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Eugenio Tibaldi a Rebibbia. Benu

data dell'evento
4 Agosto 2025

luogo
Roma

Eugenio Tibaldi
Benu
Casa Circondariale Femminile di Rebibbia a Roma

S’intitola Benu l’opera site-specific che l’artista Eugenio Tibaldi realizzerà in maniera permanente all’interno della Casa Circondariale Femminile di Rebibbia.

Il progetto, a cura di Marcello Smarrelli, è promosso dalla Fondazione Severino e dalla Fondazione Pastificio Cerere e realizzato in collaborazione con Intesa Sanpaolo. Le due fondazioni collaborano da anni in progetti congiunti con l’obiettivo di portare l’arte contemporanea all’interno degli istituti di detenzione. [1]

immagine per Benu Tibaldi Rebibbia
Eugenio Tibaldi, Laboratorio Rebibbia, Benu. Foto di Lorenzo Morandi

Benu è il risultato del lungo percorso partecipativo condotto da Tibaldi nel corso dell’anno a Rebibbia.

Dopo numerosi sopralluoghi e incontri con il personale penitenziario, l’artista ha condotto sessioni di lavoro con le detenute, articolate in laboratori e momenti di ascolto finalizzati alla raccolta di storie personali, aspirazioni e desideri tradotti in forma simbolica.

La pratica del disegno ha caratterizzato questi workshop, dove, grazie alla continua condivisione del processo creativo, ha preso forma l’opera in fase di realizzazione.

La reazione delle detenute alla proposta del progetto è stata meravigliosa. La larghissima adesione, il loro entusiasmo ed impegno mi hanno coinvolto ancora più a fondo investendomi di una responsabilità e di una profondità a cui non ero preparato” – ha commentato l’artista.

Durante le giornate trascorse a Rebibbia ho avuto la netta percezione che la divisione fra chi è all’interno e chi non lo è sia davvero labile. La scelta di provare ad immaginare insieme a tutte loro delle nuove fenici ha portato ad elaborati intensi. Ora con un ulteriore lavoro in studio sto cercando di sintetizzarele per creare delle immagini finali che siano allo stesso tempo personali e comuni a tutti noi.”

Benu è una creatura mitologica, simile a un airone o un’aquila, dai colori sgargianti su cui prevalgono il rosso e l’oro. Considerato sacro dagli egizi, il volatile è consacrato a Ra, re delle divinità e padre di tutta la creazione. Successivamente è stato assimilato alla Fenice che – per i greci prima, per i cristiani poi – diventa simbolo di nascita, rigenerazione e resurrezione.

Nell’opera che Tibaldi sta realizzando, questo simbolo si traduce in un messaggio potente di speranza e trasformazione rivolto alle donne detenute. Vuole portarle oltre i confini fisici e simbolici della reclusione.

Eugenio Tibaldi – racconta Marcello Smarrelli, curatore del progetto – si è calato con profonda umanità e con un’empatia non comune all’interno del contesto carcerario. Ha costruito con le detenute una relazione forte che ha permesso loro di superare ogni forma di diffidenza, infondendo nuova fiducia nelle loro possibilità.

Attraverso l’ausilio del disegno le detenute hanno potuto raccontarsi, mettendo a nudo i loro pregi e difetti. Essi sono diventati altrettanti attributi di queste fenici immaginarie che diventano un autoritratto collettivo.

Tibaldi ha sperimentato nel carcere una nuova modalità di committenza. Qui l’opera d’arte torna ad essere materia viva che pulsa in uno spazio abitato da chi ha contribuito a realizzarla attraverso la manifestazione dei propri desideri e necessità”.

Grazie a questo processo di co-creazione e condivisione Benu si configurerà come un’opera partecipata. Attinge dalle narrazioni estetiche delle singole detenute successivamente tradotte ridefinite ed assemblate dall’artista in iconografie con un potere evocativo plurale, capace di restituire un senso profondo di dignità, ispirando fiducia, lasciando intravedere nuove possibilità.

L’installazione, composta da vari elementi, entrerà a far parte in modo permanente del patrimonio dell’istituto penitenziario. Segnerà un momento simbolico e concreto di apertura e rigenerazione, in linea con gli obiettivi della Fondazione Severino.

Come ha ricordato Paola Severino:

L’arte è uno strumento formidabile per chi ha la fortuna di poterla praticare e consente – tra le altre cose – di fare emergere delle parti di sé e del proprio vissuto, di lavorare sull’autostima e di ritagliarsi dei momenti di serenità.

Realizzare un’opera permanente in un istituto di detenzione significa contribuire a rendere il carcere un luogo capace di dialogare con la società e creare un ponte tra il dentro e il fuori.

Attraverso questo progetto speriamo di avere avvicinato al bello le detenute che vi hanno partecipato e di avere acceso un faro su un luogo dimenticato dai più, che meriterebbe invece maggiore considerazione. Attraverso il contributo della cittadinanza il carcere potrebbe infatti diventare davvero un luogo nel quale i detenuti vengano aiutati ad acquisire gli strumenti per un nuovo percorso nella legalità”.

Informazioni

www.fondazioneseverino.org | info@fondazioneseverino.org

www.pastificiocerere.it | info@pastificiocerere.it

Uffici stampa
  • Fondazione Severino | Giulia Fea
  • Fondazione Pastificio Cerere | Maria Bonmassar

Note

1.  Il progetto è realizzato con il patrocinio del Dicastero per la Cultura e l’Educazione della Santa Sede e del Ministero della Giustizia – Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, in partenariato con Casa Circondariale Femminile di Rebibbia “Germana Stefanini”.

Con la collaborazione di Artelia Italia S.p.A. che si occuperà delle attività di Project Management, progetto impianti elettrici e supervisione dell’esecuzione dei lavori. Carioca ha fornito tutti i materiali (dalla carta alle matite, dai colori ai pennarelli) per la realizzazione dei laboratori.