prossimi eventi

Filippo Manzini Lavoro sul campo, Building Terzo Piano

data dell'evento
16 Settembre 2025

luogo
Milano

Filippo Manzini
Lavoro sul campo
con un testo critico di Giorgio Verzotti
dal 16 al 20 settembre 2025
Martedì 16 settembre 2025
Opening: dalle 17.00 alle 20.30
Performance: dalle 19.00

BUILDING TERZO PIANO
via Monte di Pietà 23, 20121 Milano
martedì – sabato, 10 – 19
www.building-gallery.com

Da martedì 16 a sabato 20 settembre 2025, BUILDING TERZO PIANO presenta Lavoro sul campo, una mostra-evento di Filippo Manzini che presenta una selezione di lavori dell’artista tra opere inedite e produzioni site-specific realizzate per l’esposizione.

immagine per Filippo Manzini, Untitled (2023), legno, marmo, 120 x 40 x 18 cm, immagine tratta dalla performance Orecchio Assoluto, 2023 ASSAB ONE, Milano, da un’idea di Remo Salvadori, ph. Andrea Rossetti
Filippo Manzini, Untitled (2023), legno, marmo, 120 x 40 x 18 cm, immagine tratta dalla performance Orecchio Assoluto, 2023 ASSAB ONE, Milano, da un’idea di Remo Salvadori, ph. Andrea Rossetti

In occasione dell’opening, martedì 16 settembre 2025 dalle ore 19.00 l’artista interverrà negli spazi di BUILDING TERZO PIANO presentando al pubblico una performance inedita, un’azione che produrrà una nuova installazione site-specific.

Lavoro sul campo è accompagnata da un testo critico di Giorgio Verzotti, il cui contributo offre uno sguardo approfondito sulla poetica della pratica artistica di Manzini.

Gli interventi dell’artista nascono in relazione allo spazio espositivo e sono pensati appositamente per la loro istallazione.

Per Manzini l’arte è un’esperienza vissuta attraverso le diverse pratiche artistiche, in particolare la performance, le  installazioni site-specific e le opere fotografiche: l’artista intende donare questi momenti della propria intimità al pubblico, che è chiamato ad essere partecipe. Le opere presenti in mostra sono accomunate dal tema della tensione, un aspetto cardine della ricerca di Manzini.

Le diverse forme espressive presentate concorrono a rendere la mostra un’entità unica, restituendo un quadro complessivo della sua ricerca: le opere esposte, infatti, non sono semplici elementi isolati, ma contribuiscono a definire un’esperienza complessiva che tiene conto dell’ambiente che le ospita.

“Attraverso interventi minimi innesto sottili perturbazioni nella normale percezione dell’architettura che ospita le mie pratiche. Spesso le mie sculture nascono da un’esperienza performativa, diventando poi fotografie che valgono come eventi plastici rimemorati. Tra l’immagine e l’oggetto ritratto, esposto in mostra, si crea così un equivalente di ricerca formale. Per me l’atto che intercorre nel comporre l’opera è un elemento fondamentale” – dichiara l’artista in merito alla sua pratica.

La pratica di Filippo Manzini (Firenze, 1975) si è sempre focalizzata sulla relazione con lo spazio, con un particolare interesse per quello urbano. Sono ormai anni che il suo lavoro di scultore si esprime principalmente nell’ambiente esterno, in non-luoghi urbani.

La sua ricerca sulla scultura e le installazioni site-specific d’arte pubblica hanno inizio a Los Angeles nel 2012. Nel 2017, Manzini crea Strength, un progetto su Milano che consiste in una serie di installazioni nel tessuto urbano del Naviglio Grande, cinque interventi lungo un percorso che dalla chiesa di San Cristoforo sul Naviglio giunge fino a Piazza Santo Stefano.

Gesti generosi, che danno una misura all’ambiente, ne definiscono la forma o ne sottolineano la presenza e le linee di forza, in una sorta di mappa percettiva, che, in una sequenza di interventi, rende lo spazio urbano più accessibile e riconoscibile, in un ritrovato equilibrio, non per forza stabile.

Le sue installazioni nella città richiamano l’attenzione su spazi ordinari, silenziosi, nascosti all’occhio proprio perché sotto gli occhi della quotidianità, brani mancanti di luoghi indefiniti o in attesa di definizione.

Le opere site-specific ne disvelano l’esistenza, mettono in tensione i segni che ne evidenziano le dimensioni, ne completano le geometrie, conferiscono una misura, ricostruendoli, a spazi inattesi, insoliti ma presenti, del quotidiano.