Intersections Between Music and Visual Arts in Europe: 1950-2000
convegno internazionale
3 e 4 dicembre 2025
Isola di San Giorgio Maggiore, Venezia
Sono passati quarant’anni dalla nascita dell’Istituto per la Musica all’interno della Fondazione Giorgio Cini. Per l’ occasione, l’Istituto organizza un convegno internazionale sugli intrecci e le influenze fra la musica e le altre arti nell’Europa del secondo Novecento.
Intersections Between Music and Visual Arts in Europe: 1950-2000, questo il titolo dell’incontro di studi internazionali, si tiene sull’Isola di San Giorgio Maggiore a Venezia il 3 e il 4 dicembre (ore 9.30 – 18.00, Sala Barbantini).
Gianmario Borio, direttore dell’Istituto per la Musica, e Charlotte De Mille, docente al Courtauld Institute of Art di Londra, chiamano a confrontarsi tredici studiosi, musicologi e storici dell’arte. Gli invitati porteranno nuove ricerche sulle pratiche collaborative, le convergenze estetiche e la circolazione delle idee tra i protagonisti della scena europea del secondo Novecento. Il convegno amplia l’orizzonte di un progetto realizzato nel 2023 sul contesto italiano.
Spiega Gianmario Borio:
«Recenti indagini di archivio, ricerche storiografiche ed elaborazioni teoriche ci permettono di mettere a fuoco un complesso panorama di analogie, appropriazioni, ibridazioni e sinergie. Da tale studio comparato emerge una graduale dissoluzione dei rigidi confini di genere, che ha anticipato tutte le tendenze dell’era digitale oggi in corso».
In occasione del convegno, il 3 dicembre (ore 18,30, Auditorium “Lo Squero”) il mdi ensemble terrà un concerto con musiche di Aldo Clementi, Fausto Razzi, Salvatore Sciarrino, Morton Feldman e Sylvano Bussotti.

Il convegno
La maggior parte degli esperimenti delle avanguardie ha spinto la musica ad essere un riferimento concettuale per l’astrazione pittorica (è il caso di Kandinsky o Gleizes) fino a pratiche radicali di utilizzo del materiale sonoro (Klein, Baschet, Dubuffet ed altri).
Jean-Marc Chouvel, della Sorbona di Parigi, racconterà come questi slittamenti siano stati praticati dagli artisti visivi, che cercavano nel materiale sonoro una via di fuga dalla “concretezza” plastica.
Manon Raoult, del Courtauld Institute of Art di Londra, proverà a scavare in particolare nella produzione artistica di Jean Dubuffet e nella sua concezione dell’art brut, con un’unica lente che unisce musica e arti visive.
Nel secondo dopoguerra, alcuni paesi europei sono stati segnati in profondità da questo incontro così fertile tra generi artistici.
In Italia, lo dimostra ad esempio l’esperienza di Achille Perilli, pittore, scultore e fondatore di innovative riviste culturali e collettivi di artisti: ne parlerà Daniela Tortora, del Conservatorio di Santa Cecilia di Roma.
In Germania, invece, la nuova storiografia ha rimesso a fuoco il fermento di città come Wiesbaden, Colonia e Düsseldorf, quali centri impegnati sul confine tra musica e arti visive, come spiegherà Jörn Peter Hiekel, della Hochschule für Musik di Dresda.
Jan Butler, della Oxford Brookes University, seguirà invece le radici intermediali dell’audiovisivo nel rock britannico e in particolare di come l’arte psichedelica abbia segnato profondamente l’isola negli anni Sessanta.
Caso interessante è quello spagnolo: Marina Hervás dell’Università di Granada leggerà, a cinquant’anni dalla morte di Franco, l’intreccio e la collaborazione fra artisti di diverse discipline nel periodo che ha anticipato e accompagnato la transizione democratica.
Lo stesso mondo musicale è stato segnato e ibridato profondamente dalle arti visive, come dimostrano alcuni casi emblematici.
Harald Sæverud, considerato il più famoso compositore norvegese, ha lavorato in sintonia con l’architettura e il design, come spiegherà Johannes Holtmon della Kode Art Museums and Composer Homes di Bergen.
Aldo Clementi ha sempre riconosciuto alla pittura un ruolo cruciale nel definire un unico orizzonte poetico: ne parlerà Michele Leggeri, Università di Pavia.
Iwona Lindstedt dell’Università di Varsavia esplorerà invece tre opere sperimentali del polacco Zygmunt Krauze, che traducono la “teoria pittorica unista” in composizione musicale. Infine, non poteva mancare Pierre Boulez, di cui ricorre quest’anno il centenario della nascita: Gianfranco Vinay, dell’Università Paris 8 Saint Denis, ripercorrerà l’influsso della pittura nel processo creativo del grande compositore e direttore d’orchestra, dalla germinazione di varianti dalle stesse opere allo sviluppo di figure ispirate a immagini come spirali e mosaici.
Informazioni
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