Frankenstein, la nuova creatura di Motus
Venerdì 13 e sabato 14 ottobre debutta all’Arena del Sole di Bologna la nuova produzione della compagnia che da oltre trent’anni affronta, con sguardo politico e pratiche sceniche ipercontemporanee, i temi, i conflitti e le ferite del presente.
Bramavo amore e amicizia, e ogni volta ero ripudiat^.
Non è ingiusto tutto ciò?
Parte da Bologna il 13 e 14 ottobre il viaggio di Frankenstein (a love story), la nuova “creatura” della compagnia Motus, che ancora una volta lavora su un grande testo del passato per interrogare il presente.
Lo spettacolo nasce infatti dal capolavoro che ha segnato il passaggio dal romanzo gotico alla fantascienza, scritto nel 1818, a soli diciannove anni, da Mary Shelley. Mary Shelley, figlia, nella carne e nella libertà di immaginazione, dell’autrice di Rivendicazione dei diritti della donna.
Diretto da Daniela Nicolò ed Enrico Casagrande, lo spettacolo è stato ideato con la collaborazione drammaturgica della ricercatrice e attivista Ilenia Caleo e vede in scena, insieme allo stesso Casagrande, l’attrice e performer Silvia Calderoni e l’attrice greca Alexia Sarantopoulou.
Si tratta di “un progetto mostruoso” sia nella scrittura scenica, realizzata attraverso la cucitura tra i diversi episodi, la scomposizione e ricomposizione di pezzi letterari, sia nell’aspirazione ad esplorare, attraverso le tracce delle filosofe e scrittrici femministe, la figurazione del mostro come emblema della diversità, della non conformità, dell’irrapresentabile, dello stare in bilico sul confine tra mondi, della sovversione dell’ordine patriarcale.
«Non siamo entrati nella narrazione dei passaggi complessi e dolorosi del romanzo epistolare – affermano Nicolò e Casagrande – ma ne abbiamo distillato solo frammenti/monologhi legati alle tre esistenze, compresa quella di Mary Shelley, perché tanto delle vicende biografiche (e tragiche) del suo passato hanno influito sulla nascita di quest’opera/mostro, che abbiamo ibridato anche con visioni scientifico-antropologiche e fantascientifiche, nel lavoro di riscrittura con Ilenia Caleo, con le voci di tante studiose contemporanee, da Donna Haraway e Ursula Le Guin, a Lynn Margulis. Al centro gli interrogativi della creatura senza nome e la sua percezione del mondo degli Altri, degli esseri umani sempre più insensibili e crudeli verso le persone “non conformi”, sino alla lenta presa di coscienza del fatto che il non possedere né denaro, né amici, né proprietà di alcun genere la relegavano alla sfera degli esclusi, dei maledetti, dei senza nome, appunto».
In Frankenstein (a love story) il mostro e l’orrore convivono nel corpo: mentre in altri romanzi gotici è lo scenario a provocare la paura, qui è la fisicità: «Frankenstein rende la carne stessa gotica e Shelley, quindi, traccia una nuova geografia del terrore», conclude la compagnia.
I personaggi in scena, Mary Shelley ovvero la creatrice, Victor ovvero il creatore, il mostro, che la compagnia definisce la creatura, immaginandola al femminile – «perché in realtà incarna tutte le fragilità e contraddizioni che all’epoca della scrittura del romanzo erano pregiudizialmente attribuite alle donne» –, compaiono in uno spazio asettico e vuoto, un’immagine fantasmatica. Ghiaccio e bianco a perdita d’occhio, un paesaggio straniante e doloroso in cui la natura è in tumulto, in tempesta, non ha niente di idilliaco.
Mary Shelley è la prima figurazione mostruosa, narratrice ma lei stessa mostro, perché mostruosa è la sua immaginazione, un’immaginazione giovane e prodigiosa, di adolescente.
È letteralmente posseduta dalle storie, è l’arte come (ri)produzione innaturale, a maggior ragione per una scrittrice donna all’inizio dell’Ottocento dentro il canone patriarcale.
Victor Frankenstein è una figura pienamente ottocentesca, è la scienza senza limiti che vuole possedere, conquistare e governare le forze della Natura, ma ne è sopraffatto.
È l’antieroe, che manda in frantumi il mito di Prometeo e anche il mito del genio creatore (i Byron, gli Shelley, i circoli di tutti maschi). I pezzi di corpi che tenta di ricucire in un intero sono i pezzi della Modernità.
La Creatura non possiede niente, neanche il nome. Un^ senza-potere. È lei che dà l’addio alla specie. Per tutte noi. È fragile / è inadatta / è innaturale / è fuori luogo / è fuori posto / ascolta moltissimo, ascolta tutto. Minaccia della riproduzione nella società patriarcale.
Il progetto ha aperto diverse strade di ricerca che hanno portato la compagnia a immaginare il lavoro in due forme diverse, unite e dialoganti: Frankenstein diventa quindi un dittico che si sviluppa in due movimenti autonomi: lo spettacolo Frankenstein (a love story) e nel 2024 la creazione di un film, Frankenstein (a history of hate).
Frankenstein (a love story) è una co-produzione Motus con Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale, TPE – Festival delle Colline Torinesi, Kunstencentrum VIERNULVIER (BE) e Kampnagel (DE).
Prossime date:
- dal 17 al 19 ottobre 2023 – TPE Festival delle Colline Torinesi, Torino
- dal 26 al 28 ottobre 2023 – Kampnagel, Amburgo
- dal 22 al 26 novembre 2023 – FOG Triennale, Milano
- 17 febbraio 2024 – Centro Servizi Culturali Santa Chiara, Trento
- 2 marzo 2024 – Teatro Galli, Rimini
- 9 marzo 2024 – Teatro Koreja, Lecce
- 6 aprile 2024 – Teatro Kismet, Bari
Motus nasce a Rimini nel 1991 da Daniela Nicolò ed Enrico Casagrande, producendo sin dalla fondazione spettacoli di grande impatto, capaci di prevedere e raccontare le contraddizioni del nostro tempo.
Del 2020 è il progetto Tutto Brucia che, prendendo spunto da Le Troiane di Euripide, indaga il concetto di “fine” nella tragedia, in un periodo segnato dalla pandemia e dal lutto.
Da Tutto Brucia nascono i due soli, You Were Nothing but Wind, un focus con Silvia Calderoni sulla figura di Ecuba, e Of the nighitngale I envy the fate, affondo su Cassandra con Stefania Tansini.
Nicolò e Casagrande hanno curato la direzione artistica del cinquantenario di Santarcangelo Festival – progetto biennale in tre atti tra luglio 2020 e luglio 2021. Nel 2021 Motus ha vinto il Premio della Critica dell’Associazione Nazionale dei Critici di Teatro.
Nel 2023 ha curato Supernova, prima sperimentazione della rassegna di arte performativa contemporanea a Rimini.
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