sole due settimane, hanno trasformato lo spazio, restituendogli una nuova identità, quella di Neuland; una dimensione creata a partire dal concetto di orizzonte.
Neuland è UN progetto con TRE anime, perché nato dall’energico e sinergico rapporto tra le protagoniste che, pur essendo strettamente legate tra loro, non sono mai cadute nella reciproca identificazione, per cui ognuna ha perseguito il proprio filone di ricerca.
Il risultato è un progetto che procede su tre binari paralleli ma complementari per portare Neuland Oltre il Sogno, Oltre il confine e Oltre lo sguardo secondo le modalità espressive di ciascun’artista.
Come in una sorta di corrispettivo artistico di Rashomon 羅生門, celebre film di Kurosawa del 1950, Neuland propone la stessa storia attraverso tre poetiche differenti; dimostrando che gli orizzonti cambiano a seconda del punto di vista e che, ampliando il campo della veduta accogliendo le suggestioni altrui, si genera una visione rotonda e tridimensionale che amplifica le singole identità e dischiude nuove opportunità.”












