D’ubertà celata s’approda.
L’Adriatico da sponda a sponda.
Artisti contemporanei marchigiani a Venezia.
A Venezia, presso la Scuola Grande San Teodoro, dal 29 giugno 2024, è ospitata la mostra collettiva di artisti contemporanei marchigiani, “D’Ubertà celata s’approda”, con le opere di Ado Brandimarte, Alessandro Di Sera, Simone Doria, Nicola Farina, Adinda Putri Palma, Filippo Sbrancia e Paola Tassetti, a cura di Barbara Caterbetti.
“Così benedetta da Dio di bellezza, di varietà, di ubertà, tra questo digradare di monti che difendono, tra questo distendersi di mari che abbracciano, tra questo sorgere di colli che salutano, tra questa apertura di valli che sorridono”
La genesi espositiva è stata ispirata dalla lirica di Giosuè Carducci, che tocca l’essenza della magnifica terra marchigiana, nel lontano 1898, sussurrando versi dedicati al primo centenario della nascita di Giacomo Leopardi, il poeta dell’Infinito.
Patrocinata dalla regione Marche e sostenuta dalla collaborazione di aziende tipiche e radicate nel territorio, la mostra è stata promossa dall’associazione culturale Ipsumars, con lo scopo di evidenziare come l’arte in provincia giochi un ruolo cruciale per la collettività.
D’altronde, Dewey John affermava che l’arte nasce e fiorisce nelle comunità, riflettendo e modellando la realtà sociale. In questo caso la creazione artistica si nutre del contesto culturale in cui è immerso l’artista.
L’arte, così, non è solo il riflesso del mondo, ma è anche una forza capace di plasmarlo e di diffondere nuova vita nella trama della realtà.
La tematica della Biennale, Stranieri ovunque, converge nel vissuto di molti artisti del territorio delle Sibille, spesso emigrati in città meglio “attrezzate” e poi ritornati al riparo, nel mare della tranquillità, dove si realizza il luogo della meditazione, della rêverie. Un artista qui può isolarsi completamente per elaborare la propria poetica e il caso di Osvaldo Licini ne è un esempio.
Dalle parole della curatrice:
“L’ubertà, la ricchezza, la fertilità e la generosità della regione Marche risuonano e si rendono visibili come un grande e naturale giardino all’italiana dolce, sereno, a volte patetico, lucido e privo di punte, invadendo le menti degli artisti che guardano il paesaggio non solo con gli occhi, ma respirandolo con tutto il corpo.
In mostra c’è l’opera che approda ovunque con la sua fertilità e che, durante il suo peregrinare, è percepita e desiderata, in attesa di essere fruita e rivelata.
L’arte visibile in questa collettiva accosta la natura con l’artificio, partecipa attivamente al dibattito culturale delle Marche, che essendo al plurale già allude al molteplice, come paradigma sentimentale da dove salpare per poi sbarcare dappertutto.
Non a caso è stata scelta Venezia come cornice espositiva, archetipo ineguagliabile di crocevia di genti e di culture, sospesa tra cielo e mare, custode di innumerevoli arcane saggezze e sublime musa dei più eletti spiriti che con le sue vie d’acqua, che riflettono i sogni più arditi, ci invita a un viaggio introspettivo alla scoperta delle verità più recondite dell’animo umano.
Gli artisti marchigiani vivono sulla terra dei monasteri, dei piccoli borghi, fiamme sparse, celate, da ricercare e contemplare, in cui le opere, complementi per menti raffinate, trovano una collocazione.
Nella retorica classica il nascondimento offre la possibilità di esplorare temi complessi legati alla percezione, all’identità e alla comunicazione visiva assumendo una dimensione intrigante e poliedrica, dando vita a riflessioni che esplorano i temi della visibilità e dell’invisibilità, del valore della presenza e dell’assenza.
Le opere selezionate per questa esposizione scandagliano il concetto di “abitare la terra”, la portatrice silenziosa di tutte le cose, elemento che possiede un significato profondo e stratificato, radicato in molteplici dimensioni filosofiche e di appartenenza.
È l’arcaico grembo materno, la “Magna Mater” che nutre e accoglie; rappresenta il substrato essenziale da cui tutto ciò che esiste trae origine e sostentamento.
La terra è quindi il mistero inesauribile, l’invisibile che sostiene il visibile, una forza silente che nutre e regge l’intero edificio del mondo sensibile.
La terra è anche emblema di appartenenza. Per l’essere umano, essa non è solo un’entità inerte da cui trarre risorse, sfruttandola e disossandola con placata e connivente indifferenza acquisita e banalizzata, ma uno spazio sacro d’identità, di tradizioni e di memoria da ritrovare e da rivelare. Ogni zolla di terra è intrisa di storie, di vissuti che si intrecciano nel tessuto della comunità.
È la “vita activa”, il sostrato sul quale si edificano le civiltà e si dispiegano le vicende umane. In essa si ritrova la fusione di natura e di cultura, un palinsesto di memorie e d’identità.
Gli artisti che si sono uniti in questa collettiva valorizzano la pluralità delle prospettive visive, incarnando l’idea che la creatività sia arricchita dal confronto, riflettendo i principi d’indipendenza umana e di unione intellettuale.
Superando i limiti dell’individualismo, dialogano in modo aperto, stimolando l’evoluzione del pensiero e dell’espressione artistica che nascono nella culla degli scorci marchigiani per poi acquisire più potenza e giungere altrove.
Essi rappresentano non solo se stessi ma anche realtà associative culturali che potrebbero essere viste come un atto di resistenza contro l’alienazione e la frammentazione sociale, proponendo una visione d’arte come mezzo per costruire e rafforzare l’intreccio relazionale, come processo dinamico, offrendo spazi di libertà creativa e di dialogo culturale.
Questi sodalizi evocano l’idea che l’arte, come l’universo, trovi la sua pienezza nell’interconnessione e nella complementarietà delle parti. Concetto rintracciato dal “simposio” platonico, dove il dialogo tra i partecipanti conduce a una verità superiore.”
Info mostra D’ubertà celata s’approda. L’Adriatico da sponda a sponda
- Artisti: Ado Brandimarte, Alessandro Di Sera, Simone Doria, Nicola Farina, Adinda Putri Palma, Filippo Sbrancia e Paola Tassetti
- A cura di: Barbara Caterbetti
- Scuola Grande San Teodoro, Venezia.
- dal 29 giugno 2024 al 7 luglio 2024
- tutti i giorni, dalle ore 10.00 alle ore 18.00 – Entrata gratuita
- Inaugurazione aperta al pubblico: 29 giungo dalle ore 14.00
- Contatti: Ipsumars, associazione culturale, Montecassiano (MC) – www.ipsumars.it














